la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

martedì 26 febbraio 2013

Poche parole

Di solito nei giorni liberi dal lavoro approfitto per scrivere qualche post ma oggi sono troppo delusa, triste, amareggiata, arrabbiata, impaurita, disgustata per scrivere qualsiasi cosa se non le poche parole che ho scritto.

martedì 19 febbraio 2013

Torta vegana 2: farro e carote

E, dopo la riuscitissima torta di mele senza latte e senza uova, ho ripetuto l'esperimento con le carote, di cui avevo fatto scorta al mercato ma che iniziavano a diventare un po' morbidine...
Beh, anche questo esperimento ci ha decisamente soddisfatti, e tra le due torte non saprei chi vince :)
Ma veniamo al sodo (e soffice)!

Ingredienti:
200 gr di carote ben pulite (io ho lasciato la buccia perchè è la parte più ricca di sostanze nutritive),
100 gr di zucchero integrale di canna,
230 gr di farina integrale di farro,
circa 80 ml di olio evo,
mezza bustina di lievito,
15 mandorle pelate e tritate,
il succo un'arancia.

Procedimento:
Ho messo le carote nel mixer con l'olio e il succo d'arancia e ho frullato, ho trasferito il tutto in una terrina e vi ho aggiunto il resto degli ingredienti. Ho ottenuto il solito impasto che "cola" ma comunque di una certa densità. Ad ogni modo potete usare il succo d'arancia e la farina per regolare la densità del composto. Ho infornato a 180° per mezzora in forno ventilato et voilà! Era buona anche tiepida, infatti la foto è del pezzo sopravvissuto...

E, credetemi, per quanto questo post sia breve, ci ho forse messo più tempo a scriverlo che a preparare la torta!

domenica 17 febbraio 2013

Il businness delle malattie

Ultimamente mi è capitato di guardare la tv e non ci ho messo molto a rendermi conto che una pubblicità su tre sponsorizza medicinali. Sì lo so che l'invio in onda di uno spot è calcolato: balocchi e dolciumi nella fascia cartoni animati, snack verso sera, spray antizanzare in estate e pasticche per i malanni invernali...in inverno. Anche se poi ci sono quelli per il bruciore di stomaco, il gonfiore, il reflusso, il mal di schiena, le contusioni che vanno tutto l'anno, chè uno può mangiare pesante o strapparsi un muscolo in primavera come in pieno inverno.

Ora, non voglio stare a chiedermi su come sia possibile che una persona sia febbricitante, con la tosse, il naso chiuso e uno stato generale post investimento da tir, ma dopo l'assunzione di una pasticca effervescente si trasforma in un essere che scoppia di salute, rubicondo, entusiasta di ospitare un comitiva festante e felice manco si fosse appena fatto di cocaina.
Sì sa, la pubblicità enfatizza.
Non voglio neanche stare a ribadire che, medicine o no, un raffreddore deve fare e farà il suo corso o che ci sono infiniti modi privi di controindicazioni e altrettanto efficaci per alleviare un mal di testa o favorire la digestione.

