la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

martedì 30 luglio 2013

Deodorante per ambienti antizanzare

Come ormai sa chi mi conosce, il mio armadietto dei prodotti di pulizia della casa non contiene praticamente quasi nessun prodotto industriale, se togliamo il detersivo per il bucato alla spina. Il resto è fondamentalmente costituito da aceto, bicarbonato, acido citrico, limone e oli essenziali.
Perciò, quando su GocceD'aria ho letto del contest Io lavo eco, I love eco, indetto da Daria e da VerdeVero non ho potuto non partecipare! E per l'occasione ho messo a punto uno spray per ambienti in versione estiva. Io l'estate l'adoro, in ogni suo aspetto, adoro persino il canto delle cicale che va avanti dalla mattina alla sera diventando sottofondo musicale di intere giornate. Ma forse dire "in ogni suo aspetto" non è corretto: c'è una presenza, in estate, che non è che mi metta proprio di buonumore,: le zanzare! Da queste parti poi non ci facciamo mancare niente, non so se voi vi accontentiate di zanzarine qualunque; noi no, noi facciamo sul serio, noi solo zanzare tigre di razza, di quelle enormi e brutte che quando ti beccano hai prurito per una settimana.
E io, che funziono da antizanzare umano perchè beccano tutte me, ne so qualcosa...
E quindi mi sono attrezzata per la difesa e ho messo a punto il mio personale filtro magico antizanzare, rigorosamente naturale e autoprodotto :)

La base è quella del deodorante per ambienti che uso ormai da qualche anno (ché mica stiamo a intossicarci con i deo-ambienti industriali, che oltre ad essere tossici sono pure sgradevoli?!), ma la scelta degli oli essenziali è mirata a far girare al largo le malefiche bestioline.
Semplicemente, mi procuro:
300 ml di acqua,
20 gocce di olio essenziale di tea tree oil,
20 gocce di o.e. di menta,
20 gocce di o.e. di lavanda.
Inserisco tutto in uno spruzzino riciclato ben lavato e, all'occorrenza, agito e diffondo in giro per la casa.

Gli oli essenziali in realtà sono liposolubili e non idrosolubili, per cui è fondamentale agitare il flacone prima di spruzzare (alcune persone, per ovviare a questo problema, sciolgono gli oli nell'alcool per dolci o nella vodka, ma io, appurato che funzionava anche così, oltre a non avere mai in casa nessuno dei due prodotti, ho preferito questa soluzione estremamente basic)
Il profumo della lavanda, inoltre, ha potere rilassante e distensivo, per cui, usando il prodotto in camera da letto, ha anche l'effetto di "conciliatore di sonno" :)
Gli oli che ho elencato sono quelli che ho preferito io, ma anche altre piante sono utili contro le zanzare, nello specifico: il geranio, la citronella, l'eucalipto e il basilico.

Con questa ricetta, dicevo, partecipo al contest Io lavo eco, I love eco, indetto da Daria per il secondo compleanno del suo blog Gocce d'aria, in collaborazione con VerdeVero.

Andate a dare un'occhiata e, se avete una qualche ricettina fai-da-te per la pulizia della casa o per la cosmesi personale, partecipate, così il pdf che raccoglierà tutte le ricette e che Daria metterà a disposizione sarà ricco di consigli interessanti!
Sì è vero, scade domani, potevo dirvelo anche prima mi direte voi, ma come si suol dire "sono arrivata lunga"!


venerdì 26 luglio 2013

Di anniversari, lotte e libri - Rita Atria

Oggi è il 61° anniversario dela morte di Evita Peron, ma è anche il 21° anniversario della morte di una donna molto meno famosa, Rita Atria, figlia di un boss mafioso (ucciso quando lei aveva 11 anni), colaboratrice di giustizia, come si suol dire. Suicidatasi a soli 18 anni, dopo la notizia dell'attentato al giudice Borsellino.
Molto meno famosa, dicevo, anche solo in Italia non tutti sanno chi sia. 
A chi la conosce e a chi non ne a mai sentito parlare, segnalo la sua biografia, "Rita Atria. La picciridda antimafia", scritto dalla giornalista Petra Reski e pubblicato da Nuovi Mondi. Si legge in qualche ora ma si ricorda per molto più tempo.
 

