la citazione del momento

L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.

Hubert Reeves, astrofisico

13/02/2015

martedì 2 febbraio 2016

Scendere in piazza: quando, come e perchè


Nell'ultima settimana non si è fatto altro che parlare di famiglie, di omosessualità, di uteri in affitto, di adozioni, di natura e contronatura. Tante parole dette a proposito e tantissime a sproposito, ognuno ha la sua ricetta, le sue argomentazioni, la sua idea di famiglia. E ognuno ha il sacrosanto diritto di dire la sua, per carità. Sta di fatto che sui social network è passato di tutto di più, e proprio su facebook, da un paio di giorni, gira il video di un giornalista che ha intervistato un po' di persone presenti sabato scorso al Circo Massimo. Roba da far accapponare la pelle se solo non ci si ferma a sbellicarsi dal ridere sentendo, ad esempio, il prete che dice che il matrimonio è una legge naturale (eh?!) o il tizio vestito da Garibaldi che nega la presenza di eventuali gay tra i Mille perchè "prima c'era più serietà" (uhm, forse ha ragione quindi la signora che ci spiega che l'omosessualità è una moda del momento dettata da "condizionamenti che vengono da lontano"), o ancora il mio preferito: quel signore che sostiene che l'omosessualità è colpa delle case farmaceutiche "che traggono profitto da questo".

Ma la mia reazione è andata oltre la risata, oltre lo sconforto, per arrivare a una vera e propria incazzatura.
Quanti erano? Non due milioni, soprattutto se vogliamo prendere per buona questa immagine
Ma se anche fosse un falso, diciamo che 2 milioni di persone sono un po' tante per coprire anche l'intero Circo massimo (vi ricordate, per esempio, del famoso milione di persone di Cofferati? Il Circo massimo era zeppo), figuriamoci occuparne solo una parte.
Ma va beh, fossero stati pure solo in cinquanta, quello che a me ha fatto rabbia è che queste persone si sono organizzate, hanno rinunciato al sacrosanto riposo domenicale (o a qualche ora di shopping), tanti di loro hanno viaggiato per ore. Per essere lì. Per essere lì a balbettare frasi senza senso quando qualcuno ha chiesto loro di motivare la propria presenza. Erano lì "a difendere la famiglia", come se qui si parlasse di una legge sfasciafamiglie. Erano lì nonostante niente e nessuno, in questo caso, stesse minacciando i loro diritti bensì semplicemente proponeva di adeguarsi al resto d'Europa estendendo quei diritti a tutti i cittadini. Eppure erano lì, agguerriti, battaglieri, incazzati. A lottare perchè non succeda mai che due uomini passino la vita insieme perchè si amano e poi magari succede qualcosa di brutto a uno di loro e l'amore della sua vita abbia il diritto di stargli al fianco. A lottare perchè la loro miopia e la loro cattiva fede non permettono loro di accettare che ci possano essere famiglie felici anche se non sono i Robinson. Insomma erano lì a battersi per qualcosa che, tecnicamente, non li tange.
La rabbia mi è salita quando mi sono chiesta perchè, quando vengono tolti fondi alla cultura e alla sanità per comprare aerei da guerra, se ne restano a casa? Perchè quando si sciopera perchè il lavoro si sta trasformando sempre più in schiavitù ti dicono che il 19 dicembre non è un buon momento per scioperare? In effetti il prossimo potremmo organizzarlo il 14 di agosto, così non ci sentiamo in colpa nei confronti dell'azienda e non creiamo fastidi ai clienti. Perchè, quando si lotta per dare alla popolazione spazi inutilizzati, a loro è sufficiente il salotto di casa e che cavolo gliene frega di spazi di condivisione, di confronto e di crescita? Perchè, mentre cercano di far passare per terroristi delle persone che stanno difendendo la terra da uno scempio messo in atto per dar da mangiare a politici e mafiosi, si fanno i fatti loro? Perchè non insorgono mentre il governo infila un'ingiusta tassa sulla televisione di Stato nella bolletta dell'energia elettrica, quando c'è gente come me che la tv non ce l'ha e non la guarda da quindici anni? Perchè restano sudditi obbedienti di uno Stato-mafia che sta rubando loro soldi, diritti, libertà e futuro?
Dove cazzo siete quando c'è da lottare per i VOSTRI diritti?!