Quello di cui vorrei parlare è l'enorme businness che rappresenta la produzione e la vendita dei medicinali, la corruzione dilagante in questo ambito e l'assoluta mancanza di scrupoli da parte degli industriali del settore.
Un paio di mesi fa lessi sull'Internazionale un articolo al riguardo, che prendeva spunto dal libro di un medico britannico, Ben Goldrace, che in Italia dovrebbe uscire in primavera.
L'autore parla di un farmaco antidepressivo, la reboxetina, che lui stesso aveva ripetutamente e in buona fede prescritto ai propri pazienti, basandosi sugli studi a lui accessibili, fino a quando un gruppo di studiosi è riuscito a mettere insieme tutti i dati disponibili sul farmaco, ossia quelli pubblicati e quelli non pubblicati. E proprio da questi ultimi si scopre che in realtà non solo la reboxetina non ha più effetto di una compressa di zucchero, ma che addirittura diversi volontari avevano abbandonato la sperimentazione a causa dei suoi effetti collaterali.
Ma siamo nella legalità e la reboxetina è ancora sul mercato, venduta come un farmaco sicuro ed efficace. Perchè? Perchè "l'efficacia dei farmaci viene verificata da quelli che li fabbricano, con test clinici mal progettati e condotti su un piccolo numero di pazienti poco rappresentativi, e analizzati con tecniche truccate che enfatizzano solo i benefici. Ovviamente, questi test tendono a creare risultati favorevoli al produttore. Quando emergono dati non graditi, alle aziende è riconosciuto il diritto di tenerli nascosti a medici e pazienti...".
E questo spiega tante cose. Spiega anche come i medici siano spesso in buona fede, informandosi su riviste specializzate, di cui una gran parte sono sponsorizzate dalle case farmaceutiche, oppure tramite gli informatori farmaceutici (sic), oppure avendo accesso solo agli studi che il produttore decide di rendere pubblico. Basti pensare che persino il National institute for healt and clinical excellence, creato dal governo britannico al fine di condurre un'analisi attenta e imparziale dei nuovi trattamenti, ha lo stesso (non)diritto di accesso ai dati di un comune cittadino. D'altra parte, non solo le aziende farmaceutiche hanno l'esclusivo possesso dei dati, benchè spesso siano falsati, disponendone quindi a piacimento e decidendo cosa rendere noto e cosa no, ma "è assolutamente normale che i ricercatori e gli accademici responsabili di uno studio firmino un contratto con clausole che gli impediscano di pubblicare, discutere e analizzare i dati ottenuti senza il permesso del finanziatore." E chi, spinto dalla propria coscienza, ha provato a farlo, come è accaduto per un gruppo di ricercatori danesi, si è trovato diffamato e schiacciato dalla potenza dell'associazione delle case farmaceutiche danesi.
Come è possibile che accada questo? Perchè si tratta di aziende commerciali che ovviamente fanno il proprio interesse, ma anche perchè c'è un sistema legislativo che glielo permette. Esempio. Quando un farmaco viene commercializzato non può essere destinato a qualsiasi uso perchè è necessaria un'autorizzazione specifica per ogni impiego; così un farmaco può essere commercializzato per la cura del cancro alle ovaie ma non per quello al seno; ciò non toglie che possa essere efficace anche nel secondo tipo di utilizzo, per il quale l'azienda non ha chiesto specifica autorizzazione per non far fronte alle spese relative, e che un medico possa prescriverlo per questo; ma si tratta di una prescrizione off label, cioè per una patologia diversa da quella descritta nel foglio illustrativo. Ovviamente questo vale anche per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci agli adulti piuttosto che ai bambini, per i quali ottenere un'autorizzazione richiede un'ampia documentazione e un grande dispendio di risorse: succede quindi che un farmaco autorizzato per la somministrazione agli adulti venga poi somministrato, magari con dosi adeguate, anche ai bambini. Questa situazione ha fatto sì che succedesse quanto segue. La GlaxoSmith Kline commercializzava un antidepressivo, la paroxetina, con richiesta di autorizzazione solo per gli adulti, ma, per quanto si diceva sopra, il farmaco veniva prescritto anche ai bambini. Quando l'azienda fece specifica richiesta di