la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

lunedì 30 giugno 2014

Crostata di farro salva-banane

Un'altro post di cucina! Abbiate pazienza, ho poco tempo in questo periodo, e poi, con la lunga dieta a cui sono stata costretta ho voglia di rifarmi un po'. E poi è una ricetta così semplice e così strabuona che non posso non condividerla! Un paio di giorni fa ero a fare la mia spesa di caffè, zucchero e varie alla bottega del commercio equo e mi sono imbattuta in queste povere banane, un po' tristi e marroncine, che si offrivano in sconto pur di evitare la morte. Non ho potuto resistere dal salvarne un po' pensando che poi qualcosa ci avrei fatto.
In effetti, un paio sono andate felicemente frullate a colazione, insieme a una bella cucchiaiata di "fragol curd". Con le altre tre mi ci sono inventata una crostata, tanto semplice quanto deliziosa. E pure vegana!

La ricetta della pasta frolla è quella che ormai ho fatto mia, "rubandola" alla Capra. Come la maggior parte di voi sanno, non sono vegana, pur non mangiando più carne e consumando prodotti di origine animale molto saltuariamente. Però sulla provenienza dei suddetti prodotti sono invece molto intransigente, e siccome le galline "vere" le uova non le fanno tutto l'anno, io mi sono organizzata per poterne fare a meno quando non ci sono e ora per la frolla, così come per la brisee per le torte salate, non ne ho più bisogno.
Ma torniamo alla crostata.
La frolla:
100 gr di farina di grano di tipo 2,
200 gr di farina di farro integrale,
100 gr di zucchero integrale mascobado,
80 gr di olio di semi di girasole bio,
acqua fredda q.b,
zenzero e cannella che con la banana ci vanno a nozze!
Mescolate in una terrina gli ingredienti secchi, aggiungete l'olio e lavorate con una forchetta, così da formare i classici bricioloni; aggiungete poi pian piano poca acqua e lavorate finchè non avrete ottenuto qualcosa che si possa chiamare frolla. Fate una palla, coprite la terrina e mettete in frigo per una mezzora almeno.

La crema:
3 banane mature,
2 cucchiai di zucchero integrale mascobado,
mezzo cucchiaino di zenzero in polvere.
Frullate il tutto.
Ovviamente, con lo zucchero mascobado la crema viene marroncina, se la volete proprio gialla (e volete fare un dispetto al vostro organismo) usate zucchero più chiaro e un pizzico di curcuma.

Stendete 3/4 della pasta in una teglia da crostata. Io la lavoro direttamente nella teglia perchè tende a rompersi (eh sì, l'uovo "lega"), ma da cotta sarà perfetta come quella classica. Versateci sopra la crema di banane e col resto della pasta fate le striscioline o le formine che più vi ispirano e ricoprite la crostata.
Infornate a 180° per 30/40 minuti, aspettate che si raffreddi e gustate, possibilmente in compagnia, altrimenti vi dispiacerà che nessuno possa dirvi "ma che buona crostata hai fatto!" :)

Essendo lunedì, partecipo alla raccolta del 100% Vegetal Monday della Capra
E siccome è anche integrale, partecipo finalmente anche alla raccolta della mia blog-amica Daria per la sua raccolta Integralmente, che è diventato un pdf (scaricabile) da far invidia ai migliori libri di cucina naturale.

E, ovviamente, vi auguro una splendida e dolce settimana :)


lunedì 23 giugno 2014

Una delizia per mille usi, lo strawberry curd

...o "fragol curd", come lo abbiamo casalingamente e maccheronicamente rinominato, perchè quella sillaba in più ci faceva proprio fatica.
Lo so che di fragole non ce ne sono quasi più, e infatti avrei voluto parlarvene prima, se non mi fossi ammalata. Però di tralasciare non ne avevo affatto voglia, perchè per me è stata una scoperta straordinaria e la seconda volta che l'ho preparato ne ho fatto dei barattoli sottovuoto da regalare e conservare.
Tutto è iniziato con una gran voglia di cheesecake, che la mia sorellina Silvy fa davvero bene e che le ho, appunto, ordinato. Io mi sono presa l'impegno della copertura e ho pensato "Se mia sorella Gabry (eh sì, ne ho due) fa una squisitissima crema di limoni per farcire la sua cheesecake, il lemon curd appunto, si potrà fare qualcosa di simile con le fragole che in questo periodo abbondano?" E così, cerca che ti ricerca, ho trovato un po' di ricette e ho messo a punto la mia, rifacendomi soprattutto a questa

