la citazione del mese

I bambini capitalisti quando nascono sono dei bambini uguali agli altri. Non sono ancora dei bambini capitalisti. E non lo sono nemmeno nei primissimi anni della loro vita. Poi a un certo punto succede qualcosa nella loro testa e invece di continuare a essere dei bambini uguali a tutti gli altri diventano bambini capitalisti. E non è colpa loro, ma quando sono diventati capitalisti poi è molto difficile che riescano a immaginarsi qualcosa di diverso da quello che hanno intorno e finiscono per credere che quello sia il mondo normale, l'unico possibile. Cioè sono diventati davvero capitalisti.
Gérard Thomas - Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti

lunedì 15 settembre 2014

Di librerie e altri lavori

Credo che uno degli aspetti positivi della crisi economica (no, non è una contraddizione, sono convinta che dalle crisi, almeno quelle reali, non quelle che sono diventate una cantilena per giustificare licenziamenti, tagli e aumenti di prezzi, nasca sempre qualcosa di positivo) sia il fatto che le persone si sono aperte un po' di più agli altri, che in certi contesti ci si sia un po' distaccati da quell'individualismo che non trova connessioni tra sé e gli altri se non semplicemente perchè uno compra e l'altro vende. Sono sorte situazioni in cui qualcuno ha detto "da solo non ce la faccio, però magari se proviamo insieme...". Ecco, su questa base e molto per gioco e senza l'idea di arrivare davvero dove è arrivata, è nata a Napoli Io ci sto, la "libreria di tutti".
Tutto è cominciato con un post su Facebook, che poi ha dato vita a un gruppo, che poi è diventato un gruppo reale e non solo virtuale, che ha fatto venir voglia a un numero sempre maggiore di persone di metterci energie, competenze, soldi, che si sono trasformati in una libreria vera, al Vomero, Napoli. E pare (ho i miei contatti in quel di Napoli) che sia anche un gran bel posto! Che ovviamente non vedo l'ora di visitare. Ecco a me queste cose scaldano il cuore. Non solo perchè credo che cooperare sia il modo migliore di fare le cose, ma anche perchè nessuna di tutte queste persone si sarebbe sognata di aprire una libreria: con la crisi che c'è, aprire un negozio è un rischio, aprire una libreria un suicidio. E invece la libreria è là, bella, reale, accogliente e, sono sicura, piena di energia positiva! Io, per ora, seguo le vicende su fb, ma ho intenzione di associarmi a Io ci sto, mi piace pensare che dentro questa meraviglia ci sia anche un piccola parte di me.

