La mia prima kokedama

Kokeché? Non fate finta, lo so che lo avete pensato! Tranquilli, anche io prima le identificavo con qualcosa tipo "quelle palle di muschio che si appendono e da cui esce una pianta..." Ma ora, grazie al regalo di compleanno delle mie amiche, non solo ne conosco il nome, ma so pure come si fanno! Sabato scorso ho passato più di tre ore con un maestro e altre sei persone ad ascoltare e osservare lui e a sporcarmi le mani di torba e di argilla, a riempirmi le narici di profumo di terra e essere alla fine persino fiera del mio lavoro!
Il vivaio dove si teneva il laboratorio è uno dei luoghi che mi piacciono di più a Bologna e dove di solito mi rifornisco di semi e piante: non penserete infatti che io sia riuscita a venir via solo con la mia kokedama! Ho preso un bel lampone da trapiantare in giardino e persino una t-shirt, visto che lo spazio è condiviso non solo con una libreria ma anche con un laboratorio di serigrafia artistica (che bello sporcarsi ed essere costretti a comprarsi una t-shirt bellissima perchè dopo il laboratorio bisogna scappare al lavoro ;)).
Quando sono arrivata ho trovato il tavolo preparato con le postazioni e con una pianta per ogni postazione, Miguel Carrasco, uno spagnolo simpaticissimo, con il pollice verdissimo e trapiantato in Italia da 25 anni, mi ha fatto scegliere la mia e io ho scelto una bella hoya, più conosciuta come pianta dai fiori di cera. All'arrivo di tutti ci ha raccontato un po' di storia di queste composizioni artistiche, ci ha illustrato quello che saremmo andati a fare e poi ci siamo messi al lavoro; e tra battute, risate, curiosità, storture sistemate da Miguel con pazienza e ironia, in un clima rilassato e giocoso, ognuno ha costruito la propria palla e ne è stato soddisfatto.
Il procedimento non è difficile. Si sceglie la pianta che si desidera, la si toglie dal suo vasetto e si cerca di dare a torba e radici una forma il più possibile tondeggiante. Poi la mia parte preferita: si prendono 3 parti di akadama, una sorta di terriccio argilloso, 7 di torba bionda e una di pietra pomice triturata fine, poi si aggiunge acqua e si impasta fino a formare una palla che finisce per sembrare identica all'impasto dei biscotti :D Con l'impasto si formano due semisfere concave che si "montano" intorno alla pianta, continuando a cercare di formare una sfera più o meno perfetta. Poi la parte più difficile: si inumidisce il muschio e si "veste" la kokedama, legando il muschio con una serie di giri stretti di filo di nylon tipo quello da pesca. Ora, se uno è bravo, riesce a mascherare bene il nylon, sulla mia palla invece sembrava fosse passato un esercito di lumache bavose, per cui confesso che tutta la lana intorno è lì più per mascherare la simil bava che per decorazione (sì è lana, non spago come sembra, perchè lo spago è fibra naturale e finirebbe per marcire, la lana di bassa qualità invece ha fibre sintetiche e dunque alquanto imperiture). Infine si infila il gancio prendendo più filo possibile per una maggior tenuta et voilà!
Quando poi la si prende tra le mani e la si sente asciutta o molto leggera, la si immerge in acqua, la si strizza bene e la si rimette al suo posto!
Io l'ho appesa al lampadario della sala da pranzo, dove si prende un sacco di luce e pure di compagnia.
E che dire? Mi è venuta voglia di farne immediatamente un'altra, di regalarla a tutti, di vederne una in casa di ogni amico o di farne mille altre per me. Però c'è solo un però che mi ha per un attimo spento l'entusiasmo quando Miguel ce lo ha detto: pare che il tipo di argilla necessaria a creare una kokedama non sia reperibile dalle nostre parti ma bisogni importarlo dal Giappone. Ecco, allora se penso che sto creando un regalo per te con le mie mani, che sto facendo qualcosa di vivo che tu possa tenere in casa, curare e ammirare, trovo una nota particolarmente stonata il fatto che io lo stia facendo con ingredienti che hanno dovuto attraversare il pianeta per arrivare a me. Mi viene da pensare che piuttosto prendo un seme o una talea dal giardino e ti faccio una piantina, normale, in un vaso. Non so, devo documentarmi meglio sulla reperibilità degli ingredienti prima di rimettermi all'opera, per ora mi godo e mi ammiro la mia Koke, che insieme a me vi augura una splendida settimana!

Commenti

  1. oh mamma io in queste cose sono negato :-(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non che io invece sia una maga della manualità :D

      Elimina
  2. Cara Cristiana, vedo che il risultato è veramente buono, complimenti!!!
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio.
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Tomaso, un abbraccio a te!

      Elimina
  3. Io continuo col vasetto 😂

    RispondiElimina
  4. Non conoscevo questa usanza, che però mi sembra un po' come il bonsai, un limitare la libertà della pianta, oltre al fatto che, come dici tu, si prendono elementi di un altro continente. Forse va bene per le case piccole, i mini-appartamenti giapponesi (è infatti natalì questa usanza?). Scusasmi per questi miei "dubbi", ma mi sono venuti spontanei e così te li ho detti ... ora mi vedo il sito del vivaio dove vai, grazie anche per questo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì infatti si chiamano anche mini bonsai e sì ovvio che le hanno inventate quei matti dei giapponesi :D
      Invece fai bene a esprimere dubbi, se no non c'è mai dibattito ;)

      Elimina
  5. Grazie per i preziosi consigli ;) una buona giornata!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sonia! E benvenuta da queste parti :)

      Elimina
  6. Uhhh questa mi mancava! Molto molto carina ! In effetti le perplessità sono tutte condivisibili....
    Magari si può provare a farle con delle nostre piantine un pò più " rustiche" ...tipo quelle che nascono spontanee sui vecchi tetti :) a presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dici che così "compensiamo" i sensi di colpa per la traversata dell'argilla? :) Una mia amica propone di provare con argilla locale prima di darsi per vinte, magari lo facciamo! Perché poi tutto l'accrocchio funziona come se fosse un vaso, e la pianta vive e cresce tranquillamente, sarebbe un peccato non farne più :(

      Elimina
    2. Cri io sono d'accordo con la tua amica, proverei assolutamente con della nostra argilla!!! altroché importazione :):)

      Elimina
  7. Ottimi consigli!
    Ti auguro una serena giornata.

    RispondiElimina
  8. Mi viene da pensare che piuttosto prendo un seme o una talea dal giardino e ti faccio una piantina, normale, in un vaso
    E pensi bene. Buon fine settimana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :) Buona domenica a te Alberto!

      Elimina

Posta un commento

Grazie per essere passato a dire la tua :)

Post popolari in questo blog

Torta di mele senza latte e senza uova

Polpettine vegane di quinoa e zucchine

Non buttare le bucce d'arancia