la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

giovedì 28 novembre 2013

Meat Free Monday e la cucina della Capra

Avete mai sentito parlare di Meat Free Monday"? È l'iniziativa che Paul McCartney e le sue due figlie presero qualche anno fa per sensibilizzare gli inglesi a mangiare meno carne, riducendo così l'impatto ambientale degli allevamenti intensivi, prima fonte di inquinamento planetario. Credo non sia stata un'idea stupida, nè inutile. Certo, se il 90% della popolazione mondiale diventasse vegana, gli allevamenti intensivi cesserebbero di esistere e gli allevamenti tradizionali basterebbero a sfamare quei pochi carnivori rimasti, ma la vedo dura come ipotesi realizzabile, almeno non nell'immediato futuro. Però le cose non sono bianche o nere, e non per forza devono essere prese decisioni drastiche secondo me. Le mezze misure esistono, e la riduzione del danno pure. Anche perchè tra il dire "non posso/voglio rinunciare a carne, latte e uova" e il dire "riduco il consumo di carne, latte e uova" la differenza c'è e si sente. È per questo che, quando posto ricette su questo blog, posto spesso ricette vegane, perchè possano usufruirne i vegani e perchè gli onnivori possano rendersi conto che non sempre sono indispensabili latte e uova per preparare un dolce e che le verdure non sono solo un triste contorno. 
Qualche settimana fa ho avuto i miei genitori qui per qualche giorno, gli ho proposto, tra le altre cose, i miei cookies. Dopo che hanno mangiato e apprezzato, gli ho svelato il trucco: non ci credevano e mia mamma, contenta di poter preparare qualcosa di buono senza far alzare il colesterolo cattivo di mio padre, ha voluto rifarli con me per imparare. E come se non bastasse, tornata a casa li ha subito rifatti e offerti a amiche e parenti, diffondendo la ricetta tra incredule massaie. Non è una soddisfazione?! Sono persone che ovviamente mai e poi mai si reinventeranno un'intera cucina, imparata da ragazze e mai messa in discussione (e di solito gustosissima!), però se una volta su tre i biscotti li fanno senza uova e senza burro sarà già una gocciolina pulita in un'oceano inquinato.
E poi, accanto alle motivazioni ecologiste difese dalla famiglia McCartney, ci aggiungerei anche i motivi di salute, per la quale mangiare proteine animali con costanza non è che sia proprio benefico, come ormai ci insegnano fior fior di studi e come sostengono luminari come Umberto Veronesi (che non mi è affatto simpatico ma col quale concordo sull'argomento) o il professor Franco Berrino, che invece stimo tantissimo e che consiglio a chi non lo conoscesse di "googlare" e sentire quel che ha da dire.
Io sono proprio tra quelle persone che fanno una fatica mostruosa a prendere decisioni, soprattutto se drastiche, ma direi che ho la coscienza alquanto serena, sia nei confronti del pianeta, che in quelli di un'economia etica, che in quelli della mia salute, mangiando carne un paio di volte al mese e acquistandola da allevatori locali e fidati, riducendo al minimo il consumo di pesce, uova e latte e non pretendendo pasti vegani se sono invitata a pranzo/cena. E poi, sono una turista enogastronomica, curiosa delle cucine altrui, e non mi piacerebbe limitare la mia curiosità, il mio apprendere, il mio assaggiare...Ma tranquilli, tanto in vacanza non ci vado mica così spesso!
Ora, c'è un bel blog che ha fatto suo lo spirito del Free Meat Monday, cioè ha "istituito" il Vegetal Monday: non è un concorso, non si vince niente, ma si impara tanto. Ogni lunedì. Quando tutti possono postare una ricetta vegana, anche, anzi soprattutto, chi non lo è, e inserirla nella raccolta della Capra. Io ci vado ogni lunedì a prendere spunto, e ora ho deciso di iniziare a dare anche il mio contributo. Forse in questo modo, sapendo di avere una specie di appuntamento, considerando che sarà un periodo di lavoro intenso e quindi rischio di lasciare il blog in fondo alla lista delle cose da fare, sarò più costante con l'aggiornamento e con la diffusione di ricettine buone, facili...e salutari ;)

