la citazione del momento

Quel pomeriggio ho capito cos'è lo spirito borghese, e che io nella vita non sarò mai più così: un borghese, praticamente un criminale. Perchè io sogno che tutto il mondo partecipi alla felicità, perchè anche se le gambe mi si piegano a dirlo io sono un anarchico, perdio, come Bakunin, come Cafiero, Malatesta, Bonnot, anarchico come i miei amici anarchici Rocco e Mariano.

Marco Lodoli - Grande circo invalido

venerdì 26 agosto 2016

I soliti sciacalli

Non c'è niente, credo, che si possa dire dopo un terremoto che si è portato via un paese intero e centinaia di persone. Niente di utile, niente che non sia già stato detto, niente che possa restituire un figlio o una casa a chi li ha persi.
Però mi viene da pensare che ci sono invece diverse cose che si possono non dire, cose che anzi sarebbe decisamente più opportuno non dire. Si potrebbe per esempio evitare di dire "Ecco, i profughi col cellulare e gli italiani senza casa". Troverei opportuno anche che, mentre si segue il post di un'associazione che si occupa di diritto all'abitare e che sta raccogliendo beni, non ci si trovasse bombardati di notifiche perchè qualcuno vuol esser sicuro che i suoi vestiti dismessi vadano proprio ai terremotati e (non sia mai!!) non ai senzatetto locali o ai migranti sfollati da qualche centro. Troverei poi oltremodo opportuno che un giornale che non merita nemmeno di essere usato come carta igienica quale è Libero, avesse evitato di approfittare della faccenda per mettere in copertina due foto a confronto, evidenziando il fatto che i terremotati stanno pigiati in una palestra e i profughi in hotel; omettendo, ovviamente, che la foto dei profughi era stata scattata a Varese qualche anno fa, quando una quarantina di richiedenti asilo furono spediti dal sindaco leghista in un hotel che stava per essere dismesso.
È successa una cosa terribile, è successa una cosa che solo chi l'ha vissuta può capire. Se provo a immaginare di perdere un familiare mi va semplicemente il tilt il cervello, e immaginare che, ad un certo punto, non esiste più la via che mi porta a casa e tanto meno la casa mi risulta davvero difficile. È successa una cosa mostruosa. Si poteva evitare? Pare di sì. Facciamo che iniziamo a pretendere ristrutturazioni antisismiche? Facciamolo! Ché mi sembra che Norcia e la sua mancanza di danni insegni. Ma facciamolo sul serio, facciamolo quando, tra qualche settimana, il clamore mediatico del terremoto si sarà affievolito che se no il telespettatore si annoia, facciamolo prima del prossimo terremoto. Urliamo finchè non ci ascoltano e chi ne ha il potere eviti la prossima strage. Per il momento invece, se possibile, stiamo zitti. Soprattutto se parlare vuol dire sciacallare sul dolore altrui, ancor di più se lo si fa per seminare odio.

martedì 9 agosto 2016

Consigli di lettura per l'estate 2016

Se vado avanti così, l'anno prossimo pubblicherò i "consigli di lettura per l'autunno". Ma che volete, io quest'anno in ferie ci vado il 29 agosto, e il 29 agosto arriva tra ben 20 giorni! E comunque questo ce l'ho in bozza da almeno un paio di settimane. E poi, come credo di aver già detto, non scrivo quasi mai post sui libri, di questo genere ne scrivo uno all'anno, per cui è fruibile per 12 mesi, quando esce esce :) Il prossimo lo chiamerò "Consigli di lettura per un anno"!

