la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

venerdì 23 dicembre 2016

Buon Natale anche quest'anno


Siamo quasi arrivati alla fine del paio di settimane di quelli che vorrei fare un regalo a un ragazzo che non legge (che uno direbbe "allora che ci fai in libreria?", ma poi si ricorda che ormai in libreria vendiamo pure la pompa per gonfiare le ruote della bici e quindi tace), di quelli che voglio un libro per un bambino di 3 anni che però è molto avanti (ormai sono tutti così avanti che quando nasce un bambino iniziate pure a contare l'età partendo direttamente da due), di quelli che vorrebbero un libro illustrato bellissimo ma vorrebbero anche pagarlo come un albumino di stickers, di quelli che chiedono di pagare all'info point perchè in cassa c'è troppa fila (geniali!), di quelli che hanno speso l'iradiddio ma proprio non riescono a mandar giù l'idea che il pacchetto glielo fanno i volontari di associazioni di beneficenza in cambio (ma mica per forza eh) di qualche spicciolo... Ma anche di quelli che dicono "dai ragazzi tenete duro, Natale è quasi arrivato", o di quelli che dicono "grazie, sei stata davvero gentilissima" (fidatevi non sono in tanti), ma soprattutto di quella direttrice d'azienda che ogni anno ci porta una lista di più di 30 nomi di bambini e ragazzi con relativa età e ci lascia qualche ora per assegnare a ciascuno un libro a nostro gusto. Chi sono tutti questi fanciulli dite? I figli dei suoi dipendenti. Questa donna gode della mia massima stima. Altro che panettone che ricevevamo noi fino a qualche anno fa e che dovevamo pure andare a ritirare al supermercato (giuro!), altro che il buono da 25 euro da spendere direttamente in azienda entro 20 giorni e senza poter usufruire dello sconto dipendenti. Ecco, è pensando a una persona "illuminata" come questa manager che voglio augurarvi buon Natale. Tanto, per ricordarvi che noi siamo qui a goderci le feste mentre altrove c'è guerra, fame, violenza, case crollate, o semplicemente il nulla, non vi servo di certo io. Io preferisco augurarvi buon Natale raccontando di una persona bella, perchè questo tipo di bellezza può essere contagiosa e perchè comunque questo tipo di bellezza fa bene all'anima. Buon Natale a voi.

martedì 13 dicembre 2016

L'oleodotto non s'ha da fare

Non è per guardare dall'altra parte eh, è solo che una notizia così mette gioia e dà speranza. E aiuta a continuare a credere nella lotta.
ma che gran bella faccia ha?!


Lo so che non è una notizia fresca di giornata quella della vittoria dei Sioux del Dakota del nord, ma ci tenevo a condividerla, anche con i miei tempi lenti. Anche perchè volevo già scriverne mesi addietro, quando di questa protesta è arrivata l'eco fin qua. In realtà la protesta è iniziata in aprile, quando la compagnia Energy transfer partners decise di costruire il Dakota access pipeline, un oleodotto di quasi 2.000 km che avrebbe attraversato 50 città e quattro Stati per trasportare gas naturale e petrolio alle raffinerie dell'Illinois, passando sotto il fiume Missouri e violando quasi 400 siti archeologici considerati sacri da diverse tribù di Indiani d'America. Sta di fatto che in North Dakota risiede proprio la Standing Rock Sioux tribe, la cui unica fonte di reperimento idrico è appunto il Missouri e il cui capo è Dave Archambault II, a cui la faccenda proprio non è andata giù e che, insieme a un'altra capo tribù, Brave Bull Allard, ha appunto indetto la protesta. Protesta che non ha avuto molto successo nè molta eco mediatica fino a settembre, quando ci sono stati violenti scontri con la polizia e più di 100 arresti di manifestanti.
ragazzi Sioux


D'altronde come si può pensare di mettersi contro una compagnia petrolifera e sperare di vincere? Devi davvero appartenente a una minoranza abituata da secoli a lottare per difendere la propria libertà o anche semplicemente la propria quiete. E quindi i Sioux di Standing Rock, che la resistenza probabilmente ce l'hanno nel sangue, non si sono persi d'animo e hanno convocato tribù che sono arrivate da altri Stati per appoggiare la causa. Neanche gli agricoltori delle zone interessate sono rimasti zitti, visti i danni che l'eventuale passaggio dell'oleodotto arrecherebbe al terreno. E con loro ovviamente anche le associazioni ambientaliste locali. E da settembre, appunto, si era mobilitato anche un discreto numero di cittadini motivati ad appoggiare la causa e partiti per il North Dakota incuranti del freddo e della neve degli ultimi mesi. A questi si sono aggiunte addirittura star dello spettacolo come Susan Sarandon e Shailene Woodley, è stato allestito un campo di tende militari e tapee per accogliere le migliaia di manifestanti e insomma la voce dei Sioux ha iniziato a farsi sentire più forte e ad arrivare alle orecchie di Obama.

Ora è vero che Obama è stato il primo presidente americano a mostrarsi preoccupato per la salute del pianeta e impegnato per quanto possibile nella tutela dell'ambiente, ma mi domando se avrebbe avuto il coraggio di risolverla in questo modo anche se non si fosse trovato a fine mandato. Ma va bene così, non mi piace pensar male, lascio alla coscienza di Obama le sue motivazioni e gioisco per la sua decisione di non autorizzare il passaggio della pipeline nelle terre così strenuamente difese dai Sioux e da tutti i loro sostenitori.
Il problema è che gioisco ma non so fino a quando, visto che il purtroppo neo presidente Trump la pensa un po' diversamente dal suo predecessore su queste faccende e pare abbia già annunciato di rivedere tutta la faccenda.


Probabilmente dunque la lotta non è finita, quella che è stata vinta è solo una battaglia, ma appunto una battaglia è stata vinta e una vittoria del genere può solo insegnare, insegnare che non bisogna mai rinunciare a priori, che i poteri forti sono forti ma non così tanto da non poterli scalfire, che uniti e solidali si vince.

Fonti: www.lifegate.it
www.repubblica.it
indianiamerica.it
immagini tratte dal web

lunedì 5 dicembre 2016

E ora?

