la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

lunedì 31 dicembre 2012

Buoni propositi e felicità

No, non ho deciso di abbandonare a se stesso il blog, non sono scappata con Babbo Natale, ho solo lavorato tanto, consigliato e venduto libri (mai abbastanza!), fatto lavoretti natalizi con bambini, confezionato regalini, ho trascorso due giorni con la bella e calda famiglia pisana che sento sempre più mia (la mia era troppo lontana da raggiungere in due giorni), ho dormito ogni volta che è stato possibile e, onestamente, ho acceso il pc giusto per leggere posta e notizie.
Quindi scusate se non avete ricevuto i miei auguri di Natale, d'altra parte il Natale lo sento sempre abbastanza poco, non essendo cattolica e nemmeno molto consumista, quindi sarebbero stati auguri poco "sentiti".
L'inizio dell'anno invece è diverso, anche se avrei da ridire anche su quello...Non è per polemizzare ma ho sempre trovato difficile, calendario a parte, vedere un inizio nel bel mezzo dell'inverno. Io Capodanno lo festeggerei il 21 marzo! In primavera sì che c'è inizio, rinascita, disgelo, fioritura, uscita dal letargo, energia e voglia di ricominciare! In primavera sì che gira il sole! Ma, tanto per aiutarmi a sentire l'inizio anche in questo giorno d'inverno, fuori c'è un bel sole e ciclamini e violacciocche brillano di colori.

E quindi ok, iniziamo!
Come si suol dire, quest'anno sarò più buona...troppo facile! Ok, allora quest'anno cercherò di sprecare di meno, cercherò di sfruttare al minimo l'ambiente, cercherò di essere più altruista e generosa, cercherò di essere più empatica e tollerante.
E a voi (ma anche a me) auguro un anno di gioia, e, se deve esserci dolore, che sia passeggero e costruttivo. Vi auguro di conoscere tante persone nuove e magari diverse da voi, che le nuove conoscenze arricchiscono più del denaro. Vi auguro di visitare pezzi di mondo che non avete visto. Vi auguro una maggiore sensibilità verso il resto del mondo, anche quello che sembra non appartenervi solo perchè non vivete in Siria nè su falde tossiche a causa dell'inquinamento. Vi auguro di riuscire a leggere tanti libri. Vi auguro una maggiore e sana e indispensabile coscienza sociale e politica. Vi auguro di lavorare. Vi auguro salute.
Vi auguro un 2013 pieno di sole!

giovedì 20 dicembre 2012

Non buttare le bucce d'arancia

Da quando è nato il blog non ho mai fatto periodi di assenza così lunghi! Ho vari post iniziati da corredare di foto, di ricette, da finire di scrivere; mi è capitato di leggere notizie che vorrei condividere e commentare con i lettori; ho fatto i muffin all'arancia, il balsamo labbra, focacce di farro; ho letto libri di cui vorrei parlare; ho materiale tale da pubblicare tre post al giorno e non riesco a concluderne uno in dieci giorni. Per non parlare della lentezza con cui seguo i blog che mi interessano. Ma va beh, passerà Natale, il lavoro calerà e, spero, sarò meno stanca e con un po' di tempo in più da passare al pc.
E intanto stamattina vi racconto delle bucce d'arancia essiccate.
Martedì scorso abbiamo comprato una cassetta di arance al mercato e tutte le mattine ci stiamo deliziando con delle ottime e dolcissime spremute.
Solo che, a buttar via i resti delle arance spremute si riempie praticamente mezzo secchio dell'immondizia e, da quando ho conosciuto Paola del blog Ho fatto il composto, ci sto ancora più attenta di prima alle quantità di rifiuti che produco. Paola pesa i rifiuti prodotti dalla sua famiglia e ogni mese fa un resoconto. Secondo me è una grande prova di coerenza, di buona volontà, di concretezza: non è un "io cerco di produrre pochi rifiuti" ma un "quanti rifiuti ho prodotto? perchè? come posso fare a produrne di meno?"
Detto ciò, capirete che riempire mezzo secchio soltanto dopo una spremuta per due non mi va giù! Quindi?
Quindi. Le mezze arance spremute si possono conservare in frigo per qualche giorno, finchè non si è raggiunta una discreta quantità e finchè non capita che si inforni un dolce, del pane, uno sformato o qualsiasi altra cosa.
A questo punto, si tira via con un coltello la parte interna, lasciando solo la buccia (comprensiva della parte bianca) bella liscia e pulita. Si taglia ancora a metà ciascuna calottina e si dispone tutto sulle teglie del forno coperte da un foglio di carta da forno (che io uso e riuso perchè serve solo a non far attaccare l'arancia alla teglia, ma resta praticamente immacolato).
Come per le chips di mele, è fondamentale, per un discorso di consumi, sfruttare il forno già caldo e altrettanto fondamentale tenere lo sportello del forno leggermente aperto, così da fare uscire il vapore: io ci metto lo strofinaccio o una presina a far spessore; se le bucce non croccano ancora quando il forno è quasi freddo, farlo andare ancora un po' a 80/100 gradi.

E una volta pronte che ci si fa?
Innanzitutto ci si delizia del profumo che si è diffuso in casa vostra :)
Io una parte delle bucce l'ho spezzettata e chiusa in barattoli di vetro e per ora sono questi gli usi che ne faccio:
- ne metto qualche pezzetto nel brucia-essenze con un po' d'acqua per deodorare l'ambiente


- ne lascio bollire dei pezzi nell'acqua per la tisana: aggiunge un sapore squisito a qualsiasi erba usiate!
- ne ridurrò un po' in pezzetti più piccoli, li metterò in sacchetti insieme a qualche chiodo di garofano e avrò ottenuto un antitarme ecologico, naturale e profumato.

Una parte delle bucce secche invece le ho ridotte in polvere con il tritatutto e, a parte per aromatizzare tè e caffè (consigliatissimo!) ne ho aggiunto un cucchiaino scarso all'impasto degli ultimi muffin (i più buoni che abbia mai fatto!! a breve a ricetta) e credo possa essere usata anche per creare qualche salsina da tavola dal gusto particolare, ma qui devo ancora pensare e sperimentare.
Infine, qualche barattolino sarà riempito, decorato e regalato per Natale.
Voi avete altri usi gustosi e/o profumati da suggerirmi?

lunedì 10 dicembre 2012

Integralista no ma integrale tanto

Spesso, quando pubblico ricette, specifico che zucchero, farina o altri ingredienti sono integrali; non lo faccio così tanto per, non è come scrivere accanto a un ingrediente la parola "biologico", credo la scelta di ingredienti biologici o meno spetti solo a chi li usa e li consuma e non trovo necessario specificarlo in una ricetta; ma tra le versioni integrale e non dello stesso ingrediente c'è una differenza strutturale.
Nell'immaginario comune l'alimento integrale è associato a qualcosa di più salutare (vero), di dietetico, magari di dimagrante: a volte, soprattutto le persone molto giovani, cadono dal pero se dici loro che l'alimento integrale spesso ha di per sè più calorie di quello raffinato :)
Quello che cambia sono sostanzialmente i principi nutritivi e le componenti dell'alimento; la raffinazione di solito toglie qualcosa che invece era utilissima o aggiunge qualcosa di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Ho già parlato qui dell'enorme differenza tra lo zucchero raffinato e quello integrale (che non è quello che troviamo al bar nella bustina marrone e neanche gli somiglia), quindi non mi dilungherò oltre.
Mi piacerebbe invece parlare delle farine e dei cereali.

Le farine bianche sono sostanzialmente private del germe (la componente più nutritiva) e della crusca (ossia di gran parte delle fibre). E' vero che la farina bianca tiene meglio la lievitazione e la panificazione e si conserva più a lungo ma quella integrale presenta tutti i benefici delle fibre e conserva intatte le sue proprietà nutritive. Quindi quando si parla delle varie farine, della differenza di componenti tra farina di farro e farina di frumento, dell'alta digeribilità della farina d'orzo, si intendono sempre le loro versioni integrali, in quelle bianche la maggior parte delle caratteristiche nutrizionali si perde nel processo di raffinazione.
Ora questo discorso può interessare chi fa pane o dolci in casa, ma chi non ne fa può sempre decidere di consumare pane o pasta integrale.
Beh, purtroppo si fa presto a dire pane o pasta integrale... Non tutti i tipi di pane o pasta che ci vendono come integrali sono davvero fatti con farine integrali.
Per il pane succede spesso che si aggiunga alla farina raffinata un po' di crusca, residuo della raffinazione stessa: se il pane è davvero integrale si presenta con un colore scuro omogeneo, se presenta una serie di puntini scuri, decisamente non lo è. La cosa triste è che tutto ciò è perfettamente legale: secondo la legge n.187 del 9 febbraio 2001 una farina può definirsi integrale quando il tasso di minerali è compreso tra 1,30 e 1,70 su 100 parti di sostanza secca, senza prendere in considerazione l’indice glicemico (che è molto minore nelle vere farine integrali) nè il metodo di produzione
Stesso discorso per la pasta, per la quale vi rimando direttamente a questo interessante articolo, in cui sono state valutate diverse marche di pasta presenti sul mercato.

