la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

venerdì 27 maggio 2016

Andar per colli

È da un po' che non bazzico da queste parti, ma che volete, il sole mi chiama fuori e questo bagaglio del mio vecchio portatile non si presta molto, nè per peso nè per durata della carica, a fare gite al parco. Quindi mi tocca lasciarlo a casa! E poi in questi giorni, quando il lavoro permette, andiamo tanto a camminare, per arrivare un minimo allenati alla quattro giorni che ci aspetta sulla Via degli dei, ma anche perché camminare nella natura è bello, è rigenerante, è rasserenante. E il vivere in Italia ha tanti lati negativi, ma le Alpi e gli Appennini ripagano di quasi tutto, ché non è da tutti uscire di due passi fuori casa e ritrovarsi immersi nel verde. E viva anche quelle anime benedette del CAI, che permettono a noi "gente di città", comodona e ignorantissima, di esplorare posti meravigliosi senza dover essere esperta di orientamento o di sopravvivenza.
Ieri ero libera dal lavoro, e la mia sorellina doveva andare a fare un sopralluogo per definire bene il percorso dell'escursione che Feel it ha in programma per questa domenica.
Zaino in spalla, scarpe giuste e siamo partite di buon mattino alla volta di Monteveglio!


La nostra prima meta è lassù   

Col nostro bel trenino siamo arrivate a Bazzano, poi qualche fermata di autobus (si potrebbe fare anche a piedi ma la strada è asfaltata, stretta e alquanto trafficata) fino al paesino di Monteveglio. Già l'autista dell'autobus, vedendoci "attrezzate" e intuendo la nostra meta, si augura che abbiamo fatto un'abbondante colazione perchè pare ci sia da scarpinare; ma anche la gentilissima signora dell'ufficio turistico ai piedi del colle è generosa nel darci indicazioni, dritte e consigli. Non ci resta che salire! 
I calanchi che fanno spesso da panorama nelle camminate in queste zone

Siamo in piena terra dei Vini dei Colli Bolognesi
Biancospino? 
In un'oretta siamo arrivate a questa piccola abbazia, introdotta dal suo bel borghetto abitato
C'è anche chi arriva in mountain bike




Un caprone che mi guardava alquanto di traverso

E un gallo che se la cantava a squarciagola
Il chiostro dell'abbazia che abbiamo potuto vedere soltanto dall'esterno

Continuiamo a chiederci cosa fosse questo "coso" con una specie di porticina di legno all'ingresso del borghetto: qualcuno ci sa illuminare?
Dopo la breve visita all'abbazia, dal pavimento in cotto e l'abito leggero e minimale delle chiesine di campagna parte la vera e propria missione: testare lunghezza e difficoltà dei diversi sentieri che si possono intraprendere nei dintorni, considerando che domenica ci saranno anche dei bambini.
Qualche ipotesi 







































Ci siamo così incamminate per un sentiero, poi per un altro, provando la deviazione di qua e poi di là, incontrando persino un fraticello che, seduto su una panchina davanti a un bellissimo panorama, meditava, pregava, o forse semplicemente si godeva il panorama :)

Sarà che non hanno il supermercato sotto casa, ma qui se ne ricordano ancora di cosa sia l'acqua
 Quando non eravamo nel folto del bosco, ci ritrovavamo immerse in un tripudio di colori e di profumi



Per le tre del pomeriggio la missione era compiuta, abbiamo preso la via del ritorno stanche ma con la testa e il cuore pieni di soddisfazione e di gioia! 
E quasi quasi un giretto nei dintorni anche oggi...con questo bel sole e un altro giorno libero...Perché è proprio vero che, se inizi a camminare, non ti fermeresti più!

