la citazione del mese

"Mamma, quando ho visto cosa han fatto alla tua casa..." Ella non mi lasciò finire. "Tommy, non pensare a vendette, per carità. Ti daran la caccia come a un cane arrabbiato. Ho già pensato tanto. Siamo più di centomila, dicono, sfrattati. Se si fosse tutti uniti a reagire, allora nessuno penserebbe a darci la caccia, ma..." "Non capisco perchè non si uniscono..." "Non so. Sono come intontiti, come fossero mezzo addormentati." John Steinback - Furore - trad. Carlo Coardi

giovedì 5 marzo 2015

Quel che passa il mercato - Crocchette di zucca

Martedì scorso il mercato era semi-deserto. Potevi comprare farine, pane e lievitati, formaggi e yogurt, vino, birra, miele, conserve, un po' di frutta ma di verdure neanche l'ombra! Non che non ci fosse il nostro contadino di fiducia, non ce n'era nemmeno uno! Lo so che ogni anno c'è questo periodo, che dura circa un mese, in cui i contadini hanno finito le verdure invernali e aspettano lo spuntare di nuove primizie, ma ogni volta resto spiazzata, mi chiedo dove devo andare a procacciarmi il cibo nell'attesa. Però devo anche ammettere che, nonostante questa situazione mi costringa a rivolgermi a quella che chiamo "la boutique della terra", ossia il Mercato della Terra che organizza Slow Food, mi dà anche una certa serenità, non so come dire, un senso di onestà e di veracità: gli ettari coltivati son questi, questo il raccolto, che a un certo punto finisce, non importa se tu ne avevi ancora voglia o bisogno, questo è quanto, finito, si aspetta il raccolto nuovo. Punto. Mi fa sentire più viva la continuità terra-nutrimento.
Insomma, le uniche verdure che sono riuscita a comprare sono state una zucca e del cicorino. Per fortuna la zucca si presta a essere cucinata in mille modi così, pensa e ripensa a cosa inventarsi per questa zucchetta violina, mi sono accorta che non è da me, che impolpetto tutto l'impolpettabile, non aver ancora provato a fare delle crocchette di zucca!
La ricetta è vergognosamente facile.
Tagliate la zucca a pezzi e fatela appassire in forno con un filo d'olio e dell'aglio schiacchiato che tirerete via, passate la zucca al passaverdura, aggiungete una manciata abbondante di semi di sesamo e farina quanto basta per ottenere un impasto che resterà comunque sempre morbido ma almeno...impolpettabile. Io ho usato un po' di farina di riso e un po' di farina di castagne, che con la zucca sta benissimo. Aggiungete sale e un po' di pepe e preparate tante polpettine che farete rotolare nel pan grattato. Ungete una teglia da forno e infornate finchè non saranno dorate.
Sono buonissime accompagnate da qualche salsina, io ne ho fatta una di yogurt a cui ho aggiunto un po' di gomasio e della menta sbriciolata.
E, vita l'ora, buon appetito!

