la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

martedì 29 ottobre 2013

Un po' di dolcezza: vegan cookies di farro

Cucinare è una delle cose che mi rilassano, mi permettono di scaricare tensione, mi aiutano a pensare...Anche lo yoga mi fa lo stesso effetto, ma almeno cucinando si raggiunge anche un qualche scopo collaterale, tipo mangiare!
Dopo un po' di prove, ho trovato finalmente la "ricetta perfetta" dei biscotti, trovando conferma del fatto che burro e uova sono assolutamente non indispensabili per preparare dei biscotti buonissimi! L'ispirazione me l'ha data Valentina, poi ho proseguito di testa mia e ho sperimentato biscotti al limone e zenzero, biscotti alle noci e alle nocciole e questi cookies che ho fatto in quantità industriale visto che, offri qua regala là, finivano sempre nel giro di due giorni.
Quindi sappiate che le seguenti dosi sono per due teglie belle piene, credo per una cinquantina di biscotti (non li ho contati quando li ho infornati e dopo è stato impossibile...).

Ingredienti:
600 gr di farina di farro integrale,
100 gr di zucchero di canna integrale,
1 bustina di lievito,
150 gr di cioccolato extrafondente,
un pizzico di sale,
100 ml di olio di semi di girasole bio,
250 ml (più o meno...) di latte di mandorla ma va benissimo anche semplicemente l'acqua.

Procedimento:
Mescolare tutti gli ingredienti secchi, aggiungere l'olio, ottenendo dei bricioloni, e poi, gradualmente, versare il liquido scelto (potrebbe anche non servire tutto) fino a ottenere un impasto morbido e lavorabile; aggiungere il cioccolato tritato e fare delle palline della grandezza di una palla da ping pong, schiacciarle leggermente e riporle sulla teglia del forno unta o rivestita di carta forno. Infornare in forno già caldo a 180° per un quarto d'ora, tenendo conto che devono rimanere leggermente morbidini: si assesteranno raffreddandosi. Condividere con quante più persone possibile :)

Io ne ho fatto qualche pacchettino (carta forno chiusa a mo' di sacchetto con un filo di rafia, che però ho dimenticato di fotografare) e li ho regalati a qualche amica, al vicino, all'erborista...tutto ciò che resta è per la mia sorellina Silvana che oggi diventa un po' più grande ma tanto per me sempre piccola resta! Buon anno e buona vita piccina mia!

martedì 22 ottobre 2013

Pensieri e parole

I pensieri sono i miei, quelli che mi ronzano ultimamante in testa, e che mi tengono lontana dal blog e anche un po' dal pc in generale. Tempo di decisioni, di riflessioni. Già l'autunno ci mette del suo a rendermi le cose meno facili che in estate, poi si aggiunge la necessità di prendere decisioni, situazione che odio, e la necessità conseguente di riflettere, azione di cui, a dire il vero, in trent'anni e oltre non mi è ancora chiaro lo svolgimento (si stendono dei pro e dei contro, si fa la somma e si vede chi vince? Ci si immagina le conseguenze di una decisione o dell'altra, che tanto poi non saranno mai quelle immaginate?), ragion per cui alla fine decido "con la pancia", o con il cuore, o d'istinto, insomma il concetto è lo stesso. Resta però il fatto che, come dicevo, non essendo questo uno spazio su cui riverso i miei pensieri a briglie sciolte, me ne sto zitta, o almeno senza dita sulla tastiera, a consultarmi appunto con il mio ombelico.
Le parole, invece sono di Claudio Rossi Marcelli, e io le condivido tutte, fino all'ultima virgola. Vi lascio il link del sul articolo, tanto per rimanere in argomento con gli ultimi post, e anche perchè di razzismo non si parla mai abbastanza, mentre di razzisti ce n'è sempre troppi.