Probabilmente a guardare la tv, che vi raccomanda di non mancare al family day.

giovedì 21 gennaio 2016

Indipendence day d'inverno

La scorsa domenica c'era l'Indipendence day in versione invernale, e io ho voluto partecipare nonostante fossi al lavoro. Eh sì che era domenica. Appunto. Che la domenica si fan più soldi che in settimana! Eppure a me mette così tanta tristezza 'sta storia dei negozi aperti la domenica. E adesso che lavoro nella libreria di un centro commerciale la tristezza arriva all'ennesima potenza. La tristezza di tutte quelle persone che ci vengono a passare interi pomeriggi domenicali al centro commerciale: non è che devono far la spesa, ci vengono proprio a pascolare, ci vengono a portare i bambini. Io me li immagino che, terminato il lauto pranzo domenicale (a meno che non vengano direttamente a pranzare al McDonald), si dicano qualcosa tipo "Che facciamo di bello in questo pomeriggio di sole?" (Sì, anche quando fuori splende il sole, loro preferiscono i neon e preferiscono trascinarsi dietro cappotti, cappelli e sciarpe e lamentarsi del troppo caldo all'interno dei negozi) "Andiamo a fare un giro al centro commerciale, così i bambini si divertono!" Eh già, che mica viviamo in una città piena di musei, di teatri, di cinema, di centri sociali e associazioni che organizzano in continuazione attività per bambini. 
E non mi venite a dire che l'apertura domenicale dei negozi è una necessità, che è l'argomento che mi fa imbestialire di più. Perchè la questione non è "come fanno quelli che lavorano dal lunedì al venerdì a far la spesa": la fanno il sabato! E se pure lavorassero su sei giorni, non credo lavorerebbero 12 ore al giorno, e se così fosse credo che i loro problemi sarebbero ben altri che quello di trovare il tempo per far la spesa. No, non ci sto a farla passare per una necessità di popolo, è una necessità solo di chi vuole che spendiamo forsennatamente e inutilmente i soldi che non abbiamo, è un'occasione, semmai non ce ne fossero abbastanza, di portare le persone agli acquisti compulsivi, di cavar loro soldi dalle tasche sempre e comunque, di farli spendere spendere spendere. 
Ma forse ho un po' divagato...anche se in realtà solo un po', visto che qui si parla di prepare dei pasti senza il bisogno di andare al supermercato.
E dunque cominciamo!
Colazione veloce perchè, essendo in turno di apertura e non amando, mio malgrado, svegliarmi presto, il tempo che intercorre tra me sotto le coperte e me in autobus è minimo. Per cui, tazzona di caffè (equo) americano e una bella fetta della torta di farina di castagne preparata sabato. Qui una foto, per la ricetta dovrete aspettare qualche giorno. Quel che importa sapere qui è che gli ingredienti vengono un po' dal mercato di Campi Aperti e un po' dalla Rita, una bellissima signora con una bellissima drogheria dove vende cibi sfusi e confezionati, provenienti dalle zone limitrofe o dalla rete di Genuino Clandestino.

Per pranzo, come tutte le volte che il pranzo lo faccio in libreria, la sera prima mi sono preparata la mia bella schiscetta, o il mio bento se vogliamo dirlo alla nipponica maniera. Quella di domenica consisteva in del riso basmati, sempre del mercato equo, condito con crema di carote e radicchio. La crema di carote era un avanzo: l'avevamo preparata per dei crostini un paio di giorni prima, semplicemente frullando carote e un aglio con un goccio d'acqua e un filo d'olio e aggiungendo poi dello zenzero grattuggiato, un pizzico di sale, qualche goccia di limone e una macinata di pepe. Il radicchio invece l'ho tagliato a striscioline e messo in padella con un porro e un po' di olio, ho lasciato cuocere per una decina di minuti aggiungendo un goccio d'acqua e un po' di sale e questo è quanto. Se poi volete sapere anche come ho cotto il riso, vi dico che io, qualsiasi riso usi, da un po' di tempo uso metterlo direttamente in pentola con l'acqua fredda che lo copre di un paio di dita e lo faccio andare col coperchio, che dopo un po' sposto un minimo per far uscire il vapore, finchè non ha assorbito l'acqua. In questo modo tiene un'ottima consistenza e soprattutto non disperde in acqua le sue proprietà. E poi sprigiona un profumo che la cottura in acqua bollente se lo sogna!
Il moscato è per il compleanno di sabato di un collega, non lo bevo per mandar giù il pranzo!
Per merenda mi sono portata le chips di mele.