Infine, un alimento che sarebbe importantissimo consumare nella versione integrale è il riso, che invece siamo abituati a consumare brillato, ossia privato della pellicina esterna e quindi di più del doppio delle sue proprietà nutritive.
Già da diversi mesi abbiamo sostituito il riso bianco con quello integrale ed è stata una felicissima scelta, da cui non torneremmo indietro.
Certo ha tempi di cottura decisamente superiori a quest'ultimo (dai 40 ai 60 minuti), il che rende difficile anche fare risotti, visto che il condimento cuocerebbe molto prima del riso, ma ne vale davvero la pena, sia per un discorso di salute che di gusto. E poi il discorso del risotto è facilmente risolvibile se si scola il riso 5 minuti prima che sia cotto e si fa continuare la cottura in padella con gli altri ingredienti.
Il riso (integrale) è ricchissimo di fibre, di sali minerali tra cui il ferro, il selenio, il fosforo, il potassio, di alcune vitamine del gruppo B, di vitamine E e K. Di conseguenza è ricco di proprietà benefiche: è antiossidante, protegge cuore e intestino ed essendo altamente digeribile, favorisce le funzionalità metaboliche.
Il riso brillato ha oltre il 70% in meno delle suddette sostanze e proprietà.
E secondo me, se consideriamo l'alimentazione come la nostra principale fonte di salute (o di malattia), non è poco.

Il mio tempo è scaduto, ma presto posterò qualche ricetta, a dimostrazione ulteriore che, oltre che sano, il riso integrale è anche buonissimo!


lunedì 3 dicembre 2012

Chips di mele essiccate

Era da un po' che avevo in mente di essiccare le mele, quello che mi frenava più di tutto era che non possiedo un essiccatore (quanto mi piacerebbe che Babbo Natale me lo portasse insieme a una centrifuga...) e l'uso prolungato del forno risultava un po' dispendioso.
Però qualche giorno fa mi è venuta un'idea: in casa nostra, tra pani e dolci, il forno si usa abbastanza spesso, allora perchè non sfruttarne il calore residuo?
Così, mentre cuoceva il pane, mi sono messa velocemente all'opera!
Avevo già gironzolato per il web leggendo i vari metodi, poi ho messo a punto il mio.
queste le meline che ho usato, in versione un po' più "attempata" di come le vedete in foto
Ingredienti:
4 mele piccole, se sono un po' raggrinzite è anche meglio, contengono già di per sé meno acqua e seccano prima;
un po' di zucchero di canna integrale (facoltativo)
un po' di succo di limone

Procedimento:
Ho sbucciato le mele e le ho affettate sottilmente con un pelapatate, per far sì che non diventassero marroni tuffavo man mano le fettine in una ciotola con acqua e succo di limone, dopodichè le ho disposte ad asciugare su un canovaccio. Quando erano perfettamente asciutte le ho passate sulla placca del forno (ne ho riempita una e mezza)  rivestita di carta da forno, ho spolverizzato di zucchero di canna e messo nel forno ancora caldo. E' molto importante non chiudere completamente il forno, altrimenti la condensa impedesce alle mele di seccare: ho quindi appoggiato un canovaccio sullo sportello del forno in modo che facesse spessore e lasciare fuoriuscire il vapore. Dopo un'oretta il forno era solo tiepido, l'ho acceso a 80 gradi e fatto andare per un'altra ora abbondante, finchè, provando a piegare le fettine, sentivo che avevano perso flessibilità e tendevano a spezzarsi.
Ne sono venuti fuori due barattolini, ma il primo è stato fatto fuori la sera stessa!


Ho intenzione di comprare un bel po' di mele al mercato di domani, che quelle un po' più bruttine poi costano anche pochissimo, e farne molte di più, riempendo tutti e tre i ripiani del forno, perchè così sfrutto al massimo il consumo energetico e perchè voglio avere una discreta scorta di questo snack dolcissimo, sano, da sgranocchiare per spezzare la fame, o in giro, o la sera quando viene quella voglia di dolce.
E magari anche da regalare a qualcuno per Natale.
E poi si può utilizzare qualche chips anche per preparare un infuso profumato, aggiungendo magari cannella, o chiodi di garofano, scorze di agrumi o quel che vi suggerisce il gusto e la fantasia :)



martedì 27 novembre 2012

Jose Mujica, il presidente povero

Mi sono imbattuta in questa notizia qualche settimana fa e non potevo non condividerla. In questa mattinata libera ve la racconto.

Jose Mujica è il presidente dell'Uruguay e ha deciso di devolvere il 90% del proprio stipendio alle famiglie più povere del territorio, nonchè di ospitare un nutrito numero di senzatetto nella residenza presidenziale. Tanto lui preferisce vivere in campagna! Sostiene se stesso, sua moglie, senatrice, e i suoi cani con 775 dollari al mese e i proventi del suo orto, i cui prodotti vende in un mercatino popolare.
Qui sotto un servizio che la BBC  ha dedicato al "Presidente povero", è in spagnolo, ma anche per chi non conosce la lingua è abbastanza comprensibile. E poi sono comunque interessanti le immagini: ho trovato particolarmente dissonante la scorta della polizia, dovutagli in quanto Presidente della Repubblica, davanti a quella che assomiglia più a una baracca di nomadi che a una residenza presidenziale!

Sicuramente la decisione di Mujica di vivere in questo modo è stata dettata anche dal suo vissuto, che non si è svolto di certo all'interno dell'aristocrazia locale. Da giovane ha militato nei Tupamaros, un'organizzazione di stampo marxista, ispirata alla rivoluzione cubana, che, tra le altre attività, rapinava banche per redistribuire il denaro ai poveri (anche a voi è venuto in mente il buon Robin Hood?); Pepe era il suo nome di battaglia. Questa attività lo ha portato a scontare 14 anni di carcere, molti dei quali in isolamento, fino al 1985, quando, con la fine della dittatura, è stata concessa l'amnistia a tutti i detenuti militari e politici. Con il partito di sinistra Frente Amplio è stato eletto deputato e poi senatore, fino a diventare, nel 2005, ministro dell'Allevamento e dell'Agricoltura. Già durante questa carica, Mujica era molto popolare per essere un personaggio molto vicino alla gente e attento alle problematiche della popolazione. Nel giugno del 2009 è diventato Presidente della Repubblica.
E che Presidente, aggiungerei!
Sul possesso di beni materiali Mujica fa un discorso molto semplice e a mio parere onesto e per nulla demagogico (d'altronde non si può certo dire che predichi bene e razzoli male):
Ho vissuto in questo modo la maggior parte della mia vita. Posso vivere con quello che ho. Dicono che sono il presidente più povero, ma io non mi sento povero. Le persone povere sono quelle che lavorano solo per mantenere uno stile di vita agiato e costoso, e vogliono sempre di più. E' una questione di libertà. Se non possedete molto, non avete bisogno di lavorare come uno schiavo tutta la vostra vita per mantenere tutto quel che avete. E quindi avete più tempo per dedicarvi a voi stessi”.
Ovviamente, se il Presidente raccoglie tanto consenso per il suo atteggiamento, altrettante critiche riceve il suo Governo dall'opposizione, che punta il dito contro il sitema sanitario e scolastico uruguayano o sull'intenzione di Mujica di legalizzare il consumo di cannabis (che invece a me pare una decisione politica saggia e atta a combattere un nutrito ramo di criminalità organizzata, ma questa è un'altra storia).
Resta il fatto che nel resto del mondo i politici spendono parole sempre uguali in campagna elettorale e durante i mandati, ma agiscono nell'interesse proprio e di pochi, seguendo i dettami dei poteri economici come se non si potesse fare altrimenti, mettono l'interesse del popolo ai margini, come se la politica fosse un gioco fine a se stesso in cui vince chi ha accumulato più denaro approfittando della posizione di potere.
In Uruguay invece c'è un uomo degno di dirsi uomo, un ex guerrigliero settantasettenne che, nonostante sappia cosa voglia dire povertà, non sente l'urgenza di arricchirsi; un uomo con una faccia genuina segnata dagli stenti e dalla lotta che ha messo davvero il suo popolo al centro della propria politica, un servitore dello Stato che onora il significato di questa parola, una persona con uno stipendio normale che cerca di svolgere al meglio il suo lavoro.
In questo momento secondo me particolarmente tragico della nostra politica, questa notizia mi dà speranza, mi fa pensare che non è vero che chiunque acquisti potere ne approfitti, come sono spesso portata a credere.
L'unica nota triste è invece che Jose "Pepe" Mujica si distingue appunto, solitario, da tutto il resto del mondo.


fonti:
www.greenme.it
www.wikipedia.it

martedì 20 novembre 2012

Il dado è fatto

Saranno un paio d'anni che continuiamo a dire "facciamo il dado vegetale?", "Sì quest'inverno facciamo il dado!" Poi si sa, tra il dire e il fare, ci sono di mezzo lavoro, letture, uscite, cene con gli amici, pigrizia, riposo e (finalmente) la primavera e quindi la scomparsa di brodo e zuppe e il dado non si è fatto nemmeno quest'anno...
Ma stavolta l'ho presa di petto: detto e (ovvio dopo qualche settimana, non è da me essere così dinamica e risolutiva...) fatto!
Giustifico questa pigrizia incolpando il destino, che forse mi ha fatto aspettare fino ad ora affinchè mi imbattessi in una ricetta del dado vegetale autoprodotto a crudo. Preferisco sempre, quando possibile, usare le verdure crude o cuocerle il meno possibile, così che mantengano tutte le loro proprietà nutritive e finora avevo sempre trovato ricette che prevedevano la cottura degli ingredienti.
Quando poi, un paio di martedì fa, al mercato ho trovato anche le carote, ho pensato che allora era proprio il momento di agire!

