la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

venerdì 29 giugno 2012

Storia e storie di Vandana Shiva

Qualche sera fa è venuta a cena una mia amica libraia che, oltre alla bottiglia di vino di rito, mi ha portato anche un graditissimo e inaspettato regalo: un libro!
Un libro che poteva regalarmi solo qualcuno che mi conosce, perchè di solito agli adulti non si regalano libri per bambini o per ragazzi, anche se io agli adulti li regalo spesso e volentieri i libri illustrati, a volte per le illustrazioni belle o particolari, a volte per il messaggio che trasmettono, a volte semplicemente per fare una coccola di cui anche un settantenne può aver bisogno.
Lei mi ha regalato questo perchè è la storia di Vandana Shiva e ha giustamente pensato che avrei potuto trovarlo interessante. E così è stato!
Conoscevo già questa collana, intitolata Donne nella scienza (nomi come Margherita Hack, Marie e Irene Curie o Dian Fossey)
Conoscevo già Vandana Shiva e il suo impegno socio-politico, la sua lotta alla globalizzazione liberista, le sue battaglie contro le multinazionali che stanno distruggendo i territori e l'economia indiani, ma non ho mai letto nessuno dei suoi libri e, soprattutto, non conoscevo la storia della sua vita. Storia che è raccontata con dolcezza e semplicità da Emanuela Nava e illustrata con cura, fedeltà e freschezza da Emanuela Bussolati.

Non raggiungendo neanche le cento pagine, l'ho letto d'un fiato ed è stata una lettura piacevole, oltre che illuminante. Piacevole perchè l'intero libro è permeato da quella spiritualità e antica saggezza proprie dei popoli indiani, da quella visione armonica dell'universo in cui l'uno e il tutto finiscono per coincidere, dove passato e futuro si legano in un cerchio perfetto (nella lingua hindi ieri e domani si pronunciano con la stessa parola: kal).
Quella indiana è una spiritualità "concreta". Gli alberi sono sacri, gli alberi sono dee, "gli alberi sono donne, la natura è donna e unendosi all'uomo crea il mondo". Ed è per questo che le donne Bishnoi, in Rajastan, trecento anni fa vollero impedire al maharaja di tagliare i loro alberi per costruire un palazzo: abbracciarono i loro alberi e furono uccise con loro; più di quattrocento persone furono massacrate abbracciate agli alberi "prima che il maharaja riconoscesse il loro coraggio e proibisse il taglio di alberi verdi e l'uccisione di animali nei luoghi dove abitavano i Bishnoi." Stavano forse difendendo un culto fine a se stesso? O statue, icone, sterili credi? No, stavano difendendo la terra, la Vita. E la loro lotta non è ancora finita ed è portata avanti dal movimento Chipko (abbracciare), fondato molti anni dopo da due allieve di Gandhi in memoria del sacrificio Bishnoi.
E il rito dello scambio dei semi? Ogni anno, a maggio, le donne riempiono dei sacchetti contenenti diversi semi, poi vanno al mercato, davanti al tempio di Ganesh, e scambiano i loro sacchetti con le altre contadine, e pregano Ganesh affinché dia loro l'energia vitale e la forza spirituale per coltivare la terra. "Da decine di secoli le madri lo ripetono alle figlie: i semi scambiati sono un ponte tra il passato e il futuro." E dicono anche "quando fai qualcosa non pensare solo a te, ma anche ai figli dei tuoi figli, fino alla settima generazione." Proprio come fanno tutti, no? Proprio come fanno le multinazionali che stanno espropriando i terreni per impiantare monocolture di semi sterili. Ai contadini sono stati espropriati terreni dal governo, che li ha venduti a un prezzo irrisorio alle multinazionali, che vi impiantano monocolture di semi geneticamente modificati. Oppure i semi stessi sono stati venduti ai contadini ignari, ignari del fatto che da quelle piante non sarebbero nati nuovi semi, ignari del fatto che quelle piante avrebbero avuto bisogno di potenti e costosi pesticidi chimici per crescere, ignari del fatto che l'anno successivo non avrebbero avuto soldi sufficienti per acquistare nuovi semi.
E per questo l'India sta diventando una delle maggiori potenze mondiali ma gran parte della popolazione è ridotta alla fame.
E per questo, nel 1991, Vandana Shiva ha fondato la Banca dei Semi, Navdanya, per salvaguardare la biodiversità e le policolture, la sicurezza alimentare e i diritti dei piccoli agricoltori (qui trovate il sito dell'associazione italiana che collabora con Navdanya), per lottare contro colossi come la Monsanto o la Rice Tec che hanno brevettato semi di riso e di grano che in natura esistevano da centinaia di anni.