Devo ammettere che è forse la prima volta che il mio voto "vince" e io non mi sento esultante dei risultati. Sia chiaro, non che mi sia pentita del mio voto, non che io non sia felice che più del 60% degli italiani, anche con le più disparate motivazioni, abbia votato NO come ho fatto io, diciamo che sono felice di aver evitato uno scempio ma davanti a me vedo il vuoto. Renzi se ne va, bene, non l'ho votato, non mi piaceva e ha fatto più danni del suo predecessore, ma certi potenziali scenari post-renziani mi spaventano non poco. Ho un po' la sensazione di mancanza di terreno sotto i piedi, ho un po' paura. E mi chiedo se, intanto, non ci toccherà davvero beccarci Padoan! E mi chiedo se, da qui alle prossime elezioni, ci sarà qualcuno di sinistra, non del pd, di sinistra, a cui io possa con entusiasmo dare il mio voto.

venerdì 25 novembre 2016

Comfort food: zuppa di verza e fagioli

È ufficialmente Natale, ve lo volevo dire. Almeno è Natale in libreria, soprattutto di domenica. Io ho iniziato il mio bel full-time temporaneo e tempo per stare al pc ne ho sempre meno.
Però mi mancate! E però non ho sufficiente tempo ed energia per parlare, ad esempio, di un reportage di Michael Pollan sull'industria alimentare statunitense, uscito un paio di mesi fa su Internazionale ma che ho letto solo ora.
Credo che manterrò un silenzio stampa anche sul referendum: il mio voto l'ho deciso (per la cronaca, è NO), ma non è stato facile capirci qualcosa, personalmente non la ritengo nemmeno materia da referendum popolare, quindi insomma non me la sento di stare a motivare nè convincere nessuno; fate voi e che dio o chi per lui ce la mandi buona.
Di arrabbiarmi per le brutture del mondo non ho voglia (mi bastano le arrabbiature al lavoro) e anche di buone notizie, gironzolando poco sul web, sono un po' a corto, a parte quella che la Svezia sta valutando una riduzione dell'iva per chi si occupa di riparazioni di elettrodomestici o biciclette (riduzione che quindi si trasformerebbe in prezzi più bassi per chi decide di far riparare piuttosto che ricomprare), incentivando quindi il riuso, ma l'ho condivisa direttamente sulla pagina facebook di dovegira.
Che resta? Una zuppa buonissima che ho cucinato la settimana scorsa mettendo insieme un po' di avanzi, e che ho rifatto oggi partendo dagli ingredienti crudi e sostituendo i fagioli con i ceci.
Ingredienti non pesati e procedimento
L'altra volta avevo della zucca cucinata in forno a cubetti con aglio e rosmarino e dei fagioli semplicemente lessati. Ho affettato un paio di spicchi d'aglio e una cipolla  e li ho messi in padella con un po' di olio e un po' di acqua. Quando si sono ammorbiditi ho aggiunto la verza tagliata a striscioline, ho sfumato con un po' di vino rosso (un avanzo pure quello :D) e lasciato ammorbidire, ho aggiunto la zucca e i fagioli, un cucchiaino di dado e poca acqua e lasciato andare a fuoco basso per una decina di minuti, finché i vari ingredienti si sono ben legati tra loro. Oggi invece ho aggiunto alla verza la zucca tagliata a dadini, i ceci lessati (e dado e acqua) e ho ovviamente lasciato andare un po' di più, finché la zucca non è diventata morbida e ha colorato tutto di arancione (mi dispiace, oggi niente foto, anche se la zuppa era più bella!). In entrambi i casi, ho rotto a pezzi grossi del pane secco e l'ho distribuito nei piatti, ho versato sopra la zuppa, ho concluso con un giro di olio crudo e mi sono goduta Fra che diceva "questa è una delle poche cose belle dell'inverno!"


lunedì 7 novembre 2016

Naomi Klein dixit

Per la nostra attuale classe dirigente, le politiche tese a far consumare di meno le persone sono molto più difficili da accettare di quelle che cercano di incoraggiarle a consumare verde. Consumare verde, infatti, significa solo sostituire una fonte energetica con un'altra, o un determinato modello di beni di consumo con uno più efficiente. La ragione per cui abbiamo messo tutte le nostre uova nel paniere della tecnologia e dell'efficienza verde è proprio perché questi cambiamenti si collocano nell'alveo sicuro della logica di mercato: di fatto, ci spingono a comprare nuove automobili e lavatrici verdi più efficienti.

Naomi Klein - Una rivoluzione ci salverà- traduttori vari - Rizzoli


Ieri sera ho visto il documentario di Leonardo Di Caprio sul cambiamento climatico, Before the flood, e l'ho trovato alquanto deludente, benchè non ci si potesse certo aspettare più di tanto da un attore americano col pallino dell'ecologia. Perchè è pur sempre un attore americano che parla agli americani e tanti americani ritengono così sacrosanta la loro famigerata libertà che distruggerebbero casa loro piuttosto che far delle rinunce per salvarla. E allora non gli si può dire "mangiate carne una volta alla settimana", gli si deve dire "sostituite il manzo col pollo"; non gli si può dire "andate a piedi o in bici che vi fa solo bene", gli si deve dire "usate benzina verde". Poi certo è vero che, come dicono da queste parti, piuttosto che niente è meglio piuttosto, ed è vero anche che da quelle parti c'è ancora chi cerca di far passare la "teoria" del surriscaldamento globale come una bufala, per cui forse già che il suo lavoro sia giunto a dimostrare che una bufala non è e che anzi non c'è più molto tempo da perdere, è gran cosa. Ma la sensazione che lui avesse molta più coscienza di quanta ne sia riuscito poi a trasmettere resta un po' frustrante: Di Caprio è una persona che potrebbe trascinare folle, che potrebbe spostare opinioni, è bello, bravo, intelligente, eppure la mia sensazione è che, per tutto il film, cerca di essere gentile con tutti e di non far arrabbiare nessuno. Peccato.
Detto ciò, vi auguo una splendida e il più possibile ecologica settimana!

giovedì 27 ottobre 2016

Il mondo non è Gorino (per fortuna)