Questi i miei ingredienti:
300 gr di carote lavate e pulite benissimo
180 gr di sedano (anche 200 ma questo era tutto quello che avevo in casa)
3 cipolle medie
2 spicchi d'aglio
100 gr di sale integrale
un rametto di rosmarino, qualche foglia di salvia, qualche rametto di prezzemolo, una spolverata abbondante di origano.

Procedimento:
Lavare le verdure, lasciarle su un panno finché non siano completamente asciutte, tritarle e riporle a scolare su un colino a maglia larga o, se come me non se ne possiede uno abbastanza grande, mettere un panno di cotone a maglia non troppo fitta su uno scolapasta e appoggiarvi dentro le verdure.
Se sotto lo scolapasta mettete una scodella, potete raccogliere l'acqua persa dalle verdure e usarla al posto del dado (in piccole dosi perchè è salatissima).
Dopo qualche ora le verdure saranno asciutte; io ogni tanto ho fatto pressione per accelerare il processo. In ogni caso, quando non gocciolerà più acqua il dado è pronto.
Essendo la prima volta che mi cimentavo nel sottovuoto e non essendo sicura che mi riuscisse, ho preso metà di questa crema, ho riempito le formine del ghiaccio e messo in freezer, così da essere sicura che una parte si sarebbe certo conservata a lungo. Con il resto ho riempito due vasetti precedentemente sterilizzati e completamente asciutti, li ho tappati e immersi in una pentola d'acqua che ho lasciato bollire per mezzora o quaranta minuti, li ho tirati fuori e lasciati raffreddare. Per fortuna anche il sottovuoto è riuscito (lo scoprite facendo pressione sul tappo, se non fla "clic clac" il barattolo è sottovuoto, macredo lo sappiate già)).

Abbiamo provato già a usarlo in un paio di zuppe e devo dire che sostituisce egregiamente il dado industriale e ne conosciamo ogni singolo ingrediente!

Ora, perchè perdere quel paio d'ore di tempo quando esistono quei pratici cubetti da acquistare al supermercato? Ovviamente per ciò che quei simpatici cubetti contengono.
Tanti pensano che il "demone" del dado sia il glutammato e che, comprando del dado senza glutammato si risolva il problema.
Intanto cerchiamo di capire in cosa consiste questo glutammato, che in realtà sarebbe un acido naturalmente presente in molti alimenti, come latticini, cereali e alcune verdure. Ma se è una sostanza naturale, perchè tanto accanimento contro? Perchè tra l'acido glutammatico allo stato naturale e quello utilizzato dall'industria alimentare c'è una gran differenza.
Il primo è legato agli amminoacidi presenti nell’alimento, con i quali forma un unico gruppo proteico complesso, che viene lentamente assorbito lungo il tratto gastro-intestinale per poi essere scomposto nel fegato in piccole dosi che l’organismo è perfettamente in grado di gestire. Il secondo invece è prodotto dalla coltura di alcuni lieviti ed è inserito negli alimenti come amminoacido libero, questo comporta che nel momento in cui arriva nel tratto gastro-intestinale viene assorbito così come è, già scomposto, e questo provoca innalzamenti anche di 20 volte del livello normale di glutammato nel sangue. La barriera emato-encefalica (che protegge il cervello) non è fatta per gestire concentrazioni così alte di glutammato, per il semplice motivo che in natura non esistono. Resta il fatto che il glutammato monosodico è l'esaltatore di sapidità più usato dall'industria, quello che infatti accomuna i gusti di tutti i cibi precotti, che sia un risotto ai porcini o una pasta ai frutti di mare. Tempo fa avevo letto da qualche parte della "sindrome del ristorante cinese", consistente in mal di testa, senso di pesantezza, cattiva digestione: beh, pare sia legata proprio all'elevata quantità di glutammato che viene utilizzato nella cucina cinese, o almeno nei ristoranti cinesi in occidente. Io ammetto di sentirmi quasi sempre così dopo aver mangiato cinese, ma ammetto anche che ogni tanto mi concedo i ravioli e gli involtini del ristorante vietnamita!
Tornando al nostro (anzi al loro) dado, oltre al glutammato e ovviamente al sale, la dicitura "oli e grassi vegetali", che può significare tante, troppe cose, tra cui certo anche l'olio d'oliva, ma allora perchè non scivere olio d'oliva? A volte troviamo "aromi" che se fossero naturali si chiamerebbero "aromi naturali", ma se non c'è scritto niente tutto lascia supporre che siano aromi artificiali. Spesso ci si trova anche lo zucchero (?!) e poi, certo, le verdure (o estratti di), di quale campo e di che qualità non è dato sapere ma è facile immaginare, visto che in ogni caso è tutto bello liofilizzato e indistinguibile.


venerdì 16 novembre 2012

Muffin con farina d'orzo, mele e uvetta

Nuova puntata sul mio personale percorso di conoscenza delle farine.
Dopo le riuscitissime esperienze con la farina di farro (torta e biscotti) e in attesa che il panificatore di casa faccia il pane al farro, ho provato la farina d'orzo.
Per questa farina ho cominciato con i muffin, mio vecchio cavallo di battaglia che non preparavo da tantissimo tempo.
La ricetta base che uso per i muffin è questa di mia sorella Gabry, cake designer e pasticciera sopraffina, alla quale però ho osato fare qualche modifica, cambiando qualche dose e sostituendo l'olio al burro, come per tante altre preparazioni che lo richiedono.

I miei ingredienti:
200 gr di farina d'orzo integrale
120 gr di zucchero di canna integrale
100 gr di ricotta
1 uovo
70 ml di olio di semi
due mele di media dimensione
50 gr di uvetta
una bustina di lievito
un pizzico di sale
un pizzico di cannella
latte q.b. (circa mezzo bicchiere)

Procedimento:
Mescolare tutti gli ingredienti secchi, aggiungere poi la ricotta stemperata, l'olio e l'uovo e grattuggiare le mele direttamente nell'impasto, e mescolare, aggiungere latte fino a ottenere un impasto fluido; infine aggiungere l'uvetta fatta rinvenire in un po' d'acqua tiepida e una spolverata di cannella.
Versare il composto negli stampini da muffin, io uso quelli in silicone perchè non c'è bisogno di ungerli nè di infilare pirottini che poi vanno buttati, cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti (controllate anche dopo un quarto d'ora perchè i muffin cuocciono veramente in fretta!).

Ovviamente la variante mele e uvetta è una delle infinite varianti dei muffin, il bello dei muffin è proprio che sono semplicissimi da preparare pur facendo la loro figura, e che si prestano davvero a qualsiasi gusto possa venire in mente.
Io ho usato la frutta non solo per una questione di gusto e di salute, ma anche perchè mi sono resa conto, e forse l'ho già detto, che rende le preparazioni più umide e quindi più soffici.

L'orzo si distingue dagli altri cereali per il notevole contenuto di fibre solubili. Insieme all'avena, è il cereale con il più basso indice glicemico.
E' indicato per tutti ed in qualunque età, ma particolarmente per gli anziani ed i bambini, infatti è un rimineralizzante delle ossa.
Previene le affezioni polmonari e cardiovascolari, molto indicato in caso di gastriti, coliti e cistiti. (fonte Alimentipedia.
Ovviamente, come per tutti gli alimenti, la versione integrale mantiene intatte le proprietà di cui sopra: i processi di raffinazione privano gli alimenti di gran parte dei loro principi nutritivi.
Il sapore è sempre un po' diverso dalla farina di grano, come la farina di farro ha un gusto più deciso, più personale, anche se, unito a ingredienti saporiti come le mele e la cannella, non si impone e dà giusto quell'aroma (e quel benessere) in più!
Anche l'uva passa ha le sue buone qualità, oltre a essere (secondo me) molto gustosa: è depurativa, disintossicante, tonificante e ricostituente, aiuta a combattere l'ipertensione e l'artrite!