E a proposito di mafia e di letteratura, vi lascio con una citazione di Leonardo Sciascia, che risale addirittura al 1970.
«Secondo una teoria geologica, per il riscaldamento del pianeta, la linea di crescita delle palme sale verso il nord di un centinaio di metri all'anno. Per questo motivo, fra un certo numero di anni, vedremo nascere le palme anche dove oggi non esistono. (...) Anche la linea della mafia sale ogni anno. E si dirige verso l'Italia del nord. Tra un po' di anni la vedremo trionfare in posti che oggi sembrano al riparo da qualsiasi rischio. E anche al nord la mafia avrà gli stessi connotati che oggi ha in Sicilia. Qui da noi il mafioso si è mimetizzato dentro i gangli del potere. Una volta in Sicilia c'erano due Stati, adesso non ci sono più. Quello della mafia è entrato dentro l'altro. Un sistema dentro il sistema. Ha vinto il sistema di Cosa Nostra: più rozzo, più spregiudicato, più violento. E vincerà anche al nord».
sic.

lunedì 22 luglio 2013

Consigli di lettura per l'estate 2013

Eccoci qua anche quest'anno per gli scambi di consigli di letture! Non che per il resto dell'anno non abbia senso...ma si sa, le persone in estate leggono di più (o soltanto...), e la scorsa estate qualche buon consiglio l'ho ricevuto anch'io grazie ai vostri commenti; infine non ho sempre il tempo di caricare e scaricare tutte queste immagini (e mi piace di più mettere l'immagine del libro di cui parlo), andare a cercare la copia di un libro letto magari qualche anno fa per rinfrescare la memoria (i libri in casa mia non hanno alcun ordine di collocazione...), o andare sui siti appositi per i libri di cui non possiedo ancora copia. Per cui, come si dice...meglio una volta l'anno che mai!
Inoltre, quest'anno ho deciso di citare anche i traduttori per quanto riguarda i libri stranieri: come dice Silvia, "i libri non si traducono da soli", questa considerazione, nonché l'aver conosciuto personalmente una traduttrice (per di più di poesia), e l'aver discusso qualche tempo fa con un amico sull'opportunità di leggere la traduzione inglese piuttosto che quella italiana di un autore sudamericano perché "quel traduttore scrive davvero bene", mi ha fatto riflettere e apprezzare ancor di più il lavoro di queste persone, che meritano dunque a pieno titolo la citazione nella scheda del libro.
Ecco quindi un po' di libri belli che ho letto quest'anno o anche prima ma di cui non avevo mai parlato:

Miele - Ian Mc Ewan nella traduzione di Maurizia Balmelli - Einaudi
Mc Ewan è uno dei miei tanti scrittori preferiti, così quando è arrivata in libreria la sua ultima fatica, me ne sono subito portata a casa una copia. E ho fatto bene! Sembra una storia di spionaggio, e in un certo senso lo è. Ma è molto di più, e Serena Frome è un personaggio costruito ad arte. Erano secoli che non mi venivano gli occhi lucidi sul finale di un libro.




Venivamo tutte per mare - Julie Otsuka nella traduzione di Silvia Pareschi - Bollati Boringhieri
Libro strano. Nel senso più positivo che riusciate ad attribuire alla parola "strano". Strano perchè, onestamente, ero totalmente ignorante sulla situazione degli immigrati giapponesi negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, e lo ero ancor di più sul fatto che centinaia e centinaia di giovani donne partirono dal Giappone per andare a sposare un connazionale di cui avevano solo visto una foto e con cui immaginavano un futuro diverso da quello che hanno poi affrontato. E strano nel modo in cui è scritto, con una voce narrante che sono mille voci narranti, con uno stile narrativo che racconta mille storie e una sola anima. Ovviamente, letto questo, non potrete evitare di leggere anche l'ultimo uscito della Otsuka, Quando l'imperatore era un dio. E farete bene.

Prigionieri del paradiso - Arto Paasilinna nella traduzione di M. Ganassini - Iperborea
A me Passilinna piace un sacco, perchè ha un umorismo sottile e a tratti irriverente, e con lo stesso umorismo accende riflessioni profonde. Questo poi è uno dei suoi libri che preferisco: il classico incipit dell'aereo costretto ad un atterraggio di fortuna, una delegazione ONU composta da medici, infermieri, taglialegna, e ovviamente l'equipaggio, quindi svedesi, finlandesi, norvegesi e inglesi, atterrati sulla più classica delle isole indonesiane, vegetazione rigogliosa, forme di vita umane assenti.
Si va formando così, giorno per giorno, per forza di cose, una micro società che la dice davvero lunga sulle possibilità di esistenza di comunità pacifiche e soprattutto eque. Un libro che fa pensare e soprattutto che lascia di buon umore!