Da ieri non si parla quasi d'altro. Da quando dei poveri mentecatti si sono sentiti forti per aver portato un po' di pallet all'ingresso della città per impedire l'accesso a un pullman che trasportava 12 pacifiche donne (se 'sti 8 bambini c'erano o non c'erano non si capisce ma è assolutissimamente ininfluente). Da quando un gruppo di paesanotti incolti si è sentito addirittura eroico e ha usato decisamente a sproposito (dovreste chiedere scusa a chi ha resistito e resiste davvero, dai nostri partigiani di ieri a quelli siriani di oggi, tanto per nominarne qualcuno) una parola come "resistenza" per indicare il proprio razzismo e la propria pochezza d'animo prima ancora che intellettuale.
Bene recitava una battuta del collettivo Spinoza di ieri: Gli abitanti di Gorino hanno negato ospitalità a una profuga incinta. Poi tutti a fare il presepe.
E io, in un raptus di puro autolesionismo, sono pure andata a leggermi un post di uno di questi poveretti, e mi ha spaventata la quantità di like, di gente che gli dava manforte, che lo chiamava eroe. Che angoscia, che brutto mondo! Quindi, poichè, nonostante il mio ottimismo, dubito che i suddetti poverini saranno mai in grado di capire alcunché, per cui trovo inutile profondersi in spiegazioni che potrebbero aiutarli a capire cosa voglia dire resistenza e contro chi dovrebbero resistere poveri coglioni sciocchini, e siccome non ce la faccio a contenere l'angoscia che mi dà il pensiero che al mondo esista cotanta gente brutta, ho deciso di andare a cercare una notizia che avevo letto tempo fa di sfuggita, e ne ho trovate addirittura due! 
La prima è questa. Vi ricordate aprile dello scorso anno, quando morirono più di 800 migranti tra la Libia e la Sicilia? Beh, un paio di ventenni tedeschi, Jakob Shoen e Lena Waldhoff, non sono più riusciti a dormirci su e, con altre sei persone, hanno dato vita all'associazione Jugend Rettet
Hanno quindi lanciato una prima campagna di crowdfunding e in sei mesi hanno raccolto più di 80.000 euro per l'acquisto di una nave. Con il contributo di due donatori anonimi, hanno quindi acquistato un peschereccio olandese di 33 metri che è stato trasformato in una nave attrezzata per soccorrere i naufraghi. Jugend Rettet, che in sei mesi ha visto un'espansione che l'ha portata dall'ufficio di Berlino a ben 39 città, ha così composto un equipaggio formato per lo scopo, composto di marinai e soccorritori professionisti e, con l'aiuto di Greenpeace e il coordinamento con la marina militare tedesca, è partita per il Mediterraneo.
È stata poi lanciata una seconda campagna di crowdfunding, per recuperare fondi per poter proseguire il lavoro e pagare un posto barca nel porto di La Valletta. Quest'ultima l'ho cercata, visto che la notizia la dà "in atto", ma la notizia è dello scorso aprile e il progetto non l'ho trovato, quindi suppongo che la campagna sia conclusa, mi auguro con lo scopo raggiunto.
Vi sentite ancora un po' giù? La mia medicina non ha ancora fatto effetto? Siete lì che scuotete il capo pensando "Eh va beh ma infatti questi qua son tedeschi, sono gli italiani quelli brutti e cattivi".
Va bene, allora la cura continua con Livio Lo Monaco, italianissimo imprenditore che, trasferitosi a Granada per amore, è diventato praticamente il re spagnolo del materasso in lattice. No, non vi voglio consolare con le altrui fortune. È che il signor Livio aveva una barca a vela di 30 metri, tale Astral, che a un certo punto (sapete come sono gli uomini di mare, parlano con le loro barche) gli ha detto qualcosa tipo: "Ma sei sicuro che io devo proprio continuare a star qui a rappresentare il sogno di ogni velista e portare in giro per il mondo te e i tuoi amici ricchi? Non è che avresti qualcosa di più utile e nobile da propormi?" E siccome si sa che i velisti amano le proprie barche più di qualsiasi altra cosa o persona, il signor Livio non è rimasto indifferente alle richieste di Astral, e ha pensato bene di affidarla a tempo indeterminato a chi l'avrebbe sapientemente utilizzata per soccorrere i naufraghi nel canale di Sicilia. Che poi aveva ben ragione di lamentarsi il povero vascello, visto che il proprietario precedente era un filantropo che l'aveva utilizzata nel dopoguerra per traghettare clandestinamente tanti ebrei dall'Europa a Israele, ci credo che non gli tornava molto fare lo yacht che porta i ricconi alle Baleari! E al primo che prova a dire che va beh, si fa presto a fare i generosi quando si è ricchi vorrei ricordare che di ricchi imprenditori è pieno il mondo, ma di ricchi imprenditori che regalano barche scarseggiamo alquanto.
Ora non lo so se vi sentite meglio, io forse un pochino sì, il sapere che per quanta gente brutta ci sia ce n'è altrettanta (ok forse un po' meno) bella dà speranza. E che quelle 300 persone se le tenessero le barricate, così non si rischia di incontrare esseri umani (umani?), diciamo, deludenti (viva il vocabolario italiano che ti dà sempre una serie di alternative alle parolacce!)

L'ho già detto che la bellezza salverà il mondo? Ripetutamente, lo so. Ma che ci posso fare, continuo a crederci, nonostante tutto.

