la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

domenica 28 febbraio 2016

Torta romantica ai carciofi

Il cattivo tempo, quando non mi deprime, ossia quasi sempre, mi rende romantica. Probabilmente complice anche un risveglio con bacino e colazione a letto, mi sono alzata con moooolta calma e con la voglia di preparare qualcosa di buono.
I carciofi sono sempre un'ottima base per preparare qualcosa di buono, e io ne avevo 3 in frigo che aspettavano di conoscere il loro destino. E poi non vi avevo mai raccontato la mia ricetta per sostituire la sfoglia surgelata, piena ovviamente di inenarrabili schifezze; e infine volevo dimostrare al mio amico Pablo che non è vero che serve per forza l'uovo o la ricotta per fare una torta salata ;)

La ricetta della pasta me l'ha data Annarita, quella dei saponi, che a sua volta l'aveva ricevuta da un'amica, che chissà da chi l'aveva imparata.
Ingredienti per la pasta:
200 gr di farina integrale di farro,
sale,
scorza grattugiata di mezzo limone,
olio e.v.o.,
vino bianco freddo

Ingredienti per la farcitura:
3 carciofi,
due spicchi d'aglio,
un limone,
olio e.v.o.,
qualche cucchiaio di latte d'avena ma va bene anche acqua,
sale e pepe,
prezzemolo

Che fare
Non ho messo le quantità dei liquidi da usare nella pasta perchè non li ho mai misurati, e anche perchè, se si cambia il tipo di farina, cambia anche la capacità di assorbimento dei liquidi stessi, per cui procedete finchè l'impasto non abbia raggiunto una consistenza morbida e "stendibile". Ma procedete come? Allora, io metto la farina in una ciotola, aggiungo il sale e eventuali spezie (in questo caso la scorza di limone mi pareva perfetta per il carciofo), mi preparo la bottiglia dell'olio e quella del vino e ne verso un pochino per volta, alternandoli e mescolando prima con una forchetta e poi passando alle mani. Quando ho raggiunto la giusta consistenza, copro e metto in frigo.
Intanto ho cucinato i carciofi, nel modo, credo, più semplice e forse più comune. Ho tolto foglie esterne e barba interna, ho pelato i gambi e ho fatto tutto a pezzi abbastanza piccoli, passando man mano i carciofi in acqua acidulata per non farli annerire. Ho messo un po' di olio in padella, con l'aglio tritato e il prezzemolo e ho quasi subito aggiunto i carciofi, un po' d'acqua, un pizzico di sale e una macinata di pepe. Ho lasciato cuocere con il coperchio e, a cottura ultimata, ho preso circa metà dei carciofi e li ho passati al frullatore con un paio di cucchiai di latte d'avena, da me medesima autoprodotto qualche giorno fa (ah com'è bello avere tanto tempo libero!), e ho riunito la crema al resto (vedi Pablito che non serve ricotta a rendere cremosa la farcia?). Dopo aver steso in una teglia quasi tutta la pasta, vi ho versato sopra il composto. Ho steso il resto della pasta e tagliato dei cuori con lo stampo da biscotti per decorare la torta e infilato in forno per una mezzora circa.
E mo ce la magnamo!
Buon pranzo e buona domenica a voi :)

Questa ricettina coccolosa la regalo a Daria per la sua raccolta Integralmente, che in questa stagione è appunto dedicata al farro, uno dei miei cereali preferiti!

mercoledì 24 febbraio 2016

Se il mondo è come lo vedi...

