la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

martedì 28 gennaio 2014

Per ogni maledetta Aushwitz

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria.
(ovviamente) Primo Levi

Questa frase la ricordo da quando lessi Se questo è un'uomo, e non l'ho più dimenticata. Mette paura. Responsabilizza. E fa bene, perchè di Aushwitz ce n'è ancora tante, troppe. Perchè una sola è già troppo.


lunedì 20 gennaio 2014

Frittata veg con patate e carote

Di questi tempi, col freddo che fa, le galline vere, ossia non quelle fabbricate appositamente per produrre uova, sono abbastanza parche, quindi al mercato dei contadini le uova non si trovano, quelli che le hanno ne hanno così poche che se non sei al mercato appena aprono i banchetti, non hai nessuna speranza. E allora con cosa si fa una bella frittata? Con lo stesso ingrediente con cui a volte si sostituiscono le uova nelle polpette o negli hamburger: la farina di ceci, ingrediente che adoro!
Avete mai mangiato la cecina a Pisa e dintorni? Non è altro che acqua, farina di ceci, sale e qualche odore tipo pepe o rosmarino, ma è di una bontà commovente!
Tornando a noi, e a quello che invece i nostri modesti fornelli possono offrire, oggi a pranzo, in tre compreso l'ospite dell'ultimo minuto, ci siamo spazzolati questa qui


Sembra una frittata, vero? A Fra piace addirittura di più!
Io la faccio così:
Ingredienti:
150 gr di farina di ceci,
100 ml di acqua,
2 patate,
2 carote,
olio evo,
sale e pepe.

Procedimento:
Ho tagliato a tocchetti patate e carote e le ho messe in padella a rosolare con un po' di olio, intanto ho messo la farina di ceci in una ciotola, ho aggiunto pian piano l'acqua e ho mescolato con una forchetta. Non vi preoccupate se si formano grumi: lasciatela lì un po' e i grumi scompariranno da soli. Giuro! Quando le verdure sono belle dorate e l'impasto liscio (deve essere piuttosto liquido, della consistenza, appunto, delle uova per la frittata), colatelo in padella. Coprite e lasciate andare a fuoco basso. Come per la frittata, quando si è solidificata sotto e almeno rassodata sopra, giratela e fate cuocere l'altro lato per un minuto o due.Dopodichè...godetevela! Anche se siete, o se avete ospiti, celiaci :)
Come dicevo, sembra una frittata, eppure ha qualche differenza...una per tutte? Uno dei problemi delle uova è l'eccessivo apporto di colesterolo. Volete sapere quanto ne contengono i ceci? Zero! :)
Sono inoltre ricchi di proteine e carboidrati, quindi molto energetici, contengono le vitamine del gruppo B, vitamina C e vitamina E; sono ricchi anche di sali minerali, nello specifico calcio, potassio, fosforo e magnesio. Infine, per non farsi mancare niente, sono pure ricchi di fibre e di omega3!

Dopo un po' di assenze dovute alla mia proverbiale incostanza, con questa ricetta partecipo al Vegetal monday della Cucina della Capra.


martedì 14 gennaio 2014

La bellezza è negli occhi di chi guarda

Vivo in questa casa ormai da tre anni e mezzo. Pensavo di conoscere i panorami che vedo dalle finestre dei vari lati dell'appartamento, con i relativi adeguamenti stagionali: da un lato c'è il cortile interno con la magnolia che si veste e si spoglia dei suoi giganteschi fiori bianchi, la parte più alta della torre degli Asinelli, i colli, anche loro vestiti di bianco o di verde a seconda della stagione, il palazzo di fronte di cui ormai conosco per forza di cose gli inquilini, i camini fumanti o meno; dall'altro lato, il cortile dell'università, gli alberi del parco che sta sulla via parallela e che sovrastano in altezza i palazzi di fronte e, appunto, i palazzi di fronte, anche loro con inquilini più o meno noti, come la coppia mista con i figli bellissimi, il pianista, la famiglia algerina la cui madre prepara un couscous divino, la vecchina sempre affacciata alla finestra del primo piano che ti sorride se per caso dalla strada alzi la testa...ma solo qualche mese fa ho scoperto la ballerina in tutù!
trova la ballerina
Sembrerebbe senza testa....in realtà è rovesciata indietro, come richiesto dal passo di danza che sta eseguendo :)

