la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

giovedì 21 gennaio 2016

Indipendence day d'inverno

La scorsa domenica c'era l'Indipendence day in versione invernale, e io ho voluto partecipare nonostante fossi al lavoro. Eh sì che era domenica. Appunto. Che la domenica si fan più soldi che in settimana! Eppure a me mette così tanta tristezza 'sta storia dei negozi aperti la domenica. E adesso che lavoro nella libreria di un centro commerciale la tristezza arriva all'ennesima potenza. La tristezza di tutte quelle persone che ci vengono a passare interi pomeriggi domenicali al centro commerciale: non è che devono far la spesa, ci vengono proprio a pascolare, ci vengono a portare i bambini. Io me li immagino che, terminato il lauto pranzo domenicale (a meno che non vengano direttamente a pranzare al McDonald), si dicano qualcosa tipo "Che facciamo di bello in questo pomeriggio di sole?" (Sì, anche quando fuori splende il sole, loro preferiscono i neon e preferiscono trascinarsi dietro cappotti, cappelli e sciarpe e lamentarsi del troppo caldo all'interno dei negozi) "Andiamo a fare un giro al centro commerciale, così i bambini si divertono!" Eh già, che mica viviamo in una città piena di musei, di teatri, di cinema, di centri sociali e associazioni che organizzano in continuazione attività per bambini. 
E non mi venite a dire che l'apertura domenicale dei negozi è una necessità, che è l'argomento che mi fa imbestialire di più. Perchè la questione non è "come fanno quelli che lavorano dal lunedì al venerdì a far la spesa": la fanno il sabato! E se pure lavorassero su sei giorni, non credo lavorerebbero 12 ore al giorno, e se così fosse credo che i loro problemi sarebbero ben altri che quello di trovare il tempo per far la spesa. No, non ci sto a farla passare per una necessità di popolo, è una necessità solo di chi vuole che spendiamo forsennatamente e inutilmente i soldi che non abbiamo, è un'occasione, semmai non ce ne fossero abbastanza, di portare le persone agli acquisti compulsivi, di cavar loro soldi dalle tasche sempre e comunque, di farli spendere spendere spendere. 
Ma forse ho un po' divagato...anche se in realtà solo un po', visto che qui si parla di prepare dei pasti senza il bisogno di andare al supermercato.
E dunque cominciamo!
Colazione veloce perchè, essendo in turno di apertura e non amando, mio malgrado, svegliarmi presto, il tempo che intercorre tra me sotto le coperte e me in autobus è minimo. Per cui, tazzona di caffè (equo) americano e una bella fetta della torta di farina di castagne preparata sabato. Qui una foto, per la ricetta dovrete aspettare qualche giorno. Quel che importa sapere qui è che gli ingredienti vengono un po' dal mercato di Campi Aperti e un po' dalla Rita, una bellissima signora con una bellissima drogheria dove vende cibi sfusi e confezionati, provenienti dalle zone limitrofe o dalla rete di Genuino Clandestino.

Per pranzo, come tutte le volte che il pranzo lo faccio in libreria, la sera prima mi sono preparata la mia bella schiscetta, o il mio bento se vogliamo dirlo alla nipponica maniera. Quella di domenica consisteva in del riso basmati, sempre del mercato equo, condito con crema di carote e radicchio. La crema di carote era un avanzo: l'avevamo preparata per dei crostini un paio di giorni prima, semplicemente frullando carote e un aglio con un goccio d'acqua e un filo d'olio e aggiungendo poi dello zenzero grattuggiato, un pizzico di sale, qualche goccia di limone e una macinata di pepe. Il radicchio invece l'ho tagliato a striscioline e messo in padella con un porro e un po' di olio, ho lasciato cuocere per una decina di minuti aggiungendo un goccio d'acqua e un po' di sale e questo è quanto. Se poi volete sapere anche come ho cotto il riso, vi dico che io, qualsiasi riso usi, da un po' di tempo uso metterlo direttamente in pentola con l'acqua fredda che lo copre di un paio di dita e lo faccio andare col coperchio, che dopo un po' sposto un minimo per far uscire il vapore, finchè non ha assorbito l'acqua. In questo modo tiene un'ottima consistenza e soprattutto non disperde in acqua le sue proprietà. E poi sprigiona un profumo che la cottura in acqua bollente se lo sogna!
Il moscato è per il compleanno di sabato di un collega, non lo bevo per mandar giù il pranzo!
Per merenda mi sono portata le chips di mele.

