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Visualizzazione dei post con l'etichetta donne

Femmina

Quando ci penso, che il tempo è passato, le vecchie madri che ci hanno portato, poi le ragazze, che furono amore, e poi le mogli e le figlie e le nuore, femmina penso, se penso una gioia: pensarci il maschio, ci penso la noia. Quando ci penso, che il tempo è venuto, la partigiana che qui ha combattuto, quella colpita, ferita una volta, e quella morta, che abbiamo sepolta, femmina penso, se penso la pace: pensarci il maschio, pensare non piace. Quando ci penso, che il tempo ritorna, che arriva il giorno che il giorno raggiorna, penso che è culla una pancia di donna, e casa è pancia che tiene una gonna, e pancia è cassa, che viene al finire, che arriva il giorno che si va a dormire. Perché la donna non è cielo, è terra carne di terra che non vuole guerra: è questa terra, che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho piantato, qui cerco il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente. Femmina penso, se penso l'umano la mia...

E io pedalo - Giorgio Caproni dixit

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Per una bicicletta azzurra, Livorno come susurra! Come s'unisce al brusio, dei raggi il mormorio! Annina sbucata all'angolo aveva alimentato lo scandalo. Ma quando mai s'era vista, in giro, una ciclista? Giorgio Caproni, Scandalo, in I semi del piangere   "Una giovane donna pedala, forse con troppa furia. Indossa abiti femminili, ma cavalca una bicicletta da uomo. Sulle spalle ha uno zaino che parrebbe quasi da montagna, ma è talmente scolorito che è difficile dirlo. Pedala forte, e le sue labbra si muovono. Forse canta. Una donna più anziana si immette sulla stessa strada. Tra le gambe, protette solo dalle calze velate, è la canna curvata caratteristica delle biciclette da donna; sotto la gonna scura e dritta si può scorgere il sellino foderato con un sacchetto, per quando pioverà. Ma non piove, non ancora. E difatti pedala con calma, la nostra signora, misurando la strada con un passo uniforme e rassicurante che è frutto di anni, decenni, di traversate in bicicl...

Nueve mujeres en Madrid

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Era dall'inizio di gennaio che aspettavo il week-end appena passato. Lo aspettavo da quella sera in cui ci siamo riunite a casa di Eva e, dopo vari dibattiti, e proposte e bocciature, e qui fa troppo freddo e qua ci son già stata, e lì costa troppo e là non mi piace, abbiamo comprato nove biglietti di andata e ritorno per Madrid. A Madrid ci ero già stata , in realtà ci eravamo state quasi tutte, ma non con Natalia, madrilena trapiantata da quindici anni in Italia nonché appunto una delle persone che frequento abitualmente e felicemente. E poi un viaggio in Spagna per me non è mai superfluo, adoro l'aria che si respira, adoro la lingua così musicale, adoro la rilassatezza degli spagnoli, i loro tempi lenti, e il fatto che sia normale bere una birra alle 13 :D Se andassi via da Bologna, sceglierei senza dubbio una città spagnola! E comunque Madrid non l'avevo di certo vista tutta, e soprattutto non l'avevo vista con un'autoctona con cui condivido interessi, punti di...

Bella gente: Vanessa German

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Vanessa German, questa (per me) sconosciuta fino a qualche ora fa, è una donna che mette allegria solo a guardarla. Vanessa vive a Pittsburgh, in un quartiere, pare, tra i più pericolosi e violenti degli Stati Uniti. È un'artista polimorfa: si occupa di pittura, scultura, poesia, teatro, fotografia e chissà cos'altro e tutto quel che crea lo fa con materiali di riciclo. Racconta che per lei è stato così fin da bambina, quando la sua famiglia non certo ricca non poteva permettersi di comprarle giocattoli e, invogliata dalla mamma, ha iniziato a costruirseli da sola con quel che trovava in giro. E non ha più smesso! Anche perchè, alla mera necessità ha aggiunto anche un significato più profondo: le s ue opere devono rispecchiare il suo ambiente, e come farlo meglio se non raccattando ciò che la gente del suo ambiente butta o lascia in giro o non usa più? Vanessa dipinge e scolpisce principalmente donne di colore, spesso addobbate con gli oggetti più strani: lei raccont...

Di anniversari, lotte e libri - Rita Atria

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Oggi è il 61° anniversario dela morte di Evita Peron, ma è anche il 21° anniversario della morte di una donna molto meno famosa, Rita Atria, figlia di un boss mafioso (ucciso quando lei aveva 11 anni), colaboratrice di giustizia, come si suol dire. Suicidatasi a soli 18 anni, dopo la notizia dell'attentato al giudice Borsellino. Molto meno famosa, dicevo, anche solo in Italia non tutti sanno chi sia.  A chi la conosce e a chi non ne a mai sentito parlare, segnalo la sua biografia, "Rita Atria. La picciridda antimafia", scritto dalla giornalista Petra Reski e pubblicato da Nuovi Mondi. Si legge in qualche ora ma si ricorda per molto più tempo.   E a proposito di mafia e di letteratura, vi lascio con una citazione di Leonardo Sciascia, che risale addirittura al 1970. «Secondo una teoria geologica, per il riscaldamento del pianeta, la linea di crescita delle palme sale verso il nord di un centinaio di metri all'anno. Per questo motivo, fra un certo num...

L'uomo che porta la luce laureando analfabeti

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I viaggi in treno sono ormai quasi le uniche occasioni in cui compro il quotidiano in formato cartaceo, così venerdì scorso ho fatto Bologna-Firenze con il Venderdì di Repubblica , e ho letto un articolo che ho subito pensato di condividere qua, visto che di "good news" non se ne sentono da un po' e magari a un po' di voi non è passato tra le mani il Venerdì della settimana scorsa e, come me, non conosceva questa realtà. Il titolo dell'articolo è lo stesso di questo post, è stato scritto dalla giornalista Antonella Barina, ed è dedicato a Bunker Roy , fondatore del  Barefoot College (Università dei piedi scalzi), in Rajasthan. Il Barefoot College ammette solo donne e solo donne molto povere provenienti da sperduti villaggi dell'Africa o dell'Asia; donne tra i 35 e i 50 anni, spesso già nonne di parecchi nipoti a cui il governo indiano paga il viaggio in Rajasthan e la permaneza di sei mesi al College. Qui, superando le barriere linguistiche, lavorand...

Vuoto d'amore

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Non mi è mai stato granché simpatico Jacopo Fo, anche se ne condivido gran parte delle idee. Però queste parole, scritte da lui nel 2008, voglio riportarle perchè, in questi giorni in cui donne violentate, picchiate, sfregiate e uccise dai loro stessi compagni sono quotidianamente sulle pagine dei giornali (e il mio terrore è l'assuefazione e l'indifferenza a questo tipo di notizie come a tante altre che sembrano non riguardarci in prima persona ma che dovrebbero OGNI VOLTA scandalizzarci), in cui persino un ragazzino, che avrà sì e no acquisito una minima coscienza di sé, ha accoltellato una ragazzina di cui era geloso, in cui in Parlamento si indice un dibattito sulla convenzione di Istanbul, che riconosce la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e quella che vedete sotto è la partecipazione dei nostri parlamentari, ora che una grande donna, artista, compagna se n'è andata, ecco, in questo momento le parole di Jacopo Fo mi paiono più che mai signi...