L'ultimo amore di Baba Dunjia - Alina Bronsky trad. Scilla Forti - Keller

Mi aveva attirato la copertina, e poi ho un debole per gli autori russi. L'editore non mi aveva mai deluso, e non lo ha fatto nemmeno in questa occasione. Ho voluto bene a Baba Dunja, questa novantenne costretta da giovane a scappare via dal villaggio di Cernovo dopo l'incidente nucleare di Chernobil, per tornataci a vivere da anziana... per nostalgia? Per inadattabilità ad altri luoghi? Non si capisce bene, e forse non importa, importa l'ascoltare Baba Dunja mentre racconta dei suoi vicini (eh sì, qualcuno ha impavidamente preso esempio da lei e si è trasferito in una delle case abbandonate), dei suoi fantasmi, dei suoi ricordi, e anche di un segreto come solo i paesini sanno avere. E lo fa con un'arguzia, un'ironia e una tenerezza che mettono il lettore a rischio lacrimuccia. Bellino assai!


L'altra madre - Andrej Longo - Adelphi

"Che bel libro!" non capita sempre di dirlo, forse nemmeno spesso. Io questo l'ho chiuso con questa esclamazione. Protagonista è Genny, un sedicenne di Napoli il cui tempo vola, anzi sfreccia in motorino, tra il lavoro al bar, la madre malata e qualche birra con gli amici. Il suo destino finisce per legarsi ineluttabilmente a quello di Tania, sua coetanea, ma con una vita più comoda e una madre diversa da quella di Genny, anche se poi non così tanto. Un romanzo che scorre veloce come il traffico di Napoli, una scrittura che profuma di sud pur non essendo dialetto, un'amarezza che, per quanto possa essere feroce, lascia comunque intravedere un raggio di sole. Bravo Longo, sono contenta di averne altri suoi ancora da leggere!



I jeans di Bruce Springsteen - Silvia Pareschi - Giunti

Questo è un esordio, ma Silvia la conoscevamo già, come traduttrice di alcuni tra i più bravi autori americani contemporanei, come Jonathan Franzen o Zadie Smith o Junot Diaz, e come interessante e spesso spassosa blogger. E così trovo anche questa raccolta di racconti: interessante e spesso spassosa. Come dire, l'America che non vi immaginate, l'America tanto bella e tanto brutta, quella dove puoi incontrare il sarto di Bruce Springsteen ma anche un puma selvaggio e senza scrupoli, quella dove delle drag queen fanno opere di bene e i proprietari di case sfrattano gli inquilini di una vita per decuplicare il prezzo di affitto che solo i giovani arrivisti e rampanti possono permettersi. L'America gradassa e quella messa in ginocchio dall'uragano Katrina. E sa raccontare Silvia, è briosa, è brillante, si muove tra "reportage" e invenzione con una leggiadria e un'onestà decisamente non da tutti. Un libro di quelli che ti fanno dire "ne voglio ancora!"


Noi che gridammo al vento - Loriano Machiavelli - Einaudi

Nonostante sia figlio della mia città di adozione e sia molto popolare da queste parti, non avevo mai letto Macchiavelli, perché non preferisco i gialli, men che meno quelli italiani. Ma mi piacciono i libri che mi raccontano la Storia, benché romanzata. E la strage di Portella della Ginestra è un fatto che mi colpì tanto quando ne feci la conoscenza, e a cui mi capita a volte di pensare, soprattutto durante certi 1° maggio festeggiati con una scampagnata. E questo non è un giallo, non in senso stretto almeno.
Certo, non comprendiamo subito cosa stia andando a fare Stella, una quarantenne residente a Basilea, a Piana degli Albanesi, paesino siciliano a cui pare in qualche modo appartenere; ma non è questo il punto, o forse non solo questo. Il punto è guardare le foto che Eva scattò quel 1° maggio 1947, è ascoltare i racconti di Ditria, è cavalcare quella mulattiera gialla di ginestre insieme a Vito. È entrare nelle stanze segrete di ville giganti dove alcuni siciliani incontrano alcuni politici, o forse dovremmo dire dove la mafia incontra lo Stato.