Sì è stato decisamente un regalo gradito, per la lettura in sé e per la curiosità di approfondimento che mi ha acceso. Vivamente consigliato, dagli 8 ai 108 anni.
Grazie Marta, mia buona amica e brava libraia.

le immagini di questo post sono state tratte dal web.


mercoledì 27 giugno 2012

Il tè verde - la salute che arriva dall'oriente

Mia sorella minore ha vissuto per qualche anno a Tokyo, dove sono andata a trovarla trascorrendo 15 giorni di ininterrotto stupore; ora è tornata in Italia ma almeno una volta all'anno va in Cina per lavoro. Quindi, tra i viaggi in Cina e i giapponesi che passano di qui portandole mille regalini, gira sempre una gran quantità di tè verde, che a lei non piace molto ma che io adoro, e di cui, appunto, lei riempie felicemente la mia dispensa (il "felicemente" sta anche per le meravigliose confezioni in cui spesso è contenuto il tè e che ovviamente riciclo).
Ho scoperto che ci sono diversi tipi di tè verde, che il sapore di quello cinese è diverso da quello giapponese, che il vero tè verde giapponese (il macha) ha un sapore abbastanza amaro che spesso non piace, che quello in polvere è quello che si usa per la cerimonia del tè in Giappone (emozionante esperienza a cui ho partecipato lo scorso Natale, grazie a un'ospite giapponese che è venuta a trascorrere qualche giorno con noi e di cui potete leggere e guardare anche qui).


 

E così, in queste giornate di caldo asfissiante, sto preparando bottiglie di tè verde da tenere in frigo, e che spariscono nel giro di qualche giorno.

Lo faccio con:
1 litro e mezzo d'acqua,
2 cucchiai abbondanti di tè verde in foglie,
7/8 foglie di menta,
il succo di mezzo limone,
1 cucchiaio raso di zucchero grezzo.

Metto l'acqua a scaldare. Non deve raggiungere l'ebollizione, la temperatura troppo alta annienterebbe parte dei principi attivi del tè verde, riducendone i benefici.
Raggiunti gli 80° circa, tolgo da fuoco e verso nell'acqua le foglie di tè, dopo un minuto le foglie di menta, dopo un altro minuto il succo di limone e lo zucchero, filtro e imbottiglio, lascio raffreddare a temperatura ambiente e poi metto in frigo. Il tè non deve restare in infusione per più di 2 o 3 minuti. Sarebbe bene, inoltre, consumarlo nel giro di 3 o 4 giorni, non contenendo conservanti, ma per me il problema non si pone :)

Qui c'è il tè che ho fatto stamattina e le ultime confezioni arrivate dal Giappone

Queste invece sono scatole di tè cinese, riciclate per conservare elastici e legaccini vari


Come ho già detto, il tè verde ha un sapore molto particolare (la mia amica Marta, solita esagerata, lo definisce "il tè al fango"...), infatti nel rito giapponese si usa mettere in bocca uno zuccherino prima di sorseggiare il tè.
Per la versione estiva, invece, è sufficiente aggiungere menta e limone per rendere il gusto fresco e piacevole.

In ogni caso, se consiglio di berlo è soprattutto perchè fa tanto bene!
E, come ormai da tradizione, vi dico anche perchè.
Il principio attivo forse più importante del tè verde è la catechina, un polifenolo che ha un effetto drenante e antiossidante. Inoltre, è ricco di vitamine C e E.
Pare addirittura che gli antiossidanti presenti nel tè verde siano molto più attivi rispetto a quelli contenuti in altri alimenti, tant'è che le donne giapponesi che insegnano la cerimonia del tè, e quindi ne assumono in quantità considerevole, sono note per la loro longevità.
Un altro beneficio del tè verde è la sua azione anti-cancro: è stato riscontrato, infatti, nelle popolazioni che fanno uso quotidiano di tè verde, un numero di casi di cancro molto minore rispetto alle popolazioni che abitualmente non lo consumano.
Oltre ad avere un effetto drenante, il tè verde accelera il metabolismo, rendendo un valido aiuto contro l'obesità.
La catechina ha, inoltre un forte effetto antibatterico e antivirale, in special modo contro il virus dell'influenza e addirittura è stato dimostrato che può avere effetti benefici contro il virus dell'HIV, rallentandone l'azione.
Questa componente, inoltre riduce l'accumulo di colesterolo LDL nel sangue.
Il tè verde contiene anche fluoro naturale, che, in piccole quantità, aiuta a prevenire la carie.
Infine, è benefico per l'organismo in quanto rinfrescante e disintossicante.
E pensare che 2000 anni fa i cinesi lo utilizzavano per combattere il mal di testa!
Contenendo caffeina, se consumato in quantità eccessiva (è consigliato non superare i 500 ml giornalieri) può innescare stati di ansia e/o insonnia.