martedì 13 novembre 2012

Le api scompaiono e la Bayer guadagna

Da un po' non propongo notizie su cui riflettere e discutere. Avete mai sentito parlare della massiccia morìa delle api degli ultimi decenni? Pare sia dovuta a un pesticida prodotto e commercializzato dalla Bayer.
La notizia della scomparsa delle api non è nuova. Dagli anni '80 si assiste a questo fenomeno, denominato CCD (Colony Collapse Disorder): in Europa e negli Stati Uniti milioni di api nel corso di questi decenni non hanno fatto ritorno agli alveari, che non sono stati ricolonizzati, come se fossero infetti.
Il termine è stato coniato negli Usa, che per primi hanno assistito al fenomeno, ma anche in Europa, già dagli anni '90, si osservava questa preoccupante scomparsa di massa.
Sta di fatto che appunto da anni si cercano le cause della perdita di circa un terzo degli alveari. Tre sono state le cause principalmente studiate: stress nutrizionali, patogeni e pesticidi. Inizialmente era stata presa in considerazione anche l'eccessiva presenza di onde elettromagnetiche nell'ambiente, che avrebbero potuto disorientare le api, ma l'ipotesi non ha trovato conferma nella realtà.
Considerando che il fattore alimentare ha il suo peso e che alcune piante OGM causano la morte delle api che ne suggono il polline, diversi studi indipendenti (di cui si trova ampio e dettagliato riscontro in rete) hanno dimostrato che la causa principale di tutto ciò sta in un pesticida prodotto dalla Bayer, nota multinazionale tedesca che opera nel settore sanitario, agricolo, chimico e nella produzione di materiali plastici.
Questo pesticida contiene neonicotinoidi, delle neurotossine che agiscono sul sistema nervoso degli insetti, disorientandoli e impedendo loro il ritorno all'alveare. D'altronde c'è poco da stupirsi se si pensa che questo prodotto era stato approvato dall'EPA (Enviromental Protection Agency), il principale ente di protezione ambientale americano, proprio sulla base di uno studio prodotto dalla stessa Bayer (e successivamente screditato dai ricercatori dell'EPA)!
A rafforzare gli esiti delle decine di studi giunti a questa conclusione, sta anche il rapporto direttamente proporzionale tra la scomparsa delle api e l'incremento dell'utilizzo del pesticida incriminato negli stessi territori.
Ora, come era prevedibile, queste conclusioni hanno portato un danno economico consistente alla "povera" multinazionale: la Francia già nel 1999 ha bandito l'uso di questi pesticidi, seguita negli ultimi anni da Germania, Italia e Slovenia e quest'anno da alcuni Stati americani.
Ora, se voi foste nei panni della Bayer cosa fareste? Ovvio, smentite. E come si può fare a smentire decine di studi scientifici? Ovvio, si finanzia uno studio scientifico! Da letture varie e soprattutto dall'interessantissimo libro che sto leggendo, di cui sicuramente scriverò più avanti, ho scoperto quanto sia prassi solidificata per le multinazionali della chimica finanziare studi che giungano a conclusioni desiderate e prestabilite.
Quindi la Bayer Crop Science ha fornito di una cospicua borsa di studio il dottor Jerry Bromenschenk della Bee Alert Technology (Università del Montana), posto alla guida di un team di entomologi che hanno trovato la causa della morìa delle api nell'azione sinergica di un virus e di un fungo che sarebbe provenuto dal sud-est asiatico tramite migrazioni di api non controllate. Risultato a dir poco geniale, considerando che, puntando il dito contro il suddetto fungo, la Bayer ha tentato di incrementare i propri guadagni (e, suo malgrado, quello di altre case produttrici dello stesso tipo di pesticida) promuovendo proprio l'antidoto al problema. E, oltre alla Bayer, ne approfitta anche la stessa Bee Alert Technology, che mette a disposizione degli agricoltori il sistema di rilevamento degli agenti patogeni incriminati, sistema il cui utilizzo però diventerà a breve obbligatorio e a pagamento.
Intanto in Italia il pm della Procura di Torino Raffaele Guariniello ha condotto un'ndagine silenziosa durata qualche anno sulla strage delle api, in conseguenza a numerose e preoccupanti segnalazioni degli apicoltori della provincia torinese. Nel maggio del 2011 Guariniello ha concluso l'indagine accusando gli amministratori delegati di Bayer Crop Science di Milano e Syngenta Crop Protection Italia (azienda distributrice del prodotto) di "danno al patrimonio zootecnico e all'economia nazionale", responsabilità piena del reato, nessun profilo colposo, pena (solo) da uno a cinque anni.
Sbollisco la rabbia verso questo colosso godendomi la piccola good news a pié di pagina.

fonti:
www.ilcambiamento.it
www.mieliditalia.it
comesantommaso.blogspot.it
www.motherjones.com
www.corriere.it
e relativi link cliccabili dai siti sopracitati

lunedì 12 novembre 2012

Il melino fantasma

Qualche giorno fa a qualcuno sarà capitato di vedere su questo blog un post che parlava di un liquore buonissimo che ho assaggiato e che mi piacerebbe tanto rifare. Il liquore è fatto con i semi di mela ma ha un marcato (e devo dire prelibato) gusto di mandorla.
Nei commenti un'amica blogger mi ha fatto notare che quel prelibato gusto è dovuto a una sostanza, l'amigdalina, che potrebbe essere tossica per il nostro organismo. Dopo questo "allarme", sono andata immediatamente alla ricerca di approfondimenti al riguardo, sia via web, sia parlandone con persone competenti. Di seguito riporto in breve quanto ho scoperto.
L'amigdalina è un glicoside contenuto nelle mandorle amare e nei noccioli della frutta, eccetto gli agrumi, in quantità maggiore nei noccioli di pesche e albicocche, in quantità minore nei semi di mele, pere, uva, anguria e altra frutta; è "un glucoside cianogenico, ovvero capace di liberare acido canidrico" (fonte Wikipedia): insomma, reagendo con un enzima presente nel nostro organismo, sprigiona acido cianidrico (cianuro), ovviamente tossico per l'organismo.
Ho scoperto anche che bisognerebbe ingoiare circa mezza tazza di semi di mela per intossicarsi; ho letto e ascoltato anche di persone (tra cui l'anziana signora che ha dato la ricetta alla mia amica) che assicurano che da anni preparano liquori ottenuti dalla macerazione di noccioli anche di pesche e di albicocche, senza aver mai assistito a intossicazione alcuna.
Fondamentalmente credo che tutto stia nella quantità (forse anche nel procedimento, ma di questa ipotesi non ho trovato conferme). Ad ogni modo, poichè Dovegirailsole vuole essere un blog che "fa bene", ho ritenuto opportuno togliere il suddetto post, cercando di mantenere una coerenza salutista quando scrivo di alimentazione; ciascuno è libero di produrre un liquore che a quanto pare non uccide ma non ha niente di particolarmente salutare, tuttavia, appunto per coerenza, non mi pare il caso di promuoverlo su questo blog. Se quel qualcuno è interessato alla ricetta, può sempre chiedermela in privato.
Buona settimana e tanta salute a tutti!


sabato 3 novembre 2012

Pseudonutella o crema spalmabile di nocciole e cioccolato

Una delle cose che mi manca di più da quando la colazione cerco di farla con cose autoprodotte o comunque naturali, è quella famosa crema di cioccolato e nocciole altrimenti detta "nutella". Io non sono una grande fan dei dolci, però sostengo tre principi:
- la colazione è sacra
- a colazione tutto è permesso
- iniziare la giornata con del cioccolato dà energia e mette di buonumore.
Quindi dicevo, la nutella, costituita da mille ingredienti tra cui un sacco di zuccheri complessi e di grassi "cattivi", è stata una delle prime cose a sparire dalla dispensa. Qualche volta mi sono concessa la sua sorella equa e solidale, ma quasi subito mi sono detta: "ok non diamo i soldi alla multinazionale e spendiamoli meglio ma, sul discorso salute, gli ingredienti potranno essere qualitativamente un po' migliori ma non è che la producano nella casa nella prateria..." Quindi che si fa per soddisfare quella sana voglia di cioccolata mattutina? Si usa la parola magica: autoproduzione!!!
Forse l'unico motivo per cui aspettavo l'autunno era proprio l'arrivo delle nocciole, mio frutto preferito in assoluto assieme alle ciliegie da quando ero bambina, che sono puntualmente arrivate in quantità dall'albero di mia zia tramite i miei genitori :)

Ho girato e rigirato in rete e alla fine ho preso ispirazione da questa ricetta, modificando un po' le dosi (in pratica le ho raddoppiate, sapevo che non sarebbe andata sprecata...):

Ingredienti:
200 gr di cioccolato fondente
120 gr nocciole sgusciate
100 gr zucchero di canna integrale
200 ml di latte
10 ml di olio di semi di girasole bio (circa 2 cucchiai)

Procedimento:
Mettere le nocciole sul piatto del forno rivestito di carta forno e lasciare tostare a 100° per una decina di minuti.Togliere la pellicina esterna sfregando le nocciole tra le mani (poco male se non viene via tutta o da tutte le nocciole), tritarle con un mortaio o un frullatore. Tritare a parte il cioccolato con lo zucchero, unirlo alle nocciole e far cuocere il tutto a bagnomaria. Non appena il cioccolato si è sciolto, aggiungere l'olio e il latte a filo, continuando a mescolare. Quando avrete ottenuto una crema non troppo liquida spegnete il fuoco, lasciate raffreddare e riponete in vasetti di vetro che metterete in frigo. Non preoccupatevi se vi sembra troppo liquida, non sarà quella la sua consistenza finale: dopo una notte raggiunge la consistenza perfetta e si conserva (sempre in frigo) per almeno tre settimane, credo anche di più ma noi non abbiamo fatto in tempo a verificare: posso però dire che il fondo del barattolo raschiato stamattina era ancora in ottima forma!