New york stories - Aa.vv. a cura di Paolo Cognetti - Einaudi
L'ho esplicitamente richiesto per Natale. Scrittori americani della migliore risma e degli ultimi 100 anni in un unico libro? Imperdibile! Da Mario Soldati che racconta l'emigrazione italiana a Don De Lillo con i giovani rampanti degli anni duemila. Storie che hanno poco da condividere l'una con l'altra, se non lo sfondo di una città che cambia a una velocità vertiginosa pur restando sempre lei, New York. Non ho mai preso così tanti appunti leggendo un libro, una sfilza di autori che avrei voluto conoscere o approfondire; per poi scoprire che alcuni di questi non sono nemmeno mai stati tradotti in Italia, ciò che forse rende questo libro ancora più prezioso.


La lotteria - Shirley Jackson - Adelphi

Io ve lo dico, Shirley Jackson è strana. Non saprei nemmeno come definirla. Noir? Horror? Non lo so davvero, i suoi libri hanno questa specie di aura di mistero, di qualcosa di invisibile agli occhi benché presente, di taciuto perché inenarrabile. Fondamentalmente, di inquietante. L'ho conosciuta con Abbiamo sempre vissuto nel castello, e mi ha stregata. La lotteria è il primo e il più lungo dei tre racconti contenuti in questo libercolo. Si apre con il paese, il classico paesino di campagna che potrebbe essere noioso da morire ma al contempo nascondere inimmaginabili segreti, che si prepara alla lotteria annuale. I bambini gridano e si rincorrono come, appunto, nei giorni di feste paesane; gli adulti appaiono decisamente meno entusiasti. Perchè? Lo scoprirete alla fine del racconto, quando resterete così, attoniti, a rileggere le ultime righe e probabilmente a dire "Shirley Jackson è strana!".


L'evasione impossibile - Sante Notarnicola - Odradek

Io Sante lo conosco da quando vivo a Bologna, il suo pub è l'unico pub di Bologna dove sono sempre andata anche da sola, perché non ci si sente una donna in un locale da sol, ma una persona in territorio amico che beve una birra. Lo conosco Sante, so chi è e chi è stato, i suoi racconti mi hanno tenuta spesso incantata ad ascoltare e a volte a commuovermi. Ma il suo libro l'ho letto solo da poco. Mi ha mosso la curiosità di capire meglio; mi ha mosso quella specie di demone che ho dentro che, nutrendosi della convinzione che nessuno nasca cattivo, è avido di conoscere le ragioni del "diavolo". Il demone che mi ha spinta a leggere l'autobiografia del brigatista Prospero Gallinari, o Il diavolo a Beslan di Tarabbia. Ma torniamo a Sante, componente della famosa Banda Caballero, specializzata nella rapina di banche finalizzata alla sovvenzione della lotta di classe. E dentro c'è la vita di un uomo, dall'infanzia da emigrante del Sud nella periferia di Torino, al lavoro in fabbrica, c'è la fede nel partito e nella lotta, la fratellanza con i compagni militanti, il bisogno vitale del riconoscimento dei diritti di tutti e ancor di più dei deboli, il carcere e le lotte all'interno del carcere per i suddetti diritti. E c'è la storia di un Paese in uno dei periodi più controversi della sua storia. E la conclusione, che spesso torna, che niente è mai tutto bianco o tutto nero.


La frontiera - Alessandro Leogrande - Feltrinelli

Quando si parla di migranti, si tende a incentrare il discorso sull'accoglienza e l'inserimento nel tessuto sociale in cui sbarcano, oppure sulla situazione da cui fuggono. Leogrande, che della migrazione ha fatto una delle basi del suo lavoro di giornalista, si chiede piuttosto del viaggio. Dell'odissea affrontata da chi riesce a mettere piede sul suolo italiano non ci si chiede quasi mai e, soprattutto, spesso non si ottengono risposte. Aver attraversato il deserto, aver rischiato la morte ad ogni frontiera, essere stati incarcerati e torturati, aver perso compagni di viaggio non è semplice da raccontare. Ma Leogrande sa chiedere e soprattutto sa ascoltare, e ci riporta storie da far accapponare la pelle, storie che ci fanno sentire piccoli e immeritatamente fortunati. Ci parla della strage di Lampedusa del 2013 vista da chi era in mare, ci parla di Mare Nostrum, dei marò, di un gruppo di ragazzini che, trovando pericoloso imbarcarsi in Grecia, hanno deciso di oltrepassare le frontiere via terra, rischiando poi di non essere riconosciuti come minorenni perché avevano studiato e affrontato un cammino davvero troppo complicato per dei ragazzini. Un libro che dovrebbero dare da leggere a scuola.