sabato 22 ottobre 2016

La biblioteca degli oggetti

Oggi è proprio una bella giornata! Fosse anche solo perchè c'è il sole :) E come celebrare una bella giornata, oltre a svegliarsi con calma, fare una passeggiata, crogiolarsi al sole, se non con una good news?
Eccola qua! A Toronto hanno aperto una specie di biblioteca delle cose, un posto dove tu puoi prendere, che so, un avvitatore, montare le tue belle mensoline e riportarlo indietro. In questo modo hai evitato di comprare un oggetto che probabilmente non userai mai più, hai evitato di buttarlo via quando l'inesorabile obsolescenza programmata avrebbe inesorabilmente e  prematuramente decretato la sua morte e hai anche risparmiato dei soldi.
immagine tratta dal web
Non so bene come funzioni, non so se i fondatori abbiano trovato dei finanziamenti e non so nemmeno se riescano a saltarci fuori coi conti, potendo contare solo sulle quote degli abbonamenti annuali o mensili che sono richiesti per poter usufruire del servizio, però l'idea mi piace assai! E mi piace non tanto per la questione del denaro risparmiato, quanto per l'idea di condivisione che la muove. Ovvio poi che anche il discorso ecologico ha il suo peso: meno oggetti si comprano, meno oggetti si buttano, meno si asfissia il pianeta, ma credo che la condivisione sia la base sulla quale lavorare per cercare di raddrizzare questo mondo storto, credo sia il punto di partenza se si vuole cercare un'alternativa a questa economia sempre più malata. In barba al "produci, consuma, crepa", gli oggetti vengono prodotti sì, ma vengono utilizzati fino in fondo e da quante più persone possibile. Penso a quanti di noi possiedono un trapano, o a quanti nel mio quartiere, e suppongo che nessuno di noi lo usi più di dieci volte in un anno, a meno che non rappresenti uno strumento di lavoro; soprattutto sarei pronta a scommettere che non succederà mai che lo stiamo usando in due contemporaneamente: allora perchè produrre, stipare e buttare dieci trapani quando potremmo fare con uno solo?
Non so, la condivisione mi pare davvero l'unica risposta, o la migliore, all'evidente fallimento del sistema capitalistico, perchè, non so voi, ma, se misuriamo l'efficacia di un sistema economico misurando la felicità e il benessere che produce, a me pare alquanto fallito, giacchè i ricchi sono sempre più ricchi e sempre in minor numero e i poveri sono sempre più poveri e sempre più numerosi. Magari non sarebbe un passaggio così semplice: la diffidenza verso l'altro pare essere sempre maggiore, per non parlare del bisogno di possesso che spesso hanno le persone, del loro sentirsi più "sicure" quando un oggetto è tutto loro piuttosto che della comunità, ma magari le stese persone potrebbero arrivare a capire che, se la tenda da campeggio la prendono in prestito invece di comprarla, magari possono permettersi di stare in vacanza qualche giorno in più. Alla fine è sempre questione di priorità. Resta il fatto che, se una realtà come quella della biblioteca delle cose può funzionare, fosse anche solo servendo una comunità più o meno piccola, vuol dire che c'è speranza!
Buon weekend a voi, spero che il sole splenda anche sulle vostre teste.

venerdì 14 ottobre 2016

Mousse al cioccolato non facile, di più

Eccoci qua! Avrei voluto rifarla prima di postare la ricetta, così da avere qualche foto, visto che di parole non ne servono molte, ma non ne ho avuto occasione ultimamente e le immagini le ho prese dal web.
Dunque come si fa questa benedetta mousse?! Bisogna tritare al coltello 200 grammi di cioccolato fondente, portare a bollore 250 grammi di acqua, unire il tutto e frullare. Mettere in frigo e aspettare 2 o 3 ore che quella specie di bevanda al cioccolato con le bollicine si trasformi in una mousse. Ecco fatto!
L'ho mangiata
qualche tempo fa a casa di mia sorella e non ci potevo credere che fosse davvero solo acqua e cioccolato! Che poi, pensavo, si può anche aromatizzare no? Con del peperoncino il polvere, o della cannella o quel che viene in mente. Così, la seconda volta che l'ho fatta, ho messo in infusione nell'acqua dei rametti di menta fresca: ecco a voi la fichissima mousse al cioccolato e menta! Insomma vi sto regalando un figurone a sbattimento zero, quindi, prima di insultarmi perchè l'ho fatta tanto lunga, perchè ho scoperto l'acqua calda anzi bollente etc etc, per favore provatela, così 1) vi addolcite e sarete più clementi con me 2) vi passerà la voglia di insultarmi, fidatevi :)

martedì 11 ottobre 2016

Muffin vegani alle pere

Forse dopo le cattive notizie e le arrabbiature degli ultimi post, un po' di dolcezza rimette in pace.
Facciamocene una ragione: l'estate è finita, il sole c'è ma non scalda granché, e allora almeno consoliamoci ricominciando a usare il forno! Che poi a me questo frescolino, questo brividino che mi coglie quando spalanco le finestre come gesto automatico degli ultimi mesi, mette voglia di coccole, di divano col plaid, e di preparare cose buone. E così ieri ho fatto una bella infornata di muffin, che non facevo da una vita.
Gli ho pure messo il vestitino della festa :)
Ingredienti:
130 gr di farina integrale di farro
120 gr di farina di riso
3 pere medie
60 gr di zucchero di canna mascobado
30 gr di olio di semi di girasole
mezza bustina di cremor tartaro
il succo di mezzo limone

Procedimento
Sono partita, come sempre per i muffin, dagli ingredienti secchi: tutti insieme in una ciotola. Ho tagliato una pera e mezza a pezzetti e li ho messi nella ciotola, ho frullato il resto con circa un bicchiere d'acqua, ho aggiunto al frullato il succo di mezzo limone e l'ho versato nella ciotola, seguito dall'olio. Se l'impasto è troppo denso, aggiungere acqua.
Ho distribuito l'impasto nei pirottini e messo in forno ventilato ai soliti 180° per una ventina di minuti. E questo è quanto!
Secondo me ci starebbero bene anche dei pezzetti di noci, io non ne avevo.  

Questo qui su l'ho arricchito con un cucchiaino (ok forse era un cucchiaio) di mousse al cioccolato avanzata dalla cena di ieri sera. Ecco, ora volete anche la ricetta della mousse al cioccolato! Vi prometto che ve la do al più presto, non ve la potete proprio perdere la scoperta dell'anno, però ora devo correre a fare, o meglio a illudermi di riuscire a fare, tutte le cose che mi sono lasciata indietro confidando in questo giorno libero :)

venerdì 7 ottobre 2016

Epilessia o Erri De Luca dixit

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.
 