E a proposito di libri...Ieri è finito il mio tour de force estivo. Volete la verità? Ne sono felice. "Beh perchè sarai stanca" direte voi. Non mi ha mai spaventato la stanchezza in realtà, e non si sente la stanchezza se si fa qualcosa che si ama, e questa non è una novità. Il discorso è un po' più complesso. Il punto è forse semplicemente che non so se ho ancora voglia di lavorare alle regole di qualcun altro, di mettere la faccia su procedure che non condivido assolutamente, di sottostare ai capricci di chi si può permettere di fare i capricci, di rispettare gerarchie istituzionalizzate ma soprattutto gerarchie non dette, e ancora più soprattutto, di vedere persone che lo fanno come se fosse la cosa più normale del mondo, stando zitti, sotto. Non so se ho voglia di fare cose insensate solo perchè lo dice qualcun altro che è nella posizione di farlo. Quando, qualche anno fa, tra tagli all'università, contratti scaduti e quant'altro, ci siamo ritrovati con meno della metà dei soldi che guadagnavamo prima e gli annunci di lavoro si rivelavano nuvole di vapore, prospettando l'ipotesi di cercare una casa più piccola e sicuramente più brutta (per un affitto non di molto inferiore), ci è venuto in mente che forse potevamo invece sfruttare e valorizzare quella che abbiamo e che amiamo. L'esperienza fatta con Airbnb, come ho già detto altrove, meriterebbe un post a parte. Col consenso di una comprensivissima proprietaria di casa ci siamo imbarcati in quest'avventura dell'ospitalità. Un'avventura che, non solo ci ha permesso di continuare a pagare l'affitto, ma che ci ha arricchiti come nessuno stipendio potrebbe mai. Abbiamo conosciuto persone fantastiche, persone che abbiamo rivisto più volte annoverandoli ormai tra gli amici e persone che ci aspettano dall'altra parte del mondo e che ogni tanto ci scrivono per sapere come stiamo e quando andiamo. Abbiamo ospitato una coppia di sessantacinquenni australiani che da quando sono in pensione girano il mondo in bicicletta e ragazze tedesche arrivate a Bologna solo per percorrere il Sentiero degli Dei fino a Firenze. Abbiamo condiviso colazioni e bottiglie di vino, abbiamo mangiato pane nero preparato per noi in Russia con lievito madre. Perchè è così, alcuni li ospiti, sei accogliente e gentile, con altri scatta qualcosa. Abbiamo ricevuto così tanto che i soldi sono stati l'aspetto meno importante di tutta la faccenda.
Insomma, da lì abbiamo pensato di farne un lavoro, o qualcosa del genere. Poi si è tutto un po' arenato con il mio ritorno in libreria. E poi si è prospettata per me l'ipotesi di un contratto vero, la fine del mio ruolo di "jolly", un ritorno in libreria un po' più stabile e concreto. E sai, sarebbe il mio lavoro, l'avevo riconosciuta come la mia strada dopo essermici imbattuta per caso scappando da quella, decisamente sbagliata, dell'assistente sociale. Però sono fiera anche delle competenze che ci siamo costruiti con le nostre mani, del lavoro che ci siamo inventati piuttosto che piangere e disperarci; dell'accogliere persone e preparare cose buone per loro; mi piace pensare che ciò che faccio nel mio lavoro lo decido io e non qualcun altro, che la responsabilità, nel bene e nel male, è soltanto mia. E poi, il nuovo contratto sarebbe in un'altra città, ma tanto è da un po' che favoleggiamo di andar via da Bologna; e anche ospitare, non sarebbe più bello al mare? Non lo so. Nelle prossime settimane dovrei saperne di più, e su queste basi dovremo prendere delle decisioni, e pensavamo di andare via una settimana e riflettere in pace. Peccato che in tempi non sospetti mi ero presa in carico un lavoro dalla casa editrice che va in consegna tra 20 giorni e che io ho appena appena iniziato.
Suppongo quindi che la mia latitanza si prolungherà ulteriormente, anche se ho la barra dei segnalibri ingolfata di pagine-promemoria su notizie e articoli che voglio condividere, ho qualche autoproduzione che ormai sta andando fuori stagione (apprezzerete il mio doposole naturale anche a novembre?), ho foto nel cellulare di ricette buone e sane che voglio pubblicare. Ho voglia di tornare un po' più "sul pezzo", di riprendere in mano il blog e tenermi costantemente aggiornata su quelli che seguo, invece ho la sensazione che il blog lo sto semplicemente tenendo in vita e degli altri blog mi faccio scorpacciate di lettura appena ho un po' di tempo. Ma semplicemente in questo periodo ne ho decisamente già troppe. Tornerò con i ritmi di un tempo, ne sono certa, ne ho voglia, intanto perdonate lo sfogo personale, che poi volendo si potrebbe trasformare in un "voi al posto mio cosa fareste?"

venerdì 29 agosto 2014

Il tempio di vetro riciclato

Ma voi sapevate dell'esistenza di un tempio buddista, in Thailandia, costruito interamente con bottiglie di vetro? Io l'ho scoperto per caso, e me ne sono innamorata! Decisamente il più bel progetto di riciclo creativo e di architettura sostenibile che mi sia mai capitato di incontrare.

