la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

giovedì 27 ottobre 2016

Il mondo non è Gorino (per fortuna)

Da ieri non si parla quasi d'altro. Da quando dei poveri mentecatti si sono sentiti forti per aver portato un po' di pallet all'ingresso della città per impedire l'accesso a un pullman che trasportava 12 pacifiche donne (se 'sti 8 bambini c'erano o non c'erano non si capisce ma è assolutissimamente ininfluente). Da quando un gruppo di paesanotti incolti si è sentito addirittura eroico e ha usato decisamente a sproposito (dovreste chiedere scusa a chi ha resistito e resiste davvero, dai nostri partigiani di ieri a quelli siriani di oggi, tanto per nominarne qualcuno) una parola come "resistenza" per indicare il proprio razzismo e la propria pochezza d'animo prima ancora che intellettuale.
Bene recitava una battuta del collettivo Spinoza di ieri: Gli abitanti di Gorino hanno negato ospitalità a una profuga incinta. Poi tutti a fare il presepe.
E io, in un raptus di puro autolesionismo, sono pure andata a leggermi un post di uno di questi poveretti, e mi ha spaventata la quantità di like, di gente che gli dava manforte, che lo chiamava eroe. Che angoscia, che brutto mondo! Quindi, poichè, nonostante il mio ottimismo, dubito che i suddetti poverini saranno mai in grado di capire alcunché, per cui trovo inutile profondersi in spiegazioni che potrebbero aiutarli a capire cosa voglia dire resistenza e contro chi dovrebbero resistere poveri coglioni sciocchini, e siccome non ce la faccio a contenere l'angoscia che mi dà il pensiero che al mondo esista cotanta gente brutta, ho deciso di andare a cercare una notizia che avevo letto tempo fa di sfuggita, e ne ho trovate addirittura due! 
La prima è questa. Vi ricordate aprile dello scorso anno, quando morirono più di 800 migranti tra la Libia e la Sicilia? Beh, un paio di ventenni tedeschi, Jakob Shoen e Lena Waldhoff, non sono più riusciti a dormirci su e, con altre sei persone, hanno dato vita all'associazione Jugend Rettet
Hanno quindi lanciato una prima campagna di crowdfunding e in sei mesi hanno raccolto più di 80.000 euro per l'acquisto di una nave. Con il contributo di due donatori anonimi, hanno quindi acquistato un peschereccio olandese di 33 metri che è stato trasformato in una nave attrezzata per soccorrere i naufraghi. Jugend Rettet, che in sei mesi ha visto un'espansione che l'ha portata dall'ufficio di Berlino a ben 39 città, ha così composto un equipaggio formato per lo scopo, composto di marinai e soccorritori professionisti e, con l'aiuto di Greenpeace e il coordinamento con la marina militare tedesca, è partita per il Mediterraneo.
È stata poi lanciata una seconda campagna di crowdfunding, per recuperare fondi per poter proseguire il lavoro e pagare un posto barca nel porto di La Valletta. Quest'ultima l'ho cercata, visto che la notizia la dà "in atto", ma la notizia è dello scorso aprile e il progetto non l'ho trovato, quindi suppongo che la campagna sia conclusa, mi auguro con lo scopo raggiunto.
Vi sentite ancora un po' giù? La mia medicina non ha ancora fatto effetto? Siete lì che scuotete il capo pensando "Eh va beh ma infatti questi qua son tedeschi, sono gli italiani quelli brutti e cattivi".
Va bene, allora la cura continua con Livio Lo Monaco, italianissimo imprenditore che, trasferitosi a Granada per amore, è diventato praticamente il re spagnolo del materasso in lattice. No, non vi voglio consolare con le altrui fortune. È che il signor Livio aveva una barca a vela di 30 metri, tale Astral, che a un certo punto (sapete come sono gli uomini di mare, parlano con le loro barche) gli ha detto qualcosa tipo: "Ma sei sicuro che io devo proprio continuare a star qui a rappresentare il sogno di ogni velista e portare in giro per il mondo te e i tuoi amici ricchi? Non è che avresti qualcosa di più utile e nobile da propormi?" E siccome si sa che i velisti amano le proprie barche più di qualsiasi altra cosa o persona, il signor Livio non è rimasto indifferente alle richieste di Astral, e ha pensato bene di affidarla a tempo indeterminato a chi l'avrebbe sapientemente utilizzata per soccorrere i naufraghi nel canale di Sicilia. Che poi aveva ben ragione di lamentarsi il povero vascello, visto che il proprietario precedente era un filantropo che l'aveva utilizzata nel dopoguerra per traghettare clandestinamente tanti ebrei dall'Europa a Israele, ci credo che non gli tornava molto fare lo yacht che porta i ricconi alle Baleari! E al primo che prova a dire che va beh, si fa presto a fare i generosi quando si è ricchi vorrei ricordare che di ricchi imprenditori è pieno il mondo, ma di ricchi imprenditori che regalano barche scarseggiamo alquanto.
Ora non lo so se vi sentite meglio, io forse un pochino sì, il sapere che per quanta gente brutta ci sia ce n'è altrettanta (ok forse un po' meno) bella dà speranza. E che quelle 300 persone se le tenessero le barricate, così non si rischia di incontrare esseri umani (umani?), diciamo, deludenti (viva il vocabolario italiano che ti dà sempre una serie di alternative alle parolacce!)