 Genuino clandestino - AA. vv. - Aam Terra Nuova

Quattro ragazzi sono partiti da Bologna armati di taccuini, macchine fotografiche e tanta voglia di conoscere, ascoltare, assaggiare, capire. Dieci tappe che toccano l'Italia dal Piemonte alla Sicilia per far visita ad alcune delle realtà che sono parte integrante di Genuino clandestino. Un libro ricco di foto bellissime, di paesaggi stupendi e di storie; storie di persone che hanno sempre vissuto in campagna e che portano avanti il lavoro dei loro padri e dei loro nonni e storie di persone che in campagna andavano giusto a farci il pic nic alla domenica, ma che hanno deciso di imparare un nuovo mestiere e un modo più felice di stare al mondo. E così, insieme a Michela, Roberta, Sara e Michele, andiamo sull'Appennino modenese a raccogliere erbe spontanee che Lorenzo e Barbara di Strulgador trasformano in prodotti erboristici, visitiamo la stalla di Marco e Fabrizio della fattoria La goccia di Orvieto, assistiamo a una riunione dei membri della comune di Mondeggi, dove alcune persone stanno facendo risorgere e fruttare dei terreni abbandonati sulle colline di Firenze, visitiamo gli ulivi di Totò, che da Bologna è tornato a vivere in Calabria perché la terra ereditata da suo padre non fosse gestita da chi l'avrebbe avvelenata senza troppi scrupoli. Pagine tra cui, inoltre, si impara qualcosa sulle politiche agro-alimentari in Italia, e quel qualcosa a tratti fa rabbia; pagine su cui chissà, scoprirete che c'è un mercato genuino clandestino proprio vicino a casa vostra, dove andare a fare una spesa più equa e giusta e sicuramente più sana di quella al supermercato!


Una rivoluzione ci salverà - Naomi Klein trad. Bottini, Didero, Stabilini, Taiuti - Rizzoli

Naomi Klein si è sempre occupata di economia. Naomi Klein, come lei stessa ammette nell'introduzione di questo libro, aveva sempre girato lo sguardo altrove quando si parlava di surriscaldamento globale, finché qualcosa non ha smosso improvvisamente la sua coscienza e il suo interesse. E ne ha tirato fuori un tomo da diverse centinaia di pagine che, sulla base di studi, analisi, ricerche di cui pochi sono capaci quanto la Klein, dimostra quanto e in che modo il sistema capitalistico sia la sostanziale minaccia alla sopravvivenza del nostro pianeta, o meglio di forme di vita sul nostro pianeta; e che, da parte nostra, non basta di certo fare la raccolta differenziata o chiudere il rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti. Può sembrare scontato, ma sicuramente non lo sono i fatti riportati nel libro, e conoscerli fa accapponare la pelle ma anche aprire gli occhi. Perchè, secondo la Klein "...c'è ancora tempo per evitare un riscaldamento catastrofico, a patto di uscire dalle regole del capitalismo nella loro forma attuale".