domenica 13 ottobre 2013

Mare chiuso

Ci sono certi pensieri che non passano. Mi succede da quando ero piccola, quando mi capitava di ascoltare una brutta notizia anche per caso, o di sapere di qualcuno a cui era successo qualcosa di brutto. Magari ne parlavo con qualche adulto, mi spiegava, mi consolava, poi mi distraeva e via verso nuove ed esilaranti avventure! E invece no, a me rimaneva il chiodo fisso, un pensiero latente, per ore, per giorni, quel qualcosa che non mi torna, che non è giusto, quell'intuizione che il mondo non è sempre bello, che gli uomini possono essere cattivissimi, e il sincero sbigottimento davanti a questa scoperta. Così mi sta succedendo per la morte di tutte quelle persone in mare. Non passa. Mi fa ancora troppa rabbia e infinita tristezza. E quindi, perdonatemi, ci ritorno. Segnalandovi il trailer del documentario prodotto da ZaLab per la regia di Andrea Segre, di cui vi avevo segnalato un bello e lucidissimo articolo qui. Che vuol dire "respingimento" (che brutta parola in termini di umanità!)? Cosa succede a persone che sono scappate dall'Eritrea militarizzata, che sono riuscite a scampare alle torture in Libia, che si sono avventurate nel Mediterraneo, che hanno visto finalmente navi italiane andar loro incontro per poi scoprire che venivano solo a prenderle per consegnarle ai toturatori cui erano riuscite a sfuggire?  Il trailer del documentario dice già tanto, il DVD è ordinabile dal sito di ZaLab, io l'ho appena fatto, perchè voglio approfondire. E perché credo di star dando i miei 13 euro a persone che li meritano tutti.


giovedì 10 ottobre 2013

Polpettine vegane di quinoa e zucchine

Domenica scorsa siamo andati a cena in un bel paesino nella campagna qui vicino, a casa di due splendidi amici. Considerando che su cinque persone una era celiaca e vegetariana e una intollerante al grano, e che io non mi lascio spaventare dallo spinoso terreno della cucina senza glutine, mi sono offerta per l'antipasto e ho passato un piovoso pomeriggio domenicale rilassandomi a formare palline...Palline che hanno avuto un gran successo e di cui mi è stata richiesta pubblicazione della ricetta. Cara Men e cara Picci, eccola qua!
Ingredienti per circa 40 polpettine (che se poi vi avanzano potete congelarle, così, come dice mia madre, "impicciate" la cucina una volta sola!):
120 gr di quinoa (cresce a dismisura!),
2 zucchine,
una patata media,
un pugno di farina di riso,
una manciata di semi di sesamo,
sale e spezie.

Procedimento
Lavare bene la quinoa e metterla in una pentolina coperta d'acqua leggermente salata (più o meno due dita in più della quinoa), lasciar cuocere per 15/20 minuti o finchè l'acqua non si sia assorbita e lasciar riposare con il coperchio.
Intanto tagliare le zucchine a pezzetti piccoli (una rondella in 4 parti) e farle rosolare in padella con poco olio; io le ho condite con sale e del timo limonato. Lasciar raffreddare anche queste e cuocere la patata a pezzetti al vapore oppure lessarla intera e con la buccia. In una terrina unire quinoa, zucchine e patata schiacciata e amalgamare il tutto, aggiungendo, se preferite, altre spezie. Io questa volta ho usato solo una spolverata di pepe, anche perchè il timo limonato dà già un aroma deciso. E infine, la parte zen: prendere un po' di impasto, formare una pallina, farla rotolare sul piatto su cui avrete disposto la farina di riso e i semi di sesamo e disporla sulla teglia del forno su cui invece avrete messo un foglio di carta forno. Infornare il tutto a 180 gradi per una mezzora circa o finchè le polpettine non saranno dorate, rigirandole a metà cottura.