L'ho già detto che la bellezza salverà il mondo? Ripetutamente, lo so. Ma che ci posso fare, continuo a crederci, nonostante tutto.

sabato 22 ottobre 2016

La biblioteca degli oggetti

Oggi è proprio una bella giornata! Fosse anche solo perchè c'è il sole :) E come celebrare una bella giornata, oltre a svegliarsi con calma, fare una passeggiata, crogiolarsi al sole, se non con una good news?
Eccola qua! A Toronto hanno aperto una specie di biblioteca delle cose, un posto dove tu puoi prendere, che so, un avvitatore, montare le tue belle mensoline e riportarlo indietro. In questo modo hai evitato di comprare un oggetto che probabilmente non userai mai più, hai evitato di buttarlo via quando l'inesorabile obsolescenza programmata avrebbe inesorabilmente e  prematuramente decretato la sua morte e hai anche risparmiato dei soldi.
immagine tratta dal web
Non so bene come funzioni, non so se i fondatori abbiano trovato dei finanziamenti e non so nemmeno se riescano a saltarci fuori coi conti, potendo contare solo sulle quote degli abbonamenti annuali o mensili che sono richiesti per poter usufruire del servizio, però l'idea mi piace assai! E mi piace non tanto per la questione del denaro risparmiato, quanto per l'idea di condivisione che la muove. Ovvio poi che anche il discorso ecologico ha il suo peso: meno oggetti si comprano, meno oggetti si buttano, meno si asfissia il pianeta, ma credo che la condivisione sia la base sulla quale lavorare per cercare di raddrizzare questo mondo storto, credo sia il punto di partenza se si vuole cercare un'alternativa a questa economia sempre più malata. In barba al "produci, consuma, crepa", gli oggetti vengono prodotti sì, ma vengono utilizzati fino in fondo e da quante più persone possibile. Penso a quanti di noi possiedono un trapano, o a quanti nel mio quartiere, e suppongo che nessuno di noi lo usi più di dieci volte in un anno, a meno che non rappresenti uno strumento di lavoro; soprattutto sarei pronta a scommettere che non succederà mai che lo stiamo usando in due contemporaneamente: allora perchè produrre, stipare e buttare dieci trapani quando potremmo fare con uno solo?
Non so, la condivisione mi pare davvero l'unica risposta, o la migliore, all'evidente fallimento del sistema capitalistico, perchè, non so voi, ma, se misuriamo l'efficacia di un sistema economico misurando la felicità e il benessere che produce, a me pare alquanto fallito, giacchè i ricchi sono sempre più ricchi e sempre in minor numero e i poveri sono sempre più poveri e sempre più numerosi. Magari non sarebbe un passaggio così semplice: la diffidenza verso l'altro pare essere sempre maggiore, per non parlare del bisogno di possesso che spesso hanno le persone, del loro sentirsi più "sicure" quando un oggetto è tutto loro piuttosto che della comunità, ma magari le stese persone potrebbero arrivare a capire che, se la tenda da campeggio la prendono in prestito invece di comprarla, magari possono permettersi di stare in vacanza qualche giorno in più. Alla fine è sempre questione di priorità. Resta il fatto che, se una realtà come quella della biblioteca delle cose può funzionare, fosse anche solo servendo una comunità più o meno piccola, vuol dire che c'è speranza!
Buon weekend a voi, spero che il sole splenda anche sulle vostre teste.

