la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

giovedì 26 settembre 2013

La più grande centrale solare termica del mondo

Ultimamente mi capita con più frequenza del solito di imbattermi in buone notizie. Sarà che evito inconsciamente quelle brutte? Sarà che sono felice di questa estate che si prolunga e di questo sole che scalda ancora come se fossimo in agosto, e quindi noto di più le cose belle? Sarà che protagonista di questa notizia è proprio il sole? 
Immagine (molto carina a mio avviso) tratta dal web
Mah, invece che stare a fare la psicologa della domenica, vi racconto piuttosto che, da una decina di giorni, Ivanpah, la più grande centrale termica solare del mondo, ha dato energia all'America. La centrale si trova nel deserto californiano del Mojave ed è costituita da una distesa di specchi solari ampia circa 1.500 ettari, gli specchi catturano la luce del sole e la riflettono verso una torre centrale; la torre contiene l'acqua che, grazie al calore, si trasforma in vapore e va ad alimentare le turbine per la produzione dell'elettricità. Per ora la centrale è in fase di test e non è ancora attiva al 100%, ma i progettisti stimano che, una volta in funzione a pieno regime, potrà fornire energia a circa 140.000 abitazioni. È una piccolissima parte di America, lo so, ma è il tipo di rotta che secondo me è importante: smettere di attingere a fonti esuaribili e praticamente esaurite per attingere dal sole, che dubito si spegnerà prima di noi, è un qualcosa che ad oggi dovrebbe essere il modo principale di produrre energia. È lo stesso principio per cui a Lima si trasforma l'umidità in acqua da bere. Ma evidentemente non si era ancora fiutato il guadagno, ché di certo i "padroni del mondo" non tengono a cuore la salute e la conservazione del pianeta. Nel progetto Ivanpah ci sono investitori dai nomi altisonanti, di certo non benefattori, ma che dire, che almeno i loro guadagni li facciano sull'energia pulita!

lunedì 23 settembre 2013

Vegan plumcake salato

Questo weekend, che nonostante abbia portato l'autunno è stato comunque caldo e confortante, l'abbiamo trascorso nella stupenda campagna toscana con la famiglia di Fra. Due giorni immersi nel verde e nel silenzio, a parte le nostre voci felici e quelle delle varie bestioline autoctone :) 



Ho raccolto ceste intere di erbe da seccare, come il profumatissimo finocchietto selvatico, ho raccolto tante pigne che stanno asciugando al sole in attesa di essere "spinolate", ho raccolto i "baccelli" del glicine, da cui, a tempo debito, salteranno fuori i semi da piantare, ho passeggiato, chiacchierato, giocato, bevuto e mangiato!
L'organizzazione della cena di sabato e del pranzo di domenica consisteva nel portare tutti qualcosa di pronto o da cucinare lì. Si sa come vanno queste cose, chi porta questo chi porta quello, si va via con la pancia strapiena e la promessa alla non ben identificata divinità dell'alimentazione e della linea perfetta di fare l'intera settimana successiva di purificazione. Quindi, nel mio piccolo, ho cercato di limitare i danni preparando, tra le altre cose, questo plumcake saporitissimo ma estremamente leggero, contenedo pochissimi ingredianti e ancor meno grassi.
La ricetta l'avevo sperimentata qualche tempo fa e, visti la facilità di preparazione, la versatilità della ricetta e l'adattabilità a qualsiasi tipo di intolleranza (si può ad esempio usare farina di riso o di grano saraceno per i celiaci, variando eventualmente la quantità d'acqua) lo faccio spesso ed è sempre un successo!


