la citazione del momento


Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell'arte della pazienza
ma piuttosto dell'arte dell'impazienza, noi che tante proposte
di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d'uomo, pensiamo che a quanti,
(di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo), domandano,
e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il futuro,
e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, (dopo tanto sconvolgimento), noi
non abbiamo molto da dire.
Bertolt Brecht

martedì 17 maggio 2016

Etichette terroristiche


 Fumo, sì, ho tanti difetti tra cui una discreta dipendenza da tabacco. Non sono accanita ma costante sì (è una delle poche faccende in cui sono costante, che furba eh?): non sto sempre con la sigaretta in bocca ma, a meno che non abbia mal di gola o simili, non passa un giorno che non mi veda rollare qualche sigaretta.
Lo so che il fumo fa male, per cui non sto sempre a leggere i dovuti avvertimenti sul pacchetto di tabacco, stamattina però mi sono soffermata su questo in particolare e sono rimasta allibita. No, dico, ma che linguaggio è per un'etichetta di avvertimento da parte del Ministero della Salute? Il bimbo?!?! Ma che stai parlando coi bambini dell'asilo?! Sai che c'è un bimbo nella pancia della zia? Io più ci penso e più sgrano gli occhi. Ma, in termini neanche troppo esclusivamente scientifici, quello nel grembo materno non sarebbe tecnicamente un feto? Allora innanzitutto è linguisticamente sbagliata la parola in sé messa lì, è una contraddizione in termini: un bimbo è un bimbo quando nasce, nel grembo materno ci sta un feto e tu Ministero della Salute devi utilizzare un linguaggio tecnico e soprattutto appropriato e veritiero, ché non ti stai rivolgendo né a dei bambini (in quanto non consumatori del prodotto) né a dei minorati o ignoranti (ché se pure fossero ignoranti se ne andrebbero per un'idea: cosa vuoi che ci stia nel grembo materno?). Quindi un "bimbo" messo lì denota solo il profondo e arrogante bigottismo di quello che dovrebbe essere, e non è nemmeno un po', uno Stato laico.
In secondo luogo, ho la sensazione  che ci sia un che di terroristico nella decisione di utilizzare bimbo al posto di feto. Ché insomma, un feto non richiama tenerezza nell'immaginario collettivo, è un qualcosa prodotto dall'unione di uno spermatozoo e un ovulo, una roba all'inizio informe e pure alquanto viscidina...ma vuoi mettere invece immaginare quel povero bimbo nella pancia? Te lo puoi vedere lì che tossisce e piange, vittima di una madre debosciata, viziosa ed egoista. Povero bimbo! viene da dire, povero feto invece suona decisamente male.
Ora sia chiaro: mai mi sognerei di fumare se fossi incinta e provo una stretta allo stomaco quando mi capita di vedere una donna incinta fumare, mi chiedo solo perché questa sorta di terrorismo paternalistico si applica solo al fumo? I fattori di rischio per la salute non si riducono al fumo: c'è una cattiva alimentazione, c'è una vita sedentaria, c'è l'alcool e c'è lo stress. Perché non obblighiamo le aziende produttrici di alcolici a riportare sull'etichetta il dato di fatto che l'alcool fa più vittime delle droghe, o il numero di incidenti mortali causati da stato di ebbrezza? Perché non esigiamo dai produttori di merendine a dichiarare che l'abuso di zucchero è estremamente dannoso per la salute, magari scrivendo "mangiare snack industriali fa diventare ciccioni e malati di cuore", così siamo sicuri che capiscano tutti? Perché non ci occupiamo seriamente dell'educazione fisica dei ragazzi, anziché fargliela vivere, come troppo spesso succede, per l'ora d'aria dalla prigione del banco? Perché non attuiamo politiche sociali che rendano la vita dei cittadini meno precaria, meno ansiosa e quindi meno stressata?

lunedì 9 maggio 2016

It.a.cà, Feel Italy e una meravigliosa (dis)avventura

It.a.cà. è un festival che si tiene da un po' di anni da queste parti, alla cui base sta la promozione di un turismo responsabile. Ogni anno itinera in diverse città dell'Emilia-Romagna e ha un programma ricco di eventi che tendono a promuovere un approccio diverso alle vacanze, che invitano a viaggiare rispettando luoghi e persone, che insegnano a dare importanza al viaggio non meno che alla meta.
 