Sinceramente non mi aspettavo una cosa così sorprendentemente buona, pensavo che non sarebbe mai venuta gustosa come l'originale, bensì qualcosa che le assomigliasse vagamente ma con un gusto da "imitazione in versione sana". Beh, è decisamente più buona!!!
Mentre cuoceva si è diffuso in casa un chiaro profumo di nutella, ma il sapore si è dimostrato decisamente e di gran lunga superiore!
E poi sono stata felice perchè, dopo aver controllato la marca di cioccolato sul prontuario dell'Associazione Italiana Celiaci, ho potuto regalarne un vasetto anche alla mia amica celiaca, essendo una ricetta totalmente priva di glutine.
E poi le nocciole sono ricche di proprietà nutritive!
Forniscono una quantità di "grassi buoni", tra cui gli omega-6 e gli omega-3, che proteggono il sistema cardio-circolatorio e abbassano l'eccesso di colesterolo nel sangue. Nonostante siano un frutto oleoso e abbastanza calorico, sono altamente digeribili ed estremamente ricche di viamina E, antiossidante, e di selenio, un minerale che previene l'invecchiamento cellulare. Sono inoltre una buona fonte di flavonoidi, dei polifenali dall'azione antiinfiammatoria, antivirale e pure anticancro, e di fitosteroli, che aiutano a prevenire le malattie cardio-vascolari. L'olio delle nocciole contiene calcio, vitamine B1, B2, B6 E PP.
In sintesi, l'uso regolare di nocciole abbassa il livello di trigliceridi e di colesterolo LDL (quello "cattivo") nel sangue, rigenera le cellule, rimineralizza e dà energia. Quindi...buona colazione sana, buona e felice!

venerdì 26 ottobre 2012

Tanti premi e poco tempo

Ultimamente sto decisamente trascurando sia il mio blog che la lettura dei blog che seguo. Travolta dai lavori vari che mi sono piovuti addosso, faccio delle incursioni veloci nel web e nemmeno tutti i giorni.
In queste incursioni ho scoperto di aver ricevuto ben tre premi! Mi emoziona sempre ricevere un blog-premio perchè altro non è che un pensiero da parte di qualcuno per te, un apprezzamento sincero per quello che scrivi e che cerchi di comunicare. Mi emoziona altrettanto girarli, perchè in questo modo riesco a dire "bravo/a e grazie, non per il singolo post ma per quello che scrivi, per quello che comunichi, per gli spunti che mi dai".
Infatti di solito ci metto un po' a scrivere un post per un premio, perchè mi ci impegno, perchè ci metto del mio. Ecco, questo tempo ora non ce l'ho. oggi è il mio giorno libero dopo 9 giorni di lavoro e mi si sono accumulate tante di quelle cose da fare che se ne farò la metà sarò felice. Da un mese sto lavorando circa 75 ore alla settimana, considerando gli spostamenti ne passo fuori casa più di 80, considerando che come tutti gli esseri umani ho bisogno di qualche ora di sonno, che ho un compagno con cui mi piace passare del tempo, che ho una pila di libri che vorrei divorare, che cerco di continuare a preparare torte e biscotti per la colazione, che ho faccende varie da fare come tutti, il tempo per stare al pc è ridotto al minimo.
Qualcuno potrà obiettare che 75 ore di lavoro a settimana non fanno molto downshifting: è vero ma se mi trovo in questa situazione è perchè avevo trovato un lavoro per cui ho preso un impegno che non posso mollare di punto in bianco, il secondo lavoro è il lavoro che, tra contratti a termine e librerie aperte e poi chiuse, faccio dal 2004 e che vorrei continuare a fare, voi che avreste fatto? Tra l'altro, purtroppo, il migliore dei due non durerà molto, quindi per ora tengo tutto e la vedo come una compensazione un po' estrema di tutto il tempo in cui non ho lavorato.

Ma siamo qui per i premi e i dovuti e sentiti ringraziamenti!
In ordine di comparizione:
La mia cara Paola di Ho fatto il composto, una delle prime persone che ho conosciuto nella blogosfera, a cui quindi sono affezionata come a una vecchia conoscenza, ma soprattutto da me stimata e seguita per il suo impegno e la sua coerenza ecologista, mi ha girato l'elegante premio del Red carpet :)
Grazie Paola!

Il secondo premio mi è stato assegnato da Valentina di Pane & girasoli, da cui prendo spesso spunto per ricette sane e gustose, e che seguo anche perchè è una persona gioiosa e verace.
Valentina mi ha girato il premio Shaqwi (parola araba traducibile con "affezionato"). Questo premio mi ha particolarmente emozionata perchè è un premio "che viene assegnato ai blogger che rispondono ai commenti e che non spariscono dal blog, ringraziando i followers e chi li premia": beh, con i sensi di colpa che ho ultimamente (sì ho il senso di colpa facile, non ne approfittate!) per la mia latitanza dal mio blog e da quelli altrui quasi mi scendeva una lacrima di gratitudine!
Grazie Valentina per avermi scelta, sono felice che mi "senti" anche se ultimamente non passo da te ad ogni nuovo post e se ci metto anche qualche giorno a rispondere ai commenti :)

Ultimo premio in ordine di assegnazione è il premio Cutie Pie, ricevuto dalla bella Daria di Gocce d'aria. E dico bella perchè Daria è proprio una persona bella, semplice e solare; leggere quello che scrive non è solo utile per le ricette di cucina e il suo atteggiamento verso il mondo e la vita, entrare nel suo blog è un po' come entrare in casa sua e vi si respira un aria di calore e di serenità.
Grazie per tutto cara Daria!
Ora, ciascuno di questi premi richiedeva delle cose da fare, domande a cui rispondere, cose da raccontare e ovviamente blog a cui rigirarli (e quindi a cui comunicarlo, da linkare etc. etc.). Io non ce la faccio, sono lenta e di solito ci metto impegno anche quando faccio queste cose "frivole", l'impegno richiede tempo e io, appunto, questo tempo ora non ce l'ho. Ho scritto questo post per ringraziare le "assegnatrici" perchè lo faccio davvero di cuore, i premi li giro semplicemente ai miei followers e anche questo lo faccio davvero col cuore, sono felice ogni volta che ne scorgo uno in più, non per una malsana gioia di accumulo ma perchè vuol dire che quel che faccio e che scrivo è sentito, recepito, considerato utile o almeno interessante, e questo mi da la carica per continuare (e i sensi di colpa per la lentezza con cui lo sto facendo ultimamente!).
Quindi, chiunque legga questo post perchè iscritto al blog, si consideri pluripremiato!
Io scappo a cercare di fare le altre 999 cose che mi illudo di riuscire a fare oggi, bun venerdì e buon weekend a voi :)

domenica 21 ottobre 2012

Dentifricio in polvere autoprodotto #2

Il primo barattolino di dentifricio in polvere è giunto al termine, di tornare al vecchio e inutilmente schiumoso dentifricio industriale nessuna intenzione nè da parte mia nè di Fra; così, giacchè andava rifatto, ho voluto provare la ricetta di cesca. Mi incuriosiva molto l'utilizzo del tè verde in polvere, di cui sono sempre fornita, così ho messo a punto, con qualche modifica dovuta alla disponibilità degli ingredienti, il dentifricio al tè verde.

Ingredienti:
3 cucchiai di argilla bianca,
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio (ci vado sempre piano col bicarbonato),
1 cucchiaino di sale marino integrale,
1 cucchiaino di salvia tritata,
1 cucchiaino di tè verde in polvere,
15 gocce di o.e. di menta

Procedimento:
Ho setacciato il bicarbonato, il sale e il tè e la salvia per renderne una polvere sottilissima, ho aggiunto l'argilla e l'olio essenziale di menta; ho chiuso il barattolo e agitato bene affinchè l'olio si amalgamasse bene al resto.
Lo conservo nel solito barattolino di vetro; al momento dell'uso inumidiamo lo spazzolino e ci versiamo su un po' di polvere prelevata con un cucchiaino di plastica.