Perchè poi non è solo encomiabile l'utilizzo di quasi due milioni di bottiglie di vetro al posto di costosi materiali "ex novo", ma è pure di una bellezza straordinaria il risultato!
Il monastero si trova a Khu Han, circa 400 km da Bangkok e si chiama Wat Lan Kuat (tempio da un milione di bottiglie), è composto da venti edifici, tutti costruiti con bottiglie di vetro incastonate nel cemento. E i tappi? Con i tappi ci hanno fatto un bellissimo e gigantesco mosaico, di cui però non sono riuscita a trovare la singola immagine, ma che potete vedere nel breve video.
Insomma, pare che questi monaci buddisti, stanchi di raccattare in giro bottiglie di birra, abbiano pensato bene di smettere di raccoglierle per buttarle via e di iniziare, nel 1984, a raccoglierle per uno scopo.








Non è meraviglioso? Varrebbe la pena il viaggio in Thailandia solo per arrivare qui (sì è vero, anche a me vengono in mente anche altre buone ragioni per visitare un paese come la Thailandia...)! Non so se vi sia mai capitato di visitare un tempio buddista. Io ho avuto la fortuna di visitarne alcuni e posso dire che, in qualsiasi materiale siano costruiti, sono luoghi davvero speciali, per la loro architettura, per l'atmosfera che vi si respira, per la spiritualità di cui sono pregni: sapere, e vedere!, che questo, inoltre, è stato costruito con materiale che aveva già terminato la sua prima vita e che ha avuto la possibilità di averne una seconda, rende il tutto davvero speciale!

Del tempio di bottiglie avevo letto qui e, cercando nel web, ho trovato un approfondimento su questo blog, che ho trovato, peraltro, davvero interessante.
Le foto le ho trovato cercando immagini nel web.

lunedì 25 agosto 2014

Cucinare con gli scarti: le bucce di melanzana

Uno dei pochissimi lati positivi di quest'estate che mi è praticamente scivolata tra le dita è che mi sento poco in colpa se non ho tempo di scrivere, visto che mi rendo conto che anche voi altri avete ritmi di pubblicazione decisamente estivi e quindi più rilassati. Ho tante cose da raccontare: ricette, autoproduzioni, buone notizie incontrate in rete e fermate nei segnalibri, ma vuoi che torno dalla libreria all'una quando va bene, vuoi che ho ricominciato a godere del sonno mattutino senza sensi di colpa, vuoi che c'è pure tutto il da fare con airbnb (ah da quanto tempo aspetta quel post su airbnb!), vuoi che cerco sempre tempo per vedere gli amici o stare un po' fuori, vuoi che certi giorni il sole proprio non gira da queste parti, sta di fatto che il computer passa interi giorni senza nemmeno essere acceso.
Comunque, visto che oggi è lunedì, vi racconto una ricetta, molto buona e molto furba. 
Uno degli ortaggi estivi che vanno più a ruba in questa casa sono le melanzane, in tutti i modi e in tutte le salse. E un aspetto che mi piace molto delle melanzane è il fatto che si mangi anche la buccia, che si sa, il meglio dei principi nutritivi di frutta e verdura sta nella buccia. Che fare però della buccia se bisogna fare le polpette o la crema di melanzane, in cui la buccia non si usa? Si butta via? Giammai! Si cucina in un modo squisito, alla maniera del mio amico Davide, che ha trovato la ricetta su un libro di cucina mediorientale.
Si prendono le bucce, le si taglia a pezzi grossolani e le si tuffa in acqua bollente per un paio di minuti insieme a una cipolla rossa, dopo di che si trasferiscono in una padella in cui si è fatto scaldare un filo d'olio con un aglio schiacciato e si fa andare a fuoco lento e col coperchio per una quindicina di minuti o comunque finchè le bucce non saranno morbide, aggiungendo acqua in cottura all'occorrenza. Salare, condire con un po' di foglie di menta fresca e gustarsi tutto il sapore delle melanzane (ovviamente biologiche!). E poi, che ve lo dico a fare, è tutta salute! La melanzana è composta per il 92% di acqua, quindi è poco calorica, purchè non si ecceda con i condimenti, visto che ha una gran capacità di assorbimento dei grassi. È quindi un buon depuratore dell'organismo, oltre ad aiutare ad abbassare il colesterolo cattivo nel sangue e ad apportare importanti vitamine come quelle del gruppo B, la vitamina C e la K.
 