 
 Feel it è un'associazione di accompagnatrici turistiche, non ha nemmeno un anno di vita ed è nata dall'entusiasmo e dai non pochi sforzi di tre donne che, stanche di lavori inutilmente estenuanti o improvvisamente disoccupate, si sono rimboccate le maniche e hanno deciso di fare della promozione del proprio territorio un lavoro. È da un po' che vi volevo raccontare di loro, le conosco bene, una in particolare, visto che è nata sotto il mio stesso tetto, ma meritano decisamente un post a parte. Vi basti sapere per ora che quest'anno hanno il loro bello stand al festival di It.a.cà! E per la tappa riminese hanno indetto un contest di racconti di viaggio, a cui io non potevo non partecipare, e non solo per avere la borsina :)
 
E poiché del nostro breve viaggio in Sicilia dello scorso anno non vi ho raccontato granché (o forse nulla), men che meno della giornata su cui verte il mio racconto, nonostante da queste parti io parli spesso dell'incommensurabile bellezza della conoscenza e dello scambio tra le persone, eccovelo qua, con tanto di foto!
E ovviamente, chevelodicoaffare, se riuscite fatelo un giro a una delle tappe di It.a.cà., ne vale la pena!
 
Viaggiare è la nostra attività preferita. Delle tante cose che facciamo insieme, Francesco e io, è sicuramente tra quelle che ci vengono meglio! Non abbiamo mai delle vere e proprie tabelle di marcia, semmai delle priorità, qualche imperdibile, il resto si scopre in loco, camminando, chiacchierando con le persone del posto, perdendosi. E così è stato per quei pochi giorni a Trapani: si potrebbe andare su a Erice in funivia e in bici fino alle saline, sarebbe interessante andare a perdersi nel Cretto di Burri e andar per degustazioni a Marsala. Ma a una cosa Francesco teneva più di tutto: visitare il tempio di Segesta. Allora ok, organizziamoci! Partiamo presto, ché a Trapani il sole picchia anche se siamo solo all'inizio di maggio. In autostazione prendiamo una corriera che passa da Segesta; a bordo c'è una signora sulla sessantina, deve essere un'habitué della tratta perché chiacchiera con l'autista del più e del meno. Tra la difficoltà a comprendere il dialetto e la nostra (scarsa) discrezione, riusciamo a cogliere solo le lamentele dell'autista sulle tante cose che in Sicilia non funzionano e sul fatto che i turisti vengono ad ammirare le sue bellezze e spesso non si rendono conto del marcio che c'è sotto. Fermata Segesta, ci apprestiamo a scendere ma ci vengono incontro dei turisti stranieri, cercando di invitarci a non fermarci perché il complesso è chiuso. L'autista, da parte sua, sembra metterci fretta a lasciare l'autobus: non abbiamo messo piede a terra che chiude le porte e riparte. Quale occasione migliore, avrà pensato, perché dei turisti si rendano conto di quanto e come le cose (non) funzionino da queste parti? In effetti ce ne siamo resi conto. Il complesso dei templi è chiuso per sciopero (sulle cui motivazioni ci siamo, in effetti, documentati il giorno seguente: missione compiuta, autista!).