Lo trovo più buono del precedente, si sente sicuramente di più il sapore di menta, anche se il retrogusto salino potrebbe non piacere. D'altronde i sali minerali contenuti nel sale integrale (e assenti in quello comune) svolgono un lavoro essenziale nell'igiene orale, protegendo le gengive.
Il bicarbonato e la salvia svolgono un'azione sbiancante e combattono la formazione del tartaro e alla carie ci pensano i tannini del tè e la menta, che regala anche un sempre apprezzato alito fresco ;)

giovedì 18 ottobre 2012

L'Erbario delle Fate - B. Lacombe e S. Perez

Da una blogger che fa la libraia, o una libraia che fa la blogger, ci si aspetterebbe molti più post sui libri, ma forse proprio perchè i libri sono il mio lavoro e il blog no queste due realtà non si incontrano spesso.
Però oggi ho voglia di condividere un libro per me bellissimo.
Attualmente sto leggendo un discreto mattoncino, di cui sicuramente scriverò appena terminate le oltre 400 pagine di documenti e testimonianze, e quindi, anche per festeggiare il mio ritorno al lavoro, mi sono fatta un regalo decisamente più leggero: quando l'ho visto in libreria non ho proprio potuto resistere!
D'altronde i libri illustrati, e illustrati bene, esercitano quel fascino su di me che più spesso scarpe e borse esercitano sulla maggior parte delle donne.
Quando l'ho portato a casa ero felice come una bambina e mi ci sono deliziata per tutta la sera, perdendomi nel racconto, nella corrispondenza del protagonista con sua moglie e con il Gabinetto delle Scienze Occulte, e incantandomi sui meravigliosi disegni di Lacombe.
L'Erbario delle Fate è il diario di un botanico russo di inizio Novecento, che viene inviato da Rasputin, presidente del Gabinetto delle Scienze Occulte, nella leggendaria foresta francese di Brocèliande alla ricerca dell'elisir di lunga vita.
Iniziando a raccogliere e sudiare alcune specie botaniche, lo scienziato si rende conto che gli effetti di queste sono potenziati all'estremo rispetto agli stessi esemplari reperibili in altre aree geografiche.
Ma la scoperta sensazionale non è questa, ma è se vogliamo la causa di questa potenza: è un'essere vivente che Aleksandr Bogdanovich riesce a scorgere adagiato su una pianta.

Ma c'è una scoperta ancora più sensazionale che il botanico fa in breve tempo: non una ma tutte le specie sono abitate da esserini viventi! Non sono insetti, non sono animaletti, sono mammiferi, hanno struttura e sembianze umane...sono fate!
Tra cui la più bella è forse la Garofaregina, che abita, appunto, i garofani della foresta
Ma anche la Bella di notte, "residente" nell'omonima pianta ha un indicibile fascino, oltre al potere dell'invisibilità...

Eppure le fate non sono sempre come ce le immaginiamo:
l'Aruma animans è microscopica, dalla testa rossa, assomiglia più a un insetto che a un umano ed è mortalmente velenosa, anche se ha una faccina tenerissima!
oppure possono essere diffidenti e depresse, come il Rosolide, personaggio ispido e cicciottello, buffissimo :)
o il Poligono anfibio, che, più che a una fata assomiglia a una medusa

Il botanico russo, come è immaginabile, è sempre più affascinato dall'esistenza di questi esserini
e dedica tutto il proprio tempo e la propria energia alla loro osservazione e al loro studio.
Dalla corrispndenza che tiene con sua moglie e con il Gabinetto delle Scienze Occulte si evince il suo mettere in discussione la missione, il suo contrasto interiore: che fare? Portare a compimento la sua missione? Proteggere quel mondo fatato dallo sfruttamento dei potenti? Il finale, dolcissimo, ve lo lascio leggere o immaginare...
 
Questo giovane illustratore francese l'avevo già conosciuto grazie a questo libro del 2010: un libro pop-up (adoro i pop-up!) senza parole, ogni pagina un'illustrazione che da sola evoca una fiaba classica. Beh, non è da tutti farlo bene come l'ha fatto lui!










L'Erbario delle Fate però ha qualcosa in più, perchè, al di là delle illustrazioni c'è una storia, una storia che crea una commistione indissolubile tra la natura e la magia, una commistione che in un certo senso c'è già perchè si sa che le piante hanno i poteri, no?

lunedì 15 ottobre 2012

Colori e pensieri d'autunno - Il mercato di Campi Aperti

Io adoro il tepore della primavera e l'afa dell'estate, il freddo mi indispone, la pioggia solitamente di mette di cattivo umore e la neve mi diverte solo il primo giorno: per tradurre i miei pensieri d'autunno ci vorrebbero quei simbolini, tipo teschietto, fulmine, che si usano nei fumetti per sostituire parole che non sarebbe carino scrivere. Però non c'è che dire, i colori dell'autunno sono belli!
E dove cercare un po' di colori qui in città, evitando l'inflazionato parco? Al mercato! Così martedì scorso ci siamo armati di macchina fotografica e, oltre alla spesa e all'aperitivo di rito, abbiamo fatto anche qualche scatto.
Campi Aperti è un'associazione di contadini e coproduttori del territorio per la sovranità alimentare, che ha come principi di base la relazione diretta con i consumatori, l'agricoltura e l'allevamento di tipo biologico e biodinamico, la sostenibilità ambientale e un'economia solidale.
Il mercato di Campi Aperti si tiene in diversi giorni della settimana in vari punti della città; il nostro appuntamento fisso è il martedì pomeriggio al Vag61, un centro sociale non molto lontano da casa nostra.
Da circa due anni è per noi un appuntamento fisso, conosciamo ormai tutti i contadini e allevatori, quasi sempre con nomi che gli abbiamo assegnato noi (il signore dei polli di cui parlo più avanti, il ragazzo delle patate perchè nel periodo delle patate novelle le sue sono le migliori in assoluto...). L'unico di cui conosciamo il nome è il signor Giuseppe, che è "famoso" perchè ha sempre frutta e verdura di ottima qualità a prezzi moderati; infatti, come potete vedere nella foto, da lui c'è sempre una gran fila!

Tornando ai colori, in questo periodo c'è una prevalenza di color viola uva
e vino (anche se quello c'è più o meno sempre)
Il banco qui su è quello del contadino che abbiamo denominato "Il signore dei polli" perchè quando abbiamo smesso di mangiare pollo da allevamento intensivo siamo stati senza per un anno e mezzo, finchè abbiamo scoperto che lui li alleva in modo naturale e li vende su ordinazione; così è diventato il venerato signore dei polli, anche se da lui prendiamo più spesso conserva di pomodoro e qualche volta uova e vino.

E poi c'è il giallo/verde delle pere, il violaceo sfumato dei radicchi, il rosso delle patate, il marrone delle deliziose nocciole.
 il verde brillante delle insalatine
il colore naturale di farine e cereali

S'intonano bene alla stagione anche il colore del pane, delle focacce, delle pizze e delle frittelle di questo banchetto di due ragazze carinissime oltre che brave, dalle quali però non andiamo quasi mai, un po' perchè il pane ce lo produciamo in casa e un po' per i prezzi altini, anche se a volte con la birra un trancio di focaccia morbida e saporita ci sta ;)

E, a proposito di birra, la tappa d'obbligo è dai ragazzi che producono della birra artigianale molto buona, dal sapore davvero unico, e che vendono sia in bottiglia che alla spina;
 e, da bravi ecologisti, la servono in bicchieri riutilizzabili (che potete vedere nella foto successiva), con cauzione e vuoto a rendere.

Colori d'autunno: vogliamo parlare del meravigioso colore ambrato, ma non solo, del miele?
E quanto è bella anche questa cassettina decorata dell'apicoltore? Purtroppo, o per fortuna, quella non era in vendita...

Anche queste meline si intonano bene all'argomento, no? Belle irregolari, qualcuna bacata (e i bachi ne sanno di mele buone!), verdi, rosse, marroni, altro che la mela lucidata a specchio, perfetta, uguale identica a tutte le sue sorelle con il bollino.

Il bel marrone scuro delle castagne, quello sì lucido naturale, non ho fatto in tempo a immortalarlo perchè è cominciato a venir buio (dannate giornate che si accorciano) e le foto già non mi vengono granchè con la luce, figuriamoci in penombra...
Stesso discorso per i due banchi del latte e dei formaggi.

Però vi lascio con la foto più bella per soggetto e colori!
Buon autunno a chi lo ama e a chi lo odia, a chi lo aspetta e a chi lo tollera, a chi ne è felice e a chi se ne andrebbe in letargo, a chi se lo gode e a chi lo sopporta aspettando primavera :)

 Questo post partecipa all'appuntamento mensile con la Staffetta di blog in blog,
di cui ormai sapete già dai miei post precedenti (questo, questo e questo) e di seguito i link agli altri, sempre più numerosi, blog partecipanti. Andiamo a fare un giro tra i loro pensieri e colori d'autunno?