Felice settimana a voi!

Con questo post partecipo al 100% Vegetal Monday della Capra.

domenica 10 agosto 2014

Consigli di lettura per l'estate 2014

Che mica sarete già tutti in vacanza, no? Sì, lo so che se aspettavo ancora un po' mi ritrovavo a intitolare il post "Consigli di lettura per l'autunno", ma insomma, tanto è solo una formalità, tutte le stagioni sono ottime per leggere! E poi diciamocelo, chi legge legge tutto l'anno, chi non legge...peggio per lui!

Tra quelli che mi sono particolarmente piaciuti quest'anno:

Andorra - Peter Cameron nella traduzione di G. Oneto - Adelphi
Non c'è un libro di Cameron che abbia letto e non mi abbia travolta, e questo è secondo me tra i suoi più belli.
Un uomo approda in un'Andorra del tutto immaginaria, un posto affacciato sul mare, dove si ha il diritto di cittadinanza appena vi si approda; una comunità piccola ma accogliente, pure troppo; un uomo che sembra voler scappare da qualcosa, ma da cosa? Un'amore finito, no, un lutto... Un libro che non ha bisogno di segnalibri: lo metterete giù solo quando l'avrete finito!
(E la trepidante attesa di conoscere l'autore il 28 agosto, ospite della libreria in cui lavoro; per chi sarà a Bologna e dintorni: sapevatelo!)


Morte di un uomo felice - Giorglio Fontana - Sellerio
Fontana deve aver passato davvero tanto tempo a studiare, leggere, parlare con persone anziane prima di scrivere il suo ultimo libro. Dentro ci sono gli anni di piombo, ma anche i partigiani, non quelli che combattevano sui monti, di cui si è tanto scritto e parlato, ma di quelli che il lavoro lo facevano in città, nelle fabbriche, operai tra gli operai. L'autore s'inventa una storia e ci mette dentro tutto questo, in modo fluido e sapiente: fa venir voglia, e non è poco, di andare avanti da soli ad approfondire certi argomenti. Nella cinquina del Premio Campiello, posto meritatissimo.

La morte dei caprioli belli - Ota Pavel nella traduzione di B. Zane - Keller
Un ragazzino che racconta le vicende della propria famiglia, prima durante e dopo la guerra. Ma la guerra fa solo da sfondo, si percepisce, si intuisce: il vero protagonista è il padre, quest'uomo buffo, sognatore, ironico, furbo quando si tratta di vendicare un torto subito (facendoci ridere della sua genialità) ma estremamente leale con se stesso e la sua gente. E poi c'è una madre sapiente e paziente, e poi c'è il resto della piccola comunità...e il resto leggetelo!


Qualcuno alla porta - Geoffrey Holiday Hall nella traduzione di S. Bruno - Sellerio
Dell'unico altro libro di Holiday Hall avevo parlato nel mio primo post di consigli di letture estive, lamentandomi del fatto che l'unico altro libro di questo misterioso autore fosse andato fuori catalogo. Finalmente è stato ripubblicato! Appena l'ho saputo me lo sono portato a casa. Basta dirvi che quella sera stessa, dopo la chiusura della libreria a mezzanotte, ho rifiutato l'invito dei colleghi ad andare a bere una birra perchè avevo intenzione di andare a letto quanto prima: beh, alle 3 mi sono praticamente costretta a chiudere il libro e spegnere la luce, e non sono propriamente quella che si può definire una lettrice di gialli.