La donna della domenica - Fruttero & Lucentini - Mondadori
Non adoro particolarmente i gialli, ma la buona scrittura sì, e Fruttero e Lucentini sono maestri in questo. Al di là della trama, assolutamente meritevole, ambientata in una borghesissima Torino degli anni 60/70, è una goduria leggerlo, non solo appunto per la storia, per l'ottima costruzione dei personaggi e degli intrecci che li legano, ma anche e soprattutto per la scrittura in sé.





Falconer - John Cheever nella traduzione di Ettore Capriolo - Feltrinelli
John Cheever sa scrivere, questo è un dato di fatto. E lo dico al di là della mia passione per la scrittura americana e per la scrittura degli anni Settanta.
Farragut è quel che si dice un americano medio, forse anche poco meno che medio, padre affettuoso e marito alquanto sottomesso. Fino a quando non viene accusato dell'omicidio di suo fratello e la vita, spostatasi nel carcere di Falconer, prende tutt'altra piega. Una piega a cui Farragut tenta comunque di dare una parvenza di umanità. Quella di Cheever è una narrativa intensa, spietata, onesta; Falconer non fa sconti, è un romanzo a tratti crudo a tratti commovente, da leggere assolutamente fino all'ultima riga.

Portugal - Cyryl Pedrosa nella traduzione di Michele Foschini - Bao
Ebbene sì è una graphic novel, e nemmeno tanto da spiaggia viste le dimensioni (A4, rilegato, 250 pagg.), e costa pure 30 euro, però è davvero bello! È bello già solo da guardare e sfogliare: è bravo Pedrosa a disegnare, non c'è che dire, sono belli i suoi corpi, le sue facce, i suoi paesaggi, è bello il modo in cui le pagine cambiano il colore di fondo, a seconda delle situazioni, a seconda delle emozioni. È bello tutto questo Portogallo ed è bello questo viaggio di Simon alla ricerca di se stesso e delle sue radici.

Non costa niente - Saulne nella traduzione di Stefano Sacchitella - Coconino press
Belli i disegni e intensa la storia. Anche Saulne gioca con i colori delle pagine, usando il colore o il bianco e nero, ovviamente non a caso. Pierre vola dalla sua Francia a Shangai, per curiosità, per turismo, ma allo scadere della vacanza decide di non prendere il volo di ritorno, contando sui pochi soldi che gli restano e su un'eredità che dovrebbe riscuotere a breve...ma che tarda ad arrivare. Ridotta la sua quotidianità all'essenziale, con sempre meno soldi, si rende conto che alla sua vita ascetica quello che in realtà manca di più non è il cibo. Molto carino e niente affatto banale.

Il veleno nel piatto - Marie-Monique Robin nella traduzione di Bruno Amato e Matteo Schianchi - Feltrinelli
Classico esempio di pessima traduzione del titolo, come solo gli italiani sanno fare. Il titolo originale è Notre poison quotidien, molto più consono ai contenuti. Perchè la Robin, giornalista francese pluripremiata e diventata famosa soprattutto con il suo libro Il mondo secondo Monsanto, più che di cibo parla di pesticidi, quelli che hanno avvelenato migliaia di contadini ma i cui ingredienti sono coperti dal segreto industriale, parla di bisfenolo A, parla di perturbatori endocrini e di scienziati al servizio delle multinazionali. Avrei voluto scriverci su un post dedicato, ma tanto è il materiale che non sapevo da dove cominciare: quando ogni tre pagine pensi che stai leggendo qualcosa che vorresti sapessero anche gli altri diventa difficile riunire tutto in un post.

