la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

venerdì 30 settembre 2016

Sparizioni

Proprio ora, ora che ho portato uno dei due pc dall'amico smanettone, che mi stavo sistemando lo zibaldone di foto, appunti e materiale vario, ora che avevo fatto ordine tra le varie bozze di post e che addirittura stavo riprendendo un ritmo decente di pubblicazioni...proprio ora, anzi un paio d'ore fa, apro il blog e vedo metà dei gadget spariti! Mica poi che so, una foto, un link, no: tutti gli elenchi dei post divisi per argomento, nonchè il blogroll, l'elenco dei blog che seguo, in cui ci sono anche quelli a cui non è possibile iscriversi e di cui, appunto, avendoli nell'elenco seguivo gli aggiornamenti.
Lo so che non è grave, ma a me quegli elenchi tornavano comodi parecchio... E adesso sto cercando di rifarli da capo, ma il blog è nato a maggio del 2012, e in poco più di un'ora non sono arrivata nemmeno alla fine dell'anno. Che poi, che fine hanno fatto?! Dove sono? Chi li ha presi?! Perchè dite che tutti possono aprire un blog e poi succedono queste cose che decisamente non tutti invece capiscono e sanno gestire? E io che mi ero preparata bel bella a un bel giro di lettura sono invece inchiodata a rifare tutto da capo, ad andare di post in post e infilarlo nel suo elenco. 
E non avevo in programma di uscire, ma l'amica Anna mi chiama per una birretta fuori, e io penso che forse un po' dell'aria fresca di questo fine settembre mi toglierà il nervoso, e avere di fronte un'amica al posto dello schermo del computer mi farà sentire meno impedita e frustrata. Quindi scusate per la veste da lavori in corso del blog, pian piano tornerà più bello di prima! Ecco!

P.s. Se poi qualcuno fosse in grado di dirmi cosa può essere successo, gliene sarei assai grata :)

giovedì 22 settembre 2016

L'estate in barattolo

Io non ci avevo pensato, e poi oggi c'è pure il sole, ma ci ha pensato Google a ricordarmi che oggi inizia l'autunno. E va beh, non mi strapperò i capelli, panta rei, come dice il canale sotto la mia finestra (reazione particolarmente zen dovuta sicuramente all'ora e mezza di yoga appena finita).
Che poi tanto me ne ero già accorta dalla temperatura eh che l'estate ci stava salutando anche quest'anno, per non parlare della luce. Sarà stato forse questo il motivo per cui, non avendo fatto nemmeno una marmellata ma giusto qualche barattolo di zucchine e di agli sott'olio, mi è venuta l'ansia di conservare un altro po' di estate, e così mi sono cimentata nei pomodori in conserva.
 
Se qualcuno me lo avesse detto qualche decennio fa, non ci avrei mai creduto. Uno dei motivi per cui non vedevo l'ora di diventare grande era che finalmente non avrei più dovuto "fare i pomodori", come si dice da noi. Dopo il giorno del ritorno all'ora solare, per un po' dell'infanzia ma soprattutto in adolescenza il giorno in cui si facevano i pomodori è stato da me il giorno più odiato dell'anno. Premesso che la mia famiglia ha sempre vissuto in un appartamento, per cui i pomodori si andava a farli da amici in campagna, questo voleva dire alzarsi all'alba, quanto già bastava a farmi odiare profondamente l'intera faccenda.
E poi i lavori che, in quanto bambina, non potevo fare, dovendomi accontentare quindi delle mansioni noiose; l'impossibilità, da adolescente, di fare un giro sotto casa a vedere se ci fossero i miei amici, il senso di essere ostaggio in una casa di campagna fino al tardo pomeriggio (uff l'insofferenza adolescenziale!); e poi tutto quel pomodoro che inevitabilmente ti finiva addosso, e pane e pomodoro per merenda (cosa darei ora per quella bella fetta di pane dalla mollica bollosa e la crosta croccante imbevuta di succo di pomodoro e olio). E mia madre che non era come certe sue amiche più anziane, convinte che una donna in ciclo non può fare conserve se no manda tutto in malora, no mia madre diceva "son tutte sciocchezze" e ci portava a fare il nostro anche se eravamo mestruate (per la cronaca, non è mai andato in malora nulla). L'unica cosa che mi ha sempre affascinato era il bidone gigantesco posizionato su un grande fornello alimentato con la bombola, in cui si infilavano bottiglie e barattoli e tanti stracci e poi si riempiva d'acqua con la pompa e sembrava non riempirsi mai, e poi si stava lì a sperare che non scoppiassero troppi barattoli. Chissà, forse mi piaceva anche perchè voleva dire che, anche per quell'anno, quella giornata faticosissima volgeva al termine.
E invece, a quarant'anni eccomi qua, a non aver nessuna voglia di smettere di mangiare i pomodori nonostante stia arrivando la stagione del kale, ad accorgermi che il mio spacciatore clandestino ha ancora tanti San Marzano belli rossi e sodi e li fa a soli 2 euro al kilo perchè son gli ultimi, a chiamare mia madre e chiederle che cosa devo fare.