L'estate '79 e L'autunno '79 - Hugues Barthe nella traduzione di T. Spagnoli - Clichy
Non poteva mancare qualche graphic novel. Questa, pubblicata in due volumi, è tra quelle che mi sono piaciute di più. Un'autobiografia, alcuni mesi della vita dell'autore che raccontano però molto più che qualche mese; un'infanzia/adolescenza non proprio felice, un padre alcolizzato e violento, dei fratelli che cercano di guardare altrove e sembrano riuscirci, una madre sottomessa e così incapace di difendersi da chiedere al figlio di uccidere l'uomo, una zia emancipata e colta che sembra essere l'unica via d'uscita per il giovane Hugues. E, per quanto mi riguarda, una domanda che mi è sorta spontanea già dalle prime pagine del primo volume: perchè nessun editore aveva ancora pensato a tradurre Hugues Barthes dal francese?! Ci hanno pensato i tipi di Edizioni Clichy, rendiamo grazie e ci complimentiamo ancora una volta (vi ricordate di Stripbook?) per le loro scelte editoriali.

Pyongyang - Guy Delisle nella traduzione di F. Martucci - Rizzoli Lizard
Delisle non è un giornalista che ha chiesto un visto per entrare in Corea del Nord al fine di effettuare un reportage: non avrebbe mai ottenuto quel visto. Delisle è un disegnatore, e ha trascorso un periodo a Pyongyang per motivi di lavoro. E non poteva non raccontarli. Non poteva, tramite l'arte della sua matita, non raccontare al resto del mondo cosa voglia dire vivere in un Paese fuori dal mondo, un Paese così chiuso in se stesso che persino la maggior parte dei suoi abitanti sembra non rendersi conto di vivere sotto una dittatura. O forse finge di non rendersene conto. O forse cerca di non rendersene conto. Ci racconta degli ambienti aperti solo agli stranieri e vietati agli autocnoni, neanche se questi sono delle "guide". Sì guide, quelle che accompagnano ogni straniero in ogni suo passo, quelle che lo portano a visitare solo ciò che Kim Jong-Il vuole che visitino; insomma, una specie di controllori mascherati da guide turistiche. A giugno ho trovato questo volume in una lista di lettura che una professoressa di liceo aveva dato ai suoi alunni: mi ha scaldato il cuore il fatto che esistano insegnanti così.

Blue economy - Gunter Pauli nella traduzione di F. Lombini, M. Nebiolo, A. Tadini - Edizioni Ambiente
Il libro che tutti gli imprenditori dovrebbero leggere! La natura è un ecosistema perfetto, se ci si ispirasse ad esso nei sistemi di produzione, si risparmierebbero energie e risorse. Certo bisognerebbe uscire dalla logica del profitto sempre e comunque, ma d'altronde c'è ancora qualcuno (escludendo i colossi industriali) convinto che sia questa la via? Sapete, ad esempio, che per produrre il caffè si utilizza l'1% della pianta? Qualcuno ha trovato un modo intelligente e proficuo non solo per smettere di smaltire le parti non utilizzate, inquinando e spendendo denaro, ma addirittura per fare proprio di quegli scarti un'utile risorsa, risparmiandone ovviamente altre. Illuminante.

I vestiti nuovi del consumatore - Deborah Lucchetti - Altreconomia
Questo libriccino me lo ero regalato dopo il periodo di lavoro alla Bottega del Mercato Equo, (insieme a tanto altro: alla fine del lavoro ho praticamente restituito loro un terzo della paga, in questi posti riesco a essere "consumista" anch'io...). 
Si tende a porre molta attenzione, o meglio, alcuni di noi tendono a porre molta attenzione a ciò che mangiano, alla qualità e alla provenienza di quello che portano in tavola; meno spesso ci si chiede di cosa sia fatto e da chi sia stato prodotto quello che si indossa. Uno dei post che ho in bozza da mesi riguardava proprio questo libro, e più in generale questo discorso. Vi siete mai chiesti chi paga il resto per quella t-shirt per cui voi avete speso solo 5 euro e 90? Queste pagine possono aiutarvi a trovare la risposta. E chissà, magari poi decidete di pagare voi per intero il prezzo di una t-shirt, magari non potendovene permettere tre di diverso colore ma avendo la coscienza un po' più a posto.