Per cena grande evento! No, non vi aspettate un banchetto regale, abbiamo mangiato dei crostini alla zucca e una zuppa di lenticchie. Eppure entrambi non vedevamo l'ora, perchè la zuppa l'abbiamo cotta nella nostra nuovissima pentola di terracotta!
Non la trovate bellissima anche voi?! 
Il mio primo, e forse unico (devo avervi accennato, qualche volta, di sfuggita, all'estrema importanza che ha per me il contatto diretto con chi mi vende qualcosa...), acquisto on line.
La pentola è arrivata già un po' di giorni fa, ma tienila in acqua 24 ore, altre 6 ad asciugare all'aria, fa sì che entrambi abbiamo tempo di dedicarci alla preparazione lenta di una cena (perchè dobbiamo esserci entrambi per l'evento, ovvio!), siamo arrivati a domenica sera. Ci è sembrato d'obbligo inaugurarla con le lenticchie di Castelluccio che il tizio da cui compriamo semi e legumi ci ha venduto come eccezionali (quanto aveva ragione!).
La ricetta della zuppa è delle più classiche: soffritto abbondante (con olio e acqua però) di carote, cipolle e aglio tritati, aggiunta di qualche patatina a dadini; appena rosolate le patate, aggiunta di lenticchie e acqua fredda e qualche foglia di alloro. Quando la zuppa era quasi pronta ho spento e ha continuato a cuocere per un'altra decina di minuti, ho aggiunto sale, peperoncino e un po' di menta secca tritata che con le lenticchie sta benissimo e ho servito con un filo d'olio crudo. 
Mentre aspettavamo la zuppa, abbiamo placato la fame con dei crostini alla zucca
 
La zucca era la delica, la mia preferita perchè si mangia con la buccia, cotta al vapore e schiacciata con la forchetta; il pane è quello che fa Fra col Babbo (la nostra pasta madre); il tutto è condito con un giro d'olio, sale e pepe.

In attesa del prossimo evento...buona indipendenza alimentare a tutti!



venerdì 15 gennaio 2016

Le entusiasmanti chips di cavolo nero

Siamo appena a metà gennaio ma io e Fra l'abbiamo già decretata la ricetta dell'anno! Addirittura ieri sera, travolto dall'entusiasmo, lui ha detto "Ma come fanno le altre persone a non mangiarle mai?!" Ora ok, Fra è notoriamente un entusiasta, però anche gli amici che avevamo a cena ieri sera hanno apprezzato molto, soprattutto Natalia che è a dieta e a cui non sembrava vero di sgranocchiare "patatine" salutari, e persino il cinquenne Leo, che non è proprio un amante delle cose verdi :)
E che sarà mai 'sta ricetta? In realtà non so dire se ci piace di più perchè è gustosissima o perchè è di una velocità imbarazzante, credo entrambe le cose! Sulla velocità/facilità ditemi voi. Quel che bisogna fare è semplicemente accendere il forno a 150° o ancora meglio sfruttarne il calore se avete cucinato o dovete cucinare altro in forno, visto che per le chips occorrono pochissimi minuti. Nel frattempo lavate e fate asciugare qualche foglia di cavolo nero. Mettete in una ciotola un cucchiaio di olio evo, la buccia grattugiata di mezzo limone ovviamente non trattato, del peperoncino tritato finemente (che nella versione di ieri sera, causa bambino a cena, abbiamo omesso senza peraltro che il gusto ne risentisse molto) e un pizzico di sale. Spezzettate le foglie di cavolo, mettetele nella ciotola e conditele bene. Questa fase richiede rigorosamente l'uso delle nude mani (e infatti mi piace un sacco), affinchè tutte le foglioline siano ben unte. Appoggiatele quindi sulla leccarda del forno e infornate per cinque minuti. E poi sgranocchiate allegramente da soli, in coppia o con un sacco di amici!

E siate pure fieri di voi, che state mangiando uno degli alimenti più ricchi di sostanze nutritive e state regalando al vostro organismo una gran quantità di minerali, di vitamine e di acidi grassi tra cui omega 3 e omega 6.