martedì 26 novembre 2013

Una corsa in metro in cambio della tua bottiglia di plastica

Immagine tratta dal web
È ciò che dovrebbe succedere a Pechino, una volta terminati i test in alcune stazioni della metropolitana. Nello specifico, dovrebbero venire installate delle macchinette "ricicla bottiglie", che erogherebbero dai 6 ai 12 centesimi a bottiglia.
E pare poi che davvero le bottiglie verranno riciclate, perchè in Cina il riciclo del PET è un vero e proprio business e l'attività di "raccoglietore di bottiglie" è considerata un'attività lavorativa, per di più seconda solo all'agricoltura!
Ovvio che, dunque, c'è anche qui chi ci guadagna a oltranza e chi è costretto a fare la parte noiosa e probabilmente sottopagata della faccenda, questo si chiama capitalismo; ma se è vero che, come diceva qualcuno commentando i post precedenti, i potenti non alzeranno un dito se non ci guadagneranno qualcosa, allora che guadagnino rendendo il mondo più pulito e l'aria più respirabile. Così come, se è vero che sarebbe meglio ridurre il consumo di acqua in bottiglia e rendere potabile ovunque quella della fonte, è altrettanto vero che far scomparire dal mercato le bottiglie di plastica è un'utopia: quindi, giacchè si usano, meglio raccoglierle e portarle a nuova vita anzicchè mandarle a soffocare pesci nell'oceano. O no?

giovedì 21 novembre 2013

Liberi tutti (o quasi)

La notizia del giorno, anzi dei giorni, è senza dubbio il disastro che è successo in Sardegna. Tanto ci sarebbe da dire sull'ennesima tragedia, sulle eventuali responsabilità, sullo scempio idrogeologico cui stiamo assistendo da decenni, sulle morti che forse, come quelle in Liguria di un paio di anni fa, come quelle in Sicilia, come quelle in Irpinia, tanto per citarne alcune, si potevano evitare. E non basterebbe un post né tutta la voce che ho per esprimere la rabbia, la tristezza, la frustrazione.
Quindi ho deciso di condividere una notizia migliore, di cui sarete altrettanto già a conoscenza e che poi, andando ad analizzare a fondo, non si discosta così tanto dall'argomento di cui sopra: sono finalmente stati scarcerati (in realtà, 29 su 30) gli ormai famosi Arctic 30, gli attivisti di Greenpeace in carcere dal 18 settembre, accusati di pirateria e poi di teppismo, per aver assaltato pacificamente una piattaforma petrolifera russa, che stava, appunto, trivellando l'Artico. Ovviamente la notizia è arrivata in Italia suonante più o meno così. "Liberato su cauzione l'italiano degli Arctic 30" oppure "Greenpeace, concessa la libertà a Cristian D'Alessandro". A me un po' queste cose la vena sulla fronte me la fanno gonfiare, come quando succedono tragedie all'estero e si sente "nessun italiano tra le vittime". Che se una vittima parla un'altra lingua proviamo meno empatia?! Ma va beh, quesa è forse un'altra storia. Resta il fatto che, dietro cauzione di non so quante migliaia di euro, il tribunale di San Pietroburgo si è deciso a scarcerare queste persone, che restano comunque in attesa di processo, previsto per l'inizio del 2014. E questa, per ora, è una buona notizia. Come una buona notizia è sapere che al mondo c'è gente come i cosidetti Arctic 30, che si impegna e rischia in prima persona per cercare di impedire alla sete di denaro di ingoiare il pianeta, che investe le proprie risorse affinchè sia impedito l'ennesimo ecocidio. I ghiacciai si stanno sciogliendo, e questo è un dato di fatto, e le grandi compagnie petrolifere si spostano sempre più verso il nord del globo alla ricerca di petrolio da estrarre, e trivellando non fanno che peggiorare la situazione.
Emanuele Colombo descrive perfettamente la situazione in un 1 minuto e 20 secondi di video d'animazione.

