la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

martedì 24 febbraio 2015

Fed up: ne abbiamo decisamente abbastanza!

Qualche sera fa, cercando qualcosa da guardare dopo cena, tipo film che ci erano sfuggiti al cinema, ci siamo imbattuti in questo documentario, lo abbiamo trovato in lingua, volendo con i sottotitoli, e siamo rimasti incollati al video dall'inizio alla fine, con tanto di minuto di sbigottito silenzio finale.
Sbigottimento non dovuto tanto ai contenuti scientifici del documentario: lo sappiamo che lo zucchero non fa meno danni del tabacco, lo sappiamo che l'industria alimentare lo mette dappertutto, lo sappiamo che crea vera e propria dipendenza. Quello che non sapevamo è che la metà dei bambini americani sono obesi e gran parte di questa metà è affetta da diabete di tipo 2. Non sapevamo che i medici curano questo diabete un po' come se fosse un terno al lotto: fino a 30 anni fa il diabete 2 coglieva persone non più giovani di 50 anni, ossia persone con un'aspettativa di vita di ancora 30/40 anni. Chi può conoscere invece le conseguenze di una cura che copre praticamente quasi l'intera esistenza di una persona a partire dai 10 anni o anche meno? Ancora nessuno.
Il film è incentrato proprio sul problema dell'obesità infantile. E vedi queste ragazzine di 12 anni e 120 chili, ragazzi di 15 anni e 180 chili che si sentono brutti, diversi, inadeguati; e che si sforzano di fare movimento, di mangiare meglio ma senza vedere risultati. Perchè? Perchè il loro mangiare meglio vuol dire mangiare lo stesso cibo ma in versione light, ossia la stessa schifezza industriale privata di grassi e addizionata di zuccheri, vuol dire bere un succo di frutta iperzuccherato al posto della cocacola, vuol dire andare in una scuola dove il lunedì il pasto è sponsorizzato da Pizza Hut, il martedì da Kenthuky Fried Chicken, il mercoledì da McDonald e via dicendo. Certo il pasto "sano" c'è, ma nemmeno è esposto in mensa: voi a 12 anni ve la sentireste di scegliere di mangiare delle tristi verdure mentre tutti i vostri compagni mangiano nachos e patatine fritte?
D'altronde diversi governi hanno provato a dare delle linee guida per l'alimentazione, peccato che poi ognuno di questi governi è stato "invitato" ad aggiustare il tiro dai potenti giganti dell'industria alimentare: è stato così che, per esempio, la pizza, anzichè essere tolta dal menu settimanale delle mense, è stata piuttosto considerata alla stregua di una porzione di verdura. Aggiungo altro?
Io lo aggiungere pure. Aggiungerei, ad esempio, come il "Move up!" indetto da Michelle Obama con il senso di "diamoci una mossa per dare una svolta seria all'alimentazione degli americani" si è praticamente trasformato in un "facciamo fare ginnastica ai nostri bambini". Eh sì, perchè il messaggio che deve passare è "se sei grasso è colpa tua, è perchè non ti muovi abbastanza, mica perchè riempiamo i supermercati di roba piena di zucchero!"
Buona visione!

lunedì 16 febbraio 2015

Crema di avocado irresistibilmente buona

In questo periodo sto letteralmente sviluppando una forma di dipendenza da avocado. Da qualche settimana li trovo sul banco del siciliano che, al solito mercato, porta agrumi e altri prodotti dalla Sicilia e ogni martedì il mio primo pensiero è comprare gli avocado! È un frutto che mi è sempre piaciuto molto, ma in questo periodo semplicemente lo adoro!!!
E così venerdì scorso, invitati un po' di amici a casa nostra per una cena rigorosamente a lume di candela, abbiamo preparato per aperitivo questa salsina trovata sul numero di febbraio dell'anno scorso di Cucina naturale.
Le mie amiche continuano a mandarmi sms per ricordarmi di passar loro la ricetta: Anna e Francesca, eccovela qua!


Ingredienti (per una bella ciotola piena da far felici 6 persone che avrete munito di crostini):
2 avocado (circa 400 gr),
un'arancia che non userete tutta,
10/15 pistacchi al naturale,
una manciata di prezzemolo,
sale e pepe a piacere.

Procedimento:
Tagliate a pezzetti gli avocado e irrorateli con del succo dell'arancia da cui precedentemente avrete grattato un pochino di scorza (una cucchiaiata) e tirato via 4 spicchi, Pelate gli spicchi, tagliateli a pezzetti e uniteli all'avocado, unite anche la scorza tritata, i pistacchi sgusciati, il prezzemolo e un pizzico di sale e di pepe e pestate il tutto. Con il frullatore ovviamente si fa prima, ma siccome era una cena "illuminata di meno", io ho optato per il buon vecchio ed ecologico pestello.
Una delizia! Si distingue nettamente ciascun sapore e insieme stanno davvero bene. Ora, a onor del vero, la ricetta prevedeva anche due cucchiai di parmigiano grattugiato, ma a me non piace, penso che il formaggio con l'avocado non ci stia a fare niente e comunque direi che nessuno ne ha sentito la mancanza ;-)

Sulla suddetta rivista, inoltre, ho scoperto che il consumo di avocado (che vi avverto, proprio ipocalorico non è, tanto da venir chiamato un tempo in America il "burro dei poveri") favorisce la produzione di melatonina, agendo quindi positivamente sull'umore e aiutando a combattere la stanchezza fisica: sarà per questo che sono sempre felice di mangiarne?

