la citazione del mese

Spettabile Editore, avendo ricevuto n.6 sigari Roma - del che Vi ringrazio - e avendoli trovati pessimi, sono costretto a rispondervi che non posso mantenere un contratto iniziato sotto così cattivi auspici. Succede inoltre che i sempre rinnovati incarichi di revisione e altre balle che mi appioppate, non mi lasciano il tempo di attendere a più nobili lavori. Sì, Egregio Editore, è venuta l'ora di dirVi, con tutto il rispetto, che fin che continuerete con questo sistema di sfruttamento integrale dei Vostri dipendenti, non potrete sperare un rendimento superiore alle loro possibilità. C'è una vita da vivere, biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere. La Natura insomma ci chiama, egregio Editore; e noi seguiamo il suo appello. Fatevi fare il Bini da un altro.
Cordialmente. C. Pavese

Cesare Pavese, Lettere 1926-1950

martedì 22 luglio 2014

Andiamo in manifestazione

13 anni fa avevo un fidanzato con la moto, nonchè molto di sinistra e socialmente impegnato. Niente di più naturale che mettere insieme le due cose e partire un bel venerdì, caricati tenda e sacchi a pelo sulla moto, d'accordo con altri amici motorizzati, per una gita a Genova. Ero eccitata dalle immagini che il giovedì avevo visto in tv, da tutta quella gente proveniente da ogni parte del mondo, da tutte quelle bandiere, da quell'onda di colori che sfilava pacificamente per le vie di una città in cui avrei messo piede per la prima volta. E in effetti, appena ci siamo uniti al corteo, tutto era come l'avevo immaginato: canti, slogan, gente sorridente e soprattutto gente di ogni età, dai bimbi sulle spalle dei genitori ai settantenni attrezzati per le lunghe camminate. E chi non era in strada era affacciato ai balconi. I genovesi aprivano le loro porte a chi aveva bisogno di acqua o del bagno, tiravano giù secchiate d'acqua richieste dai manifestanti sudati e accaldati dal cocente sole di luglio.
Poi, all'improvviso, il sole si è oscurato, i colori sono sbiaditi, i sorrisi si sono trasformati in maschere di terrore e l'aria saturata di fumo. La pacifica camminata si è trasformata in un fuggi fuggi, scappa di qua, no di là, corri in spiaggia, cerchiamo di tenerci per mano altrimenti ci perdiamo. Solo negli incubi notturni di bambina avevo provato tanto terrore. E, come negli incubi, non capivo propriamente da chi stessi scappando, chi fosse il nemico. E no, non erano quei brutti ceffi vestiti di nero fin sopra i capelli, non erano quelli lì, che il giorno dopo ho visto con i miei occhi sfasciare cassonetti e vetrine mentre poco più in là un intero plotone in tenuta antisommossa li osservava.
Al panico è succeduta la preoccupazione. Le telefonate a casa per dire "sono al sicuro" (per apprendere poi che in tv si era visto poco o niente di quello che stava succedendo lì). La preoccupazione  di non riuscire a tornare alla moto perchè in ogni possibile direzione da prendere c'erano poliziotti che caricavano i manifestanti. La sensazione che fosse successo qualcosa di veramente brutto che avrebbe segnato la storia d'Italia. 
Lo shock mi è durato giorni; l'inquietudine di passare sotto una galleria con la paura che all'improvviso mi venisse sbarrata la via d'uscita da lacrimogeni e manganelli; il fastidio di vedere il mio stesso casco integrale che mi ricordava un celerino.
Ma lo shock più grande è stato quel che è successo dopo quel weekend di sangue. Cos'è successo dopo? NIENTE. E io che mi aspettavo arresti (non dei manifestanti!), detronamenti, opinione pubblica scandalizzata, che insomma queste cose succedono in quei paesi arretrati dove non c'è democrazia, mica in un paese socialmente e politicamente avanzato come l'Italia?! 
Già.
E la cosa che ancora oggi mi fa più male, più male della morte di un ragazzo, più male delle torture inflitte impunemente a persone innocenti, è sentire persone dire "È stata colpa dei manifestanti".
 



giovedì 17 luglio 2014

Per non dimenticare...cosa?