Vi occorre:
500 gr di fragole biologiche (quelle non bio sono davvero disastrosamente bombate di pesticidi!)
150 gr di zucchero integrale
100 gr di amido di mais
il succo di mezzo limone non troppo grande.

Procedimento:
Lavate le fragole, privatele del picciolo (ma va?) e frullatele insieme allo zucchero; aggiungete l'amido di mais e il succo di limone e date un'altra frullata. Mettete il tutto in una pentola se non lo avevate già fatto e fate cuocere a fuoco basso, mescolando affinchè non si attacchi al fondo. Volendo si può usare il bagnomaria per una cottura ancora più delicata. Quando la crema inizia a bollire, lasciate cuocere ancora per uno o due minuti e spegnete il fuoco.
Ora, se avete seguito le mie dosi, ne otterrete tanta, circa tre barattoli. In questo caso, riempite subito i barattoli sterilizzati con la crema ancora bollente e lasciate raffreddare a testa in giù per creare il sottovuoto. Se invece ne avete fatta di meno, usatela come vi pare e considerate che si tiene in frigo per 5 o 6 giorni: io l'ho usata sulla cheesecake (la morte sua!!!), ci ho fatto una crostata e l'ho messa nello yogurt bianco per delle colazioni super!
E, visto che siamo in tema e visto che quest'anno non ho ancora pubblicato aggiornamenti dal terrazzo, vi presento una dolcissima new entry di quest'anno


E siccome, guarda il caso, questa ricetta è pure vegana, oltre che gluten free per la gioia della mia amica celiaca, non la vogliamo regalare alla Capra per i suoi Vegetal Monday?

giovedì 19 giugno 2014

Storia e storie: il galletto "timbrapane"

In un post di qualche tempo fa, la saggia Serena commentava suggerendo a tutti di raccontare un po' di più di storia locale, che lei adora...e anch'io!
Così mi sono decisa a scrivere un post che avevo in mente da tanto e che in realtà non riguarda la mia storia locale, ma non importa, riguarda la storia delle persone comuni, vissute semplicemente un po' di decenni prima di noi. È la storia di questo galletto in legno di ulivo, lo hanno regalato a Fra lo scorso anno per il suo compleanno, souvenir di Matera.

 Quando sua sorella e il suo compagno hanno visto la botteguccia dell'artigiano che fabbricava questi oggetti non hanno potuto fare a meno di pensare al panificatore di famiglia :) E ovviamente hanno ascoltato la storia e le storie di questi timbri dall'artigiano che glielo fabbricava lì sul momento, storia che hanno raccontato a noi e che io riporto a voi. E non obiettate subito che, di bocca in bocca, chissà quante cose sono state modificate, tolte, aggiunte...non conosciamo forse le storie più belle, più interessanti, più avvincenti tramite la narrazione orale?
Quindi state buoni e ascoltate.
Decine e decine di anni fa, in tutte le case si autoproduceva il pane. Sì, lo so che lo sapete già, ma insomma lasciatemi raccontare! Dicevo, mica come ora che farsi il pane in casa è quasi una moda, che la pasta madre è per chi ha tanto tempo a disposizione (estremamente falso!!) e particolare voglia o inclinazione a cimentarsi in cucina. No, ai tempi era normale come lavarsi la faccia al mattino; si comprava al farina o addirittura il grano da macinarsi, si possedevano madie in cui mettere a lievitare il pane e poi...si cuoceva, direte voi! Eh no, che mica si poteva sprecare tutta quell'energia, mica si poteva accendere la stufa (non state mica immaginando forni elettrici?!) in piena estate appositamente per cuocere il pane! No, si prendeva la propria o le proprie pagnotte e le si portava al forno del paese, dove appunto tutti andavano a cuocere il proprio pane. Ma i paesani sono tanti e tutti ad autoprodursi il pane...come si fa allora a riconoscere il proprio? Ecco che arriva il nostro galletto! Che ovviamente non deve essere per forza un galletto, ma una qualsiasi forma che possa identificare la famiglia e che porti, sotto, le iniziali del proprietario.


