la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

lunedì 15 settembre 2014

Di librerie e altri lavori

Credo che uno degli aspetti positivi della crisi economica (no, non è una contraddizione, sono convinta che dalle crisi, almeno quelle reali, non quelle che sono diventate una cantilena per giustificare licenziamenti, tagli e aumenti di prezzi, nasca sempre qualcosa di positivo) sia il fatto che le persone si sono aperte un po' di più agli altri, che in certi contesti ci si sia un po' distaccati da quell'individualismo che non trova connessioni tra sé e gli altri se non semplicemente perchè uno compra e l'altro vende. Sono sorte situazioni in cui qualcuno ha detto "da solo non ce la faccio, però magari se proviamo insieme...". Ecco, su questa base e molto per gioco e senza l'idea di arrivare davvero dove è arrivata, è nata a Napoli Io ci sto, la "libreria di tutti".
Tutto è cominciato con un post su Facebook, che poi ha dato vita a un gruppo, che poi è diventato un gruppo reale e non solo virtuale, che ha fatto venir voglia a un numero sempre maggiore di persone di metterci energie, competenze, soldi, che si sono trasformati in una libreria vera, al Vomero, Napoli. E pare (ho i miei contatti in quel di Napoli) che sia anche un gran bel posto! Che ovviamente non vedo l'ora di visitare. Ecco a me queste cose scaldano il cuore. Non solo perchè credo che cooperare sia il modo migliore di fare le cose, ma anche perchè nessuna di tutte queste persone si sarebbe sognata di aprire una libreria: con la crisi che c'è, aprire un negozio è un rischio, aprire una libreria un suicidio. E invece la libreria è là, bella, reale, accogliente e, sono sicura, piena di energia positiva! Io, per ora, seguo le vicende su fb, ma ho intenzione di associarmi a Io ci sto, mi piace pensare che dentro questa meraviglia ci sia anche un piccola parte di me.

E a proposito di libri...Ieri è finito il mio tour de force estivo. Volete la verità? Ne sono felice. "Beh perchè sarai stanca" direte voi. Non mi ha mai spaventato la stanchezza in realtà, e non si sente la stanchezza se si fa qualcosa che si ama, e questa non è una novità. Il discorso è un po' più complesso. Il punto è forse semplicemente che non so se ho ancora voglia di lavorare alle regole di qualcun altro, di mettere la faccia su procedure che non condivido assolutamente, di sottostare ai capricci di chi si può permettere di fare i capricci, di rispettare gerarchie istituzionalizzate ma soprattutto gerarchie non dette, e ancora più soprattutto, di vedere persone che lo fanno come se fosse la cosa più normale del mondo, stando zitti, sotto. Non so se ho voglia di fare cose insensate solo perchè lo dice qualcun altro che è nella posizione di farlo. Quando, qualche anno fa, tra tagli all'università, contratti scaduti e quant'altro, ci siamo ritrovati con meno della metà dei soldi che guadagnavamo prima e gli annunci di lavoro si rivelavano nuvole di vapore, prospettando l'ipotesi di cercare una casa più piccola e sicuramente più brutta (per un affitto non di molto inferiore), ci è venuto in mente che forse potevamo invece sfruttare e valorizzare quella che abbiamo e che amiamo. L'esperienza fatta con Airbnb, come ho già detto altrove, meriterebbe un post a parte. Col consenso di una comprensivissima proprietaria di casa ci siamo imbarcati in quest'avventura dell'ospitalità. Un'avventura che, non solo ci ha permesso di continuare a pagare l'affitto, ma che ci ha arricchiti come nessuno stipendio potrebbe mai. Abbiamo conosciuto persone fantastiche, persone che abbiamo rivisto più volte annoverandoli ormai tra gli amici e persone che ci aspettano dall'altra parte del mondo e che ogni tanto ci scrivono per sapere come stiamo e quando andiamo. Abbiamo ospitato una coppia di sessantacinquenni australiani che da quando sono in pensione girano il mondo in bicicletta e ragazze tedesche arrivate a Bologna solo per percorrere il Sentiero degli Dei fino a Firenze. Abbiamo condiviso colazioni e bottiglie di vino, abbiamo mangiato pane nero preparato per noi in Russia con lievito madre. Perchè è così, alcuni li ospiti, sei accogliente e gentile, con altri scatta qualcosa. Abbiamo ricevuto così tanto che i soldi sono stati l'aspetto meno importante di tutta la faccenda.
Insomma, da lì abbiamo pensato di farne un lavoro, o qualcosa del genere. Poi si è tutto un po' arenato con il mio ritorno in libreria. E poi si è prospettata per me l'ipotesi di un contratto vero, la fine del mio ruolo di "jolly", un ritorno in libreria un po' più stabile e concreto. E sai, sarebbe il mio lavoro, l'avevo riconosciuta come la mia strada dopo essermici imbattuta per caso scappando da quella, decisamente sbagliata, dell'assistente sociale. Però sono fiera anche delle competenze che ci siamo costruiti con le nostre mani, del lavoro che ci siamo inventati piuttosto che piangere e disperarci; dell'accogliere persone e preparare cose buone per loro; mi piace pensare che ciò che faccio nel mio lavoro lo decido io e non qualcun altro, che la responsabilità, nel bene e nel male, è soltanto mia. E poi, il nuovo contratto sarebbe in un'altra città, ma tanto è da un po' che favoleggiamo di andar via da Bologna; e anche ospitare, non sarebbe più bello al mare? Non lo so. Nelle prossime settimane dovrei saperne di più, e su queste basi dovremo prendere delle decisioni, e pensavamo di andare via una settimana e riflettere in pace. Peccato che in tempi non sospetti mi ero presa in carico un lavoro dalla casa editrice che va in consegna tra 20 giorni e che io ho appena appena iniziato.
Suppongo quindi che la mia latitanza si prolungherà ulteriormente, anche se ho la barra dei segnalibri ingolfata di pagine-promemoria su notizie e articoli che voglio condividere, ho qualche autoproduzione che ormai sta andando fuori stagione (apprezzerete il mio doposole naturale anche a novembre?), ho foto nel cellulare di ricette buone e sane che voglio pubblicare. Ho voglia di tornare un po' più "sul pezzo", di riprendere in mano il blog e tenermi costantemente aggiornata su quelli che seguo, invece ho la sensazione che il blog lo sto semplicemente tenendo in vita e degli altri blog mi faccio scorpacciate di lettura appena ho un po' di tempo. Ma semplicemente in questo periodo ne ho decisamente già troppe. Tornerò con i ritmi di un tempo, ne sono certa, ne ho voglia, intanto perdonate lo sfogo personale, che poi volendo si potrebbe trasformare in un "voi al posto mio cosa fareste?"