E io pedalo - Giorgio Caproni dixit

Per una bicicletta azzurra, Livorno come susurra!
Come s'unisce al brusio, dei raggi il mormorio!
Annina sbucata all'angolo aveva alimentato lo scandalo.
Ma quando mai s'era vista, in giro, una ciclista?
Giorgio Caproni, Scandalo, in I semi del piangere
 

"Una giovane donna pedala, forse con troppa furia. Indossa abiti femminili, ma cavalca una bicicletta da uomo. Sulle spalle ha uno zaino che parrebbe quasi da montagna, ma è talmente scolorito che è difficile dirlo. Pedala forte, e le sue labbra si muovono. Forse canta.
Una donna più anziana si immette sulla stessa strada. Tra le gambe, protette solo dalle calze velate, è la canna curvata caratteristica delle biciclette da donna; sotto la gonna scura e dritta si può scorgere il sellino foderato con un sacchetto, per quando pioverà. Ma non piove, non ancora. E difatti pedala con calma, la nostra signora, misurando la strada con un passo uniforme e rassicurante che è frutto di anni, decenni, di traversate in bicicletta. Non ha niente sulle spalle, ma il cestino è molto pieno. Se non ci fossero quegli elastici colorati a trattenere le borse, volerebbero mandarini e medicine ovunque."
Donatella Allegro - E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta - Edizioni del Loggione


Per il mio compleanno, i miei amici Riccardo e Irene mi hanno regalato un libro, e già per questo hanno fatto un'ottima cosa. Il libro poi mi è pure piaciuto un sacco e quindi mi pareva il minimo condividerne l'incipit con voi. È un "viaggio" interessante quello che si intraprende con l'autrice, che se ne è andata in giro a cercare materiale per provare a costruire una storia del rapporto (ancora molto contrastato) tra le donne e la bicicletta. 
Se penso a questo binomio nel passato, la prima immagine che a me viene in mente è quella delle staffette partigiane, la seconda è Alfonsina Strada, e nel libro ci sono sì loro, ma in una folta compagnia! Ad esempio, c'è Annie Londonderry, ventitreenne americana che, il 25 giugno del 1894, parte per fare il giro del mondo in bicicletta, impresa che fino ad allora era stata compiuta ovviamente solo da un uomo. D'altronde,  se pedalare coi gonnelloni lunghi era pressoché impossibile senza che la gonna si infilasse nei raggi, se portare i pantaloni era sconveniente, se i benpensanti malpensanti erano convinti che "la bicicletta possa offrire frequenti occasioni per praticare l'onanismo senza che nessuno se ne accorga", se insomma pedalare rischiava di minare il controllo maschile sul corpo della donna, non deve essere stata di facile costruzione la relazione stabile tra quest'ultima e la bicicletta. Ma la cosa che mi ha sconvolta non è tanto il sospetto di onanismo, non è stata l'antica convinzione maschile che la bici dovesse essere interdetta alle donne in quanto rischiava di rovinare il suo aspetto aggraziato o di interferire con la sua capacità di riproduzione, non sono stati nemmeno i divieti di circolare in bici nel centro di Bologna durante il fascismo.
No, la cosa che mi ha sconvolta di più è che a tutt'oggi, a dispetto di quel che credevo, il rapporto delle donne con la bicicletta non può essere paritario a quello degli uomini. La cosa che non riesco a credere, me ingenua, è che, benchè si vedano tante donne quanti uomini, se non di più, pedalare liberamente in giro per il mondo, il ciclismo agonistico può essere praticato a livello professionistico dagli uomini ma solo a livello dilettantistico dalle donne. Un uomo può dedicarsi anima e corpo allo sport che ama e farne una professione, una donna deve invece nel frattempo trovarsi un lavoro e tenerselo, poi nel tempo libero fa tutti i giri in bici che vuole. Io lo so che c'è ancora tanto tantissimo da fare perché la donna abbia realmente pari dignità dell'uomo, ma davvero ancora così tanto?! A me, a parte incazzarmi, viene da mettermi le mani nei capelli per quanto lavoro e quanta resistenza occorrano ancora nella lotta per i diritti delle donne. E capisco, stimo e ringrazio persone come Linda e Silvia, conosciute tramite il libro, che pedalano insieme all'insegna dell'emancipazione femminile, ripercorrendo i luoghi delle "pioniere" e organizzando eventi sul tema lungo il loro percorso. Ma felice è stata anche la conoscenza di Mila Brollo, una pedagogista occupata nell'ambito della salute mentale, quasi sessantenne e affetta da diabete, che da Gemona ha pedalato fino a Lampedusa, è andata a guardare in faccia le persone che sono riuscite a sopravvivere alla traversata dagli inferni vari.

In questi giorni che ho trascorso leggendo a piccoli morsi questa delizia di libro, mi sono spostata in bici come al solito, ma l'ho fatto con ancora più piacere, con un aumentato senso di libertà, come di un'allegria conquistata, un moto di gratitudine verso chi prima di me ha osato, ha creduto, ha lottato per permettermelo. E anche verso Irene e Riccardo che mi hanno regalato il libro :)


Commenti

  1. Cara Cristiana, complimenti per questo bellissimo post qui su gusta la vera capacità.
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio.
    Tomaso

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  2. Libro interessante, anche a me, un'amica di vecchia data a ogni mio compleanno mi regala un libro sulla bici, e quest'anno ho conosciuto anche io, per la prima volta, Alfonsina Strada ... e ora vengo a sapere questa cosa inquietante sul non professionismo delle cicliste. Incredibile, anzi, ingiusto!

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    1. Io lei la conoscevo, forse anche perché di queste parti, ma tante altre storie no e sono contenta di averlo fatto!

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  3. Cri le donne non sono professioniste in nessuno sport in Italia, è una protesta trasversale: dai tuffi al calcio, dalla pallavolo allo sci, il Coni ha questo veto ignobile che lo sport agonistico femminile non riesce ad abbattere

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    1. E io ne ero felicemente all'oscuro...

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    2. Ma non lo sapevo neanch'io! Orrore! Ma com'è che ancora sopravvive questa roba medievale? In un paese illuminato come il nostr... ops.

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  4. Bellissimo il libor che proponi! Lo cerco di certo da appassionata utilizzatrice della bici per la maggior parte dei miei movimenti. Anch'io ero all'oscuro sulla questione sportiva e sono rimasta davvero basita...

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    1. Sono contenta di averti ispirata :) E sì, mi sa che sottovalutiamo quanto siamo ancora indietro nella conquista della parità di genere.

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  5. Interessante questo libro, anche solo peravere ricordato che no n c'è ancora vera parità uomon/donna nnello soprt.

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    1. E a quanto pare non lo si ricorda mai abbastanza, visto che ci sono persone come me che davano per scontati diritti ancora (perché non posso che pensare che le cose cambieranno) inesistenti.

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  6. Bel libro.

    Ti aggiungo come colonna sonora Good bike dei Tetes de Bois

    Ciao

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    1. Visto che Alli ha citato Alfonsina, il gruppo le ha dedicato una canzone.

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    2. Ottima colonna sonora, bravo Enrico! Sai che viene citata anche nel libro? E io ne ignoravo l'esistenza. Insomma è stato un libro illuminante sotto un sacco di aspetti! :)

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