E ora?! La prossima corriera passerà tra un paio d'ore, ma salendo abbiamo visto un cartello che indicava la stazione, beh andiamo, ché tanto a star qui sotto il sole in mezzo al nulla appoggiati a un guardrail non andremo lontano... Cammina cammina, a quella che chissà quanti anni fa fu una stazione ferroviaria ci arriviamo, peccato che ora sia un bar/ristorante, dove possiamo regalarci un caffè e dell'acqua, ma di certo non una corsa a Trapani. E va beh, rimettiamoci in cammino e torniamo su, chissà che non sia cambiato qualcosa. Anzi no, guarda c'è un ruscello laggiù, scavalchiamo il guardrail, andiamo a ripararci dalla calura, scattiamo qualche foto a questo arcobaleno di fiori spontanei. Ehi, ma quella sulla strada è la corriera per Trapani! Ma non doveva passare tra più di un'ora?! Va beh, troppo tardi. Troveremo un passaggio. Peccato che tutte le auto che arrivano e ripartono siano al completo, o vadano in altre direzioni. Il caldo inizia a farsi importante, la fame fa capolino e la pazienza inizia a lasciarle generosamente il posto. L'avevo detto io che in Sicilia senza auto sarebbe stato un casino! Ma va, è solo stata un po' di sfortuna, e comunque alla fine eri d'accordo anche tu sul servirci solo di mezzi pubblici e biciclette! Iniziamo ad assomigliare a quelle coppie isteriche che litigano per un nonnulla. Scopriremo dopo che è stato proprio questo uno dei motivi che ha spinto Elisa, una simpatica donna torinese, a scendere da un'auto parcheggiata sul ciglio di fronte e a chiederci dove fossimo diretti. Ormai senza speranza di tornare alla base per cambiare i programmi della giornata, abbiamo risposto qualcosa che somigliava a un'”ovunque”! “Io e mio marito abbiamo la nave stasera da Palermo, volevamo impiegare l'ultimo giorno per visitare Segesta ma dobbiamo cambiare programma...avete mai visto Castellammare del Golfo?” “No, e non era nemmeno in programma, vista la distanza da Trapani...”.
Ed è stato così che, tra valigie, attrezzatura da pesca e grosse cornici da restaurare recuperate nella vecchia casa di Favignana dei genitori di Elisa, abbiamo trovato posto in macchina e abbiamo fatto la conoscenza anche di Marcello, il suo brillante marito, che si è preoccupato nel vederci discutere, che ha pensato “potrebbero essere i miei figli”, che ha concordato con Elisa di venire a parlarci.
È stato così che, tra una chiacchiera e l'altra, siamo arrivati in quel borgo meraviglioso che è Castellammare, un paese che è una terrazza su un mare azzurro e cristallino. E pensare che, se le cose fossero andate secondo i programmi, ci saremmo persi questo spettacolo, questo intrico di vicoli e scale e archi, questo profumo di mare e di fiori, queste casette bianche che abbagliano più del sole, questo panorama mozzafiato! È stato così che abbiamo fatto la conoscenza di due persone meravigliose con cui, dopo un anno, siamo ancora in contatto; due persone che ci hanno accolti senza conoscerci e hanno trascorso del tempo con noi come se fossimo vecchi amici, che non ci hanno lasciati se non nel tardo pomeriggio, dopo averci accompagnato alla stazione dei treni (che non avremmo mai potuto raggiungere a piedi dal paese) e essersi assicurati che, di lì a breve, sarebbe arrivato il treno per Trapani.
 
Quando arriveremo a Trapani? Tra un paio d'ore. Accidenti ma io muoio di fame, nell'emozione della giornata ci siamo dimenticati di mangiare e i due grissini offerti da Elisa si sentono decisamente soli in pancia, che fermate fa lungo il tragitto? Mah, ci sarebbe Mazzara del Vallo. Era nei nostri piani visitare Mazzara del Vallo? No. Bene, ovvio allora, si cena a Mazzara del Vallo!
 