Io sto con la cicala. Perchè la formica è turbocapitalista - Fausto Gusmeroli - Emi
Una piccola chicca, stampata su carta paglia, poco più di cinquanta pagine da godersi in un sorso.
Gusmeroli ribalta l'antica, esopiana morale della storia della cicala e la formica. Non è vero che è quest'ultima la "buona" tra le due: la formica è accumulatrice, sfruttatrice delle risorse a proprio esclusivo vantaggio, egoista e autoreferenziale, insomma capitalista. Interessanti anche le riflessioni sull'utilizzo del tempo, impiegato dalla formica a faticare e accumulare e dalla cicala a goderne, a vivere in simbiosi con la natura, regalando il proprio canto a chi lo ascolta. Bellino, anche come regalino da pochi ma davvero pochi euro, una visione del mondo da un punto di vista più "slow" e più sostenibile, un concentrato di riflessioni interessanti e non scontate.

E poi ci sono i consigli che do a me, ossia libri che ho appena comprato o iniziato a leggere o che ho intenzione di comprare.

N-W - Zadie Smith nella traduzione di Silvia Paresschi - Mondadori
Perchè Zadie Smith mi piace parecchio! E perché mi piacciono i suoi personaggi, la sua capacità di caratterizzarli. Perché ho letto la quarta di copertina e l'ambientazione e la trama mi ispirano. E perché so che anche la traduzione sarà scritta bene.





Joyland - Stephen King nella traduzione di G. Arduino - Sperling & Kupfer
Perchè Stephen King è stato uno dei miei must in adolescenza, poi abbandonato appunto con le altre "letture adolescenziali"; ma dalla trama e da quanto letto e sentito mi sembra di scorgere in questo libro proprio il buon vecchio King, e mi è venuta voglia di rituffarmici.





Quattro soli a motori - Nicola Pezzoli - Neo edizioni
Perchè ne ho sentito parlare e decisamente bene, perchè l'autore mi sembra una persona interessante, di quelle che hanno qualcosa da dire e lo dicono bene, perchè mi piacciono le storie ambientate negli anni Settanta, e anche la trama mi ispira, perché mi piace scovare qualcosa di buono tra le piccole case editrici.






Ogni maledetto lunedì su due - Zerocalcare - Bao
Perchè Zerocalcare mi fa ridere, mi fa commuovere, mi mette persino malinconia. Perché è ironico, caustico e molto, troppo reale. O almeno, così l'ho trovato nei suoi due precedenti. Per farvi un'idea dell'autore e dei suoi lavori, potete dare un'ochhiata al suo blog.






Il dilemma dell'onnivoro - Michael Pollan nella traduzione di Luigi Civalleri - Adelphi
In realtà l'ho appena iniziato, e promette bene. Pollan ha una scrittura chiara, scorrevole, "simpatica", senza risultare noioso nemmeno quando parla di formule chimiche. La domanda che si pone è tra le più classiche: cosa mangiamo? perchè? E per rispondersi intraprende un lungo e articolato viaggio per andare alla radice, è il caso di dire, degli alimenti che troviamo sulla nostra tavola. Mi pare una lettura decisamente interessante e già nelle prime settanta pagine ho scoperto qualcosa che ignoravo ma che sono contenta di sapere.




Guardami - Jennifer Egan nella traduzione di M. Colombo e M. Testa - MInimum fax
Perché mi è piaciuto tanto l'altro libro della Egan, pubblicato sempre da Minimum fax, Il tempo è un bastardo, perché mi intriga la trama e perché mi aveva incuriosito la striscia-recensione di Marco Petrella.






Voi avete letto qualcuno tra questi, avete qualcosa da dirmi sulle letture che ho in lista? Cosa consigliate da parte vostra?

venerdì 19 luglio 2013

Farro, zucchine e il primo pomodoro maturo

Che questa sia una strana estate ce ne siamo accorti tutti: è arrivata tardi, il freddo non passava più, tanta pioggia...Noi ce ne siamo accorti anche dal fatto che i nostri pomodori non si decidevano a diventare rossi e solo oggi, con somma soddisfazione, siamo riusciti a mangiare il primo!

 L'abbiamo immolato in un piatto semplicissimo ma davvero gustoso e dal sapore decisamente estivo!

Questi i nostri ingredienti:
160 gr di farro integrale, che abbiamo comprato all'ormai noto mercato da un simpatico signore che, dopo la pensione, ha pensato bene di mettersi, appunto, a coltivare farro con metodi naturali;
una zucchina di medie dimensioni, anche quella comprata allo stesso mercato perché quest'anno abbiamo deciso di non piantarle (necessitano di troppo spazio e troppa acqua, non vale la pena);
il pomodoro tondo maturo;
un pezzetto di aglio fresco tritato (quanto mi piace l'aglio fresco!)
una manciata di gomasio,
un giro di olio e.v.o.,
qualche foglia di menta e basilico freschi.
Ci sarebbero state bene anche delle olive nere, ma non le avevamo.