E poi ogni anno il 27 gennaio ricordiamo l'olocausto. Ogni anno dedichiamo qualche minuto della nostra giornata a pensare a quei milioni di vite innocenti spazzate via dalla follia di un pazzo megalomane. Ogni hanno ci chiediamo come sia potuto accadere; come sia potuto accadere che il mondo stesse a guardare mentre il suddetto pazzo megalomane sterminava un intero popolo. Beh, erano certo più ignoranti, non c'erano grandi mezzi di comunicazione, la gente non sapeva altrimenti si sarebbe indignata! Ah, ci provasse ora vedresti, il mondo non glielo permetterebbe mica!
Ogni anno, nelle librerie si vedono riuniti tutti i libri sull'argomento, in tv passano film e documentari storici sul genocidio degli ebrei. Nelle scuole (e mica tutte) si tengono lezioni e discussioni su questa pagina di sangue della storia dell'umanità. Per non dimenticare. Ma che senso ha ricordare? Che senso ha riempirsi la bocca di parole caritatevoli e il cuore di tristezza per un'avvenimento di settant'anni fa, per poi non rendersi conto che la stessa cosa sta succedendo in questo momento e non fare nulla? Dove sono le autorità politiche che il 27 gennaio si commuovono a comando e tengono discorsi che in sostanza dicono "Ah, fossi nato prima, ovviamente tutto questo non sarebbe accaduto"? Allora mi viene da chiedermi quanta ipocrisia c'è nel Giorno della memoria? Non mi chiedo più dove guardava il mondo mentre Hitler sterminava gli ebrei, mi chiedo dove guardi il mondo ora, ora che, a differenza di settant'anni fa, ha mille occhi per guardare, ha giornali, tv, internet. E non ci sono solo giornali come repubblica, che se in questi giorni vuoi informarti sulla situazione palestinese tramite il sito, ne hai da scorrere la rotella della homepage e superare le notizie di economia, di calcio, di gossip e cronaca nera prima di arrivare a leggere qualcosa (e tralascio di commentare l'impronta degli articoli relativi). Dove sta guardando il mondo mentre Israele fa strage di civili palestinesi? Tutte le risposte che mi vengono in mente sono infinitamente tristi.


lunedì 14 luglio 2014

Nero pomodoro

Un po' di tempo fa avevo letto un interessantissimo articolo pubblicato da Internazionale, l'avevo messo nei preferiti con l'intenzione di suggerirne la lettura anche a voi. Poi, travolta da altri eventi, me ne sono dimenticata, fino a quando non ne ho letto sul blog Minimal Italy, ricordandomi delle mie intenzioni...
Vi invito a leggerlo tutto e a guardare anche i video.
Per il Ghana la coltivazione di pomodori era un'attività florida, finchè non c'è stata l'invasione del concentrato in scatola esportato dalla Cina e dall'Italia. Ora, al mercato, invece dei panieri di pomodori freschi, si vedono piramidi di scatole di concentrato "Salsa" o "Gino"; ma soprattutto, i contadini che prima coltivavano i loro campi, sono stati ridotti in miseria e sono partiti per mare a cercare lavoro nel Sud Italia. Solo che, più che lavoro, hanno trovato un regime di schiavitù ad accoglierli. È un circolo vizioso e assurdo: dover abbandonare la propria terra per andare in terra straniera, a fare lo stesso lavoro ma a farlo per una misera paga quando c'è e senza nessun diritto umano nè tanto meno sindacale.
È il capitalismo baby. E lo dimostrano anche le parole del ceo della C.E.C. srl, azienza che produce concentrato di pomodoro destinato al mercato Ghanese, intervistato nell'ultimo video: una persona arrogante e ignorante che ha la faccia tosta di dire che in Ghana il clima non permette la coltivazione di pomodori.
Io starò pure diventando più rompiballe e più intollerante con l'età, ma la prossima volta (e capita spesso credetemi, troppo spesso) che sento qualcuno dire che i negri vengono qui a rubarci il lavoro, che lo Stato fa tutto per loro e niente per noi, che se ne dovrebbero stare a casa loro, forse non riuscirò a spiegargli come stanno le cose e a fargli cambiare il modo di vedere la faccenda (scusate ma ho ben poca fiducia nelle capacità intellettive di gente che parla in questo modo), ma di certo lo farò pentire di non aver colto l'occasione per tacere.