autorizzazione si scatenò la più lunga inchiesta nella storia della regolamentazione dei farmaci nel Regno Unito. La Glaxo aveva condotto nove studi sugli effetti della paroxetina sui bambini, che ne avevano dimostrato non solo l'inefficacia ma anche effetti collaterali come la tendenza al suicidio, ma si era guardata bene dall'informare medici e pazienti sui risultati perchè "Sarebbe commercialmente inaccettabile inserire sul foglio illustrativo l'affermazione che la sua efficacia non è dimostrata, perchè danneggerebbe l'immagine della paroxetina." D'altronde perchè avrebbe dovuto? La prescrizione ai bambini era off label, quindi l'azienda non era tenuta a informare nessuno sugli effetti del medicinale sui bambini. Nell'anno successivo a questo memorandum nel Regno Unito furono firmate 32,000 ricette che prescrivevano la paroxetina ai bambini. Solo nel 2003 e quasi per caso l'MHRA (Medicaly and Healthcare products Regulatory Agency) viene in possesso dei suddetti studi e nel giro di un mese manda una lettera a tutti i medici in cui sconsiglia l'uso della paroxetina nella cura della depressione infantile. Peccato che però il farmaco fosse in commercio dal 1994. La conclusione di questa inchiesta, avvenuta nel 2008, era che la Gsk aveva agito in modo immorale e pericoloso nei confronti dei bambini di tutto il mondo, ma la legge era così lacunosa che l'azienda non poteva essere accusata di nulla. Dopo questa inchiesta, l'Mhra e l'Ue hanno cambiato alcune regole, che però restano inadeguate. Hanno imposto alle aziende di rivelare i dati degli studi effettuati indipendentemente dalla richiesta di autorizzazione, ma sono esclusi dall'obbligo gli studi effettuati fuori dall'Ue. Per di più, non solo spesso e volentieri gli studi sono falsati (per gli studi sulla paroxetina ai bambini, ad esempio, la Gsk aveva mescolato test effettuati su bambini e su adulti), ma vengono consegnati in gran segreto alle agenzie di controllo, anzichè essere resi pubblici; e qui ci sta l'ultimo caso citato nell'articolo. Il rosiglitazone fu messo in commercio nel 1999, sempre dalla Glaxo, per la cura del diabete. Dopo circa un anno, un medico dell'Università del North Carolina effettuò alcuni studi da cui emersero dei rischi cardiaci dovuti all'uso del farmaco. Il medico fu contattato dalla stessa Gsk con l'intento di metterlo a tacere. Nel 2003 però anche l'ufficio dell'Oms addetto al monitoraggio dei farmaci notò un numero insolitamente alto di rapporti che associavano problemi cardiaci all'uso del rosiglitazone. La Gsk condusse due meta-analisi interne nel 2005 e nel 2006 che dimostrarono la fondatezza del rischio. Ciononostante, nè l'azienda nè la Food and Drugs Administration, in possesso dei dati, ritennero opportuno pubblicarli. Hanno pensato di farlo solo nel 2008, a seguito di uno studio condotto dal cardiologo statunitense Steve Nissen che dimostrava che, per i pazienti trattati con in rosiglitazone, il rischio cardiaco aumentava del 43%. I risultati di Nissen sono stati confermati da studi successivi e solo nel 2010 il farmaco è stato ritirato dal commercio. Nel frattempo, ossia per 11 anni, migliaia di medici e pazienti ignari hanno continuato a prescriverlo e assumerlo. Perchè? Perchè i risultati degli studi sul farmaco erano tenuti sotto chiave dall'agenzia di controllo e se Nissen è riuscito ad accedervi è stato solo grazie a una sentenza, conseguente ad una causa civile per frode riguardo alla questione della paroxetina, che obbligava la Glaxo a pubblicare i risultati dei suoi studi su un sito web accessibile a tutti.
Sì, ma perchè i risultati vengono tenuti sotto chiave da organi preposti al controllo? Mah, magari problemi di interessi economici? Mi sono documentata anche a questo proposito, ma forse, vista la mole di informazioni, sarà il caso di aggiornarci a un altro post. Per ora vorrei solo ricordare le vecchie gocce Novalgina, rimedio per il mal di testa poi ritirato dal commercio, l'Aulin, rimedio a tutti i mali, ritirato in mezza Europa perchè tossico, il Voltaren, contro il mal di schiena, ritirato in Australia e Nuova Zelanda per gli stessi motivi, tanto per citare i più famosi. E poi mi si chiede perchè se ho il raffreddore non prendo un'aspirina!