 

venerdì 6 maggio 2016

Bertolt Brecht dixit

Piccola novità bloggesca: ho deciso di fare un post ogni volta che modifico la citazione qui in alto, per mera questione organizzativa e "di archiviazione".
La commenterò, oppure no. Voi potete commentarla, oppure no.

Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell'arte della pazienza
ma piuttosto dell'arte dell'impazienza, noi che tante proposte
di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d'uomo, pensiamo che a quanti,
(di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo), domandano,
e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il futuro,
e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, (dopo tanto sconvolgimento), noi
non abbiamo molto da dire.



martedì 26 aprile 2016

Ieri e sempre resistenza!

Sì lo so che sono in ritardo per il post del 25 aprile, ma così ce lo ricordiamo anche il giorno dopo, e ci ricordiamo che l'argomento è quanto mai attuale, anche se oggi è 26 aprile, e lo sarà anche domani 27. 
E poi ieri ero impegnata a festeggiare, nel quartiere più resistente della città, quello dove il 26 aprile ci si comincia a organizzare per il 25 dell'anno successivo. Ero impegnata ad ascoltare musica, testimonianze, discorsi, a guardare quanta gente bella c'è al mondo e a sperare che resti così anche per il resto dell'anno.
Il Pratello ieri era così






E si suonava e si cantava




Ci sono proprio tutti



 Anche Mastai c'è, anche se a me manca, da più di tre anni, ogni giorno. Un giorno vi parlerò di Mastai.
Bella la donna col fiore in fronte, anche se sembra corrucciata (sul palco si parlava delle condizioni lavorative attuali...)

Buona Resistenza!


sabato 23 aprile 2016

Se i bambini non vanno a scuola, la scuola va ai bambini

Che cosa c'è di meglio di una good news dopo un risveglio di cattivo umore dovuto all'essere stata per ore a fissare il soffitto buio e, nonostante la possibilità di dormire qualche ora in più al mattino, risvegliarsi poco dopo l'alba con gli occhi altrettanto sbarrati ma la testa stanca?
Se poi aggiungiamo anche l'essere andata al mercato a piedi anzichè in bici per iniziare ad ammorbidire le scarpe nuove da trekking, adesso di stanco ho anche le gambe. E che fa se devo ancora iniziare a lavorare e farlo fino a stasera alle 20 :)
Questa notizia me l'ero appuntata qualche giorno fa, e, manco a farlo apposta, oggi è pure la giornata mondiale del libro: insomma sono stanca ma non si può dire che io non sia sul pezzo!
E insomma, il fatto è che quando ci si trova davanti a popolazioni devastate dalla guerra e si pensa agli aiuti, si pensa ovviamente ai cosiddetti beni di prima necessità: all'acqua, al cibo, ai vestiti, alle cure sanitarie e a un tetto sulla testa. Ma, se è vero che non si vive di solo pane, non si può star sereni pensando che le suddette popolazioni siano a posto così, e tra l'assicurarsi un pasto quotidiano e permettersi il lusso di andare a rilassarsi in una spa, in mezzo c'è un mare di roba. Come l'istruzione, come la cultura. Che è sempre meno scontata. E anche meno diffusa, persino tra chi "se la può permettere". Così in crisi che a volte non la si riconosce (e pretende) nemmeno come un diritto. Leggere insegna a pensare, a usare il cervello, e usare il cervello insegna a non farsi soggiogare, a riconoscere i soprusi, a riconoscersi una propria dignità e la propria libertà, e a pretendere che la si rispetti.
 
