la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

mercoledì 28 maggio 2014

Ecco a voi le api impazzite

Da qualche giorno eravamo convinti di avere un nido di vespe sul terrazzo, o sul tetto, o addirittura da qualche parte in casa. Riconosco di non essere in grado di distinguere, così su due piedi, una vespa da un ape, però ricordavo che le api andavano sui fiori, e sul terrazzo i fiori non mancano. Queste invece no. Di queste ce n'erano più dentro che fuori, pensi "Va beh, saranno attirate dal cibo", ma non ne abbiamo vista una avvicinarsi a un piatto; pensi "Saranno finite dentro per sbaglio e non riescono a uscire", eppure quando, con l'aiuto di un foglio di carta, si riusciva guidarne una fuori dal balcone, lei faceva un giro e rientrava, per andare ad appiccicarsi sul vetro della porta-finestra, e ci girava su senza meta, senza un percorso, semplicemente come se fosse una lastra coperta polline succulento. 
Ieri mattina abbiamo raggiunto il clou, ce ne saranno state più di trenta, ci siamo chiesti se non fosse il caso di chiamare qualcuno che cercasse il nido; ma io in fondo non ero preoccupata più di tanto. Perchè? Perchè non erano aggressive, anzi, per dirla tutta, non ti si filavano di striscio. E sempre a dirla tutta, Fra ne ha schiacciata qualcuna, ed è stata la cosa più semplice del mondo. Sembravano come rincoglionite, non sentivano il pericolo avvicinarsi, si lasciavano raccogliere con un foglio di carta e accompagnare fuori.
Poi ieri sera ci imbattiamo in un telegiornale. "Sciami di api impazzite a Londra, a Milano e a Bologna. Sono rimasta a bocca aperta, non riuscivo più a spiccicare parola. Eccole le api impazzite, quelle di cui finora avevo soltanto scritto qui e qui, quelle che hanno perso l'orientamento, quelle che non riescono più a nutrirsi, che si fiondano senza alcun motivo sui vetri (a Londra hanno ricoperto il parabrezza di un auto), che non hanno più uno scopo, che non trovano la via di casa ma nemmeno la cercano perchè non lo sanno manco loro cosa ci stanno a fare al mondo, quelle che sono deboli perchè non riescono a nutrirsi e così alla fine si lasciano morire.
Oggi in effetti quel zzzzz che ieri ci ha fatti diventare matti non si sente quasi più. Ce n'è una, la sto osservando, sta sulla finestrella che dà sui tetti alla mia destra, è un quadratino di una quindicina di centimetri di lato. Lei è lì, risale il vetro, arriva in cima, poi scivola giù, debole, insensata, e tenta di risalire, e avanti così, sempre più faticosamente e sempre più inutilmente. La osservo. E non riesco a contenere la tristezza che mi sta invadendo e il nodo che sempre più mi sta stringendo la gola. E piango. Per lei, per me e per il resto del mondo.

giovedì 22 maggio 2014

Utopie

Quando mi do alla lettura di saggi, e leggendo ultimamente soltanto la sera, mi capita quella sera che non mi va di essere concentrata e che ho voglia di una parentesi "leggera". Chi mi conosce ha già intuito dove vado a pescare in quelle sere lì: ovvio, dallo scaffale delle graphic novels, di cui, essendo compratrice compulsiva, ne ho sempre ancora da leggere.
Beh, ieri sera ho pescato questa perla qui
L'avevo preso addirittura l'anno scorso, forse per il titolo pieno di speranza, forse perchè ho sempre preso sul serio le utopie, e perchè non mi dispiacciono affatto i disegni di Elfo (al secolo Giancarlo Ascari) e nemmeno il suo cervello. Vi sarà capitato di incontrarlo leggendo Repubblica, o il Manifesto, o l'Unità o il buon vecchio Diario...
Questo librone, librone non per il numero di pagine (127, sempre troppo poche) ma per il formato, è semplicemente una raccolta di utopie, famose, meno famose e inventate.
E chi può guidarci attraverso queste 22 utopie se non Don Chisciotte e Sancho Panza?
Si parte dal giardino dell'Eden, che è forse la parte più esilarante. Sì, decisamente la descrizione dell'"Eden Garden- Resort di charme" è ironicamente azzeccatissima!
 Dalla Terra promessa del popolo d'Israele al falansterio di Fourier, passando per il Paese di Cuccagna (dove chi manco lavora più guadagna) e la Comune di Parigi, Elfo riesce a riunire storia, letteratura, mitologia, fantasia sotto il segno di un sentimento comune: costruire la società perfetta.