lunedì 18 novembre 2013

Condannati per ecocidio

Magari fosse vero!!! Però qualcosa affinchè diventi vero si può fare. Qualche giorno fa ho letto questo post di Berica, una persona che conosco solo virtualmente ma che stimo molto (date un'occhiata al blog e capirete perchè).
Grazie a Berica, ho scoperto l'esistenza di questa raccolta di firme indetta da un gruppo di avvocati internazionali, che si stanno battendo affinchè la selvaggia distruzione ambientale sia punibile penalmente.
Credo sia giusto e doveroso firmare. Perchè in quanto cittadini europei abbiamo il diritto di proporre emendamenti alle leggi europee e non abbiamo nessun Mujica al cui buonsenso poterci affidare sereni. Perchè non bisogna aspettare che le cose succedano o che le facciano gli altri. Perchè l'argomento ci riguarda tutti, dal primo all'ultimo. Perchè il sistema capitalistico, ma spesso il semplice menefreghismo, l'ignoranza, la miopia dei singoli individui, sta sfruttando le risorse naturali fino all'osso, sta eliminando dal pianeta intere specie animali e vegetali, sta succhiando energia come se non ci fosse un domani. E in effetti, andando avanti così, un domani non ci sarà.
Non è questione, infatti, di difendere i diritti degli animali (sacrosanti, per carità) o di salvare un'area verde dalla cementificazione. Ecco cosa è scritto sul sito dedicato: Eco-cidio deriva dal greco oikos che significa casa. In latino, caedere significa distruggere, demolire, uccidere. Ecocidio si può intendere come la distruzione della nostra casa
Ecco, la questione, dicevo, è questa, che si difende semplicemente il diritto ad avere una casa, in senso lato certo, ma in senso imprescindibile.
Con questo buon proposito vi auguro una settimana felice e vi lascio con un video dell'interessante intervento di Polly Higgins al TED dello scorso anno sull'argomento ecocidio.





giovedì 14 novembre 2013

Lanzarote #2 - Coltivare a tutti i costi

Come accennavo nel post precedente, Lanzarote è un isola vulcanica. Le Montagne di fuoco sono ancora attive, ma le ultime eruzioni del Timanfaya (il più colossale dei 36 coni vulcanici presenti sull'isola), risalgono al 1730 - 36, il periodo di eruzioni più lungo che si ricordi e che trasformò un'isola rigogliosa in un deserto di lava e cenere. In seguito si è verificata, nel 1812 - 14 l'eruzione del vulcano Tinguaton, che insieme alle precedenti, ha contribuito ad aumentare la superficie dell'isola, ampliandone le coste, ma rendendola anche, appunto, un deserto nero.


per cui la sua superficie è per la quasi totalità ricoperta di lava solidificata, come potete vedere dalla foto qui sopra e qui sotto, ma anche da quasi tutte le altre foto.

Per questa ragione non ti aspetti di vedere della gran vegetazione, se si escludono palme e cactus di ogni forma e dimensione. Al Jardìn de cactus ne abbiamo visti di assurdi:









Ma anche i giardini curati davanti alle case, sono più o meno di questo genere:

Assomigliano più a giardini zen che ai cortili che siamo abituati a vedere da queste parti. D'altronde, oltre alla questione del terreno, c'è da dire anche che pioverà due mesi l'anno al massimo, quindi ci siamo fatti l'idea che prati non ne avremmo trovati, che la frutta e verdura che mangiavamo venisse dalle altre isole e che l'omaggio di Manrique ai contadini fosse dedicato a autoctoni di qualche secolo fa.
Monumento al campesino
Quindi, con l'idea che un po' di vegetazione seria l'avremmo trovata solo una volta arrivati a Gran Canaria (altrochè se l'abbiamo trovata! La frutta tropicale più gustosa che io abbia mai mangiato!), andiamo avanti con l'esplorazione dell'isola. Tappa da non mancare: la regione dei vini. "I vini di Lanzarote sono eccezionali!", "Dovete assolutamente provare il passito che fanno a Lanzarote!", "Andate per bodegas a degustare i vini!". Questi i consigli dei nostri amici canari e di chiunque sia stato sull'isola, questa sicuramente un'attività che non avremmo omesso dal nostro programma di viaggio :)
Così partiamo per La Gerìa, zona di vini, percorrendo strade che serpeggiano in mezzo al tuttonero onnipresente.