Ovviamente per la panatura potete usare anche farina di mais e soprattutto, se non avete celiaci da sfamare, il buon vecchio pangrattato fa sempre il suo lavoro! Ma intanto, con questa versione, fate contenti i celiaci, oltre che vegani, intolleranti al lattosio...e comunque amanti di cose buone!
Non avendo foto da mostrare, ieri ho rifatto le polpette, ma in versione melanzane speziate al curry, e le ho accompagnate da questa salsina alla paprika, fatta semplicemente frullando un pomodoro maturo con un paio di cucchiai d'olio e.v.o., un pizzico di sale, un pizzichissimo di zucchero e un'abbondante spolverata di paprika forte. E a dirla tutta, stavolta ho usato sesamo e pangrattato per impanare, ché tanto non erano previsti celiaci a cena :)

E ora, due parole su questo cosiddetto "pseudo cereale" originario del Sud America le vogliamo spendere? Intanto, pseudo cereale perchè in effetti somiglia e si usa come se fosse un cereale, ma in realtà appartiene alla famiglia degli spinaci, tant'è che si mangiano anche le foglie, che io però non ho mai visto in commercio. Qualcuno di voi la coltiva e le ha provate?
La quinoa, come si suol dire, fa un sacco bene! È ricca fibre, di minerali quali ferro, fosforo, magnesio (ottimo per la salute del sistema cardiocircolatorio) e zinco, contiene grassi per lo più insaturi, contiene vitamine del gruppo B, vitamina C e vitamina E (l'antiossidante per eccellenza), proteine e carboidrati, ma soprattutto contiene due amminoacidi fondamentali, la lisina e la metionina; quest'ultima è particolarmente importante perchè il nostro organismo non è in grado di sintetizzarla e deve assumerla tramite gli alimenti che la contengono, e fa bene a farlo in quanto svolge un ruolo fondamentale nella metabolizzazione dell'insulina. Pare addirittura che sia l'alimento con maggiori proprietà nutritive: esagerato? Non so, ma intanto, visto il suo buon sapore e la sua versatilità (polpette ma anche zuppe o insalate) io ve la consiglio vivamente!

lunedì 7 ottobre 2013

L'empatia perduta (o mai avuta?)

Ieri mi sono imbattuta in questo articolo di Andrea Segre, che fa una lucida e condivisibile, a mio parere, analisi della questione immigrazione in Italia e in Europa. Mi ha fatto molto pensare e vi consiglio di prendervi 5 minuti per leggerlo, ma non voglio discutere qua dell'articolo di Segre, bensì di una citazione che una commentatrice all'articolo riportava dal De rerum natura di Lucrezio:

...bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano.
Non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina, ma la distanza da una simile sorte.

Non ti rallegra lo spettacolo dell'altrui rovina (e ci mancherebbe, aggiungerei io!), ma la distanza da una simile sorte. Ecco, è questo che mi ha fatto pensare, la distanza da una simile sorte, il non avere idea di chi siano e cosa abbiamo passato e stiano passando quelle persone e peggio ancora il non chiederselo neanche. Non voglio parlare delle scelte politiche, delle politiche di respingimento che oltre a essere criminali sono pure fallaci rispetto a eventuali e ben strutturate politiche di accoglienza. No, parlo delle persone, di quelle persone così ignoranti da sentirsi in diritto di dire "qui non li vogliamo" e poi arrogarsi il diritto di andare a casa loro, in vacanza ovviamente, nel patinato e fuoridalmondoreale villaggio turistico; che si sentono in diritto di andare via dall'Italia per andare a lavorare in Australia perchè qui lavoro non ce n'è. Perchè tu puoi avere il diritto di scappare da una terra dove non riesci a guadagnare i soldi per comprare la macchina e un'altra persona non ha il diritto di scappare da una terra in cui la sua stessa vita è in pericolo? Come puoi far finta di niente, come puoi non pensarci, perchè mai dovresti essere migliore o superiore?! E ogni volta mi chiedo se sia più ignoranza o più stronzaggine, ma essendo convinta che nessuno nasce cattivo, propendo per la prima, per quell'ignoranza becera e gretta che la politica e il suo linguaggio, in modo sottile ma nemmeno troppo, non fanno che alimentare, quell'ignoranza che non è mancanza di scolarizzazione ma povertà di spirito, pochezza d'animo. E conseguente assoluta mancanza di capacità di empatia.