martedì 17 maggio 2016

Etichette terroristiche


 Fumo, sì, ho tanti difetti tra cui una discreta dipendenza da tabacco. Non sono accanita ma costante sì (è una delle poche faccende in cui sono costante, che furba eh?): non sto sempre con la sigaretta in bocca ma, a meno che non abbia mal di gola o simili, non passa un giorno che non mi veda rollare qualche sigaretta.
Lo so che il fumo fa male, per cui non sto sempre a leggere i dovuti avvertimenti sul pacchetto di tabacco, stamattina però mi sono soffermata su questo in particolare e sono rimasta allibita. No, dico, ma che linguaggio è per un'etichetta di avvertimento da parte del Ministero della Salute? Il bimbo?!?! Ma che stai parlando coi bambini dell'asilo?! Sai che c'è un bimbo nella pancia della zia? Io più ci penso e più sgrano gli occhi. Ma, in termini neanche troppo esclusivamente scientifici, quello nel grembo materno non sarebbe tecnicamente un feto? Allora innanzitutto è linguisticamente sbagliata la parola in sé messa lì, è una contraddizione in termini: un bimbo è un bimbo quando nasce, nel grembo materno ci sta un feto e tu Ministero della Salute devi utilizzare un linguaggio tecnico e soprattutto appropriato e veritiero, ché non ti stai rivolgendo né a dei bambini (in quanto non consumatori del prodotto) né a dei minorati o ignoranti (ché se pure fossero ignoranti se ne andrebbero per un'idea: cosa vuoi che ci stia nel grembo materno?). Quindi un "bimbo" messo lì denota solo il profondo e arrogante bigottismo di quello che dovrebbe essere, e non è nemmeno un po', uno Stato laico.
In secondo luogo, ho la sensazione  che ci sia un che di terroristico nella decisione di utilizzare bimbo al posto di feto. Ché insomma, un feto non richiama tenerezza nell'immaginario collettivo, è un qualcosa prodotto dall'unione di uno spermatozoo e un ovulo, una roba all'inizio informe e pure alquanto viscidina...ma vuoi mettere invece immaginare quel povero bimbo nella pancia? Te lo puoi vedere lì che tossisce e piange, vittima di una madre debosciata, viziosa ed egoista. Povero bimbo! viene da dire, povero feto invece suona decisamente male.
Ora sia chiaro: mai mi sognerei di fumare se fossi incinta e provo una stretta allo stomaco quando mi capita di vedere una donna incinta fumare, mi chiedo solo perché questa sorta di terrorismo paternalistico si applica solo al fumo? I fattori di rischio per la salute non si riducono al fumo: c'è una cattiva alimentazione, c'è una vita sedentaria, c'è l'alcool e c'è lo stress. Perché non obblighiamo le aziende produttrici di alcolici a riportare sull'etichetta il dato di fatto che l'alcool fa più vittime delle droghe, o il numero di incidenti mortali causati da stato di ebbrezza? Perché non esigiamo dai produttori di merendine a dichiarare che l'abuso di zucchero è estremamente dannoso per la salute, magari scrivendo "mangiare snack industriali fa diventare ciccioni e malati di cuore", così siamo sicuri che capiscano tutti? Perché non ci occupiamo seriamente dell'educazione fisica dei ragazzi, anziché fargliela vivere, come troppo spesso succede, per l'ora d'aria dalla prigione del banco? Perché non attuiamo politiche sociali che rendano la vita dei cittadini meno precaria, meno ansiosa e quindi meno stressata?

lunedì 9 maggio 2016

It.a.cà, Feel Italy e una meravigliosa (dis)avventura

It.a.cà. è un festival che si tiene da un po' di anni da queste parti, alla cui base sta la promozione di un turismo responsabile. Ogni anno itinera in diverse città dell'Emilia-Romagna e ha un programma ricco di eventi che tendono a promuovere un approccio diverso alle vacanze, che invitano a viaggiare rispettando luoghi e persone, che insegnano a dare importanza al viaggio non meno che alla meta.
 
 
 Feel it è un'associazione di accompagnatrici turistiche, non ha nemmeno un anno di vita ed è nata dall'entusiasmo e dai non pochi sforzi di tre donne che, stanche di lavori inutilmente estenuanti o improvvisamente disoccupate, si sono rimboccate le maniche e hanno deciso di fare della promozione del proprio territorio un lavoro. È da un po' che vi volevo raccontare di loro, le conosco bene, una in particolare, visto che è nata sotto il mio stesso tetto, ma meritano decisamente un post a parte. Vi basti sapere per ora che quest'anno hanno il loro bello stand al festival di It.a.cà! E per la tappa riminese hanno indetto un contest di racconti di viaggio, a cui io non potevo non partecipare, e non solo per avere la borsina :)
 
E poiché del nostro breve viaggio in Sicilia dello scorso anno non vi ho raccontato granché (o forse nulla), men che meno della giornata su cui verte il mio racconto, nonostante da queste parti io parli spesso dell'incommensurabile bellezza della conoscenza e dello scambio tra le persone, eccovelo qua, con tanto di foto!
E ovviamente, chevelodicoaffare, se riuscite fatelo un giro a una delle tappe di It.a.cà., ne vale la pena!
 
