Il capitalismo in sé, il capitalismo in me


E siamo ancora qui. E più siamo ancora qui, più ci poniamo domande, su quello che sta succedendo e su quello che sarà. Ipotesi, fatti e opinioni si accavallano e scazzottano sul web e trovo niente affatto semplice arrabattarsi tra l'andrà tutto bene e è tutto un complotto, tra chi colpevolizza il runner e chi addita il Grande ordine mondiale. Perchè poi si sa, ancora più importante del capire cosa fare, in situazioni di questo genere l'essere umano sente più impellente il bisogno di scovare il colpevole. 
Io ci sto. Cerchiamolo 'sto colpevole, interroghiamoci su come sia potuto succedere che nel mezzo del cammin della nostra normale vita, siamo finiti in un lockdown praticamente globale. 
Allora, in questa ricerca del colpevole, ieri ho letto questo articolo, che ho trovato estremamente interessante e che voglio condividere con voi.
Come dicevo, si fa presto a partire alla ricerca del colpevole, si fa invece molta più fatica a mettere in discussione se stessi. Jonathan Safran Foer, nel suo ultimo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena, punta il dito contro gli allevamenti intensivi, ma non lo fa prima di pagina 75, cioè quasi a un terzo del libro, prima di pagina 75 non fa nemmeno riferimento alle abitudini alimentari: ci gira intorno, e lo fa consapevolmente, perchè sa che altrimenti pochi ci sarebbero arrivati a pagina 75, probabilmente si sarebbero fermati alla terza pagina.

Àngel Luis Lara, nella traduzione di Pierluigi Sullo, afferma:
Il nostro confinamento è inteso in questi giorni come il più vitale esercizio di cittadinanza. Tuttavia, abbiamo bisogno di essere capaci di portarlo più lontano. Se la clausura ha congelato la normalità delle nostre inerzie e dei nostri automatismi, approfittiamo del tempo sospeso per interrogarci su inerzie e automatismi. Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi abbiamo.
Qualcuno potrebbe accusarmi di strumentalizzazione, qualcuno che sa da quanto tempo vado predicando sui danni globali provocati dagli allevamenti intensivi e sulle profonde storture del sistema capitalistico, ma non si tratta di questo, e non si tratta nemmeno del "te l'avevo detto". Si tratta della mia personale e incrollabile speranza che si possa arrivare a capire, anzi accettare, che siamo noi che facciamo il mondo, che il cuore immacolato di Maria potrà anche fare la sua parte per chi ci crede, ma il responsabile di quello che di bello e di brutto succede sul pianeta è ciascuno di noi, con ogni suo singolo gesto, che gli piaccia o no, che abbia voglia di lottare o che preferisca voltarsi dall'altra parte e continuare a cercare il colpevole altrove.


 



Commenti

  1. Cara Cristiana, come è difficile il tuo post, qui dare un un giudizio per me non è facile.
    Sai corrono delle sempre nuovi sviluppi e credere a tutto non è facile.
    Ciao e buona giornata con un forte e sentito abbraccio e pure il sorriso:-)
    Tomaso 

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    1. Eh Tommaso caro, è tutta la faccenda qui a non essere facile. Un abbraccio a te

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  2. Ricordo quando si diceva: "cosa succederà quando i cinesi raggiungeranno lo stile di vita occidentale?"...
    Tuttavia più che impegnarsi nello smascherare un soggetto solo, è più opportuno identificare una forma di soggettivizzazione, ossia interrogarsi su uno stile di vita capace di scatenare devastazioni così drammatiche come quelle che oggi investono le nostre esistenze.
    Post molto interessante.

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  3. Beh mi sembra chiaro. Non possiamo tornare alla normalità di prima. Sarebbe non aver capiti la lezione. La domanda è: come è possibile cambiare il mondo quando si regge sulle leggi del capitalismo? Può cambiare il capitalismo?

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    1. Sei sicuro che ci si regga davvero sulle leggi del capitalismo? Piuttosto è soggiogato da quelle leggi, schiacciato sotto quelle leggi. Sì, mi convinco sempre più che il capitalismo non sia l'unico sistema economico possibile, il problema è il cambiamento in sé secondo me, è quello che è sempre difficile.

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  4. Grazie per avermelo fatto leggere, l'ho letto ora. Da giorni non vado più in edicola, e anche online leggo pocoil manifesto (Sullo mi è sempre piaciuto un sacco). Sì, noi l'avevamo detto, ma questo non basta. Leggendo lo stupendo articolo, mi è venuto da pensare: attenti, non è semplicemente l'allevamento intensivo, che dobbiamo abbattere, ma la concezione di dominio dell'uomo sulla natura (io, faccio un passo ancora più in là, anche il piccolo, e poi quanto piccolo?... allevamento va chiuso; diventiamo vegetariani, le proteine della carne si trovano anche nei vegetali, oggi come oggi la cucina e lo studio della cucina vegetariana ha dimostrato che si può, e si deve vivere senza carne). Troppo rivoluzionario? Come sa, non si è mai troppo rivoluzionari, e la vera rivoluzione è permanente.

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    1. Sono contenta di averti fatto un favore e ancor di più che hai apprezzato l'articolo. Sul discorso del vegetarianismo lo sai, qui sfondi un portone spalancato :)

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    2. Quest'anno più che mai! Grazie Alli, buona Resistenza tutto l'anno!

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  5. Il mondo ha bisogno di una svolta, inutile girarci intorno. Non può una minoranza arricchirsi senza scrupoli, sulle spalle di tutti.
    Un cambiamento è possibile, ci vuole solo tanta volontà.
    Saluti a presto.

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    1. Sono d'accordissimo. A volte mi pare sia proprio la volontà che manca.

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  6. Io ho seri dubbi che tutto ciò porti ad un cambiamento, purtorppo ultimamente ho poca fiducia nel genere umano

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    1. Posso capire... Ma farsi guidare dallo sconforto non aiuta di sicuro a cambiare, non puoi perdere la fiducia almeno in quel pezzo di umanità che la merita tutta.

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  7. La maggior parte delle persone (compresi io e te probabilmente) con "quella normalità" ci campa. Anche se il capitalismo ha delle immense storture. Il cambio di paradigma è possibile? Come diceva un saggio, se vuoi cambiare il mondo cambia te stesso

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    1. Sono anni infatti che sto cambiando me stessa, e nel percorso ho incontrato tante persone la cui esistenza mi dà speranza che un cambiamento un po' più "allargato" sia possibile.

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  8. Il cambiamento inizia da me.
    Questo sistema capitalistico non regge.

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  9. Di colpevoli possiamo trovarne parecchi, dai mercati medievali di Wuhan, allo spillover, all'inquinamento, alle colture intensive, all'allevamento intensivo, allo sfruttamento del suolo, alla cementificazione... A tutta una serie di azioni che danno l'opportunità ai virus di mutare e diventare sempre più aggressivi. Riconsiderare le nostre azioni in un sistema che si chiama mercato e capitale invece diventa dura, diventa dura trovare chi vuole davvero il cambiamento, sia dal basso che dall'alto, ovviamente parlo di grandi numeri. Siamo in tanti, certo, a voler cambiare e a cercare di vivere in modo sostenibile, ma siamo troppo pochi. E la riconversione di un sistema granitico non è facile, per nulla.

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