giovedì 3 ottobre 2013

La furia di Banshee

Leggo tanto ma recensisco poco, e, come tanti di voi sapranno, mi piace segnalare libri per bambini, libri che sembrano per bambini ma che piacciono ancor di più agli adulti, o libri che sono per bambini ma che sono perfetti da regalare anche agli adulti. Quello di oggi è uno di questi ultimi, tant'è che io me lo sono regalato, un paio di anni fa. 
Ero in libreria, impegnata a "fare pulizia" tra gli scaffali, ossia a valutare le stampe di quello che secondo il programma gestionale della libreria andava reso. Si sa, al computer interessa poco di belle illustrazioni, di piccoli editori indipendenti, di libri scritti bene ma poco promossi; il computer si chiede semplicemente "quando è arrivato il libro? Quante copie ne hai vendute? Nessuna?! Beh, via, che torni da dov'è venuto!" E se il libro era lì in una sola copia, che magari era anche stata esposta ma poi era finita a scaffale per far posto alle altre incombenti novità, difficilmente si sarebbe venduto, a meno che non consigliato esplicitamente al cliente. Fatto sta, che mi ritrovo tra le mani questo libro, scritto da Jean Francois Chabras, autore francese di romanzi per ragazzi, e splendidamente illustrato da David Sala, suo connazionale.
Sono stata colpita dai disegni che sembrano un esplicito e sentito omaggio a Klimt e dai colori brillanti delle illustrazioni, dagli inserti d'oro tra i colori e, prima di riporlo nel cesto degli esclusi, mi sono presa il lusso di fermarmi qualche minuto a leggerlo.
Banshee è una piccola fata, che una mattina si sveglia ed esce dal suo palazzo furiosa, ma così furiosa che lascia scie infuocate dove cammina
Banshee è così furiosa che arriva alla spiaggia e la sua collera strappa gli scogli dal terreno per spingerli a scontrarsi e fracassarsi in cielo.
Il cielo è troppo azzurro per la furia di Banshee, che convoca le nuvole più nere a scatenar tempesta. E il mare? Come osa esser così calmo quando lei è così furiosa?! I pesci, spaventati, nuotano verso il fondo per sfuggire alla terribile tempesta
e i marinai, che non si spiegano l'improvvisa capovolgimento meteorologico, sono allibiti e terrorizzati. L'urlo furioso di Banshee arriva all'altro capo del mondo
 Ma finalmente arriva la mamma (non è bellissima? Non traspare saggezza e infinita calma dal ritratto di questa donna?) che le porge la sua bambola. "Te l'avevo detto che non era andata perduta! Ti era solo caduta dal letto..."
Io, a questo punto, chiamata a raccolta tutta l'onestà e l'autoironia di cui sono capace, mi sono detta "Ma questa sono io!". Eh già, non ne vado affatto fiera, ma se il libro fosse capitato in mano a qualcuno che mi conosce bene avrebbe pensato la stessa cosa. Mi caratterizza abbastanza, devo ammettere, lo scaldarmi con poco, fare fuoco e fiamme per un nonnulla. Invidio tanto la "zenità" di certe persone che non perdono mai la calma, che non alzano mai la voce, che riescono a farsi sentire più con i loro sguardi che con i decibel della loro voce. Ci sto lavorando, credetemi!
E intanto, se conoscete persone un po' "fumine" come me Banshee, questo sarebbe un regalo perfetto per loro. Ma è un bel libro da leggere anche con i bambini, per i quali non è facile gestire la rabbia, quella rabbia che poi, quando passa, a volte fa sentire in colpa, fa sentire brutti, fa sentire cattivi, ma che lo sguardo amorevole e saggio della mamma di Banshee ha già compreso, placato e dimenticato.