Viaggiare è la nostra attività preferita. Delle tante cose che facciamo insieme, Francesco e io, è sicuramente tra quelle che ci vengono meglio! Non abbiamo mai delle vere e proprie tabelle di marcia, semmai delle priorità, qualche imperdibile, il resto si scopre in loco, camminando, chiacchierando con le persone del posto, perdendosi. E così è stato per quei pochi giorni a Trapani: si potrebbe andare su a Erice in funivia e in bici fino alle saline, sarebbe interessante andare a perdersi nel Cretto di Burri e andar per degustazioni a Marsala. Ma a una cosa Francesco teneva più di tutto: visitare il tempio di Segesta. Allora ok, organizziamoci! Partiamo presto, ché a Trapani il sole picchia anche se siamo solo all'inizio di maggio. In autostazione prendiamo una corriera che passa da Segesta; a bordo c'è una signora sulla sessantina, deve essere un'habitué della tratta perché chiacchiera con l'autista del più e del meno. Tra la difficoltà a comprendere il dialetto e la nostra (scarsa) discrezione, riusciamo a cogliere solo le lamentele dell'autista sulle tante cose che in Sicilia non funzionano e sul fatto che i turisti vengono ad ammirare le sue bellezze e spesso non si rendono conto del marcio che c'è sotto. Fermata Segesta, ci apprestiamo a scendere ma ci vengono incontro dei turisti stranieri, cercando di invitarci a non fermarci perché il complesso è chiuso. L'autista, da parte sua, sembra metterci fretta a lasciare l'autobus: non abbiamo messo piede a terra che chiude le porte e riparte. Quale occasione migliore, avrà pensato, perché dei turisti si rendano conto di quanto e come le cose (non) funzionino da queste parti? In effetti ce ne siamo resi conto. Il complesso dei templi è chiuso per sciopero (sulle cui motivazioni ci siamo, in effetti, documentati il giorno seguente: missione compiuta, autista!).
E ora?! La prossima corriera passerà tra un paio d'ore, ma salendo abbiamo visto un cartello che indicava la stazione, beh andiamo, ché tanto a star qui sotto il sole in mezzo al nulla appoggiati a un guardrail non andremo lontano... Cammina cammina, a quella che chissà quanti anni fa fu una stazione ferroviaria ci arriviamo, peccato che ora sia un bar/ristorante, dove possiamo regalarci un caffè e dell'acqua, ma di certo non una corsa a Trapani. E va beh, rimettiamoci in cammino e torniamo su, chissà che non sia cambiato qualcosa. Anzi no, guarda c'è un ruscello laggiù, scavalchiamo il guardrail, andiamo a ripararci dalla calura, scattiamo qualche foto a questo arcobaleno di fiori spontanei. Ehi, ma quella sulla strada è la corriera per Trapani! Ma non doveva passare tra più di un'ora?! Va beh, troppo tardi. Troveremo un passaggio. Peccato che tutte le auto che arrivano e ripartono siano al completo, o vadano in altre direzioni. Il caldo inizia a farsi importante, la fame fa capolino e la pazienza inizia a lasciarle generosamente il posto. L'avevo detto io che in Sicilia senza auto sarebbe stato un casino! Ma va, è solo stata un po' di sfortuna, e comunque alla fine eri d'accordo anche tu sul servirci solo di mezzi pubblici e biciclette! Iniziamo ad assomigliare a quelle coppie isteriche che litigano per un nonnulla. Scopriremo dopo che è stato proprio questo uno dei motivi che ha spinto Elisa, una simpatica donna torinese, a scendere da un'auto parcheggiata sul ciglio di fronte e a chiederci dove fossimo diretti. Ormai senza speranza di tornare alla base per cambiare i programmi della giornata, abbiamo risposto qualcosa che somigliava a un'”ovunque”! “Io e mio marito abbiamo la nave stasera da Palermo, volevamo impiegare l'ultimo giorno per visitare Segesta ma dobbiamo cambiare programma...avete mai visto Castellammare del Golfo?” “No, e non era nemmeno in programma, vista la distanza da Trapani...”.
Ed è stato così che, tra valigie, attrezzatura da pesca e grosse cornici da restaurare recuperate nella vecchia casa di Favignana dei genitori di Elisa, abbiamo trovato posto in macchina e abbiamo fatto la conoscenza anche di Marcello, il suo brillante marito, che si è preoccupato nel vederci discutere, che ha pensato “potrebbero essere i miei figli”, che ha concordato con Elisa di venire a parlarci.
È stato così che, tra una chiacchiera e l'altra, siamo arrivati in quel borgo meraviglioso che è Castellammare, un paese che è una terrazza su un mare azzurro e cristallino. E pensare che, se le cose fossero andate secondo i programmi, ci saremmo persi questo spettacolo, questo intrico di vicoli e scale e archi, questo profumo di mare e di fiori, queste casette bianche che abbagliano più del sole, questo panorama mozzafiato! È stato così che abbiamo fatto la conoscenza di due persone meravigliose con cui, dopo un anno, siamo ancora in contatto; due persone che ci hanno accolti senza conoscerci e hanno trascorso del tempo con noi come se fossimo vecchi amici, che non ci hanno lasciati se non nel tardo pomeriggio, dopo averci accompagnato alla stazione dei treni (che non avremmo mai potuto raggiungere a piedi dal paese) e essersi assicurati che, di lì a breve, sarebbe arrivato il treno per Trapani.
 
Quando arriveremo a Trapani? Tra un paio d'ore. Accidenti ma io muoio di fame, nell'emozione della giornata ci siamo dimenticati di mangiare e i due grissini offerti da Elisa si sentono decisamente soli in pancia, che fermate fa lungo il tragitto? Mah, ci sarebbe Mazzara del Vallo. Era nei nostri piani visitare Mazzara del Vallo? No. Bene, ovvio allora, si cena a Mazzara del Vallo!
 


 

venerdì 6 maggio 2016

Bertolt Brecht dixit

Piccola novità bloggesca: ho deciso di fare un post ogni volta che modifico la citazione qui in alto, per mera questione organizzativa e "di archiviazione".
La commenterò, oppure no. Voi potete commentarla, oppure no.

Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell'arte della pazienza
ma piuttosto dell'arte dell'impazienza, noi che tante proposte
di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d'uomo, pensiamo che a quanti,
(di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo), domandano,
e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il futuro,
e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, (dopo tanto sconvolgimento), noi
non abbiamo molto da dire.