domenica 1 marzo 2015

Piccoli momenti di felicità

Oggi sono felice! Si sa, la felicità non è costante, non si chiamerebbe felicità, si potrebbe chiamare, che so, serenità. La felicità è un attimo, e io in questo attimo sono felice :) A volte, così come quando mi sento un po' tristina, lo sono senza motivo; oggi invece ne ho addirittura più di uno! Innanzitutto, stanotte se n'è andato quell'antipatico di febbraio.
 Mai piaciuto febbraio. Non ci si può fidare di lui, dice di essere il più corto e invece non passa mai, si trascina lento portandosi dietro la parte più fredda e ostica dell'inverno. "Ah però ci son le feste! C'è San Valentino!" Sì infatti, sempre stata felice di festeggiare una cosa intima e privata come l'amore quando lo festeggia anche il resto del mondo! Fidanzati e fidanzatini sono sempre stati avvertiti in anticipo e diffidati calorosamente dal presentarsi coi baci perugina o con qualsivoglia regalo il 14 febbraio (e invitati neanche troppo velatamente a farlo in qualsiasi altro giorno dell'anno). "C'è il Carnevale!" Se è possibile che una festa metta più ansia che gioia, ecco a me il carnevale mi fa proprio quell'effetto lì. L'unica volta che mi sono divertita è stato all'asilo, quando mi hanno vestita da contadina e abbiamo ballato la tarantella.
In secondo luogo, oggi è domenica. E sì che la domenica piuttosto è quel giorno in cui si rischia di intristirsi, di beccarsi un bell'attacco, appunto, di depressione domenicale. Ma provate voi a stare a casa da lavoro dopo nove giorni consecutivi, vedrete quanto si apprezza un intero giorno in cui ti svegli senza sveglia, solo quando si aprono gli occhi spontaneamente, ti alzi solo quando un uomo meraviglioso ti dice che la colazione è pronta (e che colazione! ma questa è un'altra storia), metti su la musica, metti su una lavatrice e anche il pensiero di fare un po' di pulizie non ti toglie il sorriso. E soprattutto ti dici "allora dopo ci mettiamo a ragionare su dove andare a fine aprile". Eh sì, perchè c'è addirittura un terzo motivo a costruire il mio stato d'animo di oggi! Ieri, arrivata in libreria, la mia capa mi dice che devo, DEVO, prendere almeno una settimana di ferie entro maggio. Ora, io so già che da maggio, salvo novità, lavorerò la metà delle ore e la parte saggia e responsabile di me, quella che io chiamo il mio padre interiore (ho un padre discretamente severo, e il discretamente è un eufemismo) mi dice che è meglio vederle in formato cash alla fine del contratto le ferie. Ma la parte gaudente di me, che è poi quella in cui mi identifico di più, mi dice semplicemente YUPPIEEEEEEE!!!!!!!
Buongiorno, buona domenica e buon marzo a voi tutti!

martedì 24 febbraio 2015

Fed up: ne abbiamo decisamente abbastanza!

Qualche sera fa, cercando qualcosa da guardare dopo cena, tipo film che ci erano sfuggiti al cinema, ci siamo imbattuti in questo documentario, lo abbiamo trovato in lingua, volendo con i sottotitoli, e siamo rimasti incollati al video dall'inizio alla fine, con tanto di minuto di sbigottito silenzio finale.
Sbigottimento non dovuto tanto ai contenuti scientifici del documentario: lo sappiamo che lo zucchero non fa meno danni del tabacco, lo sappiamo che l'industria alimentare lo mette dappertutto, lo sappiamo che crea vera e propria dipendenza. Quello che non sapevamo è che la metà dei bambini americani sono obesi e gran parte di questa metà è affetta da diabete di tipo 2. Non sapevamo che i medici curano questo diabete un po' come se fosse un terno al lotto: fino a 30 anni fa il diabete 2 coglieva persone non più giovani di 50 anni, ossia persone con un'aspettativa di vita di ancora 30/40 anni. Chi può conoscere invece le conseguenze di una cura che copre praticamente quasi l'intera esistenza di una persona a partire dai 10 anni o anche meno? Ancora nessuno.
Il film è incentrato proprio sul problema dell'obesità infantile. E vedi queste ragazzine di 12 anni e 120 chili, ragazzi di 15 anni e 180 chili che si sentono brutti, diversi, inadeguati; e che si sforzano di fare movimento, di mangiare meglio ma senza vedere risultati. Perchè? Perchè il loro mangiare meglio vuol dire mangiare lo stesso cibo ma in versione light, ossia la stessa schifezza industriale privata di grassi e addizionata di zuccheri, vuol dire bere un succo di frutta iperzuccherato al posto della cocacola, vuol dire andare in una scuola dove il lunedì il pasto è sponsorizzato da Pizza Hut, il martedì da Kenthuky Fried Chicken, il mercoledì da McDonald e via dicendo. Certo il pasto "sano" c'è, ma nemmeno è esposto in mensa: voi a 12 anni ve la sentireste di scegliere di mangiare delle tristi verdure mentre tutti i vostri compagni mangiano nachos e patatine fritte?
D'altronde diversi governi hanno provato a dare delle linee guida per l'alimentazione, peccato che poi ognuno di questi governi è stato "invitato" ad aggiustare il tiro dai potenti giganti dell'industria alimentare: è stato così che, per esempio, la pizza, anzichè essere tolta dal menu settimanale delle mense, è stata piuttosto considerata alla stregua di una porzione di verdura. Aggiungo altro?
Io lo aggiungere pure. Aggiungerei, ad esempio, come il "Move up!" indetto da Michelle Obama con il senso di "diamoci una mossa per dare una svolta seria all'alimentazione degli americani" si è praticamente trasformato in un "facciamo fare ginnastica ai nostri bambini". Eh sì, perchè il messaggio che deve passare è "se sei grasso è colpa tua, è perchè non ti muovi abbastanza, mica perchè riempiamo i supermercati di roba piena di zucchero!"
Buona visione!