Per cena grande evento! No, non vi aspettate un banchetto regale, abbiamo mangiato dei crostini alla zucca e una zuppa di lenticchie. Eppure entrambi non vedevamo l'ora, perchè la zuppa l'abbiamo cotta nella nostra nuovissima pentola di terracotta!
Non la trovate bellissima anche voi?! 
Il mio primo, e forse unico (devo avervi accennato, qualche volta, di sfuggita, all'estrema importanza che ha per me il contatto diretto con chi mi vende qualcosa...), acquisto on line.
La pentola è arrivata già un po' di giorni fa, ma tienila in acqua 24 ore, altre 6 ad asciugare all'aria, fa sì che entrambi abbiamo tempo di dedicarci alla preparazione lenta di una cena (perchè dobbiamo esserci entrambi per l'evento, ovvio!), siamo arrivati a domenica sera. Ci è sembrato d'obbligo inaugurarla con le lenticchie di Castelluccio che il tizio da cui compriamo semi e legumi ci ha venduto come eccezionali (quanto aveva ragione!).
La ricetta della zuppa è delle più classiche: soffritto abbondante (con olio e acqua però) di carote, cipolle e aglio tritati, aggiunta di qualche patatina a dadini; appena rosolate le patate, aggiunta di lenticchie e acqua fredda e qualche foglia di alloro. Quando la zuppa era quasi pronta ho spento e ha continuato a cuocere per un'altra decina di minuti, ho aggiunto sale, peperoncino e un po' di menta secca tritata che con le lenticchie sta benissimo e ho servito con un filo d'olio crudo. 
Mentre aspettavamo la zuppa, abbiamo placato la fame con dei crostini alla zucca
 
La zucca era la delica, la mia preferita perchè si mangia con la buccia, cotta al vapore e schiacciata con la forchetta; il pane è quello che fa Fra col Babbo (la nostra pasta madre); il tutto è condito con un giro d'olio, sale e pepe.

In attesa del prossimo evento...buona indipendenza alimentare a tutti!



venerdì 15 gennaio 2016

Le entusiasmanti chips di cavolo nero

Siamo appena a metà gennaio ma io e Fra l'abbiamo già decretata la ricetta dell'anno! Addirittura ieri sera, travolto dall'entusiasmo, lui ha detto "Ma come fanno le altre persone a non mangiarle mai?!" Ora ok, Fra è notoriamente un entusiasta, però anche gli amici che avevamo a cena ieri sera hanno apprezzato molto, soprattutto Natalia che è a dieta e a cui non sembrava vero di sgranocchiare "patatine" salutari, e persino il cinquenne Leo, che non è proprio un amante delle cose verdi :)
E che sarà mai 'sta ricetta? In realtà non so dire se ci piace di più perchè è gustosissima o perchè è di una velocità imbarazzante, credo entrambe le cose! Sulla velocità/facilità ditemi voi. Quel che bisogna fare è semplicemente accendere il forno a 150° o ancora meglio sfruttarne il calore se avete cucinato o dovete cucinare altro in forno, visto che per le chips occorrono pochissimi minuti. Nel frattempo lavate e fate asciugare qualche foglia di cavolo nero. Mettete in una ciotola un cucchiaio di olio evo, la buccia grattugiata di mezzo limone ovviamente non trattato, del peperoncino tritato finemente (che nella versione di ieri sera, causa bambino a cena, abbiamo omesso senza peraltro che il gusto ne risentisse molto) e un pizzico di sale. Spezzettate le foglie di cavolo, mettetele nella ciotola e conditele bene. Questa fase richiede rigorosamente l'uso delle nude mani (e infatti mi piace un sacco), affinchè tutte le foglioline siano ben unte. Appoggiatele quindi sulla leccarda del forno e infornate per cinque minuti. E poi sgranocchiate allegramente da soli, in coppia o con un sacco di amici!