venerdì 10 gennaio 2014

L'Argentina si difende dalla Monsanto

Ci tenevo a cominciare l'anno con una buona notizia. Avrei preferito giungesse dall'Italia ma, caso strano, non mi sono imbattuta in nessuna particolare buona notizia italiana, bensì in questa proveniente dalla città di Cordoba, a circa 650 chilomentri da Buenos Aires.
immagine tratta dal web
 Dei crimini compiuti da Monsanto e simili abbiamo già accennato qui, qui e qui. Che le sue pratiche dimostrino quanto poco interessi ai suoi dirigenti la salute dei consumatori, la dignità dei contadini e la tutela dell'ambiente è cosa ormai risaputa.
E si fonda proprio su questa presa di coscienza,  nonché sulle proteste dei cittadini argentini, la sentenza della Sala Segunda de la Camara del Trabajo de Cordoba di un paio di giorni fa, la quale vieta alla Monsanto la costruzione di una fabbrica di mais (ma il mais non si coltivava, un tempo?) transgenico a Malvinas Argentinas, in provincia, appunto, di Cordoba. La sentenza infatti, conseguente a un rapporto svolto da Raul Montenegro, titolare della Cattedra di Biologia Evolutiva Humana della Facoltà di Psicologia, è motivata da diversi fattori:
- i risultati dello studio dimostrano che molte delle attività svolte dalla Monsanto provocano seri rischi sanitari e ambientali, liberando nell'aria particelle di gas tossici;
- la Monsanto ha messo in produzione alimenti transgenici senza prima valutarne approrpiatamente i rischi, considerando che già in precedenza erano state rilevate tossine nel sangue di donne che avevano assunto i suddetti prodotti;
- la Monsanto ha già subito una condanna per alterazione dei dati e altre cattive pratiche e recentemente il Tribunale di Lione l'ha ritenuta responsabile per l'intossicazione dovuta al pesticida Lasso, di sua produzione;
- gli abitanti della zona hanno fortemente protestato contro la costruzione della fabbrica, sostenuti anche da diverse comunità provenienti tanto dalla provincia di Cordoba quanto da altre provincie, comunque interessate ad osteggiare il modello produttivo della Monsanto.
- la Dichiarazione n.12/2012 della Università Nazionale di Cordoba, che, le altre considerazioni, si impegna a continuare a lavorare perchè si sviluppino sistemi di produzione agricola diversificata, che soddisfino le necessità della comunità, garantiscano la sovranità alimentare, preservino i terreni, le falde acquifere e la biodiversità.

Che ve ne pare? Non sentite profumo di dignità, di serietà, di tutela della popolazione e dell'ambiente anteposta agli interessi economici?
Poi certo, la Monsanto si è già difesa dichiarando di aver ottemperato a tutti i requisiti legali e il suo rapporto è in fase di valutazione da parte della Segreteria Provinciale per l'Ambiente. Ci si chiede quanti soldi abbiano preso gli scienziati che hanno stilato il rapporto...e se corrompere qualche scienziato sia sufficiente anche stavolta affinchè una delle più criminali multinazionali del mondo possa anche qui fare ciò che le pare in nome del profitto.

Intanto, oltre a compiacerci e complimentarci per questa sentenza, quello che possiamo fare è, come già detto altrove, esercitare il nostro potere di boicottare, per preservare la nostra salute e per non essere complici di avvelenamento e sfruttamento.
A questo proposito, vi riporto, sempre dall'articolo di Matteo Vitiello, l'elenco dei marchi che acquistano materie prime dalla Monsanto.

lunedì 6 gennaio 2014

Buon anno e buona vita!

"Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di "classe". Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come gli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra "ideologia" nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove la si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell'acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo oggi è la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.
Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è "comunismo", come credono i miei rozzi obiettori di destra. 
Povertà è un'ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l'automobile, le motociclette, le famose e cretinissime "barche".
Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perchè necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.
Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l'olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perchè la nostra sola cultura è l'uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perchè non ha più povertà. 
Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostro paese è un grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, un'investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l'illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perchè la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.
Il nostro paese è un'enorme bottega di stracci non necessari (perchè sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori."
 
Goffredo Parise - da un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" tra il 1974 e 1976, presente nella raccolta "Dobbiamo disobbedire" - ed. Adelphi

Vi auguro un anno di consapevolezza, e che non vi manchi mai il necessario.