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Il capitalismo in sé, il capitalismo in me

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E siamo ancora qui. E più siamo ancora qui, più ci poniamo domande, su quello che sta succedendo e su quello che sarà. Ipotesi, fatti e opinioni si accavallano e scazzottano sul web e trovo niente affatto semplice arrabattarsi tra l'andrà tutto bene e è tutto un complotto, tra chi colpevolizza il runner e chi addita il Grande ordine mondiale. Perchè poi si sa, ancora più importante del capire cosa fare, in situazioni di questo genere l'essere umano sente più impellente il bisogno di scovare il colpevole.  Io ci sto. Cerchiamolo 'sto colpevole, interroghiamoci su come sia potuto succedere che nel mezzo del cammin della nostra normale vita, siamo finiti in un lockdown praticamente globale.  Allora, in questa ricerca del colpevole, ieri ho letto questo articolo, che ho trovato estremamente interessante e che voglio condividere con voi. Come dicevo, si fa presto a partire alla ricerca del colpevole, si fa invece molta più fatica a mettere in discussione se stessi. Jonathan Sa…

Pensieri incoronati

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Io sono un po' stanca. E no non lavoro in ospedale, non lavoro al supermercato nè nelle forze dell'ordine, lavoro in libreria e non ci metto piede da 15 giorni. E non sono stanca nemmeno di stare a casa, anzi. Sono stanca delle polemiche, di quelle di chi ha passato la vita a non lottare mai per niente, a non schierarsi mai, a non alzare mai un dito ma ciononostante è pronto a criticare l'operato altrui. Sono stanca di chi si lamenta per essere costretto a fermarsi e stare in casa, che manco lo avessero mandato a cogliere i pomodori sotto il sole cocente a quasi gratis. Sono stanca di conseguenza di quelli che si credono fighi perchè sono riusciti ad aggirare la regola. Sono stanca di chi per contro si eleva a sbirro alla finestra e fotografa gente quando non le urla direttamente improperi senza sapere che magari quella gente starebbe a casa volentieri se non fosse costretta invece ad andare a lavorare. Chi dal suo balcone o dal suo giardino critica e giudica chi, in piena…

Nonostante tutto è primavera

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And people stayed home
and read books and listened
and rested and exercised
and made art and played
and learned new ways of being
and stopped
and listened deeper
someone meditated
someone prayed
someone danced
someone met their shadow
and people began to think differently
and people healed
and in the absence of people who lived in ignorant ways,
dangerous, meaningless and heartless,
even the earth began to heal
and when the danger ended
and people found each other
grieved for the dead people
and they made new choices
and dreamed of new visions
and created new ways of life
and healed the earth completely
just as they were healed themselves. Kathleen O’Meara, pen name Grace Ramsay, was an Irish-French Catholic writer and biographer during the late Victorian era. She was the Paris correspondent of The Tablet, a leading British Catholic magazine. O’ Meara also wrote works of fiction where she explored a variety of topics from women’s suffrage to eastern European revolutions. wikipedia.org

Non riesco più a scrivere

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Sono quasi 3 mesi che questo blog tace, è un periodo di silenzio lunghissimo se consideriamo che non era nemmeno previsto. Potrei dire che non avevo niente da raccontare, invece ho letto tanti libri interessanti, ho sperimentato ricette buonissime, ho ricominciato con qualche autoproduzione, ho visitato luoghi belli (siete mai stati, per esempio, in quel posto magico che è il giardino dei tarocchi?), ho incontrato o letto di persone belle che meriterebbero di essere raccontate (ieri sera sarei salita sul palco di Repubblica delle idee per abbracciare forte Mimmo Lucano, per dirne una). Potrei dire anche che con questa primavera saltata a pié pari e l'estate arrivata solo da qualche giorno non ero decisamente in vena di condivisioni, potrei dire che in libreria ho lavorato tanto ultimamente, che Camilla mi sta prendendo il resto del tempo (ehi ci avete visti qui e qui?) e della testa, che in giardino, al mare (sì ovvio che son corsa al mare al primo raggio di sole!) o in giro per …

Largo ai giovani (ecologisti)

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Io non credo che le migliaia di ragazzi scese in piazza in tutto il mondo venerdì scorso lo abbiano fatto solo per saltare un giorno di scuola. Io li ho trovati molto più consapevoli e combattivi di tanti adulti che ritengono più importante mettersi a polemizzare sulla malattia di una ragazzina piuttosto che parlare di cambiamento climatico, che non vedono l'ora di fare della dietrologia con l'aria di chi la sa lunga (l'unica cosa che non sanno è quanto siano ignoranti), a fare quelli che "tanto ormai è troppo tardi" senza manco sapere di cosa stiano parlando. A me tanti di questi cosiddetti millenials non dispiacciono affatto e mi danno pure una certa fiducia. Fiducia che è nata già prima dello sciopero di venerdì scorso, che ha preso forma anche dentro Camilla, dove i soci ventenni non mancano, e sono quelli più convinti e più entusiasti. 
Non so se sia solo la naturale convinzione che si ha a vent'anni di poter cambiare il mondo, se così fosse mi auguro c…

Camilla esiste

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Sarò monotematica ultimamente, ma non potevo non condividere qui il mio entusiasmo per questa creatura che finalmente è nata, è un luogo fisico e bello, è una macchina trainata da più di 400 persone che finalmente sabato scorso è partita! Perché è vero che avevamo aperto a dicembre per una settimana, ma quelle somigliavano più a prove tecniche che a una vera e propria apertura ufficiale e il lavoro da fare per essere operativi a tutti gli effetti era ancora tanto. È stata una giornata bellissima sabato. Personalmente mi sono fatta dare un turno di mattina in libreria per poi poter passare tutto il resto del sabato in emporio. Quando sono arrivata l'ho trovato pieno zeppo di gente ed è stato subito un bellissimo vedere. C'era tanto da fare e come prima cosa ho dato il cambio alla socia che presidiava l'ortofrutta (lo sapevo che prima o poi finivo all'ortofrutta...) e mi sono divertita molto a servire gli acquirenti, mi sentivo una contadina al mercato :) È sempre una co…

Ci vuole empatia per ricordare

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"Ieri ho detto ai ragazzi: “Domani venite a scuola con una bottiglietta d'acqua vuota”. Sui loro volti, lampante che neanche le insegne di Las Vegas, la domanda “E che cavolo si inventerà stavolta il prof?”
“Lo vedrete domani”.
Oggi sono entrato in classe. Con un secchio.
Ho detto ai ragazzi di sedersi in cerchio. Ho dato a ciascuno di loro un piccolo foglio di carta.
Gli ho detto: “Adesso pensate alla persona a cui volete più bene al mondo. Poi disegnate un omino stilizzato e vicino ci scrivete il suo nome”
“Ma io posso scriverne due?”
“Certo, anche tre se vuoi!”
E dopo ho chiesto loro di riempire la bottiglietta, di versarla nel secchio e di tornare a sedersi.
L'idea me l'ha data un libro: Ammare, di Alberto Pellai e sua moglie Barbara Tamburini. Perché domenica è la Giornata della Memoria, e sinceramente a me di parlare solo di Shoah non mi va più.
Perché per pensare che il passato si stia ripetendo identico bisogna essere un po' miopi. Ma per non vedere pezzi …