Ovviamente, ribadisco, parlo del tè verde "vero", quello naturale, in foglie: se bere tè verde vuol dire immergere in una tazza una bustina confezionata o peggio comprare una bottiglia con su scritto "tè verde", a onor di onestà, vi consiglio di non considerare quello che avete appena letto: questi prodotti non hanno infatti nulla a che fare con i benefici sopra descritti.






lunedì 25 giugno 2012

Fiori di zucca "alla Norma"

Quanto mi piacciono i fiori di zucca!
Poi, ora che abbiamo le piante di zucchine sul terrazzo, ho scoperto che sono anche dei fiori bellissimi da vedere quando sono aperti.

E per la serie "dove gira la salute", sono ricchi di vitamina A e B1, sono diuretici, rinfrescanti, disintossicanti e altamente digeribili (anche se questo ovviamente dipende molto da come li si cucina...)

Qualche sera fa, per una cena con una coppia di amici, ho provato questa ricetta, trovata sul nuovo numero di Cucina naturale e voglio condividerla finché ci sono ancora fiori di zucca in giro, perchè è originale e buonissima!

Ingredienti:
15 fiori di zucca,
1 melanzana grande,
250 di ricotta fresca,
100 gr di ricotta salata
50 gr di parmigiano grattugiato,
qualche foglia di basilico,
olio di semi,
olio e.v.o., sale (o preferibilmente gomasio)

Procedimento:
Tagliate la melanzana a dadini e friggeteli in olio di semi finchè non saranno dorati, scolateli e fateli asciugare su carta assorbente.

Tritate i cubetti di melanzana e uniteli alla ricotta fresca, al parmigiano, al basilico spezzettato e una presa di sale.





 


Farcite con questa crema i fiori di zucca, puliti e privati del pistillo.

Se avete una sac a poche farete in un attimo, richiudeteli arrotolando le punte e adagiateli su una teglia unta o ricoperta di carta da forno; spolverate con la ricotta salata a scaglie e infornate a 180° per 10 minuti o finchè non saranno dorati.





Io friggo molto raramente ma, come si dice dalle mie parti, "quann ce vo' ce vo'!" (traducibile più o meno con "quando ci sta proprio bene, bisogna farlo!")
E infatti erano davvero squisiti!
E poi erano buonissimi soprattutto perchè, tre questi fiori, ce n'erano ben quattro del nostro orto, che soddisfazione!

Da segnalare, infine, anche il dessert, di cui non ho neanche una foto ma la cui ricetta potete trovare su questo dolcissimo blog. Questa ricetta dei biscotti al cioccolato ripieni di menta mi ha conquistata appena l'ho letta, grazie Belinda!




domenica 24 giugno 2012

Regali a impatto quasi zero

Qualche tempo fa avevo scritto della giornata di festeggiamenti di ben sei compleanni, e dei deodoranti che ho regalato a tre dei festeggiati.
Mancavano due regali all'appello e, come promesso, eccoli qua!
Francesco ha deciso che anche lui avrebbe voluto fare qualcosa con le sue mani, e così si è cimentato in questo, secondo me riuscitissimo, portatabacco per suo fratello.


Certo non è da esposizione ma, per non aver mai preso in mano ago e filo (e non avere un ditale, a sentir le sue lamentele...) e essersela cavata con la tasca interna di un vecchio borsone da viaggio rotto e il manico di una borsa di stoffa, io sono stata fiera di lui! Quanto meno è da premiare la fantasia che non gli manca di certo! E anche suo fratello ne è rimasto davvero contento!
E poi mi da sempre felicità quando nasce una nuova vita, oggettisticamente parlando, dall'armadio in cui conservo le cose più disparate che sono rotte o in disuso e sembrano inutili e invece possono sempre servire!