I miei ingredienti:
100 gr di farina di ceci,
200 gr di farina di farro integrale,
una bustina di lievito per torte salate,
250 ml di acqua,
60 ml di olio e.v.o.
un pizzico di sale marino integrale,
una spolverata di curry,
una zucchina di media grandezza,
una bustina di funghi secchi da 150 gr del commercio equo
Procedimento:
Ho mescolato tutti gli ingredienti secchi, compreso il curry in polvere (ovviamente potete usare le spezie che preferite) e ho aggiunto pian piano l'olio e poi l'acqua, fino ad ottenere  un composto cremoso. Intanto avevo fatto rinvenire in acqua i funghi secchi acquistati a un mercatino del commercio equo (ché quando non si va di km0, dare i propri soldi al commercio equo mi pare la scelta migliore) e li avevo messi in padella con uno spicchio d'aglio e poco olio. A metà cottura ho aggiunto la zucchina a pezzetti e lasciato cuocere il tutto. Quando le verdure erano pronte, le ho aggiunte al composto, messo in uno stampo da plumcake e cotto a 180° per circa mezzora o poco più.

Vero che è facilissimo? Considerando poi che si possono utilizzare, ad esempio, verdure avanzate (con le melanzane "a funghetto" viene una delizia!), si riducono anche drasticamente i tempi di preparazione e si è riciclato egregiamente un avanzo.

Beh, ma ora il weekend è finito, l'estate pure, il plumcake in un battibaleno...non mi resta che augurarvi (sigh!) buon autunno!!

mercoledì 18 settembre 2013

Una contraddizione in termini: l'aspartame naturale

Qualche mese fa, sul bancone di un bar, insieme alle solite bustine di zucchero bianco e zucchero bianco mascherato, ho trovato questo piccolo dispenser di dolcificante che non poteva non catturare la mia attenzione
Perdonate la più che pessima qualità della foto, l'ho fatta con il cellulare e poi non voleva essere una foto artistica ma solo una testimonianza, o un giochino se volete, che potremmo intitolare "Trova l'errore".
A me, dopo un attimo di sbigottimento, è salito il sangue al cervello. Natura in festa de che?! Quale natura?! Forse giusto la natura criminale di certi signori dell'industria agro-alimentare. Perché in una pasticca di edulcorante a base di aspartame, di naturale non c'è proprio nulla (forse giusto qualche molecola di mais, dal quale, dopo infinite lavorazioni, si ottengono molti additivi alimentari).