...verrebbe da dire che la notizia è come la leggi. E credo lo sappiano bene giornalisti, pubblicisti, copywriter e tutti coloro che si occupano di comunicazione. In particolar modo lo sa bene il signor Enrico Ferro, autore di questo articolo di cronaca (non si offendano i veri articoli di cronaca per l'assimilazione), che, per raccontarci dell'arresto di alcuni attivisti del Comitato di Lotta per la Casa, ha buttato giù un pezzo da vero e proprio scoop di cronaca nera.
Vogliamo parlare anche solo semplicemente dell'incipit? L'illuminante articolo si apre così: C’era chi reclutava stranieri indigenti da collocare... Sì sì, avete capito bene! Ci fosse qualche dubbio, il concetto è ribadito più avanti, nel paragrafo intitolato, manco a dirlo, A caccia di stranieri, e che inizia con Andavano alla ricerca di stranieri da inserire nelle case occupate. Ma allora io non avevo capito niente!! Io pensavo che queste persone si faccessero in quattro, si esponessero, mettessero a rischio la loro libertà affinchè famiglie indigenti, straniere o italiane che fossero, potessero trovare la collocazione abitativa che il servizio pubblico non riusciva a fornir loro; e pensavo che queste persone del Comitato prendessero in considerazione palazzi in disuso, di solito di proprietà pubblica. Niente affatto! Si evince dall'articolo che a questi comitati non piace che suddetti palazzi se ne stiano lì tristi e vuoti, e quindi, dopo averli scovati previi appositi sopralluoghi, se ne vanno in giro alla ricerca di stranieri (che hanno, evidentemente, miglior gusto degli italiani nell'arredare, se no non mi spiego perchè vadano a caccia solo di stranieri) che acconsentano, cortesemente, a starci dentro. Pare, addirittura, che suddetti sovvertitori del sistema costituito, oltre a cercare di fare proseliti in un centro per rifugiati, in talune occasioni abbiano cercato di convincere qualche famiglia a rinunciare all'alloggio concessole dal comune e andare a occupare qualcuno di quei poveri palazzi tristi, vuoti e solitari.
E quella di Padova è solo una cellula della fitta rete criminale, che si estende almeno fino a Bologna e Firenze. Pare addirittura che quelli di Padova siano venuti proprio a Bologna a prendere lezione in occasione dell'occupazione del palazzo dell'ex telecom. Mi vengono in mente i brigatisti che andavano a "formarsi" nei paesi arabi per la lotta armata.

Ora, non potevo fare a meno di fare dell'ironia, visto che davvero a me viene da ridere, che davvero certe frasi di questo articolo sembrano delle battute. Purtroppo non lo sono, sarà per questo che sull'ironia prevale la rabbia e la preoccupazione. Non solo perchè mi ha riportato alla memoria la nota del ministero dell'Interno che definisce quelli di casapound dei bravi ragazzi, facendo passare la loro lotta per la casa come impegno sociale, ma perchè usa davvero toni da sgominamento di banda criminale. E lo sappiamo bene quale sia il migliore strumento del potere per sopprimere le lotte sociali: criminalizzarle. Come si fa a evitare il confronto con una popolazione che rivendica uno dei propri diritti fondamentali, quello all'abitare? Presto detto: criminaliazziamo e reprimiamo. Chè sai, se reprimi e basta rischi di passare per uno Stato che non ascolta il suo popolo, per uno Stato padrone che decide per sè e per tutti in barba alla democrazia che dovrebbe ispirarlo. Se invece queste persone che, dio le benedica, si impegnano ogni giorno per stare al fianco delle voci inascoltate degli ultimi, per farsi portavoce di chi voce non ne ha o non ha possibilità o coraggio di farla sentire, che vanno a volte sì anche contro la legge se la legge è una maialata concepita da maiali "più uguali di altri", per dirla alla Orwell; ecco se queste persone le si dipinge come criminali, se si fa passare le loro azioni come attacco allo Stato e soprattutto come pericolose per la società tutta e volte a raggiungere infimi scopi personali, ecco che con tanto di comprensione e pieno consenso del popolino, si prendono, si sbattono in galera e si mettono a tacere. E il bene trionfa! Quello dei maiali di cui sopra, dei loro amici che problemi di casa non ne hanno e non ne avranno mai, e quello solamente percepito ma niente affatto reale della massa di ignoranti che ci sono cascati.

domenica 21 febbraio 2016

Raccontando me ne vo'