 
Le dosi non hanno niente a che vedere con quelle di un tempo, i miei riempivano un'intera scaffalatura di bottiglie di salsa e barattoli di pelati. Io poi non ho nessun bidone, ma solo due pentoloni grandi. E nemmeno gli strumenti per far la salsa, quindi la mia conserva è davvero "basic".
Ho semplicemente lavato ben bene i pomodori dopo aver scelto con cura solo quelli maturi e perfetti e li ho lasciati asciugare. Ho tagliato a metà ciascun pomodoro e riempito man mano tutti i barattoli, spingendo un po' sul fondo per togliere l'aria, ci ho infilato qualche foglia di basilico e ho tappato. Ho messo uno straccio sul fondo del pentolone e i barattoli intervallati da altri stracci in modo da evitare il contatto tra loro e quindi la rottura, riempito di acqua fredda e fatto bollire per mezzora o poco più. Ho aspettato con pazienza che il tutto diventasse completamente freddo, ho esultato perchè i miei quindici barattoli erano tutti intatti e li ho riposti al buio nella credenza. Ah, e mi sono emozionata.
Questo infatti non pretende certo di essere un tutorial sulla conserva di pomodori al naturale, il web è pieno di gente che ne sa di più; no, questo era solo il racconto di un'emozione. Non solo emozione per l'autoproduzione in sè, che mi emoziona sempre, ma per certi deja vu: per certi odori che sanno di estate e di buono; per certi gesti, come quello di pigiare i pomodori nel barattolo, che mi ricordano la mano delicata e forte di mia madre quando lo faceva; per certe immagini, come la fogliolina di basilico alla fine, che fa sembrare il barattolo un quadretto perfetto.
Credo che la nostra magra conserva non arriverà nemmeno a Natale, ma se va tutto bene, l'anno prossimo ci organizziamo meglio, perchè fare i pomodori, checchè ne dicano Cri bambine e Cri adolescenti, è proprio una bella cosa!