La disobbedienza civile - Henry David Thoreau trad. Piero Sanavio- SE

Che bella mente quella di Thoreau! Come si suol dire: averne!  Un piccolo trattato scritto nel 1849 ma quanto mai attuale. Infatti sostiene il semplice concetto che un governo ingiusto vada combattuto, concetto ribadito solo pochi decenni fa da Sandro Pertini, che sosteneva che un governo ingiusto andasse combattuto anche "con le mazze e con le pietre". C'è da dire che ad oggi certe posizioni di Thoreau possono apparire estreme, vivere "fuori" dallo Stato pare una cosa impossibile e comunque da disadattati (e infatti diciamocelo, ci stiamo adattando a qualsiasi cosa), e finire in carcere per sostenere le proprie idee e dar retta alla propria coscienza è cosa per pochi, per quelli che definiremmo estremisti. Eppure, e proprio per questo, queste poche pagine mi hanno messa un po' in crisi. "Se quest'anno un migliaio di persone non pagassero le tasse non si tratterebbe di un'azione violenta o sanguinosa come sarebbe invece pagarle e così permettere allo Stato di commettere violenze e versare sangue innocente". Eppure paghiamo le tasse, le condiamo semplicemente con lamentazioni.


La regina del bosco - Neil Gaiman e Chris Riddell - Mondadori

Conoscete Neil Gaiman? Quello di American Gods e Coraline? Io lo adoro. Perché non è da tutti possedere una fantasia sconfinata e essere pure capaci di infarcirla di ironia o di tenerezza, o di spunti di riflessione non banali. La regina del bosco, più che una graphic novel è un libro illustrato, meravigliosamente illustrato. È la storia di una regina che sta per sposarsi ma questo non la fa felice neanche un po'; è anche la storia di una principessa, che giace addormentata in mezzo ai rovi nel regno al di là della montagna; ma nella storia ci sono pure i nani, gli unici, da bravi minatori, in grado di passare attraverso la montagna, gli unici che scoprono che nel regno addormentato sta succedendo qualcosa di anomalo e che corrono dalla regina perché selli il suo cavallo e vada a cercare di salvare la principessa e gli abitanti del regno. E non credo di fare spoiler se vi dico che sì, la salverà, perché il bello è arrivarci, è godersi la storia, i disegni, le ultime battute dell'ultima pagina e la rivoluzione di una delle più classiche delle fiabe che solo due artisti così bravi potevano permettersi di fare.


Bellezza - Kerascoet & Hubert trad. Francesco Savino - Bao

Una delle più belle graphic novel degli ultimi tempi, secondo me. Baccalà è bruttina e, come se non bastasse, passando le giornate a pulire il pesce, non ha nemmeno un buon odore, e da qui il "simpatico" soprannome. Quando il re sbarca nel suo villaggio, lei alla festa nemmeno ci vuole andare, tanto sarà un'umiliazione, nessuno le chiederà di ballare; preferisce stare a casa ed esprimere desideri agli spiriti cui lascia sempre una scodella di cibo in sacrificio (che il gatto apprezza!). E uno di questi decide un giorno di accontentarla: vuole la bellezza? Non si può cambiare la realtà, ma si può far sì che, agli occhi di chi guarda, Baccalà sia la ragazza più bella mai vista. Ma siamo poi sicuri che questo le semplificherà la vita? Non è che gliela complicherà di gran lunga e la renderà ancor più prigioniera di prima? Un'avventura meravigliosa, un susseguirsi di tavole stupende, pianti, risa e la sensazione, quando si chiude il libro che è bello anche solo nel suo aspetto, che la bellezza sia una cosa per niente banale, e che stia tutta in questo libro.


Morti di sonno - Davide Reviati - Coconino press

I disegni di Reviati hanno un che di inquietante. Ma d'altronde rappresentano i ricordi di un'infanzia trascorsa al Villaggio Anic, nei pressi di Ravenna, il villaggio venuto su da nulla e voluto da Enrico Mattei per accogliere i lavoratori del petrolchimico Eni e le loro famiglie. Quanto se ne sapeva poco di radiazioni e contaminazioni ai tempi! Eppure quanto fa paura l'auto che passa per ogni strada del villaggio e raccomanda la popolazione di chiudersi in casa cercando di sigillare al meglio porte e finestre fino al cessato allarme. Ma l'infanzia è infanzia, e gioca a pallone nel cortile, e vede l'acqua nera e oleosa del canale di scolo dei rifiuti della fabbrica solo come un confine tra il villaggio e il resto del mondo, e impara a riconoscere gli odori dei diversi idrocarburi come imparerebbe a riconoscere le erbe spontanee in montagna, e non si chiede come è morto il padre di quel bambino o perché la famiglia di quell'altro è rimasta così poco al villaggio. Un viaggio tra i ricordi, necessario, doloroso, onesto. E magistralmente illustrato.