mercoledì 13 febbraio 2013

Io dico no al captcha



Ho deciso di aderire alla felice iniziativa dell'Alligatore, che ha pensato bene di indire il "no captcha day". A dire il vero non ci ho pensato molto su: seguo il suo blog e quando mi sono imbattuta nel post dell'iniziativa mi sono attivata subito per condividere!
Ho sempre odiato quel fastidioso e irritante test di parole scritte male e, new entry, numeri piccolissimi che a volte è oggettivamente impossibile decifrare.
Innanzitutto è una gran perdita di tempo. Io negli ultimi mesi (come si saranno accorti i blogger che seguo) non riesco a dedicare tanto tempo ai bighellonamenti blogosferici, però un minuto per lasciare commenti, se penso di avere qualcosa da dire, lo perdo volentieri: ma quando poi quel minuto deve decuplicarsi perchè bisogna interpretare scarabocchi, stare lì a chiedersi se è m oppure ni, se quel numero civico malamente fotografato è 5 oppure 6, allora inizio a irritarmi e piuttosto non commento. E lo so che stiamo parlando di qualche minuto, ma non è la quantità di tempo perso il problema, bensì di come lo si perde; io sono abbastanza "slow" nella vita, non mi piace correre, non sono frenetica, ma se il mio tempo lento lo devo passare a sentirmi stupida perchè per dire la mia devo cercare di indovinare uno scarabocchio (che puntualmente sbaglio al primo tentativo e puntualmente me ne viene proposto un altro ancora più illegibile), allora preferisco andare veloce, e soprattutto altrove!
Ma la questione non è solo egoistica, non si tratta solo di voler impiegare meglio il proprio tempo o evitare di sentirsi degli idioti. Il discorso che forse dovrebbe essere il motivo principale, e anzi basterebbe anche da solo a motivare l'abolizione del captcha nei blog è che, se faccio fatica io che, a parte qualche grado di miopia, ci vedo bene, un'ipovedente è praticamente fuori dal gioco in partenza! Un cieco, che possiede strumenti adeguati per poter leggere i testi, non può andare oltre la lettura del post, non può dire la sua sull'argomento, perchè quel blogger, che magari ha anche scritto "lascia un commento", "i tuoi commenti alimentano il mio blog", "un commento mi farà felice", glielo sta di fatto impedendo, gli ha costruito davanti una barriera architettonica con tutti i crismi.
"Eh ma senza il captcha arriva lo spam!"
Il mio blog esiste da circa 10 mesi, ha avuto ad oggi più di 20,000 visualizzazioni, non ha praticamente mai avuto il captcha test e ho ricevuto in tutto questo tempo un commento, unico e solitario, di spam. Ora lo so che un blog più è letto e più è soggetto a spam e tanti dei vostri blog contano sicuramente e di gran lunga più accessi del mio, ma esiste la moderazione ai commenti: potete sempre decidere di pubblicare i commenti solo dopo vostra approvazione: il commento sarà visibile quando lo decidete voi, ma almeno il commentatore ha lasciato la sua firma ed è andato oltre senza impantanarsi nell'odiosa prova "di non essere un robot".
Ma ho l'impressione che la maggior parte dei blogger che lo usano non lo fanno perchè temono lo spam, quanto perchè blogger (non so come funziona per gli altri) lo attiva di default e costoro semplicemente non si sono resi conto di averlo.
Quindi: perchè non considerare l'ipotesi di smettere di temere un fantomatico spam che probabilmente non vi arriverà mai? Perchè non andare a sistemare le impostazioni dei commenti al vostro blog e togliere l'opzione "captcha test?" Perchè non rendere più snello, più armonioso e meno frustrante lo scambio di idee sui blog? E infine, perchè non fare un applauso all'Alligatore per questa bella idea e alla brava Petrolio-muso che ha creato i simpatici loghi dell'evento?


sabato 9 febbraio 2013

La salvia per i dolori mensili

Posso dire con immensa gioia che è ormai da più di un anno che non prendo medicine.
Devo dire anche che negli ultimi anni non mi sono ammalata quasi mai, mi chiedo se non sia anche perchè cerco di seguire un'alimentazione più sana, se non sia per caso vero quel che diceva Ippocrate: "sia il cibo la tua medicina".
Ad ogni modo, se mi sono beccata un raffreddore ho aspettato che facesse il suo corso piuttosto che ammazzare i sintomi ammazzando anche il mio sistema immunitario e la mia salute a lungo termine ingoiando inquietanti e inconoscibili pasticche che il vero bene lo fanno solo a chi le produce. Se ogni tanto mi viene mal di testa mi massaggio le tempie con qualche goccia di olio di lavanda, il cui profumo è in grado di rilassare i nervi e far sparire il dolore nel giro di qualche minuto.
Ci sono poi quei dolori di pancia e di schiena che si presentano puntualmente ogni mese, che se non hai impegni puoi cercare di rilassarti a letto o sul divano e aspettare che passino, ma che se devi andare al lavoro rendono tutto estremamente più difficile. Io attualmente mi trovo nel secondo tipo di situazione e, considerando che faccio un lavoro tutt'altro che sedentario e che per arrivarci, oltre a prendere mezzi, mi faccio anche una ventina di minuti a piedi, sarebbe il caso che i suddetti dolori non venissero con me.
Il rimedio l'ho trovato, e funziona! Ne avevo letto da qualche parte in rete e ne ho trovato conferma su diversi manuali che ho in casa.
Mi faccio un decotto di salvia.
La salvia, tra le altre proprietà, ha effetti rilassanti, per questo funziona bene come analgesico.
Lascio bollire una decina di foglie di salvia per circa un quarto d'ora (in questo periodo uso quelle secche) in mezzo litro d'acqua, a volte aggiungo anche qualche pezzetto di buccia d'arancia essiccata, filtro e bevo in quantità moderate lontano dai pasti  oppure, se vado al lavoro, riempio un thermos e sorseggio durante la giornata. Ovvio che l'effetto è meno immediato che se si ingoia una pasticca, ma funziona davvero, non ci si intossica e la giornata passa decisamente meglio!