Erri De Luca
 
Epilessia. Non li ferma il senso di giustizia, di cui sono evidentemente totalmente privi nonostante siano addetti a farla rispettare, figuriamoci se li ferma il senso del ridicolo.

lunedì 3 ottobre 2016

Ai tempi di Rosa Parks

Un paio di giorni fa su una pagina facebook che seguo ho visto la condivisione di questa notizia, e mi si è accapponata la pelle. Due bimbi di 9 e 13 anni, migranti senza genitori, sono approdati a Cagliari e sono stati iscritti (non accolti, iscritti, come è dovuto a tutti i minori, e fidatevi che ci ho lavorato per anni con i minori stranieri non accompagnati, la scuola è un loro diritto, non un favore che facciamo loro), dicevo, sono stati iscritti all'istituto paritario cattolico delle suore Mercedarie. Bene, non chiediamoci perchè siano stati iscritti a una scuola privata, forse nel pubblico non c'era posto o forse mancava il sostegno, di cui due stranieri che non parlano la lingua hanno sicuramente bisogno. Non chiediamoci nemmeno perchè siano stati iscritti in una scuola cattolica nonostante ci siano forti possibilità che cattolici non siano, che sarà mai creare un po' di confusione nella loro testa intorno al concetto di dio mentre inculchiamo loro il nostro personale concetto di dio.
L'orrore, appunto, non è certo questo. L'orrore sono due coppie di genitori che, alla sola notizia dell'arrivo dei due stranieri, hanno ritirato i loro figli dall'istituto; l'orrore sono tutti gli altri (non so, a onor del vero, se all'unanimità, sicuramente in consistente percentuale) che hanno protestato e hanno minacciato di ritirare anche i loro di figli. E signori, questi pagano, e quindi è una minaccia non da poco alle "povere" suore. Le quali suore hanno dunque cercato di tranquillizzare i suddetti, pare preoccupati poi fondamentalmente per la salute dei loro pargoli: due nordafricani che hanno affrontato un lungo viaggio via terra e poi via mare...sono fortemente traumatizzati? hanno bisogno di amore e accoglienza? hanno tanta paura e tanta nostalgia della loro casa? hanno fatto uno sforzo che probabilmente a noi non ne capiterà mai uno così grande nell'intera vita? No, che c'entra, due nordafricani che hanno affrontato un lungo viaggio via terra e poi via mare possono portare malattie!!! E certo! Perchè qualcuno li ha tirati giù dalla barca e buttati nell'istituto paritario cattolico. Perchè questa gente è evidentemente così ignorante e chiusa nel suo piccolo mondo di plastica e angioletti di stucco che non lo sa e non lo ipotizza nemmeno (e qui dimostra davvero tutta la sua piccolezza), che la prima cosa che succede a un migrante è arrivare nelle mani di qualcuno che controlli il suo stato di salute, e io voglio anche pensare che lo facciano prima nell'interesse dei migrante stesso, e in secondo luogo in quello delle persone che entreranno a contatto con lui o lei. Ma come si fa a essere così ignoranti? Fa veramente più paura del razzismo in sè, sarà perchè il razzismo ne è semplicemente figlio dell'ignoranza.
Ma a nulla sono servite le rassicurazioni sanitarie, a nulla è servito cercare di spiegare che il pericolo per i loro figli non risiedeva certo nei due ragazzini nordafricani, che se erano iscritti in una scuola vuol dire che non erano portatori di alcuna malattia contagiosa (che poi non vale per tutti?). No, il terrore dei paganti e cattolici genitori si è acquetato solo e soltanto, e qua vedo davvero l'orrore più orrifico, quando è stato istituito un bagno apposito per i due bimbi neri. O meglio, quando è stato vietato loro di usare il bagno degli altri bambini e concesso di usare quello delle suore. Ma davvero con tanta nonchalance si è messa su una scena che pare tratta da un vecchio film ambientato nell'America dell'apartheid? E soprattutto, queste dovrebbero essere persone che hanno fede in una religione e nei suoi insegnamenti, che se non ricordo male dal catechismo sono concetti come pace, carità, accoglienza...o la pace vale solo con i propri parenti stretti, la carità vuol dire mandare 2 euro con un sms e l'accoglienza è invitare gli amici a cena? O quando vanno a messa, se ci vanno a messa, ripetono così a cantilena che non si rendono conto di quello che dicono? Come si fa a essere così ipocriti e bigotti?! Non so, non ho altre parole, o forse ne ho troppe: vi confesso che ho fatto un certo sforzo per mantenere un linguaggio educato per tutto il post; non sono una persona cattiva, ma sono fatta di carne, sangue e nervi, forse troppi nervi, e vi confesso che per qualche attimo ho nutrito pensieri alquanto aggressivo-distruttivi verso queste persone. So essere anche empatica eh, mi piace esercitarmi sempre a cercare di mettermi nei panni degli altri, sopratutto se sono panni lontani anni luce dal mio stile, ma niente, stavolta non ci riesco, li trovo panni troppo puzzolenti da indossare, stavolta riesco solo ad arrabbiarmi e intristirmi.
Che poi, leggendo la versione dell'Ansa, pare che quella del doppio bagno sia stata una situazione temporanea e che tutti si siano tranquillizzati. Ma personalmente mi importa poco: ovvio che sono contenta che i due bimbi non debbano affrontare l'anno scolastico usando il bagno delle suore invece di quello che usano tutti i bambini, ma sapere anche solo che è stata sollevata la questione e che è stata risolta in questo modo, che fosse per mezzora o per un intero ciclo scolastico, è già oltre il potersi considerare persone per bene.

Ah, giacché siamo in tema, oggi sono 3 anni che ci siamo persi quasi 400 esseri umani in mare in un colpo solo, seguiti da altre centinaia e centinaia ancora. C'è chi medita su questo e chi invece si chiede quante e quali malattie contagiose (se no non interessano ovviamente) hanno quelli che sono ancora vivi.

venerdì 30 settembre 2016

Sparizioni

Proprio ora, ora che ho portato uno dei due pc dall'amico smanettone, che mi stavo sistemando lo zibaldone di foto, appunti e materiale vario, ora che avevo fatto ordine tra le varie bozze di post e che addirittura stavo riprendendo un ritmo decente di pubblicazioni...proprio ora, anzi un paio d'ore fa, apro il blog e vedo metà dei gadget spariti! Mica poi che so, una foto, un link, no: tutti gli elenchi dei post divisi per argomento, nonchè il blogroll, l'elenco dei blog che seguo, in cui ci sono anche quelli a cui non è possibile iscriversi e di cui, appunto, avendoli nell'elenco seguivo gli aggiornamenti.
Lo so che non è grave, ma a me quegli elenchi tornavano comodi parecchio... E adesso sto cercando di rifarli da capo, ma il blog è nato a maggio del 2012, e in poco più di un'ora non sono arrivata nemmeno alla fine dell'anno. Che poi, che fine hanno fatto?! Dove sono? Chi li ha presi?! Perchè dite che tutti possono aprire un blog e poi succedono queste cose che decisamente non tutti invece capiscono e sanno gestire? E io che mi ero preparata bel bella a un bel giro di lettura sono invece inchiodata a rifare tutto da capo, ad andare di post in post e infilarlo nel suo elenco. 
E non avevo in programma di uscire, ma l'amica Anna mi chiama per una birretta fuori, e io penso che forse un po' dell'aria fresca di questo fine settembre mi toglierà il nervoso, e avere di fronte un'amica al posto dello schermo del computer mi farà sentire meno impedita e frustrata. Quindi scusate per la veste da lavori in corso del blog, pian piano tornerà più bello di prima! Ecco!