È per questo che a Saber Hosseini va il mio massimo rispetto, a quest'uomo che durante la settimana insegna a scuola e nel weekend inforca la sua bicicletta anche se non ci sono piste ciclabili e forse nemmeno strade comunque agevoli, per raggiungere i bimbi che non hanno mezzi per frequentare la scuola. Porta loro libri da leggere che i ragazzi gli restituiranno una volta letti; per lo più porta traduzioni di classici per ragazzi, visto che la produzione letteraria non è, come si può immaginare, molto prolifica in Afghanistan. È insomma una specie di biblioteca a domicilio, ed è un servizio per cui io gli darei il Nobel per la pace! Perchè se questi bambini arriveranno incolumi all'età adulta, a parità di condizioni economiche, saranno decisamente più ricchi rispetto ai loro pari che non hanno avuto la fortuna di incontrare il signor Saber.

giovedì 14 aprile 2016

Cucinare con gli avanzi: grano saraceno con foglie di ravanello

Chiedo perdono per l'assenza lunghina, un compleanno importante merita un festeggiamento lungo, fatto di feste, passeggiate, aperitivi, amici venuti da lontano, lavoro e insomma pochissimo tempo da passare al computer, se non per cercare itinerari dove consumare il mega regalo dei miei amici, da spendere tassativamente in vacanze, infilandoci anche quel paio di concerti regalati da altri amici...No dai, non volevo farvi invidia, ma quarant'anni non si compiono tutti i giorni! In qualche modo dovrò consolarmi del tempo che passa... o celebrare il fatto di essere al mondo!
Comunque, avevo questa ricettina in serbo per voi, di quelle che danno soddisfazione perchè sono buone e evitano quella faccina triste che viene quando, di un ortaggio o un frutto, è più quello che si scarta che quello che si mangia.
Nell'ultimo mese, in attesa degli asparagi e delle prime zucchine, il mercato offriva davvero poco e tra questo poco c'erano dei bellissimi mazzi di ravanelli. Tanti li abbiamo messi nell'insalata, ma tutte quelle foglione verdi non mi pareva proprio il caso di farle finire nell'organico, così ho consultato la mia bibbia di cucina con gli scarti, ossia il prezioso libro di Lisa Casali, e ho trovato diverse ricette di utilizzo delle foglie di ravanello. Con qualche modifica dovuta a gusti e disponibilità di dispensa, ecco qua il piatto che ci siamo praticamente inventati e gustati un po' di giorni fa.

Ingredienti:
160 gr di grano saraceno integrale,
una patata piccola,
un porro,
le foglie di 5 o 6 ravanelli,
due ravanelli,
olio, sale e peperoncino.

Procedimento:
Lavare molto bene il grano saraceno e cuocerlo con due parti di acqua fredda (sarà pronto in mezzora circa). In una padella rosolare il porro e la patata tagliata a cubetti piccoli insieme a un po' di olio e pochissima acqua o brodo. Quando le patate sono quasi cotte, aggiungere le foglie di ravanello tritate e far andare ancora qualche minuto, aggiungendo il sale e, se necessario, un po' di brodo. Unire il grano saraceno a fuoco ancora acceso e servire con una spolverata di peperoncino e un ravanello affettato direttamente sul piatto.


Il grano saraceno, a dispetto del nome, non è un cereale ma una pianta erbacea. È ricco di proprietà nutritive e quindi di benefici per la salute. Oltre ad essere un ottimo sostituto del grano per gli intolleranti al glutine, il suo alto valore proteico lo rende molto indicato anche nelle diete prive di proteine animali. Contiene parecchi sali minerali, tra cui spiccano magnesio, potassio e calcio e vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e J.
Tra i suoi non pochi benefici, segnalerei la capacità di regolare la pressione sanguigna e il colesterolo, di prevenire il diabete e aiutare il funzionamento del fegato; è diuretico, digestivo e antiossidante. Ah, aiuta pure a prevenire le emorroidi.
Voi lo consumate? Io, fino a qualche tempo fa, lo conoscevo solo sotto forma di farina nei famosi pizzoccheri che un caro amico valtellinese mi cucinava spesso, ma mangiare questi buffi chicchini triangolari mi dà altrettanta soddisfazione!

P.S. Che fate questa domenica? Ma sì, lo so che andate a votare, era una domanda a trabochetto!!