Geniale, no? No? Niente di speciale o comunque ci eravate arrivati già da soli? Però che pretenziosi, quando facevo letture animate ai bambini non facevano tutte queste storie (alcuni sì...)! Comunque va beh, allora vi racconto anche l'uso secondario del timbro, e vediamo se sapevate anche questo!
Sempre a quei tempi, se un giovane aveva adocchiato la bella a cui chiedere la mano, non le mandava mica un sms per chiederle di uscire, anzi non glielo chiedeva e basta, non son mica modi! Lui faceva in modo che lei ricevesse, indovina indovinello, il timbro! Sì, proprio il timbro che la sua famiglia utilizzava per distinguere il proprio pane. A questo punto il giovine innamorato poteva aspettarsi due reazioni, anzi tre. Ipotesi 1: la bella è altrettanto innamorata e allora si tiene il timbro, che diventerà dunque quello della famiglia che i due andranno a formare. Ipotesi 2: la bella non ne vuol sapere e, per portarne a conoscenza lo sfortunato spasimante, gli rende il timbro oppure, forse se proprio proprio il tipo non le piace nemmeno un po' e anzi le sta pure un po' sulle balle, distrugge il povero pezzo di legno d'ulivo.
Dite la verità, questa vi mancava!
E, giacchè siamo in tema, vi lascio pure un bel ritratto, in particolare splendida ed esuberante forma, del nostro lievito madre, o per meglio identificarlo, del nostro Babbo II (il primo defunse tempo addietro...), battezzato appunto Babbo perchè non sia mai che non venga riconosciuta la paternità di colui che gli ha dato vita e che se ne prende più o meno quotidianamente cura.

lunedì 16 giugno 2014

Di dolori, di lavori e un po' di mare

Ma che fine ha fatto la Cri?! Starà bene, starà male? Sarà a casa, sarà altrove? Qualcuno l'ha vista, sentita, letta? Lo so, lo so che eravate tutti in ansia per me, che vi mancavano da morire i miei quotidiani post, che vi auguravate per me, benchè un po' risentiti, che me ne fossi andata in vacanza senza salutare. Ah, no? Non ve ne eravate neanche accorti? Si stava bene uguale? Va beh, allora  tornate pure alle vostre faccende..........................................................................E dai però, ci sarà almeno uno solo tra voi che mi abbia dedicato un pensierino di sfuggita! Che avesse voglia di una delle mie good news, che aspettasse un mio commento su un proprio post... Beh, a quell'uno che voglio sperare ci sia devo le mie scuse per essere sparita così, e magari una spiegazione. La spiegazione è varia e sfaccettata, e comincia col fatto che la mia salute "de fero" mi ha più o meno all'improvviso tradita. D'altronde tutti hanno un punto debole, io il mio lo conosco e me ne prendo cura...ma stavolta non ho fatto in tempo, non ho fatto abbastanza, mi sono sopravvalutata, insomma mi sono ritrovata a letto a piangere e contorcermi dal dolore (è vero che ho una soglia del dolore tra lo 0 e il -10 ma vi giuro che faceva un male cane!!), tanto da dover cedere in extremis, io proprio io, dopo anni e anni che ne stavo felicemente alla larga, all'odiatissimo e temutissimo antibiotico.
D'altronde, quando con due settimane di anticipo ti chiamano per andare a lavorare in libreria per tre mesi, ossia tutta l'estate, 6 giorni su 7 di cui 4 ma a volte anche 5 lavori fino a mezzanotte, come sfruttare quest'estate improvvisamente ristretta se non passando una delle due settimane a letto dolorante, non riuscendo a stare seduta per più di 10 minuti senza soffrire, mangiando riso in bianco e bevendo tanta di quell'acqua da prosciugare un lago e considerando un birrino alla stregua del cianuro? Direte, beh hai ancora una settimana. Sì, quella di pioggia!!! Ora, per carità, sul lavoro non si sputa di certo, nemmeno se ti porta via tutta l'estate e poi ti si dimentica quando ormai, se vuoi andare al mare, devi avere un po' di soldini per comprare qualche ora di aereo. Ok, non ci sputo sopra, avevo estremo bisogno di questo lavoro, e poi è la libreria mica la miniera, però sarei falsa, ipocrita e bugiarda se vi dicessi che sono rimasta impassibile o quantomeno educata davanti al pensiero che riemergerò solo a estate praticamente finita.
E così la mia assenza da questi schermi si è ulteriormente prolungata perchè siamo riusciti, incastrando l'incastrabile, delegando il non incastrabile a un amico volontario cui sarò eternamente grata, trascinandomi sul treno ancora un po' dolorante e sotto antibiotico, a raggiungere IL MARE!!! A passarci ben due giorni, a riempirci le narici di iodio e le orecchie del rumore delle onde e, onestamente, a dispetto dell'unica raccomandazione del mio amico dottore, a fare anche dei bagni meravigliosi!
Quelli che vi auguro accompagnino la vostra estate o almeno una buona parte di essa :)
 