Ero all'università e Giuliana, la mia coinquilina, aveva promesso di darmi l'henne ai capelli ma doveva anche studiare; oltre a studiare, doveva leggere un libro per un esame. Il patto fu che, mentre lei pasticciava sula mia testa, io leggevo a voce alta Il nome della rosa. Il lavoro sui capelli è durato un paio d'ore, ma il libro ho continuato a leggerlo fino alla fine!
È stato così che ho fatto la conoscenza di Umberto Eco, che mi sono resa conto che non era affatto palloso come temevo. È stato da lì che ho iniziato a leggerlo e a imparare da lui.
E quindi, anche a te professore, ciao e grazie, che Harper Lee ti tenga compagnia durante il viaggio e che vi possiate raccontare un sacco di storie a vicenda.

venerdì 19 febbraio 2016

Al lavoro non ci volevo tornare...e spegni la luce!

Sono stata in ferie una settimana. Considerando che non sono un'amante degli sport invernali (quelli estivi invece...), non considero questo il periodo migliore per le ferie, ma andavano fatte, e direi che c'è di peggio nella vita che delle ferie forzate! Le ho usate per abbracciare qualche amico lontano e proseguire il viaggio fino alle coccole dei miei genitori. Considerando che in questo periodo sto lavorando part-time, sono stata praticamente via dal lavoro 10 giorni. Poi ieri sono rientrata. Sveglia all'alba per trasferta. Un po' traumatico ma ci mancherebbe che mi lamenti dopo dieci giorni di riposo. E poi un po' mi era mancata tutta quella carta. 
All'università diedi un esame di psicologia del lavoro e mi è sempre rimasto impresso questo studio statistico secondo il quale, nelle aziende, il numero di infortuni sul lavoro era inversamente proporzionale al grado di benessere che i dipendenti percepivano nell'ambiente di lavoro. Quanto più il clima in azienda era sereno, quanto più c'era cooperazione, quanto più si lavorava volentieri, tanto minore era il numero di infortuni.
Detto ciò, devo dunque pensare che se ieri pomeriggio ho deciso di testare chi fosse più duro tra la mia testa e l'espositore delle moleskine (per i broker: è andata più o meno pari, ci siamo rotti entrambi) e ora mi ritrovo con un pezzo di testa rasata che per ora c'è sopra il cerotto ma tra una settimana dovrò pettinarmi col riporto, e un lungo graffio sulla tempia così banalmente perfetto che pare trucco di scena, era perchè non avevo nessuna voglia di rientrare dalle ferie? In effetti quello studio mi era parso estremamente valido...

E va beh, credo che approfitterò per fare le classiche cose che continuavo a rimandare. Ho bisogno di impiegare utilmente questo tempo, se no mi sento in colpa come tutte le volte che mi ammalo o mi faccio male (sì lo so non è normale, ma che voi davvero credete di essere normali?); considerando che in questo caso il senso di colpa mi viene anche nei confronti dei poveri colleghi, non so se basteranno alla mia coscienza i biscottini che farò per loro al mio rientro.

E a proposito di coscienza, lo sappiamo che giorno è oggi sì? No! Non è il giorno in cui dobbiamo consumare meno elettricità, accendere le candele, andare al lavoro in autobus, mettere il coperchio sull'acqua che deve bollire, chiudere il rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti o ci insaponiamo sotto la doccia, abbassare i termo e metterci un maglione piuttosto che girare in maglietta in un microclima tropicale, non lasciare il computer o la tv in stanby e via dicendo. È il giorno in cui ci ricordano che tutto questo va fatto ogni giorno.