lunedì 16 febbraio 2015

Crema di avocado irresistibilmente buona

In questo periodo sto letteralmente sviluppando una forma di dipendenza da avocado. Da qualche settimana li trovo sul banco del siciliano che, al solito mercato, porta agrumi e altri prodotti dalla Sicilia e ogni martedì il mio primo pensiero è comprare gli avocado! È un frutto che mi è sempre piaciuto molto, ma in questo periodo semplicemente lo adoro!!!
E così venerdì scorso, invitati un po' di amici a casa nostra per una cena rigorosamente a lume di candela, abbiamo preparato per aperitivo questa salsina trovata sul numero di febbraio dell'anno scorso di Cucina naturale.
Le mie amiche continuano a mandarmi sms per ricordarmi di passar loro la ricetta: Anna e Francesca, eccovela qua!


Ingredienti (per una bella ciotola piena da far felici 6 persone che avrete munito di crostini):
2 avocado (circa 400 gr),
un'arancia che non userete tutta,
10/15 pistacchi al naturale,
una manciata di prezzemolo,
sale e pepe a piacere.

Procedimento:
Tagliate a pezzetti gli avocado e irrorateli con del succo dell'arancia da cui precedentemente avrete grattato un pochino di scorza (una cucchiaiata) e tirato via 4 spicchi, Pelate gli spicchi, tagliateli a pezzetti e uniteli all'avocado, unite anche la scorza tritata, i pistacchi sgusciati, il prezzemolo e un pizzico di sale e di pepe e pestate il tutto. Con il frullatore ovviamente si fa prima, ma siccome era una cena "illuminata di meno", io ho optato per il buon vecchio ed ecologico pestello.
Una delizia! Si distingue nettamente ciascun sapore e insieme stanno davvero bene. Ora, a onor del vero, la ricetta prevedeva anche due cucchiai di parmigiano grattugiato, ma a me non piace, penso che il formaggio con l'avocado non ci stia a fare niente e comunque direi che nessuno ne ha sentito la mancanza ;-)

Sulla suddetta rivista, inoltre, ho scoperto che il consumo di avocado (che vi avverto, proprio ipocalorico non è, tanto da venir chiamato un tempo in America il "burro dei poveri") favorisce la produzione di melatonina, agendo quindi positivamente sull'umore e aiutando a combattere la stanchezza fisica: sarà per questo che sono sempre felice di mangiarne?

giovedì 5 febbraio 2015

Ho fatto il sapone e ho trovato un'amica

E questa è una delle cose che non vedevo l'ora di riportare! Il sapone era lo scoglio più duro delle mie autoproduzioni, la soda caustica mi metteva una certa ansia, ma poi con Anna tutto è stato semplice, divertente e sommamente soddisfacente! E chi è Anna, direte voi? Anna (al secolo Annarita) è una di quelle "cose" che, quando succedono, ti fanno gioire di essere al mondo. Circa un anno e mezzo fa avevo preso in considerazione l'ipotesi, sulla scia di un corso base di shiatsu che avevo seguito anni fa, di frequentare la scuola triennale. Informandomi di qua e di là, avevo scoperto che la scuola da cui usciva il mio maestro aveva finalmente sede anche a Bologna. Così contatto la referente (non ha un sorriso meraviglioso?), che molto gentilmente mi invita a incontrarci per parlare della faccenda. Per farvela breve, il corso poi per quell'anno non è partito, io ho abbandonato l'ipotesi di diventare una shiatsuka professionista ma quell'incontro è stato il primo di una lunga serie e l'inizio di un'amicizia che mi ha dato e continua a darmi tanto. A volte la vita fa davvero dei giri larghi, ci avviamo su una strada pensando di conoscerne la destinazione e invece la destinazione è tutt'altra. E va bene così! 
Una delle cose che devo a Anna è stato appunto il sentirmi dire: "Ma va là, è facile fare il sapone! Se ti va lo facciamo insieme". E Anna è di quelle persone che sanno insegnare, che non pescano il pesce per te ma ti insegnano a a pescarlo. Così, mi ha invitata a casa sua, ha aperto il libro alla ricetta base del sapone all'olio d'oliva, mi ha fornito tutti gli strumenti e mi ha messa a lavorare seguendomi passo passo, dandomi delle dritte e aiutandomi all'occorrenza.
Aveva ragione, non è stato affatto difficile!
Questi sono gli ingredienti che ho utilizzato:
1 kg di olio d'oliva
128 gr di soda caustica
300 gr di acqua
30 ml di olio essenziale di lavanda
2 cucchiai colmi di fiori secchi, nello specifico lavanda e statice