Procedimento:
Ho lavato bene il farro sotto l'acqua corrente, delicatamente cosicché non perdesse la preziosa cuticola ricca di fibre e l'ho cotto in pentola a pressione per 10 minuti. Ho tagliato la zucchina alla julienne con la grattuggia a fori larghi, ho ridotto a cubetti il pomodoro e aggiunto al farro intiepidito. Ho condito con olio, gomasio e erbe e gustato insieme a Fra.


Lo so che non è niente di particolare, ma lo condivido proprio per questo, oltre che per festeggiare la maturità del pomodoro, perché è una soluzione semplice e veloce per un piatto estivo, perchè è gustosissimo, perché è molto nutriente e salutare e infine perché le verdure crude non perdono neanche un grammo delle loro proprietà nutritive, come succede invece con la cottura. E poi è un ottimo condimento anche per una pasta!

martedì 16 luglio 2013

Ricicla, riusa, RIPARA!

Sono troppo orgogliosa di noi, senza falsa modestia, perchè quando ci vuole ci vuole!
Piccola premessa. Per il primo compleanno che ho festeggiato in questa casa, ossia tre anni fa, i miei amici, oltre a un barbeque (regalo spudoratamente interessato), mi hanno regalato un ombrellone, al quale mi sono molto affezionata non solo per la sua innegabile utilità, ma anche perchè è stato personalizzato la sera stessa della festa con tutte le firme dei presenti.
Ora, ieri mattina, come di solito, Fra va ad aprirlo, altrimenti sarebbe inimmaginabile fare colazione sul terrazzo: gira che ti rigira la manovella, l'ombrellone non accenna ad aprirsi...Nooo!!!! Come si fa?! Il mio ombrellone "firmato"!!! E al di là di questo, che era per me il dispiacere più grosso, non so se ci intristiva di più cacciare nei rifiuti questa mole di ferro, plastica e tela (quella probabilmente l'avremmo riciclata) o spendere tra i 100 e i 150 euro per un ombrellone nuovo.
Abbiamo provato a ipotizzare una soluzione più naturale e fai-da-te provando a legare delle vecchie lenzuola tra le ante della porta finestra e il cadavere di ombrellone, ma la soluzione non era granché. Così l'anima ciappinara* di Fra ha preso in mano la situazione: lo ripariamo! Meno male che nella giornata di ieri non avevamo tante cose da fare, perchè l'abbiamo trascorsa praticamente tutta nella missione riparazione.
Intanto cercare di maneggiare 'sto coso enorme di ferro e plastica è costato la vita a tre pomodori non ancora maturi... Poi apri di qua, smonta di là, il problema era che la corda interna si era spezzata. A questo punto i tre quarti delle persone che ci avessero provato avrebbero rinunciato, credetemi, e io stavo per essere tra questi: far ripassare una corda nel buchino di un tubo è cosa da persone molto pazienti e molto agguerrite (e Fra lo era decisamente!). Quindi ripariamo la corda e facciamola tornare della lunghezza originale con un'aggiunta, leghiamo un capo a un pezzo di fil di ferro che ci aiuterà a far passare la corda dentro il tubo. Bene, dopo qualche ora ce la facciamo, rimontiamo tutto e col fiato sospeso proviamo ad aprire l'ombrellone: suspense, fiato sospeso, ombrellone aperto quasi del tutto...e poi il crollo! Si è richiuso di colpo. L'aggiunta non ha retto. Delusione. Ma rinucia mai! Via dal ferramenta, acquisto di 3 metri di corda, sostituzione totale della corda e di nuovo il giochino del fil di ferro, lega di qua, fissa di là, rimonta il tutto, prova, suspense, fiato sospeso, e non si è richiuso!!!
Morale della favola: l'obsolescenza programmata è una brutta bestia. (ma noi siamo più forti!)
Volevo scrivere il post ieri sera tanto era l'entusiasmo, ma mi è parso doveroso uscire e offrire un paio di birre a Fra, che, a onor di onestà, è stato il vero motivatore nonché quello che ha fatto il lavoro più pesante. E poi, considerato che anzichè spendere almeno 100 euro per un ombrellone nuovo, ne abbiamo spesi 0,60 (la corda) per riparare il nostro, chi non ne avrebbe investiti 20 per dirsi "bravi!"?
E stamattina ci siamo pure preparati i cornetti per festeggiare la ritrovata colazione in terrazza, ma questa è un'altra storia...