martedì 16 febbraio 2016

Dal pane alla birra: rifiuti zero

E non ci posso fare niente, quando sento di riciclo, di riuso, di comportamenti antispreco, mi si rizzano le antenne. E, in tutta onestà, anche quando sento parlare di birra artigianale.
Quindi questa notizia non poteva certo passare inosservata! E così, non solo ho scoperto che c'è chi evita di buttare il pane e lo trasforma in birra, ma ho anche scoperto l'esistenza di Feedback, l'organizzazione fondata da quel baldo giovine inglese di Tristram Stewart (qui a destra) al fine di combattere lo spreco di cibo nel mondo.
Ma andiamo con ordine. La notizia. In Inghilterra è stato rilevato che circa il 44% del pane che si produce quotidianamente finisce invenduto e di conseguenza buttato via. Vuoi il fornaio che, se vuol tenersi cari i suoi clienti, non può certo vendere il pane un po' durino  del giorno prima, vuoi i supermercati che non possono venderlo una volta superata la data di scadenza, vuoi i ristoranti e fast food che eliminano croste e avanzi da fette che devono essere uguali e perfette, di spreco ce n'è decisamente parecchio. E sì, se la questione è puramente estetica o semplicemente il pane ha perso un po' di sofficità, meglio darlo in beneficenza per nutrire persone che non possono permetterselo, piuttosto che produrre birra per il diletto dei più abbienti: e infatti a questo punto ci arriva solo il pane non più edibile, quello che non si è salvato nemmeno come seconda scelta, quello che non è riuscito prima a nutrire nessuno.
I ricavati della vendita di birra andranno a finanziare altri progetti dell'associazione, sempre finalizzati alla riduzione dello spreco, al riutilizzo, alla sensibilizzazione all'argomento.
Come sempre, nella notizia mi ci sono imbattuta, ma sono contenta di aver conosciuto questa realtà di cui ignoravo l'esistenza, alla quale mi sono prontamente associata! Voi ne sapevate qualcosa?

mercoledì 10 febbraio 2016

Torta con farina di castagne

E come promesso, coi miei tempi, eccola qua la ricetta di una delle mie torte preferite!

Ingredienti:
120 gr di farina di castagne
100 gr di farina integrale
60 gr di zucchero di canna mascobado
2 uova vere
80 gr di nocciole 
80 gr di cioccolato fondente
60 gr di olio di semi di girasole bio
1/2 bustina di lievito per dolci
qualche cucchiaio di acqua
un pizzico di sale

Procedimento:
Il procedimento è dei più classici. Montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso, al quale aggiungere poi l'olio. A parte, miscelare le farine, il lievito e il sale e unirle al composto. Aggiungere acqua fino a ottenere un impasto bello morbido ma non liquido e infine incorporare cioccolato e nocciole tritati grossolanamente. Infornare a 180° per una quarantina di minuti, anche se, come dico sempre, ognuno conosce il proprio forno e la prova stecchino è sempre quella decisiva. Lasciar raffreddare almeno un minimo e godersi questa coccola.

Era dagli albori del blog che non postavo una ricetta non vegana (non a caso mi ero addirittura dimenticata di menzionare le uova tra gli ingredienti!) ma questa l'ho imparata così, ricetta di famiglia toscana, e non ho avuto voglia di provare a veganizzarla: la sua bontà sta in ciascuno dei singoli ingredienti, uova comprese. E visto che tanto freddo non fa, se al mercato ci vado presto le trovo le uova vere fatte da galline vere cresciute in un cortile di campagna. E soprattutto, se per sostituire l'uovo senza alterare il sapore della torta devo andare in un Naturasì, che è un supermercato tanto quanto l'esselunga o il conad, e comprare una bustina di una polverina fabbricata allo scopo, uova tutta la vita! O meglio, uova con criterio e comunque se e quando ce n'è. E se la torta la voglio vegana ne faccio una diversa. Forse quando riuscirò ad autoprodurre di più e quando avrò di nuovo più tempo per sperimentare, le cose andranno diversamente, ma per ora va così :)