Allegro ma non troppo - Carlo Maria Cipolla - Il Mulino
"Una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita." Questa è la terza delle leggi fondamentali sulla stupidità umana formulate da Carlo Maria Cipolla, e io non posso non condividerla. Questo trattatello non è propriamente una lettura di quest'anno, bensì di una decina di anni fa, ma non potevo non segnalarvelo. In realtà, i trattatelli sono due: il primo tratta del commercio delle spezie nel medioevo. No, non fate quella faccia da ragazzini che devono fare i compiti! Cipolla è un grande studioso e la sua produzione è molto fitta, ma fidatevi se vi dico che vi divertirete a leggere queste pagine sull'economia medioevale. E ancor di più vi divertirete (e non potrete fare a meno di dargli ragione di quel che dice) leggendo il secondo breve saggio,  quello appunto sulla stupidità umana.

Direi che mi fermo qui, altrimenti davvero questa bozza rischia di diventare "Consigli per i regali di Natale". E soprattutto attendo i vostri di consigli, cosa state leggendo? cosa avete letto che vi sia piaciuto tanto? Vero, non ho molto tempo per leggere in questo periodo, ma prendo sicuramente nota e attendo fiduciosa il mio momento!
A voi, buone vacanze e sicuramente buone letture!

giovedì 31 luglio 2014

Il pane per la Daria

Sono fondamentalmente un'incostante, ma in una cosa non mi smentisco mai: nel ridurmi all'ultimo momento! Ha sempre funzionato così, nello studio, nel lavoro quando si tratta di lavori da fare da casa in autonomia, nelle innumerevoli mostre che mi sono persa perchè "tanto c'è fino a..."
Ben due mesi fa è stato il compleanno di uno dei blog che seguo con maggior interesse e da cui spesso prendo ispirazioni e attingo consigli: quando si tratta di pasta madre o autoproduzione, la Daria è sempre il faro a cui chiedo lumi o indicazioni. E quindi, benche in extremis, ci tenevo a portare il mio "dono" per augurare un anno felice e, appunto, (auto)produttivo al suo blog.
E, tanto per fare un regalo personalizzato per chi lo riceve, ho deciso di partecipare con un bel pane sfornato proprio ieri da Fra e dal suo lievito babbo.

È un pane integrale da sandwich ai semi di girasole, morbidissimo e così gustoso da essere buono anche senza accompagnamento :)

il panino con zucchine grigliate e pomodoro che ho divorato nella mia pausa cena
La ricetta l'ho presa da un librino in cui mi sono imbattuta in libreria e che ho pensato fosse un bel regalino per Fra (com'è che si dice? regali interessati?). Oltre a ricette, interviste, storia e storie sulla pasta madre e istruzioni per produrla e conservarla, questo libretto scritto da Chiara Spadaro e pubblicato da Altreconomia, ha anche un interessante mappa dei mulini a pietra e biologici in Italia.

Ma veniamo al pane, estremamente semplice quanto delizioso, soprattutto infinitamente più delizioso del pancarrè confezionato e soprattutto senza aromatizzanti, addensanti, siero di latte, "glutine in purezza", alcol etilico e altre schifezzelle simili.

Ingredienti
per il rinfresco:
100 gr di pasta madre,
200 gr di acqua,
300 gr di farina di frumento

per il pane:
450 gr di pasta madre rinfrescata da 4-5 ore,
750 gr di farina di frumento integrale,
500 gr di acqua tiepida,
100 gr di semi di girasole,
30 gr di olio e.v.o.,
10 gr di sale

Sciogliere la p.m. nell'acqua tiepida e aggiungere successivamente tutti gli ingredienti, impastando con passione e sorridendo (è importante!), fino ad ottenere un impasto tenace ma elastico. Formare una palla e lasciare riposare fino al raddoppio (4 o 5 ore circa). Rilavorare l'impasto stirandolo e formando un piccolo filone, disporlo in uno stampo da plumcake rivestito di carta da forno e lasciar riposare per un'altra oretta. Infornare a 250° per 10 minuti, poi a 180 per un'altra mezzora circa, o comunque finchè non sia bello dorato e quindi presumibilmente cotto.