L'ultimo regalo era per sua nipote, una bimbetta bellissima e curiosa che ha compiuto 3 anni.
Il regalo per lei l'ho trovato abbastanza casualmente. Sotto casa mia c'è un baretto bio, delizioso perchè colorato e accogliente, oltre che fornito di paste e torte sane e gustosissime. La ragazza che lo gestisce è altrettanto carina, sempre gentile e sorridente, sprigiona serenità. Ora, visto che questo non è proprio periodo da colazione al bar,  a volte passo semplicemente per un caffè con un'amica o per un saluto. Una delle ultime volte aveva in esposizione sul bancone una piletta di libri per bambini, che ovviamente hanno attirato la mia attenzione come il miele attira gli orsi; lei mi ha spiegato che erano libri di una piccola casa editrice locale (che tra l'altro, per lavoro, conoscevo e apprezzavo) che sta attraversando un momento di forte crisi e non so bene se rischia di chiudere o sta chiudendo; sta di fatto che, per questo motivo, sta vendendo alcuni titoli anche tramite canali diversi dalle librerie e a prezzi scontati.
Non è questa la sede per scrivere di crisi dell'editoria e della condizione sempre peggiore dei piccoli editori come delle librerie indipendenti, ma è ormai chiaro forse che sono particolarmente sensibile all'argomento, per cui non ho resistito e ho comprato due libri.
Questo è quello che abbiamo regalato alla piccola Cassandra
 Ho scelto un titolo "eco" anche perché i suoi genitori la stanno educando al rispetto dell'ambiente e quindi so che avrebbero gradito la scelta, come infatti è stato.
 Non sono belle queste illustrazioni? E anche il carattere della scrittura, che cambia, si ingrandisce o rimpicciolisce, è originale e soprattutto permette ai bimbi che non sanno ancora leggere di comprendere il "peso" delle parole, se gliele si indica durante la lettura.


E poi mi piace anche perché nell'ultima pagina ci sono i consigli per "salvare il mondo", che, ma non è questo il caso, a volte servirebbero anche ai genitori!

giovedì 21 giugno 2012

21 giugno, solstizio d'estate

Evviva evviva, è arrivata l'estate!!!
Lo so che se ne sono accorti tutti, dal clima ancor più che dal calendario, ma è bene ricordare le date importanti, e questa almeno per me lo è, e magari fare due chiacchiere sull'argomento...
Per esempio, lo sapevate che la parola "solstizio" deriva dal latino "solis stazio", ossia "fermata del sole"? Sapevatelo! Il sole oggi si ferma alla massima distanza dall'equatore, generando la giornata più lunga dell'anno; lo fa solo un'altra volta durante l'anno, il 21 dicembre, solstizio d'inverno, quando è la notte, ossia le ore di buio, ad essere la più lunga.
Invece, giacché ci siamo, "equinozio" deriva da "equus nox", letteralmente "uguale notte", perchè l'equinozio (di primavera il 21 marzo e d'autunno il 21 settembre, ma quaro lo saprete già) è il momento in cui il sole, transitando sull'equatore, rende i giorni uguali alle notti in tutti i paesi della terra. In tutti i paesi della terra, non è affascinante?

Stamattina, per onorare degnamente la ricorrenza, ho gironzolato un po' in rete alla ricerca di nozioncine estive e, oltre a quella di cui sopra, ho scoperto che:
- per i Maya il Sole è il supremo regolatore di qualsiasi attività sulla terra;
- gli Indiani d'America è simbolo della potenza e provvidenza divine;
- per gli Inca è il sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore;
- per gi Inuit (esquimesi) il Sole, semplicemente rappresenta la Vita mentre la Luna rappresenta la Morte;
- per alcune popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole, creatore della terra. Il che vuol dire...che il sole è femmina!
Questa infatti è la versione che mi piace di più :)

E poi il sole è fonte di energia, nutre le piante, scalda le ossa e io lo adoro anche quando, come in questi giorni, toglie il respiro!
Sì lo ammetto, sarà perchè sono segno di fuoco, sarà perchè non so sciare o perchè amo avere addosso il minimo indispensabile, sarà perchè preferisco la frutta e la verdura estive riuspetto a quelle invernali, ma non mi lamento nemmeno quando devo pedalare sotto il solleone per andare al lavoro, o quando mi devo barricare in casa al buio per non soffocare, o fare le tre in terrazza alla ricerca di un improbabile filo d'aria e un'altrettanto improbabile sensazione di sonno. Perchè comunque...è estate!
Quindi auguri di buona estate a tutti, in città, in montagna, in campagna, al mare o all'estero, ve li mando attraverso queste simpatiche faccine innamorate (notare i cuoricini intorno...), nate in un ozioso pomeriggio di qualche anno fa su una sassosa spiaggia ligure.