E voi che avete letto di bello durante quest'anno? Quale imperdibile mi sono persa?

martedì 2 agosto 2016

Un solo errore



E anche oggi mi viene da piangere, come ogni volta che ci penso.

Vado all'ennesima manifestazione, chiedendomi se riuscirà mai a diventare un'occasione di mera commemorazione e non un'urlata, disperata e giusta pretesa di verità.

lunedì 18 luglio 2016

De lectura

Proprio mentre dicevo che nel blog, a dispetto della passione e del lavoro che mi lega ai libri, proprio di libri parlo ben poco, ecco che arriva l'Amanda a richiamarmi all'ordine. E visto che ovviamente mi piace parlare di lettura, mi piace giocare e mi piace coinvolgere gli altri, ecco le mie risposte alle sue domande.
Più sotto ne trovate altre 10 per voi, o meglio per chi tra voi ha voglia di rispondere, tanto qui quanto sul proprio blog.

1 Il personaggio di un libro che ti somiglia
Quella certa bambina un po' irascibile di cui vi raccontavo qui

2 Com'è nato il tuo blog?
Avevo fatto il detersivo per i piatti, la mia prima autoproduzione casalinga, e postarlo semplicemente su facebook non mi diede abbastanza soddisfazione.

3 Un autore che hai amato e ti ha deluso
Diego De Silva, dopo averlo conosciuto di persona non l'ho mai più letto.

4 Sei un lettore che ricorda, nel tempo, i libri che legge?
Più no che sì, ricordo la sensazione che mi ha lasciato o degli episodi particolari.

5 Che libro hai ora sul comodino?
La disobbedienza civile di Thoreau, Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese e Il rapporto di Brodeck di Larcenet (un libro disegnato non può mancare).

6 Un libro alla volta o più libri in contemporanea?
Più libri in contemporanea per forza, almeno uno in borsa e uno sul comodino, purchè non siano entrambi romanzi (se no mi confondo) o entrambi saggi (chè non ce la posso fare).

7 Il primo libro che hai letto di cui hai memoria
Guarda com'è fatto il mondo, un librone illustrato su, appunto, Terra e pianeti.

8 Il posto più strano in cui sei riuscito a leggere
Uhm...nessun posto è strano per leggere!

9 Leggere significa? Scrivere significa?
Leggere significa arricchirsi, sapere, capire, aprire la propria mente, migliorare, scoprire e tanto altro. Scrivere significa, mah, forse farsi una specie di selfie :)

10 Che libro regaleresti in questo momento ad un caro amico?
La frontiera di Alessandro Leogrande.

11 Che libro regaleresti se volessi sedurre?
L'arte della gioia di Goliarda Sapienza.


Ed ecco le mie curiosità per voi:

1 Il libro che ti ha fatto dire "vorrei averlo scritto io"
2 Il personaggio che ti ha fatto dire "vorrei essere lui/lei"
3 Quando ti sei innamorato della lettura?
4 Carta o e-reader?
5 Un personaggio che hai odiato
6 Hai mai riletto lo stesso libro per intero?
7 Il posto dove preferisci metterti a leggere
8 Una casa senza libri... (continua tu)?
9 Bookcrossing o bisogno di possesso?
10 Regalami virtualmente un libro

 Ecco qua, prendete e fatene quel che volete, un commento qui, un post da voi o un'emerita cippa :)

Ah, grazie Amanda bella :)

venerdì 8 luglio 2016

Marco Lodoli

Ma perchè la Cri, con tutti i libri che legge e con tutto che lavora in libreria, è così tirchia di post sui libri? E soprattutto, perchè addirittura cita più volte lo stesso autore con tutti gli autori che ci sono al mondo?
Alla prima domanda non so rispondere, chissà, forse perchè ne parlo già abbastanza altrove di libri. Alla seconda rispondo con un'altra domanda: potevo mai lasciare inosservata questa pagina?
 