Casa Organizzata - http://www.4blog.info/casaorganizzata
Alessia scrap & craft - http://www.4blog.info/school
Mamma & Donna - http://www.mammaedonna.info
Design Therapy - http://www.designtherapy.it
Aline SF Persempremamma - http://persempremamma.blogspot.it/search/label/dibloginblog
MOnica e lo scrapbooking
http://monicc.wordpress.com/category/di-blog-in-blog/
Cristina - http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/search/label/Staffetta%20di%20blog%20in%20blog
Diario magica avventura - http://lamiadolcebambina.blogspot.it/
Pattibum - http://pattibum.wordpress.com/?s=di-blog-in-blog
Il mondo di Cì http://ilmondodici.blogspot.it/search/label/staffetta%20blog
simona elle - http://www.simonaelle.com/search/label/Staffetta%20tra%20blog
Vivere a piedi nudi - http://vivereapiedinudi.blogspot.it/search/label/di%20blog%20in%20blog
Tulimami - http://tulimami.blogspot.com
Viaggi e Baci - http://viaggiebaci.wordpress.com
Due Mori Travel Blog: www.duemoritravelblog.com
mamma studia! http://www.mammastudia.blogspot.it/search/label/staffettadibloginblog
cri http://dovegirailsole.blogspot.it/
Essenza Burrosa http://curwitchlicious.blogspot.it/search/label/staffetta
StelleGemelle http://stellegemelle.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
fiori e vecchie pezze http://fiorievecchiepezze.wordpress.com/
Accidentaccio http://accidentaccio.blogspot.it
I Viaggi dei Rospi http://www.iviaggideirospi.com/search/label/Staffetta%20di%20Blog%20in%20Blog
Learning is experience http://laproffa.blogspot.it/search/label/di%20blog%20in%20blog
Il Pampano http://ilpampano-designbimbi.blogspot.it/search/label/di%20blog%20in%20blog
Bloc-Notes Ostuni http://www.ostunimagazine.com/search/label/Di%20Blog%20In%20Blog
paroladilaura http://www.paroladilaura.blogspot.it/
Debora http://crescereduegemelli-debora.blogspot.it/Idea
Mamma www.ideamamma.it
Nenè, l'architetto in salopette http://nenelarchitettoinsalopette.blogspot.it/
Mammachecasa! http://mammachecasa.blogspot.co.uk/search/label/Staffetta%20Di%20blog%20in%20blog
La Diva delle Curve http://www.divadellecurve.com/search/label/staffetta
Il caffè delle mamme http://www.ilcaffedellemamme.it/tag/di-blog-in-blog/
ero Lucy van Pelt http://erolucyvanpelt.blogspot.com/search/label/di%20blog%20in%20blog
Passe-partout http://partoutml.blogspot.it/search/label/staffetta%20di%20Blog%20in%20blog
Gina Barilla: http://ginabarilla.blogspot.it
Silvia Ballico: http://lavandaecioccolato.blogspot.com
mammamiacosafaccio!? http://mammamiacosafaccio.blogspot.it/
GocceD'aria: http://www.goccedaria.it/tag/goccedaria/staffetta%20blog.html
Una Mamma nel Web http://unamammanelweb.blogspot.it
GeGe Mastucola http://scrapmaniac.wordpress.com/
Home-Trotter http://home-trotter.blogspot.it
Bimbiuniverse http://bimbiuniverse.blogspot.it
Bodò. Mamme con il jolly. http://www.bbodo.it/tag/di-blog-in-blog/
MaVie http://www.mavie.it/tag/di-blog-in-blog/
Giorgia Mazzanti http://prioritaepassioni.blogspot.it/
The yummy mom http://theyummymom.blogspot.it/
RabarbaroePatate http://rabarbaroepatate.wordpress.com/tag/di-blog-in-blog-2/

martedì 9 ottobre 2012

Oli aromatici autoprodotti

Oltre ai metodi di essiccazione e congelamento, ho sperimentato un altro modo di utilizzare odori e spezie senza avere sempre a disposizione la pianta: l'autoproduzione di oli aromatici. Vista l'abbondanza degli ingredienti, ne ho prodotti diversi; per tutti ho usato olio extravergine d'oliva di un frantoio delle mie parti da cui ci riforniamo.
Dopo essemi documentata tra web, libri e zie, ecco come ho proceduto, e, visto che ora sono pronti, posso garantirvi che il risultato è ottimo.

Per l'olio all'aglio ho sbucciato 9 spicchi d'aglio abbastanza grossi, li ho messi in un barattolo di vetro da 1 litro e ho riempito di olio.
Ho tenuto a macerare al buio per 15 giorni, dopodiché ho filtrato e imbottigliato (e già regalato una bottiglietta!).
Dopo qualche giorno di macerazione gli spicchi d'aglio diventano bruni, non saprei dare la spiegazione tecnica di questo processo, ma so che è normale, che non è un segnale che abbiamo sbagliato qualcosa.
L'olio è ben aromatizzato ma delicato, è perfetto sul pane abbrustolito ma anche sulla pizza o su una pasta semplice...in realtà io sono un'appassionata dell'aglio, quindi lo metterei dappertutto!

Per l'olio al basilico ho scoperto che si possono usare le infiorescenze delle piante e ne sono stata proprio felice: io le tagliavo per far crescere più rigogliosa la pianta ma mi dispiaceva buttar via quei rametti profumatissimi, ora finalmente anche loro hanno avuto uno scopo!
Ho poi scoperto che mia madre le utilizza allo stesso modo delle foglie, chissà perchè io pensavo che non fossero commestibili.
Comunque, ho riempito una ciotola di infiorescenze e qualche foglia, le ho lavate bene e lasciate asciugare su un canovaccio.
Queste le mie quantità

Quando erano perfettamente asciutte le ho messe in un barattolo e proceduto come per l'aglio, tenendole però per circa 20 giorni, visto che il basilico ha un aroma più delicato di quello dell'aglio.
Ad ogni modo, nessuno vi impedisce di aprire il barattolo e controllare lo stato delle cose, anzi io ve lo consiglio.



L'olio al peperoncino l'ho fatto l'anno scorso, utilizzando i peperoncini lunghi "di giù", ossia quelli coltivati dai miei genitori.
Questo tipo di olio aromatico è il più semplice perchè non c'è bisogno di filtrare.
Ho lavato una manciata di peperoncini e lasciato asciugare bene, li ho spezzettati grossolanamente, in modo da rendere disponibili anche i semi, e ho infilato tutto in una bottiglietta che ho riempito d'olio. Dopo una settimana/10 giorni l'olio inizia già a piccare, ma ovviamente tanto dipende da quanto sono piccanti i peperoncini utilizzati.
Dicevo che questo tipo di olio è il più semplice anche perchè non va rifatto ogni volta: io nella stessa bottiglia rabbocco l'olio quando sta per finire (ovviamente bisogna poi aspettare un po' perchè prenda sapore) e quest'anno ho aggiunto dei peperoncini nuovi, visto che ormai quelli iniziali cominciavano a perdere il loro "potere".

Quando sono venuti i miei genitori qualche settimana fa, mia madre si è innamorata dell'olio al basilico e ultimamente mi ha raccontato che aspetta con ansia che sia pronto anche il suo: devo ammettere che è una gran soddisfazione dare ispirazione culinaria alla persona che per anni ha cucinato per me e mi ha insegnato gran parte delle cose!

giovedì 4 ottobre 2012

Torta con farina di farro, cioccolato e pere

Dopo aver fatto (e rifatto) i biscotti con farina di farro, avevo voglia di fare qualche altro esperimento con questa farina che mi ha dato tanta soddisfazione!
Così mi sono inventata una "rivisitazione" della torta di mele e cioccolato.
Ho delegato la foto a Fra e al mio chiedere perchè l'avesse messa in un piatto così piccolo mi ha risposto che tanto di lì a poco ne avrebbe addentato una fetta, quindi il piatto piccolo era perfetto per ciò che sarebbe rimasto...

Al mercato di martedì scorso ho trovato delle pere Williams, belle, dolci e succose, che ho quindi sostituito alle mele, anche perchè l'accostamento pere e cioccolato è notoriamente azzeccato!
E in effetti la torta è stata un successone, e, benchè fosse destinata alla colazione, è sparita nel giro di qualche giorno, tra (poche) colazioni, merende e condivisione varia, anche perchè, essendo sperimentale, ho ridotto un po' le dosi.
Ma veniamo al sodo!

Ingredienti:
200 gr di farina di farro integrale,
140 gr di zucchero di canna integrale,
2 uova,
100 ml di latte,
60 ml di olio di semi,
3 pere Williams non troppo grandi (altrimenti 2),
50 gr di cioccolato fondente,
1 bustina di lievito,
un pizzico di sale.

Procedimento:
Mescolare con un cucchiaio di legno, una frusta o con lo sbattitore elettrico le uova con lo zucchero, quando l'impasto è diventato spumoso aggiungere il latte, l'olio e le pere. Inciso: io ho tagliato le pere in pezzetti piccoli, in modo che si sciogliessero del tutto durante la cottura e ne rimanesse solo il sapore ben distribuito, ma se preferite sentire i pezzi nella torta potete farli più consistenti.
Dopo una bella mescolata aggiungere la farina, che si può non setacciare nel caso si usi lo sbattitore, il lievito e il sale.
Alla fine, una bella pioggia di cioccolato fondente a pezzetti (se poi scappa qualche pezzo più grosso beato chi se lo becca!).
Infornare in forno caldo a 180°, in forno ventilato cuoce in circa mezzora, in forno statico ci mette un po' di più, in ogni caso non mi stanco mai di dire che ognuno conosce il proprio forno e che la prova stuzzicadenti è sempre infallibile.
L'impasto resta abbastanza liquido da crudo ma lievita che è una bellezza e la torta resta umida e di una sofficità commovente!
E la farina di farro, rispetto alla farina di grano, conferisce quel sapore, come dire, rustico, che aggiunge sicuramente qualcosa in più nel gusto della torta.