venerdì 4 luglio 2014

Aggiornamenti dal terrazzo

Questa è la terza estate che passiamo in questa casa, e il terrazzo continua a mutare di anno in anno, così come continua a ospitare elementi ormai fissi.
Quest'anno è molto meno orto degli anni precedenti: le zucchine prendevano troppo spazio e troppa acqua, le melanzane non ci avevano dato grandi soddisfazioni, altri esperimenti come i piselli hanno ancora da essere attuati. Gli unici immancabili sono i pomodori, che hanno già iniziato piacevolmente a nutrirci.
Per il resto metà dello spazio è dedicato alle aromatiche. Per il mio compleanno, il mio amico/fratello Carlo è arrivato con un regalo stupendo: una cassetta di legno colma di piantine aromatiche, con al centro una bellissima bottiglia di birra artigianale, il tutto chiuso da un bel fiocco giallo. Ancora mi sto chiedendo come ho potuto non fotografare quella meraviglia, ma la risposta è che ero impegnata a chiedermi se non avessi forse invitato troppa gente per lo spazio che la sala e il terrazzo offrivano...
Dicevamo, le aromatiche:
il basilico toscano, profumatissimo!
Quello spilungone dell'aneto lì in fondo: era piccino come le altre ma nel giro di qualche settimana è diventato altissimo!
 Il dragoncello e il sedano in un'inquadratura aerea...
Il coriandolo, che è diventato tutto semi e così ha smesso di assomigliare pericolosamente al prezzemolo. Eh sì, perchè abbiamo scoperto l'acqua calda che, mangiato fresco e non mixato ad altre spezie o erbe, il coriandolo ha un inconfondibile gusto di cimice e Fra aveva ormai smesso di usare anche il prezzemolo per paura di non raccogliere per sbaglio del coriandolo!
E questa? Pare salvia...sì, tale "salvia ananas"... Questa mi è arrivata da Firenze, sempre per il compleanno: non so che dirvi, non ho ancora indagato sulla sua genetica, ma toccando le sue foglie, si sprigiona davvero profumo di ananas! Pare sia perfetta nelle macedonie, io per ora continuo a godermi questa meravigliosa macchia verdissima :)
L'erba cipollina, a cui, poverina, non do quasi il tempo di crescere: la metterei pure nel caffè!
 La mia adorata rucola! Che pare sia una gran infestante ma, fino all'anno scorso, la mia faceva pure fatica a crescere nel proprio vaso. Quest'anno invece me la ritrovo felicemente dappertutto!
Un primissimo piano della lavanda, che quest'anno non ho raccolto e seccato: era così bella che ho preferito godermi quella macchia di viola intenso e lasciarla seccare in vaso.
Idem per la melissa, che avrei dovuto tagliare prima della fioritura e di cui, in effetti, faccio gran uso nelle tisane. Ma ha iniziato a fiorire ed era così bella, un cespuglio carico di fiori lilla, che non ho avuto cuore di reciderla. Alle tisane ci penseremo quando avrò finito le scorte dello scorso anno.
 
Anche la calendula era una splendida macchia di colore arancione, ma per lei invece non abbiamo avuto pietà e ce la siamo mangiata di fiore in fiore nell'insalata! Tanto si rigenera abbastanza in fretta, e infatti questi qui sotto sono un paio di nuovi nati.



La menta, finalmente, dopo il rinvaso, è esplosa in tutto il suo profumo! Grande soddisfazione e grandi scorte per tisane e dentifricio.
questa cassetta sulla destra è la sopraccitata cassetta-regalo :)

Anche il timo ogni anno rinvigorisce sempre più, e quest'anno ospita pure una piccola violacciocca, che in effetti sparge da anni i suoi semi su tutto il terrazzo, e per di più, in ogni vaso in cui si insedia cambia il colore dei propri fiori :)

In mezzo a salvia e prezzemolo ci sta pure il gelsomino, nato da una talea della mia mamma, che sta crescendo con nostra grande soddisfazione e con suo delizioso profumo.
L'altra metà del terrazzo è occupata dalle "ciccione". Quello qui sotto, che era una piccola talea tre anni fa, è quello che chiamiamo "l'albero", visto il suo fusto possente, e che qualche volta abbiamo anche simpaticamente decorato per Natale.