venerdì 14 ottobre 2016

Mousse al cioccolato non facile, di più

Eccoci qua! Avrei voluto rifarla prima di postare la ricetta, così da avere qualche foto, visto che di parole non ne servono molte, ma non ne ho avuto occasione ultimamente e le immagini le ho prese dal web.
Dunque come si fa questa benedetta mousse?! Bisogna tritare al coltello 200 grammi di cioccolato fondente, portare a bollore 250 grammi di acqua, unire il tutto e frullare. Mettere in frigo e aspettare 2 o 3 ore che quella specie di bevanda al cioccolato con le bollicine si trasformi in una mousse. Ecco fatto!
L'ho mangiata
qualche tempo fa a casa di mia sorella e non ci potevo credere che fosse davvero solo acqua e cioccolato! Che poi, pensavo, si può anche aromatizzare no? Con del peperoncino il polvere, o della cannella o quel che viene in mente. Così, la seconda volta che l'ho fatta, ho messo in infusione nell'acqua dei rametti di menta fresca: ecco a voi la fichissima mousse al cioccolato e menta! Insomma vi sto regalando un figurone a sbattimento zero, quindi, prima di insultarmi perchè l'ho fatta tanto lunga, perchè ho scoperto l'acqua calda anzi bollente etc etc, per favore provatela, così 1) vi addolcite e sarete più clementi con me 2) vi passerà la voglia di insultarmi, fidatevi :)

martedì 11 ottobre 2016

Muffin vegani alle pere

Forse dopo le cattive notizie e le arrabbiature degli ultimi post, un po' di dolcezza rimette in pace.
Facciamocene una ragione: l'estate è finita, il sole c'è ma non scalda granché, e allora almeno consoliamoci ricominciando a usare il forno! Che poi a me questo frescolino, questo brividino che mi coglie quando spalanco le finestre come gesto automatico degli ultimi mesi, mette voglia di coccole, di divano col plaid, e di preparare cose buone. E così ieri ho fatto una bella infornata di muffin, che non facevo da una vita.
Gli ho pure messo il vestitino della festa :)
Ingredienti:
130 gr di farina integrale di farro
120 gr di farina di riso
3 pere medie
60 gr di zucchero di canna mascobado
30 gr di olio di semi di girasole
mezza bustina di cremor tartaro
il succo di mezzo limone

Procedimento
Sono partita, come sempre per i muffin, dagli ingredienti secchi: tutti insieme in una ciotola. Ho tagliato una pera e mezza a pezzetti e li ho messi nella ciotola, ho frullato il resto con circa un bicchiere d'acqua, ho aggiunto al frullato il succo di mezzo limone e l'ho versato nella ciotola, seguito dall'olio. Se l'impasto è troppo denso, aggiungere acqua.
Ho distribuito l'impasto nei pirottini e messo in forno ventilato ai soliti 180° per una ventina di minuti. E questo è quanto!
Secondo me ci starebbero bene anche dei pezzetti di noci, io non ne avevo.  

Questo qui su l'ho arricchito con un cucchiaino (ok forse era un cucchiaio) di mousse al cioccolato avanzata dalla cena di ieri sera. Ecco, ora volete anche la ricetta della mousse al cioccolato! Vi prometto che ve la do al più presto, non ve la potete proprio perdere la scoperta dell'anno, però ora devo correre a fare, o meglio a illudermi di riuscire a fare, tutte le cose che mi sono lasciata indietro confidando in questo giorno libero :)

venerdì 7 ottobre 2016

Epilessia o Erri De Luca dixit

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.
 
Erri De Luca
 
Epilessia. Non li ferma il senso di giustizia, di cui sono evidentemente totalmente privi nonostante siano addetti a farla rispettare, figuriamoci se li ferma il senso del ridicolo.