venerdì 1 febbraio 2013

Torta di mele senza latte e senza uova

Praticamente la mia prima torta vegana! E anche una delle più soffici e gustose che sia uscita dal mio forno, da non credersi!
Non che mi sia particolarmente impegnata a farla vegana (a farla buona mi impegno ogni volta....), semplicemente c'erano un po' troppe mele, alcune un po' anzianotte, e non avevo molto tempo per stare ad affettarle e fare le chips di mele (ah, questa torta in effetti è anche particolarmente superveloce!); così mi sono detta "facciamo una torta!", esclamazione immediatamente seguita da un confronto diretto con il frigo, che ha immediatamente comprovato l'assenza di latte e di uova (quando fa freddo le galline non sono molto generose). Che si fa? Si pensa a come sostuire gli ingredienti umidi e ci si mette all'opera!

Ingredienti ovvero quel che ieri offriva la mia dispensa:
160 gr di farina integrale di farro,
90 gr di farina integrale d'orzo,
ovvero 250 gr della farina che vi ritrovate in casa :)
80 gr di zucchero integrale di canna,
6 o 7 mele piccole,
50 ml di olio evo
1/2 bustina di lievito,
la scorza grattugiata e il succo di un limone bio,
acqua q.b.

Procedimento:
Ho sbucciato le mele, ne ho tagliate un paio a fettine e il resto a pezzetti e le ho irrorate con il succo del limone, di cui avevo precedentemente grattuggiato la buccia.
Ho mescolato la farina con lo zucchero e il lievito e aggiunto l'olio. Ho frullato i pezzetti di mela (non le fettine) con dell'acqua, ho ottenuto un frullato non troppo liquido e l'ho aggiunto al composto; non saprei dire quanta acqua ho usato, ma alla fine l'impasto deve risultare un composto morbido, che si stacca facilmente dal cucchiaio; se risulta troppo denso si può aggiungere acqua direttamente all'impasto. In ultimo ho aggiunto la scorza del limone.
Ho rivestito una teglia di carta da forno (io ho provato varie volte a ungerla, così da risparmiare rifiuti ma alla fine si attacca sempre!), ho ricoperto il tutto con le fettine di mela e spolverizzato con un po' di zucchero, che quando si scioglie è delizioso!
Ho infornato in forno ventilato per 35 minuti a 180° e questo è stato il risultato
le foto forse riescono a essere le peggiori di sempre, ma, oltre alla mia incapacità, era anche sera (sapevo che non sarebbe arrivata intera a mattina...).

Il frullato di mele ha sostituito egregiamente i componenti umidi che si usano di solito nelle torte, rendendola per di più meno calorica, più sana e anche più saporita; ero seria quando dicevo che è la torta di mele più buona che io abbia mai fatto. Ah, in effetti anche più economica. Inoltre, è rimasta morbidissima, come appena sfornata, per tutti e tre i giorni della sua breve vita. Credo si possa ridurre anche la quantità di zucchero, visto che gli zuccheri della frutta dolcificano parecchio, anche se, con l'aspro del limone (il mio era un limone alquanto grande), i sapori si sono equilibrati alla perfezione.

Insomma sono proprio fiera di questo esperimento, la mia conversione a un'alimentazione più sana e naturale mi dà sempre maggiore soddisfazione. In questa casa siamo dei buongustai, non si può dire che mangiamo per la pura esigenza di nutrirci, no no, ci piace proprio mangiare, per cui sono proprio felice di scoprire sempre più spesso che più mangio sano e più ne guadagna anche il gusto, oltre che la salute. La scoperta di farine diverse da quella di grano (farina di farro mon amour, ma anche farina d'orzo, di castagne, di ceci, di avena), di cereali e non-cereali che non conoscevo, come la quinoa e l'amaranto, la riduzione/eliminazione di alimenti che parevano indispensabili alla sopravvivenza ma che invece sono felicemente sostiutibili con altri più salutari, tutto questo sta coincidendo con la scoperta di piatti nuovi, di nuovi e graditi sapori che non posso non essere felice di aver scoperto e da cui non prescinderei più.
Perciò...godetevi il cibo, fate che se lo goda anche il vostro organismo e non solo i vostri sensi e godetevi anche questo weekend in arrivo!