lunedì 18 giugno 2012

Turisti a Pisa

Ieri era san Ranieri, patrono di Pisa e, come ogni anno, per questa ricorrenza in città c'è stata la festa della Luminara, candidata a diventare patrimonio mobile dell'Unesco. L'unica differenza rispetto agli anni precedenti è stata che finalmente, dopo averne sentito tanto parlare dal mio compagno e dalla sua famiglia, quest'anno c'ero anch'io!
Mia sorella Silvana non aveva mai visto Pisa e anch'io non avevo fatto ancora molti giri turistici della città perchè non riusciamo ad andare spesso, stiamo di solito uno o due giorni e cerchiamo di trascorrere la maggior parte del tempo con la calorosa, accogliente e simpatica famiglia di Fra.
Così sabato mattina siamo partiti tutti e tre all'alba per andare a fare i turisti!

Arrivando dalla stazione, la prima visita l'abbiamo fatta al gigantesco murales che Keith Haring ha regalato a questa città nel 1989.

Ovviamente la seconda meta è stata piazza dei Miracoli, che con il marmo candido della torre, del duomo e del battistero e il vasto prato verde era di una bellezza davvero accecante!

 E che ridere, vedere frotte di persone in posizioni assurde, tipo "l'egiziano", a farsi fotografare con l'effetto "la torre di Pisa sta in piedi perché la sto reggendo io"... mah!

Una breve passeggiatina e siamo arrivati in piazza dei Cavalieri,

 con la famosa Scuola Normale Superiore, e con la torre dove fu rinchiuso a morte il conte Ugolino, di cui narra Dante. Peccato che metà della piazza fosse invasa da un cantiere edile.

E dopo le meraviglie dell'architettura, gli splendori della natura all'orto botanico universitario, che dicono sia il più antico del mondo.
Io sono rimasta incantata da queste ninfee giganti,

mia sorella, che ha l'animo giapponese, da questo fitto bosco di bamboo

E ovviamente abbiamo incontrato tanti altri alberi e piante, come ad esempio un gigantesco e antichissimo ginko biloba, che pensavo di non aver mai visto e invece ne ho uno proprio sotto casa ma non sapevo che albero fosse!

Da lì è stato un gironzolare per la città, mangiando cecina,

perdendosi in strade, vicoli e piazzette,
ammirando il Lungarno, col meraviglioso Palazzo Blu
(dove qualche tempo fa avevamo visto una mostra di Mirò) con la Chiesa della Spina (ci credete che, essendo stata sommersa, è stata "smontata e rimontata" pezzo per pezzo in superficie?),


visitando (e trovandovi riposo dal caldo asfissiante...) chiesette romaniche incantevoli nella loro essenzialità, come questa
o come questa, di San Zeno, che è stata sconsacrata ed è diventata un piccolo teatro.

E poi il giardino Scotto, dove in estate allestiscono spettacoli teatrali e cinema all'aperto e dove abbiamo addirittura assistito alla celebrazione di un matrimonio civile in mezzo alla natura; e poi le Piagge, un lunghissimo percorso verde che costeggia l'Arno, ricco di alberi e pieno di persone che facevano jogging, che ascoltavano musica o leggevano libri o giornali e addirittura potevano usufruire di una vera e propria palestra attrezzata a cielo aperto!

Verso sera il Lungarno e tutte le vie del centro, si sono accesi di musica dal vivo in ogni angolo, di banchetti che offrivano le cose più disparate da mangiare e da bere e ovviamente di persone, tantissime persone!
 Persone che erano lì per ammirare lo spettacolo della processione sul fiume di una miriade di piccolissime barchette, ciascuna con un lumino "a bordo", che non sono riuscita a fotografare causa la ressa pazzesca sul parapetto.
E tutti i palazzi affacciati sul fiume completamente decorati dai lumini offrivano uno spettacolo davvero fiabesco.
E infine, e per quanto mi riguarda sarebbe valsa la pena andare solo per questo, i fuochi d'artificio finali! Ho sempre adorato i fuochi d'artificio, mi emozionano ogni volta come una bambina, e questi, sparati sulle note di una Vincerò a tutto volume, sono stati davvero un esperienza indimenticabile!
La festa è andata avanti fino a notte inoltrata, ma noi eravamo così stanchi che non avevamo la forza neanche di parlare. Abbiamo fatto la nostra bella fatica per emergere dalla bolgia e prendere la via di casa, e forse non abbiamo fatto in tempo nemmeno a darci la buonanotte prima di crollare addormentati!