E in effetti, a un certo punto, iniziamo a vedere un susseguirsi di bodegas a destra e a manca, che propongono degustazioni, vendita di vini, ristorante... Nonostante fossimo inebriati non ancora di vino ma dell'idea di andare ad assaggiarne e dei paesaggi surreali che stavamo attraversando, siamo tornati un attimo in noi e, abituati ai nostrani colli rigogliosi, ci siamo detti "sì ma...le vigne?". Ché di solito, se c'è la regione del vino ci sono le vigne, ché le vie del vino sono corrono tra i vigneti, e allora abbiamo guardato con più attenzione quel tuttonero che riempiva il paesaggio.
Ma dai!!! Eccole le vigne!




Siamo scesi dalla macchina e ci siamo avvicinati ai "campi": e in effetti erano proprio vigne quelle che stavamo attraversando. Decisamente diverse dalle nostre. Non riesco a raccontare quanto sia stata emozionante questa presa di coscienza, continuavamo a guardare, a guardarci e a dire:"No! Non ci credo!". I viticoltori qui fanno una buca, larga e non troppo profonda e ci piantano la vite, questa modalità permette di proteggere la pianta dal forte vento che altrimenti spazzerebbe via tutto. Spesso, per maggior sicurezza, ci costruiscono anche un muretto di pietre intorno.
E questa è, appunto, la vite, direi dopo la vendemmia.
Incuriositi di come potesse crescere una vite su questo spesso strato di lava, ne abbiamo parlato con i nostri amici, una volta arrivati a Gran Canaria. Giuliana, che conosce bene anche Lanzarote, ci ha raccontato che sì, è difficile coltivare a Lanzarote, e chi ha della campagna (non ci posso fare niente, mi fa strano chiamarla "campagna"!) riesce a produrre a stento per il proprio sostentamento, ma ci ha detto anche che invece le viti riescono a crescere e a crescere bene perchè, sotto lo strato di lava, la terra è fertile e la lava in realtà svolge una funzione fondamentale: trattiene l'umidità del terreno: in questo modo l'aridità del clima non secca la pianta, che in effetti produce uve e quindi vini memorabili!

Da quel giorno della via del vino ci abbiamo fatto più attenzione e, nei nostri giri in macchina, abbiamo visto quasi dappertutto campi coltivati in questo modo, cioè con muretti di protezione più o meno alti. Qualche esempio:


Non so come spiegare, ci siamo sentiti davvero in un altro mondo.
Ma la cosa che mi ha fatto pensare è stata soprattutto quella che mi è sembrata come un'ostinazione a coltivare nonostante tutto, nonostante non ci si mangi abbastanza, nonostante si faccia il doppio della fatica (pensate che la vendemmia somiglia più alla nostra raccolta dei pomodori che alla nostra vendemmia). Non so, è stata una sensazione quasi commovente, e rincuorante, è difficile da spiegare. Semplicemente mi sono chiesta: sarà mica un bisogno innato dell'essere umano quello di piantare qualcosa, prendersene cura, farla crescere e mangiarne i frutti? Io, a questo punto ne sono convinta. Voi che ne pensate?