venerdì 16 settembre 2016

Di lavoro si muore, di sciopero anche


Oggi nessuno dovrebbe andare al lavoro. Tutti i facchini d'Italia dovrebbero incrociare le braccia, e tutto il resto dei lavoratori con loro. Ieri è successa una cosa terrificante, ieri, un operaio è stato ucciso mentre e perchè esercitava il suo diritto di sciopero. È un brutto mondo quello dei facchini, è un mondo quasi senza regole. Qualcuno che conosco bene ci è entrato e ne è uscito inorridito. Di notte, all'hub dell'Sda (spedizioniere delle poste) di Bologna, la cui sede è in piena zona industriale dove gli autobus non arrivano, si accalcano decine e decine di persone, per lo più africane, arrivate lì a piedi o in bicicletta dalle loro case o pseudotali. Stanno lì e aspettano, finchè qualcuno della cooperativa non esce fuori e dice "tu, tu e tu"; a quel punto c'è chi ha svoltato la notte di lavoro e chi gira i tacchi e si rifà tutta la strada al contrario, per intraprenderla la sera dopo sperando in miglior fortuna. La maggior parte delle cooperative di facchini sono posti brutti, dove il fatto che non ti facciano fare il corso di formazione (nonostante ne abbiano l'obbligo) per insegnarti a gestire i pesi ed evitare di massacrarti la schiena è solo l'aspetto più piacevole. Sono posti dai contratti di lavoro anche di pochi giorni, e da stipendi da fame, ché tanto devi solo ringraziare che ti diano da lavorare. Sono posti spesso non sindacalizzati, perchè si fa fatica da straniero a muoversi in certi ambienti, si fa fatica a dire "io non merito di essere trattato così", si fa fatica a trovare il coraggio di protestare e mettere a rischio quei quattro spicci che ti permettono di sfamare dei bambini che, da parte loro, staranno facendo altrove la loro fatica di stranieri in terra tutt'altro che accogliente. Abd Elsalam Ahmed Eldanf però il coraggio l'aveva avuto, la sua dignità aveva affrontato con lui il viaggio dall'Egitto e non l'aveva abbandonato nemmeno in un ambiente brutto e "abbrutente" come quello del facchinaggio; la sua dignità l'aveva spinto a unirsi ai suoi compagni per difendere i suoi diritti di uomo e di lavoratore. Ma un capo spietato, un capo che si crede padrone, non ne ha avuto pietà, un camionista che evidentemente pensava solo al suo stipendio (un poveraccio dunque che mi fa quasi altrettanta pena nei rari attimi in cui riesco a zittire l'orrore e la rabbia) non ha esitato a obbedire al padrone e l'ha investito. 
E questo fa davvero orrore. Fa orrore pensare che il mondo del lavoro sia tornato a essere un mondo di schiavismo. Fa orrore che gli schiavi non si rendano conto nemmeno di essere tali, che ognuno se ne stia zitto zitto nella sua gabbia, che ognuno si lasci schiavizzare senza disturbare, che a tratti ringrazi pure. Il vero orrore è che oggi ognuno se ne vada a lavorare pensando ai fatti suoi, fa orrore che non ci siano scioperi e proteste in tutto il Paese, che un fatto del genere non sconvolga e non indigni.
Questo mi fa più orrore della velocità con cui i pm hanno tirato fuori la balla che non ci fosse nessuna protesta e nessun picchetto (e allora però spiegatemi cosa ci faceva la polizia, già presente al momento del fatto, in un posto del genere di notte) e che addirittura il povero Ahmed si sia lanciato come un folle incontro al tir; mi fa più orrore del fatto che oggi, il giorno dopo e non il mese dopo, sulle principali testate nazionali, la notizia si sia trasformata in un trafiletto a fondo pagina, tanto che scorrendo, nella mia ingenuità, ho addirittura pensato di averla saltata senza averla vista. Mi fa più orrore di un premier che dice che non si può morire manifestando quando lui stesso è uno dei principali responsabili del sistema schiavistico attuale.
Sì, l'indifferenza delle persone mi fa più orrore di tutto. Oggi sono triste, e non per la pioggia.