venerdì 15 giugno 2012

Il complemese di dovegirailsole - un resoconto


Questo blog ha da poco festeggiato il suo primo complemese e mi sembra esista già da una vita. Ho iniziato perchè avevo voglia di condividere esperienze e pensieri che credevo e speravo potessero essere utili o almeno piacevoli per altre persone. E in effetti è andata così ed è stata una gioia averne i riscontri, trovare commenti di persone a cui piaceva il blog o che mi ringraziavano per le informazioni che avevo condiviso, incontrare persone che non vedevo da un secolo e sentirmi dire "continua a scrivere che ti leggo proprio volentieri!", vedere blogger che seguivo da semplice lettrice iscriversi al mio blog.

E una gran bella esperienza è stata il primo giveaway, indetto da Alex, una ragazza che è un invidiabile vulcano di idee e di entusiasmo.
Mi era stato segnalato dalla mia amica Giovanna, una delle mie prime sostenitrici; ho partecipato subito, col mio primo post e poi con altri, entusiasta di un giveaway sulla decrescita ma soprattutto, lo ammetto, del fatto che ci fossero in palio i cosmetici totalmente naturali che produce Francesca, i cui prodotti mi piacerebbe tantissimo provare! Ma poi, con il passar del tempo (e dei post "in concorso") mi sono accorta che in un certo senso ho già vinto, perchè ho avuto modo, e non vorrei apparire retorica nel dirlo, di conoscere tante persone belle e blog altrettanto belli e interessanti, e per me che considero ricchezza ogni cosa e persona nuova, ogni scambio, è stato davvero un regalo.

Ed è stata una gioia conoscere questi blog soprattutto perchè, mentre mi impegno a sensibilizzare le persone che mi stanno intorno sul tema dell'ecologia e del consumo critico, cercando di non stressare né passare per fissata, mi rendo felicemente conto che ci sono tante persone che come me trovano normale:
- fare la raccolta differenziata,
- andare a piedi, in bici, in autobus o in treno,
- andare a fare la spesa portandosi le sporte da casa,
- non usare MAI piatti e bicchieri di plastica,
- comprare tutto quel che si riesce dai produttori locali, rispettando la stagionalità della frutta e della verdura,
- autoprodurre il detersivo per i piatti e il deodorante e proporsi di imparare a fare saponi e dentifricio,
- comprare il detersivo lavatrice alla spina,
- avere i condizionatori in casa (trovati qui, siamo in affitto) e non sapere neanche dove abbiamo messo il telecomando perché non li abbiamo mai usati,
- coltivare ortaggi e aromi,
- fare il pane in casa,
- andare al supermercato una volta al mese e riempire mezzo cestino
e sicuramente altre cose che mi sfuggiranno, il che vorrà dire che fanno così parte del quotidiano che non ci faccio caso :)

Quindi, visto che è risaputo che per me ogni occasione è buona per far festa, festeggio simbolicamente il primo complemese di dovegirailsole facendo un immaginario cin cin con le persone sopra citate e con quelle che mi seguono, che mi leggono, che commentano i miei post e che scrivono post da cui attingo e imparo. Ah, e anche con la mia sorellina Gabry che mi ha guidata pazientemente nei primi passi da blogger.

Viva gli scambi, viva l'energia che muove il mondo e viva la vita!


giovedì 14 giugno 2012

La crostata dell'amicizia

Momento di felicità inaspettata di oggi che ho proprio voglia di raccontare!
Ho un amico che è molto bravo a fare pane, torte, biscotti, pizze e tutto ciò che si può impastare e infornare. Qualche tempo fa si parlava con lui di marmellate ed è venuto fuori che in questa casa ignorassimo l'esistenza della marmellata di kiwi.
Beh, stamattina il suddetto amico, dopo essersi accertato che fossimo in casa, è passato a portarci una crostata con marmellata di kiwi di sua produzione, fatta apposta per noi!

era intera quando è arrivata...

Non è stato da abbracciare? A me questi gesti commuovono! E mi fanno pensare che è bello, è vitale avere intorno persone che ci vogliono bene, che ci dedicano un pensiero, che sono felici nel vederci felici.
E quello che mi dà gioia in questi casi non è solo la consapevolezza di essere amata, la serenità di sapere che c'è qualcuno su cui contare, ma anche una riflessione più profonda che mi viene da fare su me stessa. Vedo queste persone e i loro atteggiamenti nei miei confronti come una sorta di specchio in cui guardarmi, e mi dico che se questo è ciò che ho intorno allora vuol dire che l'ho meritato; perchè l'affetto della mamma, ma anche della famiglia, è gratis, ma quello delle altre persone no; e io sono d'accordissimo con il detto "si raccoglie ciò che si semina" e sono felice di non potermi affatto lamentare del mio raccolto!