P.s. Se poi qualcuno fosse in grado di dirmi cosa può essere successo, gliene sarei assai grata :)

giovedì 22 settembre 2016

L'estate in barattolo

Io non ci avevo pensato, e poi oggi c'è pure il sole, ma ci ha pensato Google a ricordarmi che oggi inizia l'autunno. E va beh, non mi strapperò i capelli, panta rei, come dice il canale sotto la mia finestra (reazione particolarmente zen dovuta sicuramente all'ora e mezza di yoga appena finita).
Che poi tanto me ne ero già accorta dalla temperatura eh che l'estate ci stava salutando anche quest'anno, per non parlare della luce. Sarà stato forse questo il motivo per cui, non avendo fatto nemmeno una marmellata ma giusto qualche barattolo di zucchine e di agli sott'olio, mi è venuta l'ansia di conservare un altro po' di estate, e così mi sono cimentata nei pomodori in conserva.
 
Se qualcuno me lo avesse detto qualche decennio fa, non ci avrei mai creduto. Uno dei motivi per cui non vedevo l'ora di diventare grande era che finalmente non avrei più dovuto "fare i pomodori", come si dice da noi. Dopo il giorno del ritorno all'ora solare, per un po' dell'infanzia ma soprattutto in adolescenza il giorno in cui si facevano i pomodori è stato da me il giorno più odiato dell'anno. Premesso che la mia famiglia ha sempre vissuto in un appartamento, per cui i pomodori si andava a farli da amici in campagna, questo voleva dire alzarsi all'alba, quanto già bastava a farmi odiare profondamente l'intera faccenda.
E poi i lavori che, in quanto bambina, non potevo fare, dovendomi accontentare quindi delle mansioni noiose; l'impossibilità, da adolescente, di fare un giro sotto casa a vedere se ci fossero i miei amici, il senso di essere ostaggio in una casa di campagna fino al tardo pomeriggio (uff l'insofferenza adolescenziale!); e poi tutto quel pomodoro che inevitabilmente ti finiva addosso, e pane e pomodoro per merenda (cosa darei ora per quella bella fetta di pane dalla mollica bollosa e la crosta croccante imbevuta di succo di pomodoro e olio). E mia madre che non era come certe sue amiche più anziane, convinte che una donna in ciclo non può fare conserve se no manda tutto in malora, no mia madre diceva "son tutte sciocchezze" e ci portava a fare il nostro anche se eravamo mestruate (per la cronaca, non è mai andato in malora nulla). L'unica cosa che mi ha sempre affascinato era il bidone gigantesco posizionato su un grande fornello alimentato con la bombola, in cui si infilavano bottiglie e barattoli e tanti stracci e poi si riempiva d'acqua con la pompa e sembrava non riempirsi mai, e poi si stava lì a sperare che non scoppiassero troppi barattoli. Chissà, forse mi piaceva anche perchè voleva dire che, anche per quell'anno, quella giornata faticosissima volgeva al termine.
E invece, a quarant'anni eccomi qua, a non aver nessuna voglia di smettere di mangiare i pomodori nonostante stia arrivando la stagione del kale, ad accorgermi che il mio spacciatore clandestino ha ancora tanti San Marzano belli rossi e sodi e li fa a soli 2 euro al kilo perchè son gli ultimi, a chiamare mia madre e chiederle che cosa devo fare.

 
Le dosi non hanno niente a che vedere con quelle di un tempo, i miei riempivano un'intera scaffalatura di bottiglie di salsa e barattoli di pelati. Io poi non ho nessun bidone, ma solo due pentoloni grandi. E nemmeno gli strumenti per far la salsa, quindi la mia conserva è davvero "basic".
Ho semplicemente lavato ben bene i pomodori dopo aver scelto con cura solo quelli maturi e perfetti e li ho lasciati asciugare. Ho tagliato a metà ciascun pomodoro e riempito man mano tutti i barattoli, spingendo un po' sul fondo per togliere l'aria, ci ho infilato qualche foglia di basilico e ho tappato. Ho messo uno straccio sul fondo del pentolone e i barattoli intervallati da altri stracci in modo da evitare il contatto tra loro e quindi la rottura, riempito di acqua fredda e fatto bollire per mezzora o poco più. Ho aspettato con pazienza che il tutto diventasse completamente freddo, ho esultato perchè i miei quindici barattoli erano tutti intatti e li ho riposti al buio nella credenza. Ah, e mi sono emozionata.
Questo infatti non pretende certo di essere un tutorial sulla conserva di pomodori al naturale, il web è pieno di gente che ne sa di più; no, questo era solo il racconto di un'emozione. Non solo emozione per l'autoproduzione in sè, che mi emoziona sempre, ma per certi deja vu: per certi odori che sanno di estate e di buono; per certi gesti, come quello di pigiare i pomodori nel barattolo, che mi ricordano la mano delicata e forte di mia madre quando lo faceva; per certe immagini, come la fogliolina di basilico alla fine, che fa sembrare il barattolo un quadretto perfetto.
Credo che la nostra magra conserva non arriverà nemmeno a Natale, ma se va tutto bene, l'anno prossimo ci organizziamo meglio, perchè fare i pomodori, checchè ne dicano Cri bambine e Cri adolescenti, è proprio una bella cosa!