Innanzitutto ho sbriciolato i fiori secchi e li ho lasciati in ammollo nell'olio essenziale. Poi, munita di guanti, bandana a coprire occhi e naso, occhiali da sole (no,la foto per fortuna non ce l'ho!), ho pesato la soda in una ciotola di vetro e l'ho versata lentamente nell'acqua. È buffo vedere come l'acqua si scaldi senza fuoco! Comunque, l'ho lasciata a raffreddare coperta da uno strofinaccio e da un coperchio e nel frattempo, in una pentola capiente, ho messo a scaldare l'olio a fuoco bassissimo. Poi il momento più noioso: aspettare, con l'aiuto di due termometri da cucina, che la soda scendesse e l'olio salisse alla temperatura di 45°: quando ciò è avvenuto, ho spento il fornello e versato, con estrema cautela, la soluzione caustica nell'olio; ho mescolato affinchè i due liquidi si dissolvessero l'uno nell'altro e sono passata alla fase frullatore. Ho appoggiato sul fondo un frullatore a immersione e ho frullato per un paio di minuti, poi ho spento continuando a mescolare e sono andata avanti un po' alternando le due fasi per evitare il surriscaldamento della miscela. È importante non smettere mai di mescolare. "Perchè la reazione chimica proceda, è necessario che grassi e soda vengano tenuti in veloce e costante movimento in modo da formare un'emulsione. Solo così gli ioni della soda, liberati dalla soluzione con l'acqua, possono "catturare" meglio le molecole di grasso e trasformarle in sale-sapone." Dopo un po' la crema inizierà a fare il "nastro", cioè a rimanere in rilievo se la si lascia colare dal frullatore. A questo punto la soda è meno attiva e possono essere inseriti gli altri ingredienti. Ho versato l'olio essenziale con i fiori secchi, mescolato e immediatamente ho versato la crema in alcuni stampi di silicone, uno per muffin con le formine a cuore e uno stampo da plumcake. A questo punto il sapone è ancora molto caustico e ha bisogno di essere tenuto al caldo affinchè la reazione chimica proceda; così abbiamo coperto gli stampi con una coperta e li abbiamo lasciati riposare per 24 ore. Se tutto procede bene, in queste 24 ore il sapone dovrebbe attraversare la fase di gel: il calore irradia dall'interno verso l'esterno e il sapone si solidifica ottenendo una consistenza gelatinosa e poi definitivamente solida. Se tutto è andato in questo modo, o comunque, appena la fase di gel è avvenuta, il sapone può essere sformato e tagliato e messo a stagionare: si ripongono le saponette su un foglio di carta da pacchi o di cartone e si lasciano asciugare in un luogo areato, girandole ogni tanto, finchè tutta l'acqua non sia evaporata e il sapone non sia diventato bello solido e liscio.
Queste sono le mie creazioni in quest'ultima fase
Riuscite a immaginare il profumo di lavanda che aleggiava nella mia casa durante questa fase di stagionatura?
Ho ottenuto 15 saponette che, manco avessi previsto il futuro e saputo che a dicembre non avrei avuto una casa dove confezionare i miei soliti regalini di Natale autoprodotti, erano pronte intorno alla metà di dicembre. Le ho confezionate con materiali vari di riciclo, per esempio con carta da forno e rafia
e si sono rivelate perfette come pensierini di Natale per parenti e amici.

Ora che ho di nuovo una casa e tutti gli strumenti, e visto che questa "fornitura" sta volgendo al termine, non vedo l'ora di sperimentare ingredienti nuovi, sia in termini di parte grassa che di aromi.
E non ringrazierò mai abbastanza Anna per avermi sciolto questo blocco, portandomi per mano nel meraviglioso mondo dei saponi autoprodotti!

venerdì 30 gennaio 2015

...e finalmente la casina sul fiume

Ehilà, c'è qualcuno? C'è davvero ancora qualcuno dall'altra parte di questa schermata che non vedevo da più di quattro mesi?
Mi sono chiesta spesso di voi,di cosa avreste commentato a post poi mai scritti, di cosa mi stavo perdendo di voi, dei vostri pensieri e racconti, delle vostre ricette, delle vostre recensioni, delle vostre indignazioni, delle vostre elucubrazioni varie.
Direte che beh, il tempo per leggere un post si trova sempre! Vero, ma bisogna accendere il computer o stare in autobus a guardare il cellulare anzichè leggere un libro e io in autobus ho letto libri e il computer nemmeno sapevo dove fosse fino a qualche settimana fa!
Sì, sono successe un po' di cose negli ultimi mesi, non tutte previste e non tutte piacevoli. Non ho intenzione di tediarvi e di tediarmi con i particolari, anche se non sono famosa per il dono della sintesi.
Insomma, dopo i vari ragionamenti, ipotesi e vicende di cui vi avevo messo a parte in quell'ultimo post, avevamo deciso di cogliere l'occasione che ci si era presentata per aprire un b&b. Di conseguenza abbiamo dato disdetta per la nostra vecchia e adorata casa (nessun commento lacrimoso please!), praticamente proiettati con la testa e con il cuore in questa nuova realtà in cui avremmo dovuto formalmente e fisicamente immergerci da dicembre. Mancava ormai una settimana al trasloco, si era in ritardo su tutta la linea, se ne era avuta di pazienza, se ne erano ingoiati di rospi (vedete che se mi impegno ce l'ho il dono della sintesi? chè se mi mettessi a raccontarvi dei rospi faremmo mattina...); evidentemente di rospi si era fatta una vera e propria indigestione perchè in un secondo, e durante una crisi di pianto isterico, ho sentito che ormai c'era troppa negatività in questa faccenda, che quel posto non l'avrei mai sentito mio e quindi non sarei stata mai in grado di farci star bene degli ospiti, che nel giro di una settimana saremmo stati senza un tetto sulla testa ma eravamo in tempo a evitare di fare una cazzata che si sarebbe anche portata via quei pochi risparmi che avevamo. Quella notte, dopo più di un mese che non succedeva, ho dormito serena. E la delusione per tutti i nostri piani andati a monte non ha scalfito la certezza di aver fatto la cosa giusta. Come non l'ha scalfita il mese e più che abbiamo trascorso, zaino in spalla e scatoloni sparsi in cantine varie, ospiti di amici e parenti vari.
E quindi eccoci qua, in una casina nuova. Non so quanto ci staremo, non ha un "fuori", giardino, terrazzo o balconcino che sia e questo già sarebbe stato sufficiente a bocciarla, se non fosse stata forse la ventesima casa vista nonchè l'unica che non cadeva a pezzi nè aveva la doccia in corridoio nè costava uno sproposito, se non fosse che mi ci sono sentita accolta, se non fosse che come tana per fermarci a raccogliere le idee e studiare la prossima mossa è perfetta, se non fosse che dà sull'Aposa, e io su un fiume (ma forse dovrei dire canale) non avevo mai vissuto, e mi piace affacciarmi e vedere l'acqua che scorre, mi mette serenità, mi dice "panta rei, tranquilla, tutto passa".
Ora lo so, volete le foto, ma foto non ne ho ancora, però intanto beccatevi questa: le nostre finestre sono al terzo piano sopra quel ponticello che vedete in fondo. C'è una strada a Bologna, che si chiama via Piella, a un certo punto c'è una finestrina sulla parete e se la apri questo è quello che vedi: è buffo, dopo più di dieci anni, vedere la finestrella di via Piella dal di dentro, e soprattutto vedere i turisti che ti fanno ciao ciao :-)

Nel frattempo, per fortuna, l'azienda che mi dà da mangiare ha sempre bisogno di me e, di sede in sede, chè ormai ne conosco più io che il direttore generale, la prossima settimana inizierò a lavorare in una libreria piccola, di quelle che piacciono a me.
Insomma, sono certa che un motivo ci sia se le cose sono andate come sono andate, ancora non l'ho afferrato ma sono sicura che succederà. Intanto ricomincio da qui, ho voglia di riprendere in mano il blog, ho voglia di raccontarvi tante cose, di leggerne altrettante e di confrontarmi con le vostre esperienze e i vostri illuminati cervellini! Sempre che ci siate ancora...