E comunque, al di là di di riflessioni e filosofeggiamenti, sono felice anche per la scoperta della marmellata di kiwi e perchè questa crostata è veramente buona!!!

martedì 12 giugno 2012

Se niente importa non c'è niente da salvare

Appartengo alla categoria dei cosiddetti "lettori forti", leggo da quando ero bambina, è sempre stata una costante della mia vita. Non riuscirei a immaginare la mia esistenza senza i libri, libri che ho letto, venduto, prestato, regalato, curato, recensito.... Ma, nonostante avessi all'attivo libri indimenticabili, autori che amo, storie che mi hanno profondamente emozionata, non c'era il libro che mi avesse "cambiato la vita" fino a due anni fa, quando ho letto Se niente importa di Jonathan Safran Foer. Questo sì ha letteralmente cambiato la mia vita, il mio modo di vedere le cose, di fare la spesa e di mangiare.


Il libro non è un manifesto del vegetarianesimo, ma va ben oltre; è piuttosto una vera e propria indagine sulla produzione di carne (e pesce), in particolare sull'allevamento intensivo, e sull'impatto che questa ha sull'ambiente, sull'economia, sulla nostra salute e ovviamente sugli animali stessi.
Secondo Safran Foer, il grande consumo che si fa di carne prodotta industrialmente è dovuto al fatto che le persone non sanno come avvenga questa produzione. E non posso che dargli ragione: a me è bastato leggerlo per prendere alcune decisioni da cui non tornerei mai indietro.
E' stato lo stesso per chiunque lo abbia letto. E sono certa che sarebbe lo stesso per chiunque lo leggesse.

Consideriamo innanzitutto la questione ambientale. Qualche esempio. L'allevamento intensivo "contribuisce al riscaldamento globale per il 40% in più rispetto a tutto il settore mondiale dei trasporti ed è la prima causa dei cambiamenti climatici"; i tonni si stanno estinguendo perchè, in barba alle leggi e ai controlli che non ci sono, vengono pescati esemplari che non hanno ancora raggiunto uno sviluppo tale da essersi riprodotti.

C'è poi la questione non meno importante del rispetto per gli animali. Della vita in gabbia ma anche del cosidetto "allevamento all'aperto". Sapete che il requisito per considerare un allevamento "all'aperto" è che nel capannone dove vivono gli animali ci sia un'apertura? Ve lo immaginate quante volte una gallina che sta dall'altro lato dell'immenso capannone stipato di sue simili sia in grado di uscire a fare un giro nell'aia? Probabilmente mai nel corso di tutta la sua breve e sfortunata esistenza.
Per quanto mi riguarda, non sapevo neanche che da cinquant'anni polli e galline si dividono in razza "broiler" e "ovaiole", con corpi e metabolismi diversi, i primi progettati per fornire carne, le seconde per produrre uova. La vita delle ovaiole è scandita totalmente dalla somministrazione studiata di cibo e luce artificiale: senza dilungarmi troppo, in sostanza il ciclo stagionale dura per loro infinitamente meno di quello naturale, in modo tale da far loro deporre molte più uova di quanto farebbero naturalmente (pensate che in caso di blackout, ma questo l'ho imparato da un addetto ai lavori, le galline muoiono una a una, non essendo programmate per avere buio "fuori programma").
Grazie alla manipolazione genetica, i polli, che un tempo avevano un'aspettativa di vita di circa 15 anni, oggi vengono macellati verso le sei settimane e il loro tasso di crescita giornaliero è aumentato del 400%. Domanda: che fine fanno i pulcini maschi di razza ovaiola? La risposta nel libro c'è, e non è una lettura rilassante.
Così come ci sono ben descritte le violenze e le crudeltà gratuite che avvengono nella maggior parte degli allevamenti e dei macelli.

Ultima questione: che cosa c'è dentro quella confezione che troviamo al banco frigo su cui c'è scritto "petto di pollo" o "lonza di maiale" o "bistecca di vitello"?
Di tutto. Dagli ormoni della crescita (ché mica si può aspettare che un manzo cresca coi suoi tempi), agli antibiotici, agli scarti che non ci sogneremmo mai di mangiare e che troviamo soprattutto nelle preparazioni "non ben identificabili" come wurstel, hamburger o omogeneizzati.
Mi fa schifo persino scriverlo, ma è interessante sapere che, almeno in America (in Europa onestamente non so), "un tempo sostanza contaminante pericolosa, le feci sono ora classificate come difetto estetico. Il risultato è che gli ispettori scartano un 50% in meno di carcasse."
Altro che carni scelte! D'altronde che capitalismo sarebbe se non si sfruttasse appieno le materie prime, se non vendesse tutto il vendibile e anche l'invendibile?