giovedì 5 febbraio 2015

Ho fatto il sapone e ho trovato un'amica

E questa è una delle cose che non vedevo l'ora di riportare! Il sapone era lo scoglio più duro delle mie autoproduzioni, la soda caustica mi metteva una certa ansia, ma poi con Anna tutto è stato semplice, divertente e sommamente soddisfacente! E chi è Anna, direte voi? Anna (al secolo Annarita) è una di quelle "cose" che, quando succedono, ti fanno gioire di essere al mondo. Circa un anno e mezzo fa avevo preso in considerazione l'ipotesi, sulla scia di un corso base di shiatsu che avevo seguito anni fa, di frequentare la scuola triennale. Informandomi di qua e di là, avevo scoperto che la scuola da cui usciva il mio maestro aveva finalmente sede anche a Bologna. Così contatto la referente (non ha un sorriso meraviglioso?), che molto gentilmente mi invita a incontrarci per parlare della faccenda. Per farvela breve, il corso poi per quell'anno non è partito, io ho abbandonato l'ipotesi di diventare una shiatsuka professionista ma quell'incontro è stato il primo di una lunga serie e l'inizio di un'amicizia che mi ha dato e continua a darmi tanto. A volte la vita fa davvero dei giri larghi, ci avviamo su una strada pensando di conoscerne la destinazione e invece la destinazione è tutt'altra. E va bene così! 
Una delle cose che devo a Anna è stato appunto il sentirmi dire: "Ma va là, è facile fare il sapone! Se ti va lo facciamo insieme". E Anna è di quelle persone che sanno insegnare, che non pescano il pesce per te ma ti insegnano a a pescarlo. Così, mi ha invitata a casa sua, ha aperto il libro alla ricetta base del sapone all'olio d'oliva, mi ha fornito tutti gli strumenti e mi ha messa a lavorare seguendomi passo passo, dandomi delle dritte e aiutandomi all'occorrenza.
Aveva ragione, non è stato affatto difficile!
Questi sono gli ingredienti che ho utilizzato:
1 kg di olio d'oliva
128 gr di soda caustica
300 gr di acqua
30 ml di olio essenziale di lavanda
2 cucchiai colmi di fiori secchi, nello specifico lavanda e statice

Innanzitutto ho sbriciolato i fiori secchi e li ho lasciati in ammollo nell'olio essenziale. Poi, munita di guanti, bandana a coprire occhi e naso, occhiali da sole (no,la foto per fortuna non ce l'ho!), ho pesato la soda in una ciotola di vetro e l'ho versata lentamente nell'acqua. È buffo vedere come l'acqua si scaldi senza fuoco! Comunque, l'ho lasciata a raffreddare coperta da uno strofinaccio e da un coperchio e nel frattempo, in una pentola capiente, ho messo a scaldare l'olio a fuoco bassissimo. Poi il momento più noioso: aspettare, con l'aiuto di due termometri da cucina, che la soda scendesse e l'olio salisse alla temperatura di 45°: quando ciò è avvenuto, ho spento il fornello e versato, con estrema cautela, la soluzione caustica nell'olio; ho mescolato affinchè i due liquidi si dissolvessero l'uno nell'altro e sono passata alla fase frullatore. Ho appoggiato sul fondo un frullatore a immersione e ho frullato per un paio di minuti, poi ho spento continuando a mescolare e sono andata avanti un po' alternando le due fasi per evitare il surriscaldamento della miscela. È importante non smettere mai di mescolare. "Perchè la reazione chimica proceda, è necessario che grassi e soda vengano tenuti in veloce e costante movimento in modo da formare un'emulsione. Solo così gli ioni della soda, liberati dalla soluzione con l'acqua, possono "catturare" meglio le molecole di grasso e trasformarle in sale-sapone." Dopo un po' la crema inizierà a fare il "nastro", cioè a rimanere in rilievo se la si lascia colare dal frullatore. A questo punto la soda è meno attiva e possono essere inseriti gli altri ingredienti. Ho versato l'olio essenziale con i fiori secchi, mescolato e immediatamente ho versato la crema in alcuni stampi di silicone, uno per muffin con le formine a cuore e uno stampo da plumcake. A questo punto il sapone è ancora molto caustico e ha bisogno di essere tenuto al caldo affinchè la reazione chimica proceda; così abbiamo coperto gli stampi con una coperta e li abbiamo lasciati riposare per 24 ore. Se tutto procede bene, in queste 24 ore il sapone dovrebbe attraversare la fase di gel: il calore irradia dall'interno verso l'esterno e il sapone si solidifica ottenendo una consistenza gelatinosa e poi definitivamente solida. Se tutto è andato in questo modo, o comunque, appena la fase di gel è avvenuta, il sapone può essere sformato e tagliato e messo a stagionare: si ripongono le saponette su un foglio di carta da pacchi o di cartone e si lasciano asciugare in un luogo areato, girandole ogni tanto, finchè tutta l'acqua non sia evaporata e il sapone non sia diventato bello solido e liscio.
Queste sono le mie creazioni in quest'ultima fase
Riuscite a immaginare il profumo di lavanda che aleggiava nella mia casa durante questa fase di stagionatura?
Ho ottenuto 15 saponette che, manco avessi previsto il futuro e saputo che a dicembre non avrei avuto una casa dove confezionare i miei soliti regalini di Natale autoprodotti, erano pronte intorno alla metà di dicembre. Le ho confezionate con materiali vari di riciclo, per esempio con carta da forno e rafia
e si sono rivelate perfette come pensierini di Natale per parenti e amici.

Ora che ho di nuovo una casa e tutti gli strumenti, e visto che questa "fornitura" sta volgendo al termine, non vedo l'ora di sperimentare ingredienti nuovi, sia in termini di parte grassa che di aromi.
E non ringrazierò mai abbastanza Anna per avermi sciolto questo blocco, portandomi per mano nel meraviglioso mondo dei saponi autoprodotti!