Il filo conduttore di tutte le storie è quella tendenza umana all'elevazione, o quantomeno al miglioramento, quella convinzione che si può stare bene e in pace, che si può dare vita a una società felice.
Per l'ingegnere Giorgio Rosa la società felice si può realizzare, nel 1968, su una piattaforma di acciaio e calcestruzzo al largo di Rimini, su cui fondare una repubblica indipendente la cui lingua ufficiale è l'esperanto (avete mai visto il documentario "L'isola delle rose?", in caso negativo cercatelo).
il tabacco in alto a sinistra è casuale e non l'espressione dlla mia personale idea di società felice
Per Paul Lafargue, cubano nonchè genero di Karl Marx, la felicità sta nel "Diritto all'ozio", libro da lui pubblicato nel 1883 e del quale Filippo Turati scrive "Il libretto deve leggersi da tutti, anzi, divorarsi, con gusto e con piacere infinito". E come dargli torto? Il libro di Lafargue non è un semplice e sterile inno alla pigrizia. Lafargue aveva capito tutto. "I proletari si sono consegnati corpo e anima al vizio del lavoro, facendo precipitare la società intera nelle crisi industriali della sovrapproduzione che sconvolgono l'organismo sociale. [...] Il grande problema della produzione capitalista non è più trovare dei produttori...ma scoprire consumatori, stuzzicare i loro appetiti e creare in loro bisogni fittizi...sono centinaia di milioni e di miliardi le merci che l'Europa esporta tutti gli hanni ai quattro angoli del mondo a popolazioni che non sanno che farsene. [...] Bisogna che il proletariato...proclami i diritti alla pigrizia...che si costringa a non lavorare più di 3 ore al giorno". Lafargue si suiciderà insieme a sua moglie il 26 novembre del 1911.

Dopo aver letto le prime venti pagine, avevo già una lista di libri da cercare in biblioteca e informazioni da approfondire in internet. E la prima cosa che sono andata a cercare è il Bread and puppet theatre.

Ne avevate mai sentito parlare? Io no, ed è stata davvero una scoperta entusiasmante! "...Ora le strade sono molte e i burattini sono pochi...il Bread and Puppet Theatre fa il pane e costruisce burattini...alcuni dei nostri spettacoli sono buoni e altri cattivi. Ma tutti i nostri spettacoli sono per il bene contro il male". Peter Schumann, scultore, pittore e costruttore di marionette, nel 1963 ha questa illuminazione: mettere in relazione il pane con i pupazzi, fondando con Bob Ernsthal, nel Lower East Side di New York, il Bread and Puppet Theatre e dando vita a spettacoli improvvisati, happening, parate, usando burattini e maschere alti anche tre o quattro metri e coinvolgendo centinaia di persone negli spettacoli stessi. E ovviamente distribuendo gratuitamente pane autoprodotto. Ed esponendosi nelle battaglie dell'epoca per i diritti civili. E portando avanti a tutt'oggi la propria utopia.

E non sto a parlarvi dell'Abbazia di Thélème, o di Libertalia, o di Flatlandia,  forse mi sono dilungata anche troppo...in effetti quello che volevo fare era solo consigliarvi un libro e ribadire
MAI SMETTERE DI SOGNARE, MAI SMETTERE DI VEDERE OLTRE E DI LOTTARE PER UNA SOCIETÀ PIÙ FELICE!

sabato 17 maggio 2014

Attivismo efficace

A tutti quelli che dicono che "tanto non serve a niente".

In Belize, alcune associazioni ambientaliste sono riuscite, dopo non poche e difficili battaglie, a salvare una delle più estese barriere coralline del mondo dalle trivellazioni.
Mai smettere di lottare!

Buon weekend a voi, attivisti, ottimisti o disfattisti che siate.

venerdì 9 maggio 2014

Edilizia per senzatetto

Che c'è di meglio di imbattersi in una notizia che mette il sorriso in questo venerdì che scoppia di sole (e di pollini, ma tanto non sono allergica!)?