Onestamente è stato questo aspetto quello che ha influenzato maggiormente le mie scelte successive. L'idea di ingurgitare tutto quello schifo e di propinarlo alle persone per cui cucino mi ha portato naturalmente a chiudere con carne, pesce e uova industriali, senza neanche doverci riflettere, come una reazione immediata e inevitabile.

Non sono diventata vegetariana, ma consumo carne meno di una volta a settimana, e soprattutto la compro da un allevatore che conosco e di cui mi fido; e così, oltre a preservare la mia salute e contribuire alla sussistenza dell'allevatore, non alimento la richiesta di prodotti da allevamento intensivo.

Quando ho finito (e mentre leggevo) Se niente importa, ero così scossa, schifata e incazzata che non parlavo d'altro, e avrei fatto qualsiasi cosa perchè le persone si rendessero conto di quel che stavano mangiando!
Alcuni si sono incuriositi, altri hanno preferito non sapere.
Perchè, come scrive Coetzee in commento al libro, "...chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continui a consumare prodotti industriali deve essere senza cuore o senza raziocinio."

lunedì 11 giugno 2012

Cornetti di pane e palline alle olive

Ieri mi ha scritto un amico, dicendomi che, dopo aver letto la ricetta di Francesco, ha iniziato a fare il pane, e anche con successo, e questo mi ha dato davvero gioia! Così ho pensato, poiché si sa che "non si vive di solo pane", di postare la ricetta dei croissant di pane e delle palline alle olive, che abbiamo preparato per l'aperitivo in terrazza di qualche giorno fa. Ci siamo organizzati con un po' di amici, ognuno dei quali ha portato qualcosa da bere o da mangiare; noi abbiamo preparato qualche insalata e messo in tavola un po' di cose buone portate dai miei genitori dalle terre del sud: formaggi, sottoli, friselle che abbiamo condito con pomodori e origano, i taralli del mio forno preferito... E poi abbiamo sperimentato questa ricetta che abbiamo preso, e un po' modificato, dalla rivista Cucina naturale (alla quale sarò abbonata per un anno, regalo di compleanno dei suddetti amici), e che ora condivido.


Ingredienti:
400 gr di farina 0
100 gr di farina integrale
20 gr di lievito madre naturale in polvere
2 zucchine di medie dimensioni
80 gr di olive nere snocciolate e spezzettate
acqua, olio, sale

Procedimento:
Impastate le farine, il lievito e mezzo bicchiere d'acqua tiepida. Aggiungete 2 cucchiai d'olio, un pizzico di sale e ricavate un impasto morbido, versando, al bisogno, altra acqua. Disponetelo in una ciotola, incidetelo, copritelo con della pellicola e lasciatelo lievitare al caldo 2 o 3 ore.
Intanto tagliate le zucchine alla julienne e ripassatele in padella con poco olio, un trito di prezzemolo e aglio e una spruzzata di gomasio.

 Dividete in due l'impasto lievitato. Alla prima metà aggiungete i pezzetti di olive e formate delle palline della grandezza di una noce. Purtroppo di questo passaggio non ho testimonianza fotografica...
Stendete la seconda metà e ricavatene due pizze tonde, che taglierete in otto spicchi.

Su ciascuno di questi spicchi, tenendovi verso l'esterno piuttosto che verso il vertice, ponete un cucchiaino di zucchine (altra foto mancante, lo so sono un'imprecisa, forse prima o poi mi ricorderò di fotografare ogni passaggio mentre cucino!). Dicevamo, arrotolate gli spicchi partendo dalla parte larga, e curvate i bordi, così da formare appunto dei croissant.

Riponete palline e croissant sulla placca del forno infarinata, cercando di tenerli distanti tra loro (quindi sistemati meglio che nella foto qui sopra...) e lasciate lievitare per mezzora. Infornate a 190° per 20 minuti o comunque finchè non saranno dorati.

Sono sciccosissimi nella presentazione e gustosissimi al palato, quello che non so è se il giorno dopo sono ancora morbidi e friabili, non ho potuto sperimentare!