mercoledì 14 settembre 2016

Marocco contro sessismo e razzismo

Nel mio libro di lettura delle elementari c'era una lettura che mi ha sempre messo una grande angoscia. Un padre torna casa (illustrazione di una cucina tristina ed essenziale) e comunica alla moglie che la fabbrica in cui lavora chiude e lui è disoccupato. Lei, disperata, parte coi conti: le scarpe per Tizio, i libri per Caia, e ora come facciamo e via dicendo; ovviamente Tizio e Caia non si sono ancora addormentati, origliano e a questo punto non so se e quando si riaddormenteranno, presi da paura per il futuro e sensi di colpa per il bisogno di scarpe e libri. Ora, mia madre è una casalinga, ma i lavori tra i miei genitori mi sembravano equamente distribuiti: papà va in ufficio, mamma si occupa della casa, entrambi passano con noi ogni minuto che possono. I genitori della mia amica del cuore invece lavoravano entrambi, e in effetti suo papà collaborava più del mio alla gestione domestica. MI sembravano semplicemente modi diversi di organizzare la vita familiare. Quindi io mi sono semplicemente chiesta: "Ma se il papà della storia non ha un lavoro, non può andarci la mamma a lavorare, come fa la mamma di Stefania?" E mi stupivo di come questa soluzione non venisse in mente anche a loro.
Insomma, oltre a essere una lettura che in quanto ad angoscia era paragonabile solo a quella in cui quattro uomini incappucciati portano via Pinocchio (dove? chi può dirlo?!) perchè non vuol prendere la medicina, questa è una lettura che dirle sessista è farle un complimento!
immagine trovata in internet
E mi è venuta in mente leggendo questo articolo: il ministero dell'Istruzione marocchino ha deciso di rivedere i testi scolastici al fine di epurarli da ogni eventuale forma di sessismo, come ad esempio illustrazioni che mostrino gli uomini davanti alla tv e le donne in cucina, nonchè di razzismo e estremismo religioso. A partire da quest'anno scolastico, dalle elementari alle superiori, i testi scolastici dovranno rispecchiare i valori di pace e di uguaglianza della Costituzione fondata nel 2011. La decisione è partita direttamente dal re Mohamed VI, anche se questi si riferiva soltanto all'insegnamento della religione, che, secondo lui, deve "concentrarsi sulla formazione dei valori di tolleranza dell’Islam, che sostiene equilibrio, moderazione, tolleranza e convivenza con diverse culture e civiltà". Come dire che bisogna insegnare che essere musulmano non significa uccidere i cosiddetti infedeli ma rispettare il credo altrui.
Il Ministero dell'Istruzione ha poi deciso di estendere questo approccio a tutte le materie scolastiche, per cui nessun libro di testo, come dicevo, dovrà avere alcun riferimento sessista né di istigazione a odio e violenza.
Beh, a me questa sembra una bella notizia e mi fa ancora più piacere che venga proprio da un paese a maggioranza islamica, tanto per chiarire che le donne musulmane non hanno certo bisogno di un francese illuminato che dica loro come vestirsi fino ad arrivare a vietar loro l'accesso a una spiaggia pubblica; tanto per sottolineare che ok, il mio libro di lettura avrà pure trent'anni, ma a tutt'oggi non mancano certo dalle nostre parti immagini squalificanti e svilenti della donna, chè il cartellone con una figona in calore che fa gli occhi languidi e ti dice "Sono Helvetia, vieni a trovarmi" (una panoramica delle montagne svizzere, visto che di quello parliamo, non faceva abbastanza effetto, eh?) non è meno deprimente della mamma che va a pulire casa al figlio universitario o lava i vestiti del calcetto di marito e figlio. E mi fermo al discorso "immagine", che se poi andiamo nella pratica, visto quello che succede anche solo in Italia, tra madri che sanno di violenze subite dalle figlie ma tacciono per quieto vivere (di chi poi? non della figlia di sicuro) e giudici che reputano consenziente una ragazza violentata a turno da cinque ragazzi, in quanto a rispetto per la donna non abbiamo da insegnare davvero niente a nessuno.

venerdì 9 settembre 2016

Buoni propositi per la stagione fredda

Sarà che ho ancora il costume addosso perchè appena rientrata da due giorni in riviera, sarà che stavo valutando un percorso per una camminata da farsi questo weekend, sarà che quest'anno le mie ferie sono arrivate tardi e che non ho bambini da preparare per la scuola, sarà che cerco di negare l'evidenza ma io mi sento ancora in piena estate!
Eppure la parte antipatica e noiosa di me, sì parlo della parte razionale, lo sa che l'autunno è dietro l'angolo e, finite le vacanze, inizia a fare bilanci e soprattutto proposte.
Sono riuscita a metterla a tacere per un po', non è stato difficile girando per le strade, sporche ma così dannatamente vere (rispetto a certi bijoux iperturistici), di quell'immensa metropoli che è Atene,






perdendomi tra gli ulivi delle sue colline e meravigliandomi davanti a quel che resta del Partenone


pare che qui Socrate sorbì la sua amara cicuta
L'ho messa a tacere durante una traversata di 15 ore, rigorosamente in passaggio ponte, ché se no che gusto c'è