C'era una volta un'artista che viveva a Oakland. Un giorno, mentre se ne stava nel suo studio a lavorare alla sua ultima opera, cioè una casa mobile equipaggiata di tutto il necessario, compreso un cucinino e un sistema di smaltimento rifiuti, vede affacciarsi un infreddolito senzatetto che chiedeva semplicemente una coperta per ripararsi. L'artista, che di nome si chiamava Gregory Kloehn, la coperta non ce l'aveva, ma disse al senzatetto "Sai che c'è? Altro che coperta, io ti regalo proprio un'intera casina, guarda caso la stavo giusto ultimando!"
E, visto che il senzatetto era tanto contento e grato del regalo, il buon Gregory si è così "preso bene", come dicono i gggiovani, che, invece di costruire opere d'arte da vendere ai ricconi, ora passa le giornate a rovistare in cassonetti e discariche in cerca materiali e pezzi vari da riciclare per costruire altre casine per altri senzatetto.

Le casine hanno ovviamente dimensioni ridottissime, ma "piutost che nient l'è megl piutost", come dicono da queste parti. E poi sono funzionalissime, con tetti spioventi perchè non ristagni la pioggia e rotelle per portarsela dove si vuole. 
Sono costruite su una base di pallet, ovviamente riciclati, e il resto è affidato alla fantasia di Gregory e ai materiali recuperati di volta in volta.
La mia preferita è questa
ma pure questa quant'è simpatica?!
Poi ovvio, se l'amministrazione locale di Oakland si prendesse cura dei suoi senzatetto sarebbe decisamente meglio. Penso ai senzatetto di Tokyo che avevano a disposizione container che da noi manco i terremotati ce li avevano così fighi, avevano chi portava loro le scorte d'acqua e ritirava la spazzatura, e ovviamente un sussidio; però ripeto, tra lo stare al freddo o sotto la pioggia e in una specie di micro casina buffa, decisamente meglio la seconda opzione.
E poi, quello che mi ha messo il sorriso, non è tanto il pensiero di qualche decina di senzatetto in meno sotto la pioggia, quanto l'esistenza di una persona che ha preferito al vendere oggetti inutili a persone che non hanno che farsene del proprio denaro, costruire qualcosa di utile e concreto e regalarlo a chi il denaro non ce l'ha.
Voi come la vedete?

Intanto, qui trovate gli altri rifugi costruiti dal signor Kloehn e la notizia al completo.

Buon weekend a voi, e che non manchi mai un tetto sulle vostre testoline!

lunedì 5 maggio 2014

Fagioli anarchici e bietola

Per Pasqua sono venuti su i miei genitori a trovarci, ovviamente carichi di meraviglie e delizie. Certe cose le "ordino" espressamente, per il resto mi affido all'amore e l'ispirazione della mamma, che questa volta mi ha fatta felice dicendomi "Ti ho portato i fagioli di Letino!"
Letino è un piccolo comune del massiccio del Matese (ai cui piedi sono nata io), che nonostante si estenda per 31 km quadrati ad un'altitudine che va da 900 a più di 1500 metri slm, è abitato da neanche 1000 anime (prova a passarcelo tu tutto l'inverno lassù!).
Quando ero piccola, per me Letino rappresentava le gite in montagna, quando in estate ci si metteva in macchina in due o tre famiglie, armati di cibo, bevande, pallone e allegria e si passava la giornata in riva al lago (artificiale)
 o vicino a qualche torrente dall'acqua gelida, così gelida che ci si teneva in fresco il cocomero :) 

Crescendo ho imparato anche un po' di storia, fino a quando Letino per me è diventato sinonimo di rivoluzione.
La storia, un po' storia e un po' leggenda, è questa qua:

16 anni dopo il massacro di Pontelandolfo e Casalduni, nella medesima zona (a 12 km da Pontelandolfo), nelle medesime condizioni socioeconomiche (aggravate dalla guerra di sterminio e da quindici anni di regime sabaudo, peraltro con il governo antipopolare della Destra Storica, quella della tassa sul macinato) contro il generoso tentativo degli anarchici di incitare all'insurrezione per la libertà  fu messa in atto prima una azione di intelligence  e poi una repressione diffusa ed una militarizzazione del territorio, tese a spezzare ogni ipotesi di saldatura tra i rivoluzionari ed i contadini meridionali
Protagonista del tentativo insurrezionale fu la cosiddetta Banda del Matese che contava tra i suoi militanti Errico Malatesta e Carlo Cafiero (...)
Il Matese fu ritenuta zona adatta alla guerriglia. Da qui - nel cuore del Mezzogiorno - gli anarchici intendevano far scoccare la scintilla della rivoluzione. Non pensavano ad un'insurrezione generale, bensì ad un'azione di vera e propria guerriglia. Lo scopo era quello di occupare, con pochi uomini, una zona simbolicamente importante perché inespugnabile, e da lì incitare all'azione chi agognava alla libertà. L'operazione era prevista a marzo, ma la neve ancora presente nel Matese fece rallentare i piani degli anarchici (e permise al ministero degli Interni, debitamente informato, di studiare delle contromosse). Il luogo dell'incontro dei cospiratori doveva essere San Lupo, un piccolo paesello. Ma invece di cento - come preventivato - si presentarono solo ventisei compagni.  Si decise di continuare comunque e il piccolo gruppo di uomini cominciò a marciare, naturalmente ognuno con la sua bella sciarpa rossa in evidenza.
Le guide non si presentarono, i viveri non giunsero a destinazione. La leggenda dice che i rivoluzionari avessero deciso di passare agli espropri, ma quando - alla prima pecora sequestrata - il piccolo pastore, tale Purchia, cominciò a piangere, la restituirono. Dopo tre giorni di marcia, la mattina dell'8 aprile 1877 entrarono a Letino in armi. Dichiararono decaduta la monarchia sabauda e distrussero i ritratti di Vittorio Emanuele, dando alle fiamme, tra il giubilo degli abitanti di Letino, sia i registri fiscali che tutte le carte dell'archivio comunale. Vennero distrutti i titoli di proprietà (catasto, ipoteche, gravami a favore della Santa Chiesa) e ufficialmente proclamata la rivoluzione sociale. Il popolo plaudente salutò il lancio dalle finestre del municipio di grossi fasci di cartaccia che alimentano un grande falò acceso sulla pubblica piazza. Vennero, infine, guastati, sui mulini, i contatori dell'iniqua tassa sul macinato. La rivoluzione venne spiegata con pochi esempi pratici, e in dialetto. Carlo Cafiero saltò sul basamento di una grossa croce divelta, e sul quale sventolava la bandiera rossa e nera dell'Anarchia. Spiegò cosa fosse la rivoluzione sociale, i suoi fini e i suoi metodi. illustrando, sempre in dialetto stretto, il programma dell'Internazionale: non più soldati, non più prefetti, non più proprietari. E, secondo le testimonianze registrate dai carabinieri, il popolo di Letino, quello della santa religione, gridava: "Evviva l'Internazionale! Evviva la repubblica comunista di Letino!"
Lo stesso parroco del paese, don Raffaele Fortini (...), spiegò come Vangelo e socialismo fossero la stessa cosa e che gli anarchici erano i "veri apostoli mandati dal Signore per predicare le sue leggi divine". Il popolo applaudiva. nè servi nè padroni; la terra in comune, il potere a tutti. E a gran voce si chiedeva ai rivoluzionari di completare l'opera iniziata, confiscando le terre e ridistribuendole. Ma Cafiero, a nome della Banda, rifiutò decisamente sia perché il gruppo doveva andare in altri paesi a portare la scintilla della rivoluzione, sia soprattutto, perché i contadini dovevano imparare a far da soli, sfruttando le loro forze. "I fucili e le scuri ve li aviamo dati, i coltelli li avite - se vulite facite e si no, vi futtite".
Alla fine i rivoluzionari lasciarono il paese tra gli applausi dei contadini diretti verso Gallo. Qui furono ripetuti gli stessi atti compiuti a Letino tra un analogo entusiasmo da parte dei contadini e del parroco Vincenzo Tamburri. Intanto si stava organizzando la reazione del governo che, a detta di alcuni storici era già informato da tempo del progetto di rivoluzione sociale preparato dagli internazionalisti. Pare infatti che la persona scelta come guida perchè a conoscenza dei luoghi inpervi del Matese, tal Farina di Maddaloni, aveva tradito rivelando tutto al ministro degli interni Nicotera, ex Mazziniano come lui. Dopo gli eventi di Letino e Gallo, la banda vagò per tre giorni sui monti del Matese, sorpresa dal freddo e dalla neve, senza guide ne carte, nè viveri, con i paesi resi ormai inaccessibili dall'arrivo dei soldati e con tutte le vie di fuga, sia verso Isernia che verso Piedimonte Matese (il mio paesello, ndc) e Benevento sbarrate dall'esercito (circa 12.000 uomini) che avevano ormai circondato tutto il territorio.  
La mattina dell'11 aprile un contingente di bersaglieri, a quanto pare partiti proprio, ironia della sorte, da Pontelandolfo, localizzò la banda in una masseria alla contrada Rava della Noce quindi arrestò i rivoluzionari. Un sogno di riscatto, recita la lapide a San Lupo, rimasto senza compimento.
La lapide a Letino (immagine tratta dal web)
fonti e approfondimenti qui e qui 