mercoledì 4 giugno 2014

Colluttorio per il mal di gola

No, non ho riesumato una bozza risalente a novembre e no, non voglio fare la tipa alternativa parlando di mal di gola mentre girano post su gite, sole, eventi all'aperto.
Non ho nemmeno deciso io che, con un programmino che prevedeva un sabato mattina al Pasta Madre Day e una domenica al mare, l'adorato Fra si è fatto venire un mal di gola di quelli degni dell'inverno profondo.
E, quando stamattina mi ha detto "Il tuo colluttorio è stato fantastico!", e dopo aver appurato che non l'avesse detto solo per consolarmi del weekend tanto soleggiato quanto casalingo, ho pensato che valesse la pena diffondere: sai mai che qualcuno di voi ne prenda nota e se ne ricordi al momento opportuno, sai mai che qualcuno, rincitrullito dalla pubblicità, eviti di andare a buttare soldi in farmacia per inutili e dannosi spray o caramelle o schifezze del genere.
La ricettina per il colluttorio l'ho trovata su questo libriccino che proprio Fra mi aveva comprato a un mercatino dell'usato qualche anno fa, e di cui forse vi ho già parlato. Il libro è molto vecchio, è stato pubblicato da Rizzoli nel 1976, ed è stato scritto da questo dietista, la cui nonna non aveva mai fatto uso di medicinali, conosceva tutti gli usi e i benefici delle piante e a cui lui, in punto di morte (di lei, ovviamente) aveva promesso di non prendere mai una medicina. Pare che così sia stato, e pare pure che in effetti il signor Kordel abbia goduto di ottima salute fino all'età di 97 anni! È un librino che consulto sempre all'occorrenza, prima ancora di cercare nel web, è scritto bene, è chiaro, esaustivo e spesso i rimedi sono costituiti da ingredienti di una reperibilità sorprendente. Come, appunto, il colluttorio per alleviare il mal di gola.
Serve solo una manciata di foglie di salvia, un limone e dell'acqua.
Basta portare a bollore una tazza d'acqua, toglierla dal fuoco, lasciare in infusione la salvia per 5 minuti e aggiungere il succo di un limone; aspettare che si raffreddi e usare l'infuso per fare dei gargarismi 2 o 3 volte al giorno. La salvia ha proprietà battericida, decongestionanti, balsamiche, disinfettanti, antinfiammatorie, espettoranti.
Anche il limone, tra le altre numerose proprietà curative, è antibatterico e disinfettante.

Augurandovi di non aver mai bisogno di questo colluttorio, felice giornata a voi!