lunedì 3 ottobre 2016

Ai tempi di Rosa Parks

Un paio di giorni fa su una pagina facebook che seguo ho visto la condivisione di questa notizia, e mi si è accapponata la pelle. Due bimbi di 9 e 13 anni, migranti senza genitori, sono approdati a Cagliari e sono stati iscritti (non accolti, iscritti, come è dovuto a tutti i minori, e fidatevi che ci ho lavorato per anni con i minori stranieri non accompagnati, la scuola è un loro diritto, non un favore che facciamo loro), dicevo, sono stati iscritti all'istituto paritario cattolico delle suore Mercedarie. Bene, non chiediamoci perchè siano stati iscritti a una scuola privata, forse nel pubblico non c'era posto o forse mancava il sostegno, di cui due stranieri che non parlano la lingua hanno sicuramente bisogno. Non chiediamoci nemmeno perchè siano stati iscritti in una scuola cattolica nonostante ci siano forti possibilità che cattolici non siano, che sarà mai creare un po' di confusione nella loro testa intorno al concetto di dio mentre inculchiamo loro il nostro personale concetto di dio.
L'orrore, appunto, non è certo questo. L'orrore sono due coppie di genitori che, alla sola notizia dell'arrivo dei due stranieri, hanno ritirato i loro figli dall'istituto; l'orrore sono tutti gli altri (non so, a onor del vero, se all'unanimità, sicuramente in consistente percentuale) che hanno protestato e hanno minacciato di ritirare anche i loro di figli. E signori, questi pagano, e quindi è una minaccia non da poco alle "povere" suore. Le quali suore hanno dunque cercato di tranquillizzare i suddetti, pare preoccupati poi fondamentalmente per la salute dei loro pargoli: due nordafricani che hanno affrontato un lungo viaggio via terra e poi via mare...sono fortemente traumatizzati? hanno bisogno di amore e accoglienza? hanno tanta paura e tanta nostalgia della loro casa? hanno fatto uno sforzo che probabilmente a noi non ne capiterà mai uno così grande nell'intera vita? No, che c'entra, due nordafricani che hanno affrontato un lungo viaggio via terra e poi via mare possono portare malattie!!! E certo! Perchè qualcuno li ha tirati giù dalla barca e buttati nell'istituto paritario cattolico. Perchè questa gente è evidentemente così ignorante e chiusa nel suo piccolo mondo di plastica e angioletti di stucco che non lo sa e non lo ipotizza nemmeno (e qui dimostra davvero tutta la sua piccolezza), che la prima cosa che succede a un migrante è arrivare nelle mani di qualcuno che controlli il suo stato di salute, e io voglio anche pensare che lo facciano prima nell'interesse dei migrante stesso, e in secondo luogo in quello delle persone che entreranno a contatto con lui o lei. Ma come si fa a essere così ignoranti? Fa veramente più paura del razzismo in sè, sarà perchè il razzismo ne è semplicemente figlio dell'ignoranza.
Ma a nulla sono servite le rassicurazioni sanitarie, a nulla è servito cercare di spiegare che il pericolo per i loro figli non risiedeva certo nei due ragazzini nordafricani, che se erano iscritti in una scuola vuol dire che non erano portatori di alcuna malattia contagiosa (che poi non vale per tutti?). No, il terrore dei paganti e cattolici genitori si è acquetato solo e soltanto, e qua vedo davvero l'orrore più orrifico, quando è stato istituito un bagno apposito per i due bimbi neri. O meglio, quando è stato vietato loro di usare il bagno degli altri bambini e concesso di usare quello delle suore. Ma davvero con tanta nonchalance si è messa su una scena che pare tratta da un vecchio film ambientato nell'America dell'apartheid? E soprattutto, queste dovrebbero essere persone che hanno fede in una religione e nei suoi insegnamenti, che se non ricordo male dal catechismo sono concetti come pace, carità, accoglienza...o la pace vale solo con i propri parenti stretti, la carità vuol dire mandare 2 euro con un sms e l'accoglienza è invitare gli amici a cena? O quando vanno a messa, se ci vanno a messa, ripetono così a cantilena che non si rendono conto di quello che dicono? Come si fa a essere così ipocriti e bigotti?! Non so, non ho altre parole, o forse ne ho troppe: vi confesso che ho fatto un certo sforzo per mantenere un linguaggio educato per tutto il post; non sono una persona cattiva, ma sono fatta di carne, sangue e nervi, forse troppi nervi, e vi confesso che per qualche attimo ho nutrito pensieri alquanto aggressivo-distruttivi verso queste persone. So essere anche empatica eh, mi piace esercitarmi sempre a cercare di mettermi nei panni degli altri, sopratutto se sono panni lontani anni luce dal mio stile, ma niente, stavolta non ci riesco, li trovo panni troppo puzzolenti da indossare, stavolta riesco solo ad arrabbiarmi e intristirmi.
Che poi, leggendo la versione dell'Ansa, pare che quella del doppio bagno sia stata una situazione temporanea e che tutti si siano tranquillizzati. Ma personalmente mi importa poco: ovvio che sono contenta che i due bimbi non debbano affrontare l'anno scolastico usando il bagno delle suore invece di quello che usano tutti i bambini, ma sapere anche solo che è stata sollevata la questione e che è stata risolta in questo modo, che fosse per mezzora o per un intero ciclo scolastico, è già oltre il potersi considerare persone per bene.

Ah, giacché siamo in tema, oggi sono 3 anni che ci siamo persi quasi 400 esseri umani in mare in un colpo solo, seguiti da altre centinaia e centinaia ancora. C'è chi medita su questo e chi invece si chiede quante e quali malattie contagiose (se no non interessano ovviamente) hanno quelli che sono ancora vivi.