 Poi c'è la signora aloe, anche lei cresciutissima e in attesa di essere rinvasata.
L'altra aloe, che pure lei se non le si cambia vaso mi sa che un giorno prende e se ne va, e ha pure ragione. Accanto a lei "le rose", talee cresciute a una velocità impressionante !

In questo vaso largo e basso abbiamo piantato una serie di piccoli cactus, anche loro parte di un regalo di compleanno. Ma come potete notare, c'è un intruso, sapete chi è? Un glicine! Vi ricordate vero dei semi "scoppiati"? ne avevamo piantati quattro, due sono spuntati e stanno crescendo, degli altri due invece nessun germoglio pervenuto. Credo sia andata così: quando ho interrato i piccoli cactus, ho usato terra da vari vasi oltre che terra fresca: evidentemente ci ho svuotato anche la terra di quel vasetto dal seme mai spuntato, che ha dunque deciso di spuntare in mezzo ai cactus. È plausibile secondo chi di voi è più esperto di me?
 Quanto mi emozionano i fiori delle piante grasse!
 Questa è una piccola schiera di cactusini, anche loro saltati fuori da chissà dove ma che mi fanno tanto ridere perchè sembrano un capannello di persone che chiacchierano :)
Manca la borragine, anche lei finita nel piatto e quindi ben poco presentabile, e la portulaca, che non ho dubbi arriverà, come tutti gli anni, spontanea e infestante e tanto buona da mangiare!

E per salutarvi, vi presento un simpatico ospite che ho beccato sulla ringhiera mentre scattavo foto in giro. Non è simpatico? Che faccia c'ha?!


Detto ciò, io mi eclisso per qualche giorno. Il signor padre ci teneva ad avere le sue tre figliole accanto per un compleanno importante, quindi da domani mi godrò gli unici 4 giorni di ferie di questa estate improvvisamente superlavorativa. E che vacanze sarebbero senza mare?! Così, visto che dopo il compleanno del mio papà arriva quello di Fra, perchè non fargli una bella sorpresa e, giacchè siamo da quelle parti, non portarlo a passare un paio di giorni nella stupenda isoletta di Procida?! Zitti però, che lui crede semplicemente che andremo a fare un giretto a Napoli a trovare degli amici!

lunedì 30 giugno 2014

Crostata di farro salva-banane

Un'altro post di cucina! Abbiate pazienza, ho poco tempo in questo periodo, e poi, con la lunga dieta a cui sono stata costretta ho voglia di rifarmi un po'. E poi è una ricetta così semplice e così strabuona che non posso non condividerla! Un paio di giorni fa ero a fare la mia spesa di caffè, zucchero e varie alla bottega del commercio equo e mi sono imbattuta in queste povere banane, un po' tristi e marroncine, che si offrivano in sconto pur di evitare la morte. Non ho potuto resistere dal salvarne un po' pensando che poi qualcosa ci avrei fatto.
In effetti, un paio sono andate felicemente frullate a colazione, insieme a una bella cucchiaiata di "fragol curd". Con le altre tre mi ci sono inventata una crostata, tanto semplice quanto deliziosa. E pure vegana!

La ricetta della pasta frolla è quella che ormai ho fatto mia, "rubandola" alla Capra. Come la maggior parte di voi sanno, non sono vegana, pur non mangiando più carne e consumando prodotti di origine animale molto saltuariamente. Però sulla provenienza dei suddetti prodotti sono invece molto intransigente, e siccome le galline "vere" le uova non le fanno tutto l'anno, io mi sono organizzata per poterne fare a meno quando non ci sono e ora per la frolla, così come per la brisee per le torte salate, non ne ho più bisogno.
Ma torniamo alla crostata.
La frolla:
100 gr di farina di grano di tipo 2,
200 gr di farina di farro integrale,
100 gr di zucchero integrale mascobado,
80 gr di olio di semi di girasole bio,
acqua fredda q.b,
zenzero e cannella che con la banana ci vanno a nozze!
Mescolate in una terrina gli ingredienti secchi, aggiungete l'olio e lavorate con una forchetta, così da formare i classici bricioloni; aggiungete poi pian piano poca acqua e lavorate finchè non avrete ottenuto qualcosa che si possa chiamare frolla. Fate una palla, coprite la terrina e mettete in frigo per una mezzora almeno.