Postilla: Fra sostiene che il nostro stampo da plumcake sia più piccolo di quelli "standard", per cui a lui è avanzata una parte dell'impasto, con cui ha fatto una pagnottina normale, che si vede sullo sfondo della prima foto e che stamane abbiamo tagliato e trovato altrettanto buona, solo con la crosta ovviamente più dura dell'altro. Questo per dire che insomma, regolatevi voi con la quantità di impasto da mettere nello stampo, dipende da quanto è grande :)

Ora vado a godermi le ultime ore di questa giornata libera, stasera teatro, addirittura aggratisss, ma non chiudo senza aver prima rinnovato i miei auguri di buon compleanno a Gocce d'aria!



martedì 22 luglio 2014

Andiamo in manifestazione

13 anni fa avevo un fidanzato con la moto, nonchè molto di sinistra e socialmente impegnato. Niente di più naturale che mettere insieme le due cose e partire un bel venerdì, caricati tenda e sacchi a pelo sulla moto, d'accordo con altri amici motorizzati, per una gita a Genova. Ero eccitata dalle immagini che il giovedì avevo visto in tv, da tutta quella gente proveniente da ogni parte del mondo, da tutte quelle bandiere, da quell'onda di colori che sfilava pacificamente per le vie di una città in cui avrei messo piede per la prima volta. E in effetti, appena ci siamo uniti al corteo, tutto era come l'avevo immaginato: canti, slogan, gente sorridente e soprattutto gente di ogni età, dai bimbi sulle spalle dei genitori ai settantenni attrezzati per le lunghe camminate. E chi non era in strada era affacciato ai balconi. I genovesi aprivano le loro porte a chi aveva bisogno di acqua o del bagno, tiravano giù secchiate d'acqua richieste dai manifestanti sudati e accaldati dal cocente sole di luglio.
Poi, all'improvviso, il sole si è oscurato, i colori sono sbiaditi, i sorrisi si sono trasformati in maschere di terrore e l'aria saturata di fumo. La pacifica camminata si è trasformata in un fuggi fuggi, scappa di qua, no di là, corri in spiaggia, cerchiamo di tenerci per mano altrimenti ci perdiamo. Solo negli incubi notturni di bambina avevo provato tanto terrore. E, come negli incubi, non capivo propriamente da chi stessi scappando, chi fosse il nemico. E no, non erano quei brutti ceffi vestiti di nero fin sopra i capelli, non erano quelli lì, che il giorno dopo ho visto con i miei occhi sfasciare cassonetti e vetrine mentre poco più in là un intero plotone in tenuta antisommossa li osservava.
Al panico è succeduta la preoccupazione. Le telefonate a casa per dire "sono al sicuro" (per apprendere poi che in tv si era visto poco o niente di quello che stava succedendo lì). La preoccupazione  di non riuscire a tornare alla moto perchè in ogni possibile direzione da prendere c'erano poliziotti che caricavano i manifestanti. La sensazione che fosse successo qualcosa di veramente brutto che avrebbe segnato la storia d'Italia. 
Lo shock mi è durato giorni; l'inquietudine di passare sotto una galleria con la paura che all'improvviso mi venisse sbarrata la via d'uscita da lacrimogeni e manganelli; il fastidio di vedere il mio stesso casco integrale che mi ricordava un celerino.
Ma lo shock più grande è stato quel che è successo dopo quel weekend di sangue. Cos'è successo dopo? NIENTE. E io che mi aspettavo arresti (non dei manifestanti!), detronamenti, opinione pubblica scandalizzata, che insomma queste cose succedono in quei paesi arretrati dove non c'è democrazia, mica in un paese socialmente e politicamente avanzato come l'Italia?! 
Già.
E la cosa che ancora oggi mi fa più male, più male della morte di un ragazzo, più male delle torture inflitte impunemente a persone innocenti, è sentire persone dire "È stata colpa dei manifestanti".