Ma torniamo a noi.
I fagioli di Letino sono dei cannellini direi, ma hanno un profumo e un gusto tutto speciale, non vi so spiegare quanto siano buoni! Così buoni che per una pasta e fagioli sono sprecati: bisogna gustarseli praticamente al naturale, cotti al minimo e conditi ancora meno. Insomma il fagiolo perfetto per il classico piatto di fagioli col pane. Che è più o meno quello che ho fatto :)

I miei ingredienti in quantità anarchicamente imprecise x 2 persone:
Più o meno 300 gr di fagioli precedentemente lessati (lessati con foglie di alloro per renderli più digeribili),
un mazzetto di bietola,
due (ma anche quattro) fette di pane abbrustolito,
due spicchi d'aglio,
olio rigorosamente evo,
sale e pepe.
Procedimento
Lavare la bietola, tagliarla a pezzi e metterla in padella con un po' d'olio e uno spicchio d'aglio e farla cuocere a fuoco basso e col coperchio Quando è praticamente cotta, aggiungere i fagioli, dare una bella mescolata e far andare ancora per qualche minuto, giusto il tempo che gli ingredienti facciano amicizia.
Intanto abbrustolire le fette di pane e strofinarci sopra l'altro spicchio d'aglio (si è capito che mi piace l'aglio?).
Salare la zuppa, spolverarla di pepe e servire con una fetta di pane e con un giro d'olio crudo, chè sui fagioli è la morte sua!
Ho pensato che forse ci sarebbe stata bene anche una spruzzata di limone, ma non ce l'avevo quindi non confermo.

E con questa confortevole zuppa e con sogni di riscatto e libertà, vi auguro una splendida settimana!

E la ricetta la regalo alla Capra per il suo 100% Vegetal Monday


giovedì 1 maggio 2014

DOVE E’ SEPOLTA LA SALMA DEL PRIMO MAGGIO

DOVE E’ SEPOLTA LA SALMA DEL PRIMO MAGGIO.

Oggi sono in grado di rivelare per la prima volta a milioni di lavoratori e al mondo politico dove è stata sepolta la salma del Primo Maggio.


La stanno cercando disperatamente 30 milioni di disoccupati/sottoccupati europei, e il 42% dei vostri figli senza lavoro e senza speranza di trovarne uno.

La salma del Primo Maggio fu tumulata nel 1975, nell’oceano Atlantico, dopo che la Commissione Trilaterale lo assassinò. Il sicario prescelto dalle elite di Stati Uniti, Europa e Giappone fu Samuel P. Huntington, nel suo trattato “The Crisis of Democracy”.

Huntington scrisse:

“Quando il radicalismo di sinistra perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”…

“la concertazione produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”.

Parole, queste, che preconizzarono con estrema lucidità una delle epoche più infami dei rapporti fra Vero Potere e sindacati, quella che nel giro di pochi decenni li porterà dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul grado di abolizione dei diritti. Quella che porterà politica e cittadini ad accettare “l’inimmaginabile reso plausibile”, dove il lavoro, equiparabile ai globuli bianchi del corpo perché senza lavoro si muore, è stato privatizzato, precarizzato, flessibilizzato, reso noleggiabile, e un privilegio se lo si ha, come se avessero reso i globuli bianchi del tuo bambino privati, precari, flessibili, noleggiabili, e un privilegio averli.

Hanno reso plausibile l’inimmaginabile.

Domani primo Maggio, in un mondo sano, dovrebbe scoppiare una guerra civile in Europa.


BUON PRIMO MAGGIO A CHI FA IL LAVORO CHE AMA E A CHI FA UN LAVORO CHE ODIA, A CHI IL LAVORO L'HA PERSO, A CHI SE NE È REINVENTATO UNO, A CHI LO STA CERCANDO, A CHI CE L'HA OGGI E NON SA SE CE L'AVRÀ DOMANI, A CHI L'HA AVUTO PER UNA VITA E ANCORA NON PUÒ LASCIARLO PENA LA FAME, A CHI HA ANCORA IL CORAGGIO DI SCIOPERARE E RIVENDICARE I PROPRI DIRITTI NONOSTANTE TUTTO, A CHI DEDICA UN PENSIERO AL PERCHÈ FESTEGGIAMO IL PRIMO MAGGIO.