venerdì 16 settembre 2016

Di lavoro si muore, di sciopero anche


Oggi nessuno dovrebbe andare al lavoro. Tutti i facchini d'Italia dovrebbero incrociare le braccia, e tutto il resto dei lavoratori con loro. Ieri è successa una cosa terrificante, ieri, un operaio è stato ucciso mentre e perchè esercitava il suo diritto di sciopero. È un brutto mondo quello dei facchini, è un mondo quasi senza regole. Qualcuno che conosco bene ci è entrato e ne è uscito inorridito. Di notte, all'hub dell'Sda (spedizioniere delle poste) di Bologna, la cui sede è in piena zona industriale dove gli autobus non arrivano, si accalcano decine e decine di persone, per lo più africane, arrivate lì a piedi o in bicicletta dalle loro case o pseudotali. Stanno lì e aspettano, finchè qualcuno della cooperativa non esce fuori e dice "tu, tu e tu"; a quel punto c'è chi ha svoltato la notte di lavoro e chi gira i tacchi e si rifà tutta la strada al contrario, per intraprenderla la sera dopo sperando in miglior fortuna. La maggior parte delle cooperative di facchini sono posti brutti, dove il fatto che non ti facciano fare il corso di formazione (nonostante ne abbiano l'obbligo) per insegnarti a gestire i pesi ed evitare di massacrarti la schiena è solo l'aspetto più piacevole. Sono posti dai contratti di lavoro anche di pochi giorni, e da stipendi da fame, ché tanto devi solo ringraziare che ti diano da lavorare. Sono posti spesso non sindacalizzati, perchè si fa fatica da straniero a muoversi in certi ambienti, si fa fatica a dire "io non merito di essere trattato così", si fa fatica a trovare il coraggio di protestare e mettere a rischio quei quattro spicci che ti permettono di sfamare dei bambini che, da parte loro, staranno facendo altrove la loro fatica di stranieri in terra tutt'altro che accogliente. Abd Elsalam Ahmed Eldanf però il coraggio l'aveva avuto, la sua dignità aveva affrontato con lui il viaggio dall'Egitto e non l'aveva abbandonato nemmeno in un ambiente brutto e "abbrutente" come quello del facchinaggio; la sua dignità l'aveva spinto a unirsi ai suoi compagni per difendere i suoi diritti di uomo e di lavoratore. Ma un capo spietato, un capo che si crede padrone, non ne ha avuto pietà, un camionista che evidentemente pensava solo al suo stipendio (un poveraccio dunque che mi fa quasi altrettanta pena nei rari attimi in cui riesco a zittire l'orrore e la rabbia) non ha esitato a obbedire al padrone e l'ha investito. 
E questo fa davvero orrore. Fa orrore pensare che il mondo del lavoro sia tornato a essere un mondo di schiavismo. Fa orrore che gli schiavi non si rendano conto nemmeno di essere tali, che ognuno se ne stia zitto zitto nella sua gabbia, che ognuno si lasci schiavizzare senza disturbare, che a tratti ringrazi pure. Il vero orrore è che oggi ognuno se ne vada a lavorare pensando ai fatti suoi, fa orrore che non ci siano scioperi e proteste in tutto il Paese, che un fatto del genere non sconvolga e non indigni.
Questo mi fa più orrore della velocità con cui i pm hanno tirato fuori la balla che non ci fosse nessuna protesta e nessun picchetto (e allora però spiegatemi cosa ci faceva la polizia, già presente al momento del fatto, in un posto del genere di notte) e che addirittura il povero Ahmed si sia lanciato come un folle incontro al tir; mi fa più orrore del fatto che oggi, il giorno dopo e non il mese dopo, sulle principali testate nazionali, la notizia si sia trasformata in un trafiletto a fondo pagina, tanto che scorrendo, nella mia ingenuità, ho addirittura pensato di averla saltata senza averla vista. Mi fa più orrore di un premier che dice che non si può morire manifestando quando lui stesso è uno dei principali responsabili del sistema schiavistico attuale.
Sì, l'indifferenza delle persone mi fa più orrore di tutto. Oggi sono triste, e non per la pioggia.

mercoledì 14 settembre 2016

Marocco contro sessismo e razzismo

Nel mio libro di lettura delle elementari c'era una lettura che mi ha sempre messo una grande angoscia. Un padre torna casa (illustrazione di una cucina tristina ed essenziale) e comunica alla moglie che la fabbrica in cui lavora chiude e lui è disoccupato. Lei, disperata, parte coi conti: le scarpe per Tizio, i libri per Caia, e ora come facciamo e via dicendo; ovviamente Tizio e Caia non si sono ancora addormentati, origliano e a questo punto non so se e quando si riaddormenteranno, presi da paura per il futuro e sensi di colpa per il bisogno di scarpe e libri. Ora, mia madre è una casalinga, ma i lavori tra i miei genitori mi sembravano equamente distribuiti: papà va in ufficio, mamma si occupa della casa, entrambi passano con noi ogni minuto che possono. I genitori della mia amica del cuore invece lavoravano entrambi, e in effetti suo papà collaborava più del mio alla gestione domestica. MI sembravano semplicemente modi diversi di organizzare la vita familiare. Quindi io mi sono semplicemente chiesta: "Ma se il papà della storia non ha un lavoro, non può andarci la mamma a lavorare, come fa la mamma di Stefania?" E mi stupivo di come questa soluzione non venisse in mente anche a loro.
Insomma, oltre a essere una lettura che in quanto ad angoscia era paragonabile solo a quella in cui quattro uomini incappucciati portano via Pinocchio (dove? chi può dirlo?!) perchè non vuol prendere la medicina, questa è una lettura che dirle sessista è farle un complimento!
immagine trovata in internet
E mi è venuta in mente leggendo questo articolo: il ministero dell'Istruzione marocchino ha deciso di rivedere i testi scolastici al fine di epurarli da ogni eventuale forma di sessismo, come ad esempio illustrazioni che mostrino gli uomini davanti alla tv e le donne in cucina, nonchè di razzismo e estremismo religioso. A partire da quest'anno scolastico, dalle elementari alle superiori, i testi scolastici dovranno rispecchiare i valori di pace e di uguaglianza della Costituzione fondata nel 2011. La decisione è partita direttamente dal re Mohamed VI, anche se questi si riferiva soltanto all'insegnamento della religione, che, secondo lui, deve "concentrarsi sulla formazione dei valori di tolleranza dell’Islam, che sostiene equilibrio, moderazione, tolleranza e convivenza con diverse culture e civiltà". Come dire che bisogna insegnare che essere musulmano non significa uccidere i cosiddetti infedeli ma rispettare il credo altrui.
Il Ministero dell'Istruzione ha poi deciso di estendere questo approccio a tutte le materie scolastiche, per cui nessun libro di testo, come dicevo, dovrà avere alcun riferimento sessista né di istigazione a odio e violenza.
Beh, a me questa sembra una bella notizia e mi fa ancora più piacere che venga proprio da un paese a maggioranza islamica, tanto per chiarire che le donne musulmane non hanno certo bisogno di un francese illuminato che dica loro come vestirsi fino ad arrivare a vietar loro l'accesso a una spiaggia pubblica; tanto per sottolineare che ok, il mio libro di lettura avrà pure trent'anni, ma a tutt'oggi non mancano certo dalle nostre parti immagini squalificanti e svilenti della donna, chè il cartellone con una figona in calore che fa gli occhi languidi e ti dice "Sono Helvetia, vieni a trovarmi" (una panoramica delle montagne svizzere, visto che di quello parliamo, non faceva abbastanza effetto, eh?) non è meno deprimente della mamma che va a pulire casa al figlio universitario o lava i vestiti del calcetto di marito e figlio. E mi fermo al discorso "immagine", che se poi andiamo nella pratica, visto quello che succede anche solo in Italia, tra madri che sanno di violenze subite dalle figlie ma tacciono per quieto vivere (di chi poi? non della figlia di sicuro) e giudici che reputano consenziente una ragazza violentata a turno da cinque ragazzi, in quanto a rispetto per la donna non abbiamo da insegnare davvero niente a nessuno.