La crema:
3 banane mature,
2 cucchiai di zucchero integrale mascobado,
mezzo cucchiaino di zenzero in polvere.
Frullate il tutto.
Ovviamente, con lo zucchero mascobado la crema viene marroncina, se la volete proprio gialla (e volete fare un dispetto al vostro organismo) usate zucchero più chiaro e un pizzico di curcuma.

Stendete 3/4 della pasta in una teglia da crostata. Io la lavoro direttamente nella teglia perchè tende a rompersi (eh sì, l'uovo "lega"), ma da cotta sarà perfetta come quella classica. Versateci sopra la crema di banane e col resto della pasta fate le striscioline o le formine che più vi ispirano e ricoprite la crostata.
Infornate a 180° per 30/40 minuti, aspettate che si raffreddi e gustate, possibilmente in compagnia, altrimenti vi dispiacerà che nessuno possa dirvi "ma che buona crostata hai fatto!" :)

Essendo lunedì, partecipo alla raccolta del 100% Vegetal Monday della Capra
E siccome è anche integrale, partecipo finalmente anche alla raccolta della mia blog-amica Daria per la sua raccolta Integralmente, che è diventato un pdf (scaricabile) da far invidia ai migliori libri di cucina naturale.

E, ovviamente, vi auguro una splendida e dolce settimana :)


lunedì 23 giugno 2014

Una delizia per mille usi, lo strawberry curd

...o "fragol curd", come lo abbiamo casalingamente e maccheronicamente rinominato, perchè quella sillaba in più ci faceva proprio fatica.
Lo so che di fragole non ce ne sono quasi più, e infatti avrei voluto parlarvene prima, se non mi fossi ammalata. Però di tralasciare non ne avevo affatto voglia, perchè per me è stata una scoperta straordinaria e la seconda volta che l'ho preparato ne ho fatto dei barattoli sottovuoto da regalare e conservare.
Tutto è iniziato con una gran voglia di cheesecake, che la mia sorellina Silvy fa davvero bene e che le ho, appunto, ordinato. Io mi sono presa l'impegno della copertura e ho pensato "Se mia sorella Gabry (eh sì, ne ho due) fa una squisitissima crema di limoni per farcire la sua cheesecake, il lemon curd appunto, si potrà fare qualcosa di simile con le fragole che in questo periodo abbondano?" E così, cerca che ti ricerca, ho trovato un po' di ricette e ho messo a punto la mia, rifacendomi soprattutto a questa

Vi occorre:
500 gr di fragole biologiche (quelle non bio sono davvero disastrosamente bombate di pesticidi!)
150 gr di zucchero integrale
100 gr di amido di mais
il succo di mezzo limone non troppo grande.

Procedimento:
Lavate le fragole, privatele del picciolo (ma va?) e frullatele insieme allo zucchero; aggiungete l'amido di mais e il succo di limone e date un'altra frullata. Mettete il tutto in una pentola se non lo avevate già fatto e fate cuocere a fuoco basso, mescolando affinchè non si attacchi al fondo. Volendo si può usare il bagnomaria per una cottura ancora più delicata. Quando la crema inizia a bollire, lasciate cuocere ancora per uno o due minuti e spegnete il fuoco.
Ora, se avete seguito le mie dosi, ne otterrete tanta, circa tre barattoli. In questo caso, riempite subito i barattoli sterilizzati con la crema ancora bollente e lasciate raffreddare a testa in giù per creare il sottovuoto. Se invece ne avete fatta di meno, usatela come vi pare e considerate che si tiene in frigo per 5 o 6 giorni: io l'ho usata sulla cheesecake (la morte sua!!!), ci ho fatto una crostata e l'ho messa nello yogurt bianco per delle colazioni super!
E, visto che siamo in tema e visto che quest'anno non ho ancora pubblicato aggiornamenti dal terrazzo, vi presento una dolcissima new entry di quest'anno


E siccome, guarda il caso, questa ricetta è pure vegana, oltre che gluten free per la gioia della mia amica celiaca, non la vogliamo regalare alla Capra per i suoi Vegetal Monday?