*Ciappinaro: Ho fatto mia questa parola del dialetto bolognese, credo perchè manchi un vero corrispondente italiano, o almeno che renda così bene l'idea di colui che aggiusta tutto, che ti risolve dai problemi del pc a quelli della bici, che ti tira fuori un comodino, anzi due, da avanzi di una libreria o ti restaura un mobile trovato in strada, insomma uno che ciappina!
Questa la definizione dal Dizionario bolognese: La pronuncia esatta è ciapinaro in quanto la doppia "p" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta cadenza felsinea. Il termine indica il trafficone tuttofare, colui che svolge attività non soggette a fattura nell'ambito della manutenzione della dimora o dei veicoli.





sabato 13 luglio 2013

Le mie marmellate di fragole

Per la serie "meglio tardi che mai", anche io quest'anno mi sono cimentata nella marmellata homemade, soprattutto dopo aver capito quanto fosse semplice e quanti pochi e altrettanto semplici ingredienti necessitassero.
Per ora ho fatto solo la marmellata di fragole, ma con due diverse ricette, entrambe dal risultato eccezionale!

Per la prima mi ha ispirato mia sorella. Di solito con le sue creazioni mi rifaccio solo gli occhi, e le papille gustative quando ci vediamo (e lì il dolce non manca mai!), quasi mai ripeto le sue ricette, perché la sua è "alta pasticceria" e qui invece siamo di capacità decisamente più modeste. Ma quando ho visto il suo post della marmellata di fragole mi sono detta: "ma questa la posso fare anch'io!" e via a comprare un kilo abbondante di fragole al mercato!
Io ho modificato leggermente gli ingredienti, diminuendo lo zucchero e usando, come sempre, quello integrale di canna, e aggiungendo (comunque dietro consiglio della stessa Gabry) uno spicchio di mela, che contiene la pectina che manca alle fragole.

Gli ingredienti della mia marmellata sono quindi:
un kg di fragole biologiche,
350 gr di zucchero,
uno spicchio di mela,
il succo di mezzo limone.

Procedimento:
Dopo aver lavato e tagliato a pezzetti le fragole, le ho messe in una pentola con lo zucchero, il succo di limone e lo spicchio di mela a pezzettini e fatto cuocere a fuoco lento per quasi un'ora, finchè non l'ho trovata abbastanza densa. Poi ho frullato tutto e rimesso sul fuoco per altri dieci minuti, dopodichè ho trasferito tutto in barattoli puliti e asciutti, che ho lasciato raffreddare a testa in giù al fine di creare il sottovuoto.

Soddisfattissima della mia prima marmellata, che ovviamente, assaggia di qua regala di là, è sparita nel giro di poco, mi sono imbattuta nella ricetta di Ester, le cui dosi non cambiano molto da quelle di Gabry, ma il procedimento sì. Ester, infatti, che non usa la mela, mentre del limone aggiunge anche la buccia, mette gli ingredienti a macerare per almeno 12 ore, dopodichè preleva almeno metà del succo ottenuto e mette il resto a cuocere (il procedimento resta lo stesso che ho descritto prima).
Anche la seconda marmellata è venuta decisamente buona, e in più ho recuperato una mezza bottiglia di sciroppo concentrato di fragole che, diluito, ha costituito una freschissima e dolce bevanda estiva (finita in fretta, perciò niente foto)!
 Di quanto facciano bene le fragole e di quanto e perchè sia importante sceglierle da agricoltura biologica, abbiamo già parlato qui.
Infine, qualcuno starà giustamente obiettando che questa ricetta è ormai praticamente fuori stagione, che di fragole ormai non ce n'è praticamente più...lo so, infatti sono cose che ho fatto un mesetto fa, ma abbiate pazienza, non ho avuto tempo di postarla prima: ve la appunterete per il prossimo anno!