venerdì 8 gennaio 2016

Bella gente: Vanessa German

Vanessa German, questa (per me) sconosciuta fino a qualche ora fa, è una donna che mette allegria solo a guardarla.
Vanessa vive a Pittsburgh, in un quartiere, pare, tra i più pericolosi e violenti degli Stati Uniti. È un'artista polimorfa: si occupa di pittura, scultura, poesia, teatro, fotografia e chissà cos'altro e tutto quel che crea lo fa con materiali di riciclo. Racconta che per lei è stato così fin da bambina, quando la sua famiglia non certo ricca non poteva permettersi di comprarle giocattoli e, invogliata dalla mamma, ha iniziato a costruirseli da sola con quel che trovava in giro. E non ha più smesso! Anche perchè, alla mera necessità ha aggiunto anche un significato più profondo: le s
ue opere devono rispecchiare il suo ambiente, e come farlo meglio se non raccattando ciò che la gente del suo ambiente butta o lascia in giro o non usa più? Vanessa dipinge e scolpisce principalmente donne di colore, spesso addobbate con gli oggetti più strani: lei racconta che tutti quegli strati simboleggiano il peso che le donne nere da sempre hanno portato addosso, il peso dell'emarginazione, del dolore ma anche della libertà faticosamente conquistata e faticosamente da difendere ogni giorno.
Insomma, questa donna sarebbe degna di menzione e di memoria già per questo, per quello che crea, per come lo crea e per il significato che dà alle sue opere. E invece c'è di più. Pare che i bimbi del quartiere, curiosi come tutti i bambini e lasciati a provvedere a loro stessi più di altri bambini, spiassero Vanessa e i suoi lavori attirati dai colori, dagli oggetti, dal suo "creare". E allora perchè non accoglierli e coinvolgerli?! E così Vanessa ha trasformato la sua casa, anzi per la precisione la sua veranda, nel Love front porch, il Portico dell'amore, dove i bambini del quartiere poteveno andare a dipingere e creare insieme a lei. 


Qualche tempo dopo, tutta questa attività si è spostata in una casa abbandonata che è diventata la Art House.
Questo posto è ormai meta fissa dei ragazzini del quartiere dopo la scuola: vanno lì per giocare, per dipingere, per fare i compiti e anche per dedicarsi alla lettura. In un secondo momento, infatti, la frenetica mente di Vanessa ha deciso che la Casa dell'Arte non poteva fare a meno di una reading room, che, in quattro e quattr'otto, ha anche riempito di libri, tutti rigorosamente ottenuti gratuitamente tramite vari canali e tutti comunque frutto della solidarietà e della collaborazione altrui (riciclo di libri di seconda mano, wishlist su siti di e-commerce etc.). E, se i libri ricevuti non dovessero bastare, ha pensato bene di insegnare ai bambini a costruirli da soli!
Non so a voi, ma a me leggere di questa meravigliosa rosa nel deserto ha scaldato il cuore, oltre a mettermi semplicemente di buonumore solo guardando le sue foto. Mi scalda il cuore e mi persuade sempre più che non è lamentandosi del governo che si cambia il mondo, non aspettando che qualcuno scriva una qualche bella legge o decida di destinare i soldi pubblici in progetti di inclusione e di crescita piuttosto che in benefit per chi di benefit non ha necessità. Non che non lo auspichi, ovvio, ma se penso a quanto ha creato questa donna straordinaria semplicemente contando sulle sue risorse, trovo semplicemente conferma che l'Amore, se non può proprio tutto tutto, può molto di più di mille leggi e diecimila governi.
Ah, pare che nel quartiere di Homewood, dove risiede Vanessa, la violenza sia decisamente diminuita.

fonti e approfondimenti:

giovedì 31 dicembre 2015

Che ogni mattino sia un capodanno

Qualche alba fa, andando al lavoro
Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. [...] Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese

Così parlò il buon Gramsci esattamente un secolo fa. E come dargli torto? Mica per far la burbera eh, figuriamoci! Ogni occasione è buona per far festa! Semplicemente perchè, come ho già detto e ripetuto, a me sto inizio messo lì, nel bel mezzo dell'inverno, quando le giornate già da dieci giorni hanno iniziato impercettibilmente ad allungarsi e quando i primi boccioli non si vedranno sui rami prima di un paio di mesi (spero!), proprio non mi dà un senso di inizio.
Per cui, miei cari amici che di auguri di felicità e di serenità ne avrete già raccolti a piene mani e ancora ne raccoglierete nelle prossime ore, io vi auguro che ogni mattino sia capodanno, vi auguro che il vostro tempo sia scandito il più possibile dal vostro animo piuttosto che dal calendario, e che le vostre azioni possano seguire il vostro volere e non quello altrui.

giovedì 24 dicembre 2015

Un abete speciale

Quest'anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all'altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.


Gianni Rodari


Buon Natale a voi e a quelli che amate, miei cari blogamici :-)