Preferisco la farina di farro anche alla farina di riso,per la ragione che le preparazioni fatte con farina di riso restano soffici per non più di un giorno, poi iniziano a indurire. Peccato solo che non posso farci dolci per la mia amica celiaca, in quanto il farro contiene, come il grano, il suo nemico glutine.
Ma per i non celiaci il farro è un ottimo sostituto del grano, contenendo, rispetto a quest'ultimo, una maggiore quantità di proteine e per di più maggiormente digeribili.
Ha inoltre un maggiore contenuto di fibre rispetto al grano e un apporto calorico minore.

Prossimo impiego della farina di farro sarà nel pane, ma per questo devo attendere la disponibilità del panificatore di casa...
Invece i miei prossimi esperimenti dolciari saranno con la farina d'orzo, anzi, se avete consigli sono ben accetti, mi sta piacendo molto questa strada alla scoperta di nuove e più sane, e più gustose, farine!




domenica 30 settembre 2012

L'acqua di tutti e di qualcuno

Stamattina ho voglia di parlare di un argomento che qualcuno considererà trito e ritrito: l'acqua in bottiglia.

Ma facciamo che non mi dilungherò sui dati (decisamente preoccupanti) e vi racconterò una cosa che mi è successa qualche tempo fa e che mi ha fatto prendere una volta per tutte la decisione di non bere più per nessun motivo (almeno a casa mia) l'acqua imbottigliata.
Come dicevo, i dati sono preoccupanti. Preoccupante è innanzitutto la logica che sta alla base dell'imbottigliamento dell'acqua: come si è potuti finire a far sì che alcuni soggetti (nello specifico multinazionali, mica mia zia) si siano appropriati di un bene pubblico? è un discorso che può valere per qualsiasi altro tipo di prodotto, perchè qualsiasi altro tipo di prodotto viene coltivato, o fabbricato, o elaborato, ma l'acqua è lì, sgorga dalla sorgente, come si può arrivare a che qualcuno se ne appropri e ce la rivenda? Non è surreale? Allora si potrà davvero finire per vendere l'aria, anche se ora ci pare assurdo, ci saranno pubblicità che ci convinceranno che la bombola d'aria di quella marca è ciò che fa al caso nostro. Non è una provocazione, è reale preoccupazione, stanti così le cose ora. E poi, è un discorso che potrebbe stare in piedi in Paesi come l'India, dove la potabilità dell'acqua è roba da ricchi, non in Italia, dove godiamo di riserve idriche di ottima qualità.
E poi c'è il discorso della plastica. L'industria dell'acqua in bottiglia utilizza circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno solo per produrre bottiglie che ci metteranno migliaia di anni a biodegradarsi. Senza calcolare quello impiegato per il trasporto delle suddette bottiglie.
E chi sono i soggetti di questa grottesca, triste e surreale situazione a cui siamo arrivati? Io ne identifico tre. Il primo soggetto è costituito dalle già citate multinazionali che hanno fiutato l'affare del cosiddetto oro blu; il secondo è rappresentato dai governi compiacenti, i quali non hanno alcun interesse a investire nelle bonifiche delle riserve idriche e soprattutto badano esclusivamente al Pil, e l'industria dell'acqua in bottiglia lo alza di molto; il terzo soggetto è costituito dai consumatori, che, rimbambiti dalla pubblicità, sprecano soldi e fatica a portare a casa l'acqua di una marca piuttosto che di quell'altra.

Ora, io devo fare un mea culpa, e per farlo devo partire dalle mie origini, o meglio da quelle dei miei genitori, che sono originari del paesino in cui sorge e si imbottiglia una delle acque frizzanti più famose d'Italia. Mio nonno lavorava per questa azienda e ci riforniva sistematicamente di acqua effervescente naturale, raccolta in damigiane direttamente alla fonte: ve lo posso giurare, era frizzante come quella in commercio, anzi, leggermente di più. Prima che bonificassero veniva fuori acqua frizzante anche dai rubinetti delle case, so che sembra incredibile ma credetemi, se volete ve lo faccio raccontare da mia nonna. Insomma, fatto sta che io sono cresciuta bevendo acqua minerale effervescente naturale, a costo e chilometro zero. Questo ha fatto sì che l'acqua naturale non mi dissetasse mai del tutto. Poi mi sono sforzata di cambiare le mie abitudini e ora vado tranquillamente di acqua di rubinetto. Però. Ci sono quei tipi di sete, dovuti all'aver mangiato del cibo troppo salato, alla digestione lenta, a un bicchiere di troppo la sera prima, che solo le bollicine riescono a placare. Ecco il mio mea culpa: fino a qualche tempo fa tenevo in casa qualche bottiglia della (non) suddetta marca per questo tipo di emergenze. Ma un giorno, aprendo la bottiglia, l'ho trovata completamente sgasata. Com'è possibile? Era sigillata. Allora ho iniziato a pensare a cosa aveva dovuto passare quella bottiglia per finire così, al viaggio, al caldo, a soste al sole dentro quell'involucro di plastica, e mi è venuto un senso di schifo. Che è riuscito a mettere fine al mio rapporto con l'acqua gasata, sostituita da acqua semplice aromatizzata con limone, salvia o menta. Forse più avanti mi informerò meglio sui gasatori, in ogni caso viva "l'acqua del sindaco"!

giovedì 27 settembre 2012

Conservare e utilizzare le erbe aromatiche

Il tempo sta decisamente cambiando e anche alcuni aromi del mio orto se ne stanno accorgendo, quindi è ora di fare qualcosa prima che l'inverno me li porti via!
Ecco cosa ho fatto, sto facendo o penso di fare di ciascuno di loro, vedi mai che a qualcuno possa tornare utile qualche informazione.

La stevia: ho dato una bella potata alla pianta, che ormai era diventata alta una sessantina di centimetri, sta seccando in rametti appesi in quello che chiamo il "cunicolo armadio" perchè cabina proprio non la si può definire, ma è sicuramente un posto buio e anche fresco e areato. La polverizzerò con il mortaio e finalmente potrò sperimentare qualche ricetta!

La salvia: anche i rametti di salvia stanno seccando, però su un vassoio, con la parte superiore delle foglie rivolta verso il basso, di modo che non si arriccino, una parte la polverizzo per produrre il dentifricio, una parte la conserverò in foglie per farne delle tisane contro il raffreddore (contro il quale ora la sto usando fresca in foglie intere), mal di gola, cattiva digestione e dolori mestruali (filtrandola con una tela a maglie fitte e assumendone con parsimonia perchè, in quantità elevata, la salvia risulta tossica per il nostro organismo).

Il timo: è fiorito da poco (che bellini i fiorellini del timo!), quindi è il momento giusto per potarne le cime. Anche il timo essicato, oltre che per insaporire alcuni piatti, lo userò in tisane contro la tosse e eventuali difficoltà digestive.







La menta: quest'anno ha raggiunto la sua forma più smagliante! Anche secca conserva perfettamente il suo aroma. Si può raccogliere tutto l'anno ma il momento della fioritura è il migliore perchè la pianta è maggiormente ricca di mentolo. La mia pianta è proprio in questa fase, quindi provvederò al più presto! Come per la salvia, una parte la polverizzerò per il dentifricio e il resto lo conservo in foglie per le tisane (la menta ha proprietà espettoranti, digestive ed è utile all'espulsione di gas intestinali) e per aromatizzare il tè.

Il rosmarino: anche questa pianta mi ha dato una certa soddisfazione, è vero che non è chissà che cespuglio, ma dalla talea di un rametto è venuta fuori una pianta più che degna! Ne seccherò i rametti e li utilizzerò in cucina come da freschi.
Piccolo inciso: sapevate che il rosmarino, come l'alloro e l'alga kombu, utilizzato nella cottura dei legumi li rende più digeribili e combatte quel fastidioso problema della produzione di gas intestinali? Sapevatelo!




L'erba cipollina: adoro l'aroma dell'erba cipollina, ma purtroppo sia essiccata che congelata perde tutte le sue proprietà aromatiche, quindi la sto usando il più possibile prima di vederla seccare e rinascere in primavera.



Il basilico: quest'anno è stato particolarmente infestante (quella nella foto è solo la "pianta madre"), ne abbiamo dappertutto! Io non sono una grande amante del pesto, e poi il pesto congelato sa sempre di congelatore. Credo che laverò le foglie più belle e le congelerò, sarà sempre meglio che niente, e intanto sto preparando un olio aromatico di cui racconterò in un altro post.

Conserverò ciascun tipo di erba in vasetti di vetro o sacchetti di carta.
E voi vi portate dietro un po' di profumi dell'estate?In che modo?