sabato 9 novembre 2013

Lanzarote #1 - L'architettura sostenibile

Eccoci tornati! Da un viaggio indimenticabile, come tutti i viaggi d'altronde. Anche se questo forse un po' di più. Vedere, vivere, respirare Lanzarote è stato davvero speciale, e infatti merita qualche post. Non sono solita fare reportage dei miei viaggi su questo blog, e infatti non starò a raccontarvi dei bagni nell'oceano,
di quanto fosse buono il cibo e il vino
delle corse tra le dune altissime (anche perchè quelle erano a Gran Canaria, ultimo pezzettino di viaggio...),
o dei panorami mozzafiato...
Vorrei scrivere invece di altre cose che mi hanno colpito e che hanno decisamente attinenza con lo spirito di questo luogo virtuale. Come ad esempio il sistema edilizio che contraddistingue l'isola.

Lanzarote, architettonicamente, vuol dire Cesar Manrique.
Manrique, classe 1919, lanzaroteño, è stato un cosiddetto artista poliedrico: sì è occupato di pittura, scultura, urbanistica, architettura, arte pubblica, fino a quando un'incidente stradale se l'è tristemente portato via all'età di 72 anni. Ha girato parecchio il mondo, ha vissuto a Parigi e New York, le sue opere sono state esposte dalla Biennale di Venezia alla Biennale dell'Avana, passando per diverse importanti gallerie newyorkesi. Nel 1966 torna nella sua isola nativa e, nel bel mezzo del boom economico, dello sviluppo turistico e della conseguente edilizia selvaggia che già imperversa altrove, Manrique inizia a parlare di architettura sostenibile, di valorizzazione del territorio; mette in guardia i propri conterranei dallo scempio che già il turismo sta facendo delle altre Canarie. Lanzarote è un'isola vulcanica, e questo la rende unica e speciale: Manrique, personaggio ormai influente, nonché grande oratore, riesce a convincere la sua gente e, aspetto fondamentale, le autorità locali, che il vero investimento turistico per Lanzarote vuol dire proprio preservare e valorizzare le sue risorse naturali, piuttosto che costruire all'impazzata o vendere terreni a imprese edilizie straniere. Un discorso decisamente avanti, considerando il periodo, una visione oltremodo lungimirante, visto che ha dato i suoi frutti, che l'isola di Lanzarote è stata dichiarata Riserva della Biosfera dall'Unesco nel 1993, che il turismo non si può dire che manchi e che i risultati la rendono sicuramente ancora più speciale di quello che è naturalmente.
Immaginate cosa sarebbe stato costruire palazzoni al posto di questi edifici che, per legge, non possono avere più di due piani, non possono che essere dipinti di bianco o costruiti in pietra nera e le cui finestre devono essere verdi o azzurre, richiamando i colori delle barche dei pescatori.



Ma l'isola non è solo ispirata alle "direttive" di Manrique: Lanzarote è impregnata della sua opera.
Il Jardin de cactus l'ha progettato lui,


decorandone anche le pareti dei bagni

Come suo è il progetto del Jameos del agua, un lago naturale sotterraneo, il cui tetto è crollato per metà, lasciandolo quindi facilmente raggiungibile e visibile.


non sembra un tutt'uno con la terra stessa, così come anche il Mirador del Rio, scavato nella roccia?

Vogliamo parlare della sua stessa casa, oggi sede della Fundaciòn César Manrique?

questa pianta che nasce in salotto...

...finisce in giardino :)
se questo non è un amichevole incontro tra costruzione e natura, non so cos'altro possa esserlo!
Ma, quando dicevo che Lanzarote è impregnata dell'opera di Manrique, intendevo che, ad esempio, ovunque potete trovare lampioni come questo, o cestini per l'immondizia nello stesso stile, che pur essendo costruiti sembrano non disturbare minimamente l'elemento naturale.
E finisco l'elogio di questo artista con qualche opera della sua serie Giochi di vento, sculture, di solito in ferro, sparse tra Lanzarote e altre isole a rallegrare il paesaggio con i loro incantatori giochi di movimento (tanto state pur certi che si muovono sempre, il vento non è certo quello che manca da quelle parti!).