Da Wikipedia. L'aspartame è un edulcorante, dolcificante ed esaltatore di sapidità artificiale.
È composto da due amminoacidi, l'acido aspartico e la fenilalanina, e l'estremità carbossilica della fenilalanina è esterificata con il metanolo. [...] L'aspartame è stato scoperto nel 1965 da James M. Schlatter, un chimico che lavorava per la GD Searle&Company. Schlatter aveva sintetizzato l'aspartame come step intermedio nel generare un tetrapeptide della gastrina da utilizzare nella valutazione di un farmaco anti-ulcera. Egli ne scoprì per caso il suo sapore dolce leccandosi il dito per svoltare i fogli di carta.
Nel 1975 l'FDA statunitense recensisce 25 studi della Searle (11 dei quali sull'aspartame) criticandone le gravi carenze. Nel 1980 la stessa FDA convoca una commissione di inchiesta per esaminare la presunta relazione tra aspartame e tumori al cervello. Tale commissione rileva che l'aspartame non causa danni al cervello ma si esprime contro l'approvazione perché mancano risposte da parte della Searle circa i tumori causati sui ratti di laboratorio.
All'aspartame è dedicato un ampio capitolo del libro Il veleno nel piatto, che non a caso ho inserito tra le mie letture consigliate
La Robin si sofferma approfonditamente sugli studi, citati da Wikipedia, eseguiti dal gruppo di lavoro della Food and Drugs Administration. Ci dice che il gruppo riscontrò delle gravi carenze nelle procedure degli studi effettuati dalla Searle sull'aspartame. Le principali? La mancata formazione professionale degli scienziati coinvolti negli studi della Searle e la scoperta che alcuni tumori cerebrali erano stati asportati dalle cavie affinché non facessero statistica. Ma forse quella che la dice più lunga sulla veridicità degli studi forniti dall'azienda è l'aver riscontrato che, ad esempio, "la cavia numero A23LM era viva alla settimana 88, era morta tra la settimana 92 e la 104, era viva alla settimana 108 ed era morta alla settimana 112." O ancora che "la cavia F6HF è stata trovata morta il giorno 787 e il referto patologico riportava un tumore che misurava 5,0 x 4,5 x 2,5 cm. Nella documentazione presentata da Searle alla Fda questo tumore non è stato indicato, poiché la cavia è stata esclusa dallo studio a causa del suo stato di decomposizione."
Insomma, persino per un soggetto corruttibile come la Fda, i punti interrogativi erano davvero troppi per poter dare l'ok alla commercializzazione dell'aspartame.
E allora com'è che ce lo ritroviamo in un'infinità di prodotti industriali? Vi dice niente il nome di Donald Rumsfield? Rappresentante dell'Illinois al congresso e poi segretario alla difesa sotto la presidenza di Gerald Ford, Rumsfield nel 1977 viene nominato amministratore delegato della Searle. La famiglia Searle è molto influente e lo ha sostenuto durante tutta la sua carriera politica: quando poi l'azienda aveva avuto bisogno di un uomo influente per salvare i propri affari minacciati dalle rivelazioni sulle sue pratiche poco chiare, Rumsfield era parso l'uomo giusto al momento giusto, essendo ben introdotto sia a Washington che a Chicago. Da lì, risolvere i problemi e insabbiare le indagini sembrava una passeggiata: "convinci" il procuratore della corte dell'Illinois incaricato delle indagini a dimettersi e ad andare a lavorare per lo studio legale cui si affida la Searle, fai due chiacchiere con i giudici tenuti a pronunciarsi sulla denuncia che il dipartimento legale della Fda aveva sporto contro la Searle per "omissioni nella fornitura di dati e false dichiarazioni" e il gioco sembra praticamente fatto. E invece no. Il 30 settembre 1980, i giudici si pronunciano contro l'autorizzazione alla commercializzazione dell'aspartame. Ma niente paura! Cinque settimane dopo arriva il cowboy di Hollywood a salvare la situazione: Ronald Reagan viene eletto presidente degli Stati Uniti, e con la sua politica di deregulation le cose si semplificano enormemente. Un po' di pulizia al dipartimento della Salute da cui dipende la Fda, un uomo (Arthur Heyes) molto più vicino alle case farmaceutiche che agli interessi della popolazione a capo del dipartimento et voilà il 15 luglio 1981 viene autorizzata la commercializzazione dell'aspartame. E ve l'ho fatta breve! E non ho approfondito gli aspetti legati alla pericolosità di questa sostanza (che ve ne pare di 91 effetti collaterali, compresa la cancerogenicità, a fronte di una non ancora certa utilità che non sia quella di arricchire i produttori?), soprattutto per quanto riguarda l'assunzione da parte dei bambini, ma direi che tutte le carte false che sono state fatte affinché la Searle potesse sfruttare questa gallina dalle uova d'oro ve ne dà un idea: per gli approfondimenti vi rimando al libro, che, ribadisco, consiglio vivamente di leggere.

Poi, alla fine, ognuno è libero di ingurgitare quel che crede, quello che però mi manda in bestia è che si utilizzi così sfacciatamente a sproposito la parola "natura". Perché? perché è trendy? perché dà una parvenza di "sicurezza alimentare"? Come si può definire naturale un prodotto totalmente sintetizzato in laboratorio e per di più utilizzato come sostituto di un prodotto, quello sì naturale, come lo zucchero (certo quello bianco subisce così tanti trattamenti che della sua origine naturale gli resta una vaga memoria, ma di sicuro non è l'aspartame quello che esiste in natura!)?
Accanto alla rabbia mi è infine salita un po' di tristezza, perché per avere la spudoratezza di piazzare dei fiorellini e la scritta natura in festa su una confezione di edulcorante sintetico vuol dire che si conta parecchio sull'ignoranza alimentare dei consumatori, e se ci si conta così tanto vuol dire che, in effetti, ce n'è.

venerdì 13 settembre 2013

Il cartellone pubblicitario che trasforma l'umidità in acqua potabile


Stamattina mi sono imbattuta in una bella notizia che non posso non condividere con voi, ché una good news con il bel sole caldo che c'è oggi da queste parti e mentre nell'aria c'è già profumo di weekend, ci sta tutta!

Perù. Nella capitale, Lima, cadono soltanto circa 3 cm di pioggia l'anno, per cui la popolazione si trova in costante carenza di acqua, il che spesso la costringe ad attingere a bacini d'acqua non potabile. Inoltre, c'è un'umidità nell'aria del 98%  (e io mi lamento di Bologna...). Come risolvere, anzi, perchè no?, sfruttare, la situazione? Con questo progetto messo a punto dall'Università di Ingegneria e Tecnologia del Perù, in collaborazione con l'agenzia pubblicitaria Mayo Draft FCB (sì, faccio "nomi e cognomi" perchè, se uno fa le cose fatte bene, la pubblicità se la merita tutta).
In pratica, è stato montato un gigantesco pannello pubblicitario, che promuove i corsi universitari, ma al cui interno possiede vari macchinari, dei filtri purificanti al carbone e un condensatore. Tramite questo impianto, l'umidità dell'aria viene quindi catturata e trasformata in acqua, depurata e raccolta in cinque cassoni posti sopra al cartellone. Grazie a un sistema di tubature, l'acqua raggiunge un rubinetto a terra, dal quale i cittadini possono riempire gratuitamente le proprie taniche. 
L'impianto può produrre circa 100 litri di acqua al giorno e da quando è stato installato, ossia circa 3 mesi, ha fornito alla popolazione 9.450 litri d'acqua potabile.

In barba a chi sogna vendite di ettolitri ed ettolitri di acqua "rubata" e imbottigliata, con ulteriore impoverimento della popolazione costretta a comprarla (o intossicazione di chi non può permettersela), con infinito guadagno di chi ruba e imbottiglia e con decisamente inopportuno consumo di plastica.

Spero che questa notizia allieti la vostra giornata come ha allietato la mia; vi lascio ai poco più di 2 minuti di video e vi auguro un weekend caldo, sereno, riposante, divertente o come lo preferite :)

 

mercoledì 11 settembre 2013

Ho fatto il dentifricio...e ho vinto il sapone!

Per la serie "come è andata a finire", ricordate il contest organizzato da Daria in collaborazione con VerdeVero, cui avevo partecipato con il mio dentifricio in polvere e lo spray antizanzare
Beh, stamattina, giornata per di più anche un po' uggiosa tanto fuori quanto dentro di me, mi arriva la notizia che le mie ricette sono tra le  vincitrici :)

Ora, chi mi segue sa che quasi mai dedico post a eventuali premi, non perché non siano graditi ma per un  motivo diverso, anzi due: il primo è che non mi piace autocelebrarmi, il secondo è che cerco sempre di scrivere qualcosa che possa tornare utile a qualcuno: è vero sì che questo blog nasceva al fine di condividere momenti di felicità, e qualcuno che ti premia ti dimostra stima e quindi ti fa felice, ma credo che condividere felicità voglia dire cercare di far felice anche qualcun altro piuttosto che sperare che qualcun altro sia felice per te (sì, lo so che qualche post arrabbiatopersonale c'è stato, ma insomma, non fate i fiscali, è pur sempre un blogghetto, mica una testata giornalistica!).

Detto ciò, eccomi qua ad aspettare i miei graditissimi saponi del commercio equo&solidale e a ringraziare Daria, innanzitutto per aver organizzato un contest davvero utile e interessante. Spesso se ne organizzano semplicemente per avere visibilità e aumentare il numero dei propri followers (che se non ti iscrivi al blog non partecipi). Questo invece è stato appunto utile e interessante perché alla fine ne è scaturito un pdf che raccoglie tutte le ricette partecipanti, e che vi invito ad andare a scaricare qui. In secondo luogo, ringrazio anche per i premi, perché significa che ha apprezzato quello che ho fatto, il che mi motiva a continuare a sperimentare, a migliorare e ad essere fiera delle mie scelte, e perché, come negarlo, aspetto i miei saponi con trepidante impazienza! Che volete, adoro i regali, soprattutto se poi sono "azzeccati", e per me questo lo è sicuramente!

sabato 7 settembre 2013

Pomodori ripieni di miglio

Ma come? Alimentazione, salute, verdure, integrale, riso, farro, orzo, bla bla e non avevo ancora mai scritto niente sul miglio?! E non fate come mia madre, che quando ho accennato a una ricetta con il miglio mi ha chiesto: "Ma il miglio che do al canarino?" Ebbene sì, come si suol dire, di miglio ce n'è uno solo, di informazioni sul miglio invece ce ne sono tante, decisamente più di quante ne abbia mia madre :)
Per esempio, è evidente che mia madre non sappia che già Egiziani, Etruschi e Babilonesi lo mettevano in tavola, anziché darlo al canarino; non sa neanche che nel Medio Evo era coltivato in quasi tutta l'Europa e che nelle valli dell'Italia settentrionale (e dove se no?) veniva consumato sotto forma di polenta. Successivamente, la coltivazione in Europa fu quasi abbandonata a causa della difficoltà di raccolta: i piccoli semi di miglio si confondevano con altri semi di erbe spontanee. Oggi si coltiva maggiormante in India, in Cina e in Nigeria. E se mia madre non sa tutte queste cose, figuriamoci poi se conosce le proprietà nutritive del miglio! Intanto, è il cereale più ricco di proteine e apporta anche una considerevole quantità di ferro, è perciò fondamentale nelle diete vegane e di gran sostegno durante la crescita. Oltre ad essere tra i cereali più ricchi di sali minerali, contiene una discreta quantità di vitamine del gruppo B, vitamina K e in più modesta quantità vitamina E, il famoso "elisir di giovinezza". Questo fa sì che il miglio presenti proprietà diuretiche, energizzanti e antistress, abbia capacità di rinforzare unghie, denti e capelli e sia anche altamente digeribile. Ah, è pure privo di glutine, quindi ottimo per l'alimentazione dei celiaci.
Da quando, tempo fa, decisi di provarlo, è entrato di diritto nella nostra dispensa, anche perchè cuoce in fretta ed è versatilissimo, aspetti che mi ricordano molto il cous cous, alimento che adoro: io ci preparo polpette, insalate e, indovinate un po', verdure ripiene!
pronti per il forno!
Questa la mia ricettina.

Ingredienti:
4 pomodori tondi (io avevo dei cuore di bue non troppo grandi),
100 gr di miglio biologico ma anche meno (una volta cotto cresce a dismisura!),
mezza cipolla,
un trito di erbe (io ho usato semplicemente basilico, prezzemolo e un po' di peperoncino),
olio d'oliva,
sale.
Procedimento:
Sciacquare il miglio sotto acqua corrente, farlo tostare in pentola con un filo d'olio per qualche minuto, aggiungere una quantità d'acqua pari al doppio del suo volume e far cuocere per 15 minuti o finchè tutta l'acqua non sia assorbita, lasciar riposare coperto per 5 o 10 minuti.
Nel frattempo, tagliare la parte superiore dei pomodori, svuotarli del contenuto con l'aiuto di un cucchiaino, spolverizzarli di sale all'interno e lasciarli capovolti. 
In una padella far appassire la cipolla con poco olio e poca acqua (così non frigge e non si brucia), tagliare la polpa dei pomodori, aggiungerla in padella e lasciar cuocere per qualche minuto.
Infine, condire il miglio con la salsina di pomodoro, aggiungere le erbe aromatiche, farcire con il composto i pomodori e porli in piedi in una teglia con un filo d'olio e un dito d'acqua (che io invece ho dimenticato...) cosicché non brucino sotto e non si incrosti la teglia, e infornare a 180 gradi: dovrebbero essere pronti in una mezzoretta, o comunque quando si sarà formata una crosticina sulla superficie e i pomodori si saranno un minimo raggrinziti. Io gli ho dato un giro di grill per gli ultimi due minuti.
pronti per la tavola!
Eh, non vi sfugge niente eh?! Ebbene sì c'è un intruso e no, non ho un forno magico che inforni 3 e prendi 4: io di pomodori ne avevo solo tre, ma mi era avanzato del ripieno, così, in extremis, ho svuotato un peperone che aveva il perfetto phisique du role della verdura ripiena, l'ho farcito e l'ho infilato tra i pomodori. Lui in verità aveva bisogno di qualche minuto di cottura in più rispetto ai pomodori, ma provate voi a spegarlo, alle 13:50, a un uomo affamato che aveva fatto colazione alle 7:30 e che aspettava il pranzo per staccare dal lavoro!

martedì 3 settembre 2013

Jeremy Irons e i rifiuti dell'Oceano di plastica



"The Majestic Plastic Bag - a Mockumentary" è un video di Jeremy Konner, interpretato da Jeremy Irons quale voce narrante, che descrive in pochi minuti e un bel po' di ironia il viaggio di una busta di plastica dal supermercato al Pacific Trash Vortex (noto anche come Great Pacific Garbage Patch), una vastissima area del Pacifico la cui superficie, che non è ancora stata misurata con precisione, varia dai 700.000 ai 10.000.000 km² e in cui le correnti marine hanno concentrato una massa enorme di rifiuti galleggianti.

Il video risale a un paio di anni fa, ma Jeremy Irons non si è fermato lì: è arrivato anche in Italia (in DVD, chè forse al cinema non avrebbe sbancato...) "Trashed", di Candida Brady, prodotto e interpretato, appunto, da Irons, e premiato al festival di Cannes 2012. Il documentario fa il giro del mondo (dei rifiuti), toccando ad esempio la spiaggia di Sidone, in Libano, dove da decenni continua ad accumularsi un mix di liquidi tossici, rifiuti sanitari e carcasse di animali; oppure ci porta in Cina, mostrandoci paesaggi interamente coperti di immondizia, o lungo il fiume Ciliwung, in Indonesia, dove i bambini giocano e le donne fanno il bucato immersi nella plastica. Legando le immagini a un'analisi su quanto l'immane produzione di rifiuti stia seriamente minacciando l'ecosistema, la salute e il sostentamento globale, il viaggio, così come nel cortometraggio precedente, finisce nella Grande Macchia d'Immondizia del Pacifico. Che dire, 98 minuti che credo ognuno di noi debba dedicare alla visione del film.

Infine, giacchè siamo in argomento, per chi volesse approfondire il discorso sul Vortice di rifiuti nel Pacifico, non posso non segnalare il libro di Charles Moore, capitano di marina che in quel vortice ci si è imbattuto per caso e da quel momento, come si suol dire, non ci ha più dormito. Moore, nel suo libro, ci racconta così della "vita segreta della plastica": di come arrivi fin lì, di quante specie di pesci e uccelli si siano praticamente estinte o stiano rischiando l'estinzione avvelenate o intrappolate dai rifiuti, di quello che i governi non fanno per affrontare il problema e di quello che fanno invece le multinazionali per continuare i loro affari. 300 pagine di dati, aneddoti e fotografie decisamente illuminanti.


Buona visione e buona lettura (e riducete l'uso della plastica ;) )!