venerdì 9 settembre 2016

Buoni propositi per la stagione fredda

Sarà che ho ancora il costume addosso perchè appena rientrata da due giorni in riviera, sarà che stavo valutando un percorso per una camminata da farsi questo weekend, sarà che quest'anno le mie ferie sono arrivate tardi e che non ho bambini da preparare per la scuola, sarà che cerco di negare l'evidenza ma io mi sento ancora in piena estate!
Eppure la parte antipatica e noiosa di me, sì parlo della parte razionale, lo sa che l'autunno è dietro l'angolo e, finite le vacanze, inizia a fare bilanci e soprattutto proposte.
Sono riuscita a metterla a tacere per un po', non è stato difficile girando per le strade, sporche ma così dannatamente vere (rispetto a certi bijoux iperturistici), di quell'immensa metropoli che è Atene,






perdendomi tra gli ulivi delle sue colline e meravigliandomi davanti a quel che resta del Partenone


pare che qui Socrate sorbì la sua amara cicuta
L'ho messa a tacere durante una traversata di 15 ore, rigorosamente in passaggio ponte, ché se no che gusto c'è


Non vi dico poi quanto quella parte sia riuscita bene a starsene zitta durante i giorni lenti e rilassati trascorsi a Rodi! Durante i bagni all'alba insieme ai pesci,




mentre gironzolavamo per la città vecchia prima che si svegliasse e si riempisse di turisti, di souvenir esposti e di buttadentro davanti ai ristoranti





i maghi del forno sotto casa per fortuna si alzavano presto
mentre ci inerpicavamo su per l'acropoli rifiutandoci di prendere l'apposita navetta



mentre ci deliziavamo con l'adorata cucina greca e del buon vinello nell'unico ristorante senza buttadentro che abbiamo scovato (ebbene sì, il cibo l'ho mangiato senza fotografarlo)
Insomma, quella parte se ne è stata lì buona buona, ma ora mi sa che ha sentito l'odore di casa e si è affacciata...e allora affrontiamola!
Perché io lo so eh, lo sapevo già da prima di partire che un po' di cose non andavano, e che certo non sarebbero cambiate da sole mentre ero via.
E quando si parla di propositi, forse la prima cosa che viene in mente è il lavoro. Ok, faccio il lavoro che mi piace in un posto che mi fa schifo e per un'azienda di cui non condivido quasi niente. Però lavoro solo 3 giorni a settimana, anche se spesso diventano 4 o 5. Allora che si fa? No, non è il momento di fare la splendida e mollarlo, e poi mi piace vendere libri. Potrei però smetterla di farmi il sangue amaro, di odiare i clienti della domenica, di intristirmi di fronte a colleghi arrivisti e capi frustrati. Potrei riuscire in quei 3 giorni a prendere solo il bello del mio lavoro e a soprassedere sul resto. Ma soprattutto, potrei sfruttare in modo più gratificante gli altri giorni. Potrei rimettere mano a un progetto in cui io e mia sorella abbiamo investito tempo, energia e anche qualche soldo, e che poi si è arenato lì senza nemmeno un motivo preciso. Potrei anche impegnarmi di più, come invece sta facendo Fra, per realizzare il vecchio progetto del b&b, visto che è passato del tempo ma ci siamo resi conto che è un lavoro che ci manca da morire e che ci rendeva felici.
E poi potrei fare yoga più spesso e non solo quando ho lezione, si tratta solo di stendere il tappetino e il più è fatto. Ché poi dopo mi sento sempre così bene!
Potrei regalare a me e Fra un abbonamento a teatro, così magari ci andiamo invece che impigrirci e restare in casa.
Potrei scrivere molto di più, come facevo un tempo, invece di vedere un post come uno scoglio o temere che sia stupido o banale o faticoso o non abbastanza interessante.
Ecco, forse i miei buoni propositi si potrebbero ridurre a uno: potrei smettere di essere pigra, di lasciarmi scorrere i giorni tra le dita senza che meritino di essere ricordati. Perchè poi entro in un circolo vizioso, meno cose belle faccio e più mi intristisco, ma più mi intristisco e meno ho voglia di fare. Sì, devo solo alzare il sederino e fare, magari prima che arrivi quell'altra parte di me, quella che mi instilla il dubbio di stare sbagliando tutto, di non essere felice, di accontentarmi, ché poi non capisco mai se si curi davvero della mia felicità o se è solo un'autolesionista che si diverte a rompere coi domandoni esistenziali...
E voi?! Riposati? Partiti e tornati? Rigenerati? Magari con pensieri un po' meno intricati dei miei e meno "parti di sè" a cui dare (o non dare) ascolto?