P.s.Niente foto, continuando a rimandare il post la marmellata è quasi finita, ma potete rifarvi gli occhi sui post delle mie "ispiratrici" :)




lunedì 8 luglio 2013

Stripbook by Marco Petrella

Ma questo non era anche un blog in cui si parlava di libri?!
E allora!

In realtà mi è venuta voglia di scrivere un post su un libro quando ho aperto Stripbook, non che non ne abbia letti di belli e meritevoli ultimamente, ma questo l'ho trovato così speciale che non potevo tenermelo per me!
Mi piace perché è una specie di graphic novel, e dico "specie" perchè è più graphic che novel.
Mi piace perché è un libro che parla di libri, argomento oltremodo interessante.
Mi piace perché è pubblicato da una giovane casa editrice indipendente (con un bellissimo logo secondo me!).
Direi sufficienti e ottimi motivi per scriverci su due righe.

Marco Petrella, l'autore, fumettista e illustratore, tra le altre cose pubblica ogni venerdì sull'Unità la recensione di un romanzo in forma di striscia. Stripbook raccoglie molte di queste strisce e ne aggiunge di inedite; ma non è una raccolta meramente didascalica perchè Stripbook ha un protagonista, il libraio Arturo. E il libro si apre proprio con le strisce sui libri che hanno formato Arturo come lettore prima che come libraio, da Collodi a Pasolini passando per Kerouac e Salinger. La vita di Arturo si mescola alle sue sinossi tutte speciali e alle sue considerazioni sui libri letti. E da bravo libraio, Arturo non è mai scontato o banale nei suoi consigli: spazia dai libri più famosi, di quelli che dici "ah, se ne sente molto parlare, chissà com'è" a titoli di piccoli editori che difficilmente troveremmo in pila sul tavolo novità delle grandi librerie o nella homepage dei siti di vendita online.
Quindi, più che un libro da leggere d'un fiato, è un libro "da consultazione": è davvero come andare in libreria, trovarci un libraio, di quelli veri, che leggono e conoscono, e chiedere "che leggo?". La mia copia di Stripbook è infatti già piena di segnalibri!
Ad esempio, uno l'ho messo in questa pagina, che mi ha messo la curiosità di leggere il libro della Egan

E credo proprio che di Arturo ci si possa fidare, parla poco ma, come si suol dire, "dice tutto", e di ciò mi sono resa conto dalle strisce sui libri che invece avevo già letto:

non è proprio la Zia Mame di cui abbiamo letto qualche anno fa quella disegnata in due strisce da Petrella? Non c'è tutto il libro di Celestini nelle vignette qui sopra?
Non è da tutti il famoso dono della sintesi, Marco Petrella lo possiede e ne possiede una versione davvero speciale secondo me: coglie l'essenza, riesce a presentare un intero romanzo in un disegno, a esprimerne una personale e argomentata opinione in un baloon.
Ma il ibro non è un susseguirsi disordinato e casuale di spunti, consigli e recensioni: è diviso in capitoli, di cui il primo e più ricco raccoglie la letteratura americana, ma non manca il mediterraneo, il nord Europa, fumetti e graphic novels, musica e sottoculture o libri per ragazzi.
Insomma, un libro da tenere assolutamente sul comodino, fisso, mentre gli altri libri, consigliati o meno da Arturo, vanno e vengono.