Qui ho fatto anche la mia esperienza politica più importante. Avrò avuto dodici o tredici anni e insieme a una bambina bionda, un pomeriggio che già faceva buio, trovai per terra un uccellino spiumato, piccolissimo. Tremava di freddo, arrancava nella polvere, ancora incapace di badare a se stesso. Faceva pena, povero passero, spalancava il becco come per chiedere la grazia. La bambina bionda lo prese in mano e come un sasso lo lanciò in aria due o tre volte: come un sasso ricadeva a terra, sbatacchiando le alucce. Chissà dov'era il suo nido, in cima a quale albero, e qual era sua madre tra i tanti uccelli che volavano liberi sopra le nostre teste. Adesso che facciamo, supplicavo, cosa possiamo inventarci per salvarlo, chi andiamo a chiamare? Dovranno venire i pompieri con la sirena e le scale altissime per rimetterlo sul suo ramo, e dov'è che vivono i pompieri? Mi faceva un male cane, quell'uccellino, me lo sentivo crepare in gola secondo dopo secondo. Allora la bambina testa bionda mi prese la mano, strizzò un occhio e a voce bassa mi disse: "Ruggero, andiamo via, facciamo finta di non averlo visto".
Era come se avesse letto il mio pensiero più misero.
Quel pomeriggio ho capito cos'è lo spirito borghese, e che io nella vita non sarò mai più così: un borghese, praticamente un criminale. Perchè io sogno che tutto il mondo partecipi alla felicità, perchè anche se le gambe mi si piegano a dirlo io sono un anarchico, perdio, come Bakunin, come Cafiero, Malatesta, Bonnot, anarchico come i miei amici anarchici Rocco e Mariano.
Il passero morì dopo mezzo minuto, ma nella lana del mio cappello.
 
Marco Lodoli - Il grande circo invalido
 
E al pensiero che qui si parla di un passerotto, mica di migliaia di persone ammazzate ogni giorno, mi viene la pelle d'oca. 

giovedì 30 giugno 2016

Là dove c'era una svastica...

Non so se vi ci siete imbattuti anche voi in questa notizia, sta girando da qualche giorno. Probabilmente non vi racconto niente di nuovo, ma quando l'ho letta ho pensato subito che meritava un posto nelle good news, forse perchè mi ha ricordato questa vecchia good news, o forse perchè provo sempre grande stima per chi non reagisce alla violenza con la violenza.
Insomma, invece di reagire a una svastica sul muro scrivendoci sotto qualcosa come "nazisti di merda bruciate all'inferno", che sarebbe più o meno la reazione istintiva che verrebbe a me e non solo perchè non sono capace di disegnare, Ibo Omari, questo baldo giovine qui a sinistra, che vive a Berlino, ha trovato decisamente un modo migliore per contrastare questi inni all'odio e alla violenza depositati sui muri della città. Ha pensato (e praticato) bene di trasformare immagini di odio in immagini che ispirino amore, disegni brutti e tristi in disegni buffi e simpatici.



Dopo i suoi primi graffiti "di rimedio", molti colleghi hanno seguito il suo esempio, dando vita a un vero e proprio movimento chiamato Paintback, che per le strade di Berlino trasforma, almeno sui muri, l'odio in amore, le brutture in bellezza.
Ok Ibo Omari non è Ghandi, non ha salvato il mondo e probabilmente nemmeno una delle potenziali vittime di discriminazione, di razzismo, di violenza gratuita, però secondo me ha reso il suddetto mondo un pochino più bello. E soprattutto ha dato esempio del fatto, in qualche modo, che la violenza non si sconfigge con altra violenza. E che sì, non lui ma la bellezza salverà il mondo.