Non vi dico poi quanto quella parte sia riuscita bene a starsene zitta durante i giorni lenti e rilassati trascorsi a Rodi! Durante i bagni all'alba insieme ai pesci,




mentre gironzolavamo per la città vecchia prima che si svegliasse e si riempisse di turisti, di souvenir esposti e di buttadentro davanti ai ristoranti





i maghi del forno sotto casa per fortuna si alzavano presto
mentre ci inerpicavamo su per l'acropoli rifiutandoci di prendere l'apposita navetta



mentre ci deliziavamo con l'adorata cucina greca e del buon vinello nell'unico ristorante senza buttadentro che abbiamo scovato (ebbene sì, il cibo l'ho mangiato senza fotografarlo)
Insomma, quella parte se ne è stata lì buona buona, ma ora mi sa che ha sentito l'odore di casa e si è affacciata...e allora affrontiamola!
Perché io lo so eh, lo sapevo già da prima di partire che un po' di cose non andavano, e che certo non sarebbero cambiate da sole mentre ero via.
E quando si parla di propositi, forse la prima cosa che viene in mente è il lavoro. Ok, faccio il lavoro che mi piace in un posto che mi fa schifo e per un'azienda di cui non condivido quasi niente. Però lavoro solo 3 giorni a settimana, anche se spesso diventano 4 o 5. Allora che si fa? No, non è il momento di fare la splendida e mollarlo, e poi mi piace vendere libri. Potrei però smetterla di farmi il sangue amaro, di odiare i clienti della domenica, di intristirmi di fronte a colleghi arrivisti e capi frustrati. Potrei riuscire in quei 3 giorni a prendere solo il bello del mio lavoro e a soprassedere sul resto. Ma soprattutto, potrei sfruttare in modo più gratificante gli altri giorni. Potrei rimettere mano a un progetto in cui io e mia sorella abbiamo investito tempo, energia e anche qualche soldo, e che poi si è arenato lì senza nemmeno un motivo preciso. Potrei anche impegnarmi di più, come invece sta facendo Fra, per realizzare il vecchio progetto del b&b, visto che è passato del tempo ma ci siamo resi conto che è un lavoro che ci manca da morire e che ci rendeva felici.
E poi potrei fare yoga più spesso e non solo quando ho lezione, si tratta solo di stendere il tappetino e il più è fatto. Ché poi dopo mi sento sempre così bene!
Potrei regalare a me e Fra un abbonamento a teatro, così magari ci andiamo invece che impigrirci e restare in casa.
Potrei scrivere molto di più, come facevo un tempo, invece di vedere un post come uno scoglio o temere che sia stupido o banale o faticoso o non abbastanza interessante.
Ecco, forse i miei buoni propositi si potrebbero ridurre a uno: potrei smettere di essere pigra, di lasciarmi scorrere i giorni tra le dita senza che meritino di essere ricordati. Perchè poi entro in un circolo vizioso, meno cose belle faccio e più mi intristisco, ma più mi intristisco e meno ho voglia di fare. Sì, devo solo alzare il sederino e fare, magari prima che arrivi quell'altra parte di me, quella che mi instilla il dubbio di stare sbagliando tutto, di non essere felice, di accontentarmi, ché poi non capisco mai se si curi davvero della mia felicità o se è solo un'autolesionista che si diverte a rompere coi domandoni esistenziali...
E voi?! Riposati? Partiti e tornati? Rigenerati? Magari con pensieri un po' meno intricati dei miei e meno "parti di sè" a cui dare (o non dare) ascolto?