giovedì 4 luglio 2013

L'uomo che porta la luce laureando analfabeti

I viaggi in treno sono ormai quasi le uniche occasioni in cui compro il quotidiano in formato cartaceo, così venerdì scorso ho fatto Bologna-Firenze con il Venderdì di Repubblica, e ho letto un articolo che ho subito pensato di condividere qua, visto che di "good news" non se ne sentono da un po' e magari a un po' di voi non è passato tra le mani il Venerdì della settimana scorsa e, come me, non conosceva questa realtà.
Il titolo dell'articolo è lo stesso di questo post, è stato scritto dalla giornalista Antonella Barina, ed è dedicato a Bunker Roy, fondatore del Barefoot College (Università dei piedi scalzi), in Rajasthan. Il Barefoot College ammette solo donne e solo donne molto povere provenienti da sperduti villaggi dell'Africa o dell'Asia; donne tra i 35 e i 50 anni, spesso già nonne di parecchi nipoti a cui il governo indiano paga il viaggio in Rajasthan e la permaneza di sei mesi al College. Qui, superando le barriere linguistiche, lavorando a gesti, per osservazione, per imitazione, queste donne imparano da altre donne a costruire ed utilizzare pannelli fotovoltaici. E con il loro nuovo know how, insieme ai pannelli sovvenzionati da benefattori, possono ritornare nei loro villaggi e portarvi la corrente elettrica. E luce fu. Nelle case e nelle strade di villaggi poverissimi ma anche nella dignità e nella vita quotidiana di queste donne, alle quali viene data una possibilità di emancipazione nonostante il loro analfabetismo. Non solo: questa formazione e il conseguente lavoro offrono un'alternativa più che valida a quella che sarebbe stata l'unica possibilità di sopravvivenza, l'emigrazione verso le periferie delle grandi metropoli locali, con il conseguente sradicamento dalla propria terra e l'alta possibilità di sfruttamento da parte di un eventuale datore di lavoro. In questo modo, invece, queste giovani nonne possono rendersi autonome e anzi utili alla loro società, continuando a vivere nel loro ambiente, a curare i loro affetti e magari a coltivare la terra o allevare bestiame se hanno la fortuna di possederne.
 Ma come gli sarà venuto in mente al signor Roy di metter su una struttura del genere? Verrebbe da pensare che, essendo povero anche lui, avesse aguzzato l'ingegno. Invece no, la famiglia del signor Roy era decisamente benestante, tanto da farlo studiare nelle scuole più elitarie dell'India; Bunker era destinato ad una brillante carriera di diplomatico, non fosse stato che, da poco laureato, con il suo entusiasmo giovanile andò ad aiutare un villaggio travolto dalla carestia: a dispetto delle sue possibilità di carriera, e dell'incredulità e contrarietà dei suoi familiari, quelle due settimane sono diventate una vita intera.
 È il 1972, quando a Tilonia, paese d'origine dell'operaio che gli aveva insegnato a scavare pozzi, Bunker scopre un vecchio sanatorio in disuso e, grazie all'influenza del suo ambiente di provenienza, riesce ad ottenerne l'affitto per un canone annuo di una rupia: qui fonda il Barefoot College e qui, dopo 41 anni, paga ancora lo stesso affitto.
 "Tutto all'inizio girava intorno all'acqua: trivellavamo il suolo per scavare pozzi sempre più profondi, come insegna l'ingegneria universitaria. Sono stati i vecchi dei villaggi a convincerci che è più saggio raccogliere acqua piovana in punti strategici, con delle dighe, per farla penetrare nel terreno e rivitalizzare dozzine di cisterne naturali, raggiungibili con pompe a mano: una tecnica usata per secoli. Oggi raccogliamo più di cento milioni di litri d'acqua piovana in tutta l'India e stiamo avviando un progetto internazionale per insegnare ai paesi tormentati dalla siccità a raccogliere la pioggia". Questo è forse l'aspetto che di più mi entusiasma di tutta la faccenda: non si fa beneficienza, non è il ricco che fa il favore di insegnare qualcosa al povero, è piuttosto il vecchio e saggio che insegna il modo migliore per ottenere il massimo dalla terra senza violentarla.
"Con lo stesso principio, nell'86, siamo passati al sole, che sorge ogni giorno e inquina meno dell'elettricità. Oggi tutto a Tilonia - luci, ventilatori, computer, frigoriferi, telefoni - funziona a energia solare. E con la luce abbiamo potuto creare scuole serali per 2500 bambini che di giorno lavorano in campagna. Aprire laboratori di artigianato dove 440 donne lavorano prodotti che vendiamo sul web per finanziare il College."

L'altro ieri, martedì 2 luglio, Bunker Roy era al Festival delle Letterature di Massenzio, a Roma. Mi sarebbe piaciuto esserci (onestamente anche per molti altri ospiti del Festival), sicuramente sarà stato interessante e costruttivo ascoltare la sua storia.

martedì 2 luglio 2013

Non è successo niente

O mi sbaglio?
Pareva che scomparisse google friend connect, invece i miei girasoli sono sempre lì bel belli che sorridono alla sinistra dei post.
Doveva sparire google reader e quindi iscriviti altrove per non perdere l'elenco dei blog che segui e che non hai avuto tempo o voglia di inserire nel tuo blogroll, e invece "i miei blog" sono sempre lì, con il loro incipit di post, uno dietro l'altro a darmi il buongiorno.
Io, onestamente, non l'ho capita.