martedì 2 febbraio 2016

Scendere in piazza: quando, come e perchè


Nell'ultima settimana non si è fatto altro che parlare di famiglie, di omosessualità, di uteri in affitto, di adozioni, di natura e contronatura. Tante parole dette a proposito e tantissime a sproposito, ognuno ha la sua ricetta, le sue argomentazioni, la sua idea di famiglia. E ognuno ha il sacrosanto diritto di dire la sua, per carità. Sta di fatto che sui social network è passato di tutto di più, e proprio su facebook, da un paio di giorni, gira il video di un giornalista che ha intervistato un po' di persone presenti sabato scorso al Circo Massimo. Roba da far accapponare la pelle se solo non ci si ferma a sbellicarsi dal ridere sentendo, ad esempio, il prete che dice che il matrimonio è una legge naturale (eh?!) o il tizio vestito da Garibaldi che nega la presenza di eventuali gay tra i Mille perchè "prima c'era più serietà" (uhm, forse ha ragione quindi la signora che ci spiega che l'omosessualità è una moda del momento dettata da "condizionamenti che vengono da lontano"), o ancora il mio preferito: quel signore che sostiene che l'omosessualità è colpa delle case farmaceutiche "che traggono profitto da questo".

Ma la mia reazione è andata oltre la risata, oltre lo sconforto, per arrivare a una vera e propria incazzatura.
Quanti erano? Non due milioni, soprattutto se vogliamo prendere per buona questa immagine
Ma se anche fosse un falso, diciamo che 2 milioni di persone sono un po' tante per coprire anche l'intero Circo massimo (vi ricordate, per esempio, del famoso milione di persone di Cofferati? Il Circo massimo era zeppo), figuriamoci occuparne solo una parte.
Ma va beh, fossero stati pure solo in cinquanta, quello che a me ha fatto rabbia è che queste persone si sono organizzate, hanno rinunciato al sacrosanto riposo domenicale (o a qualche ora di shopping), tanti di loro hanno viaggiato per ore. Per essere lì. Per essere lì a balbettare frasi senza senso quando qualcuno ha chiesto loro di motivare la propria presenza. Erano lì "a difendere la famiglia", come se qui si parlasse di una legge sfasciafamiglie. Erano lì nonostante niente e nessuno, in questo caso, stesse minacciando i loro diritti bensì semplicemente proponeva di adeguarsi al resto d'Europa estendendo quei diritti a tutti i cittadini. Eppure erano lì, agguerriti, battaglieri, incazzati. A lottare perchè non succeda mai che due uomini passino la vita insieme perchè si amano e poi magari succede qualcosa di brutto a uno di loro e l'amore della sua vita abbia il diritto di stargli al fianco. A lottare perchè la loro miopia e la loro cattiva fede non permettono loro di accettare che ci possano essere famiglie felici anche se non sono i Robinson. Insomma erano lì a battersi per qualcosa che, tecnicamente, non li tange.
La rabbia mi è salita quando mi sono chiesta perchè, quando vengono tolti fondi alla cultura e alla sanità per comprare aerei da guerra, se ne restano a casa? Perchè quando si sciopera perchè il lavoro si sta trasformando sempre più in schiavitù ti dicono che il 19 dicembre non è un buon momento per scioperare? In effetti il prossimo potremmo organizzarlo il 14 di agosto, così non ci sentiamo in colpa nei confronti dell'azienda e non creiamo fastidi ai clienti. Perchè, quando si lotta per dare alla popolazione spazi inutilizzati, a loro è sufficiente il salotto di casa e che cavolo gliene frega di spazi di condivisione, di confronto e di crescita? Perchè, mentre cercano di far passare per terroristi delle persone che stanno difendendo la terra da uno scempio messo in atto per dar da mangiare a politici e mafiosi, si fanno i fatti loro? Perchè non insorgono mentre il governo infila un'ingiusta tassa sulla televisione di Stato nella bolletta dell'energia elettrica, quando c'è gente come me che la tv non ce l'ha e non la guarda da quindici anni? Perchè restano sudditi obbedienti di uno Stato-mafia che sta rubando loro soldi, diritti, libertà e futuro?
Dove cazzo siete quando c'è da lottare per i VOSTRI diritti?!

Probabilmente a guardare la tv, che vi raccomanda di non mancare al family day.