E siate pure fieri di voi, che state mangiando uno degli alimenti più ricchi di sostanze nutritive e state regalando al vostro organismo una gran quantità di minerali, di vitamine e di acidi grassi tra cui omega 3 e omega 6.

venerdì 8 gennaio 2016

Bella gente: Vanessa German

Vanessa German, questa (per me) sconosciuta fino a qualche ora fa, è una donna che mette allegria solo a guardarla.
Vanessa vive a Pittsburgh, in un quartiere, pare, tra i più pericolosi e violenti degli Stati Uniti. È un'artista polimorfa: si occupa di pittura, scultura, poesia, teatro, fotografia e chissà cos'altro e tutto quel che crea lo fa con materiali di riciclo. Racconta che per lei è stato così fin da bambina, quando la sua famiglia non certo ricca non poteva permettersi di comprarle giocattoli e, invogliata dalla mamma, ha iniziato a costruirseli da sola con quel che trovava in giro. E non ha più smesso! Anche perchè, alla mera necessità ha aggiunto anche un significato più profondo: le s
ue opere devono rispecchiare il suo ambiente, e come farlo meglio se non raccattando ciò che la gente del suo ambiente butta o lascia in giro o non usa più? Vanessa dipinge e scolpisce principalmente donne di colore, spesso addobbate con gli oggetti più strani: lei racconta che tutti quegli strati simboleggiano il peso che le donne nere da sempre hanno portato addosso, il peso dell'emarginazione, del dolore ma anche della libertà faticosamente conquistata e faticosamente da difendere ogni giorno.
Insomma, questa donna sarebbe degna di menzione e di memoria già per questo, per quello che crea, per come lo crea e per il significato che dà alle sue opere. E invece c'è di più. Pare che i bimbi del quartiere, curiosi come tutti i bambini e lasciati a provvedere a loro stessi più di altri bambini, spiassero Vanessa e i suoi lavori attirati dai colori, dagli oggetti, dal suo "creare". E allora perchè non accoglierli e coinvolgerli?! E così Vanessa ha trasformato la sua casa, anzi per la precisione la sua veranda, nel Love front porch, il Portico dell'amore, dove i bambini del quartiere poteveno andare a dipingere e creare insieme a lei. 


Qualche tempo dopo, tutta questa attività si è spostata in una casa abbandonata che è diventata la Art House.
Questo posto è ormai meta fissa dei ragazzini del quartiere dopo la scuola: vanno lì per giocare, per dipingere, per fare i compiti e anche per dedicarsi alla lettura. In un secondo momento, infatti, la frenetica mente di Vanessa ha deciso che la Casa dell'Arte non poteva fare a meno di una reading room, che, in quattro e quattr'otto, ha anche riempito di libri, tutti rigorosamente ottenuti gratuitamente tramite vari canali e tutti comunque frutto della solidarietà e della collaborazione altrui (riciclo di libri di seconda mano, wishlist su siti di e-commerce etc.). E, se i libri ricevuti non dovessero bastare, ha pensato bene di insegnare ai bambini a costruirli da soli!
Non so a voi, ma a me leggere di questa meravigliosa rosa nel deserto ha scaldato il cuore, oltre a mettermi semplicemente di buonumore solo guardando le sue foto. Mi scalda il cuore e mi persuade sempre più che non è lamentandosi del governo che si cambia il mondo, non aspettando che qualcuno scriva una qualche bella legge o decida di destinare i soldi pubblici in progetti di inclusione e di crescita piuttosto che in benefit per chi di benefit non ha necessità. Non che non lo auspichi, ovvio, ma se penso a quanto ha creato questa donna straordinaria semplicemente contando sulle sue risorse, trovo semplicemente conferma che l'Amore, se non può proprio tutto tutto, può molto di più di mille leggi e diecimila governi.
Ah, pare che nel quartiere di Homewood, dove risiede Vanessa, la violenza sia decisamente diminuita.

fonti e approfondimenti: