la citazione del momento

"I medici sono stati chiari. Un altro colpo così non lo reggi. Vuoi morire?"

Ada lo guarda. Dopo tanti anni Amedeo si sente osservato da lei con uno sguardo vero, intelligente. Lo sguardo che aveva tanti anni prima.

"Tu no?"

E per la prima volta dopo tanti anni lei gli si rivolge con una domanda decisa, vera, piena. Non le solite sciocchezze da sbronza, oppure ordini impartiti con ferocia, frasi senza senso biascicate.

"No. Oggi no."

"Perchè?"

"C'è il sole. Voglio veder nascere il figlio di Sonia. Voglio guardare la prossima Champions League. Voglio grattare la schiena a Ginevra. Voglio comprarmi un'altra bicicletta."
Alberto Schiavone - Ogni spazio felice - Guanda

giovedì 31 maggio 2012

Abbasso il sale, viva il gomasio!

Ormai lo sanno tutti, il sale, o almeno il suo abuso, fa male. Fa male al sistema cardiocircolatorio, alza la pressione arteriosa e inspessisce le pareti delle arterie aumentando così il rischio di ostruzione; provoca ritenzione idrica con possibili danni a reni e stomaco; ostacola l'assorbimento di potassio e di calcio, indebolendo la struttura ossea.
Pare addirittura, secondo uno studio condotto dall'Università di Toronto, che un uso eccessivo di sale provochi danni alla memoria e aumenti il rischio di Alzheimer. Infine, è stata riscontrato di recente un'elevatissimo aumento delle probabilità di ammalarsi di cancro allo stomaco e all'esofago quanti più cibi salati si consumano.
E poi, anche solo a voler fare la ragazza vanitosa, fa venire la cellulite!
Se consideriamo che la gran parte del sale che si assume si trova nei cibi confezionati, che siano crackers, patatine, biscotti, merendine, formaggi o dado, già limitando l'acquisto di questi prodotti e sostituendoli per quanto possibile con equivalenti freschi o fatti in casa, si riduce di un bel po' l'assunzione di cloruro di sodio.
Ma qualcosa si può fare anche dando più valore al sapore dei cibi in sé (certo se si compra l'nsalata in busta c'è poco da valorizzare...), o sostituendo il sale da cucina con gli odori, le spezie, semi vari o, come ho appena fatto io, il gomasio!
Se ci riflettete, l'uso del sale fa semplicemente parte delle nostre abitudini alimentari, ma non è più interessante scoprire quanto stia bene la menta con le zucchine? o l'origano sui pomodori? o i semi di sesamo nell'insalata? Appunto questi ultimi sono da me particolarmente adorati, per cui il gomasio è diventato la mia alternativa al sale.
Vi racconto quanto è facile farlo.
Occorrono 70 gr di semi di sesamo e 10 di salemarino. Il tutto andrebbe tritato in un mortaio, ma anche un tritatutto o un minipimer vanno benissimo. Il composto va poi steso sulla placca del forno e infornato per 10 minuti a 100 gradi. Occhio a che non diventi fumante perchè, se brucia, il sesamo sprigiona una sostanza chiamata sesamolo, amara e tossica. 
Una volta raffreddato, tritate ancora, fino a ottenere una polvere grezza e un po' oleosa. Conservate in un vasetto di vetro in frigo, dove si tiene bene per una decina di giorni.

E così, mentre evitiamo i danni di cui sopra, ci facciamo del bene grazie al calcio che rinforza le ossa e allontana il rischio osteoporosi, al selenio che rallenta l'invecchiamento delle cellule, allo zinco che ci protegge dalle infezioni, all'omega 3 che difende il sitema cardiocircolatorio, al forforo, al magnesio, a diverse vitamine del gruppo B, alla vitamina E, alla vitamina T...e al fatto che il suo sapore è squisito!

lunedì 28 maggio 2012

Tanta strada da fare

Un po' di tempo fa mi è successo di essere a casa di conoscenti e chiedere un bicchiere d'acqua. Mi è stato offerto un bel bicchiere di plastica, prelevato da un portabicchieri sulla tavola, lo avessero preso in fondo a un armadietto mi sarei depressa di meno; ma no, il mio effimero bicchiere era lì in prima linea con i suoi fratelli, consapevoli del fatto che le loro vite raramente avrebbero raggiunto il mese, di solito si spegnevano prima, di solito per accartocciamento. Questa in effetti è stata la triste e rapida fine che ha fatto il mio bicchiere dopo avermi dissetata.
Prima di rattristarmi mi sono stupita; perché per me è un concetto interiorizzato, perché lo riconosco tale anche nelle persone che ho intorno, perché LO SANNO TUTTI CHE LA PLASTICA STA ASFISSIANDO IL PIANETA ed è inconcepibile che ci siano persone che non sono neanche lontanamente sfiorate dal problema. Sono davvero così ignoranti? Sono tremendamente miopi? Sono menefreghiste? E non parlo mica di stare attenti a non comprare prodotti con molto imballaggio, o di non comprare l'acqua in bottiglia se quella del rubinetto è bevibile, o di comprare detersivi alla spina o autoprodurli. Figuriamoci poi invitare le persone a non nutrire i propri figli con cibo industriale, a ridurre il consumo di carne e pesce, a fare la spesa a km 0, a non foraggiare le case farmaceutiche e avvelenare se stessi ingoiando medicine ad ogni alito di vento e tante altre azioni che ai loro occhi farebbero solo passare me per "fissata" e noiosa.

Per la festa del mio compleanno sono riuscita a procurarmi, tra vicini e amici, una trentina di bicchieri di vetro, per coscienza, per dare l'esempio; e guardandomi intorno scorgo tanti comportamenti virtuosi. Eppure mi rendo conto che a troppe persone non gliene importa niente, che con tutti i libri belli che ci sono sull'educazione ambientale troppo spesso si preferisce comprare la storiella della Disney, che non si prende nemmeno in considerazione l'idea di sostituire la macchina con la bici o con i mezzi pubblici, che si fa e si compra quel che suggerisce la tv senza attivare un minimo spirito critico. Il discorso è infinitamente complesso e so che non basta un post ad affrontarlo, la salute delle persone è imprescindibile da quella del pianeta, la salute del pianeta è per larga parte in mano alle grandi multinazionali, le grandi multinazionali avvelenano noi tanto quanto il pianeta propinandoci cibo o medicinali che ci fanno male e ci rendono in diverse misure schiavi dei loro prodotti. Ma tante delle persone di cui sopra non lo sanno o non lo vogliono sapere o fingono di non saperlo.

E MI CADONO LE BRACCIA. E mi sento la famosa goccia nell'oceano, che sì, è vero, fa il suo, ma se la gran parte dell'oceano è fatto di gocce di petrolio, quanto potrà contare la purezza di una goccia d'acqua?

venerdì 25 maggio 2012

Libri e librai

Stamattina ho vissuto un momento di pura felicità!
In aprile è uscito questo libro, La libreria dell'armadillo. Non l'ho letto perchè mi attirava la sua copertina colorata in vetrina o perchè mi ha incuriosita la trama o perchè ho letto qualche recensione pubblicata sui giornali (il che non vuol dire che non sarebbero stati tutti buoni motivi per farlo). No, lo aspettavo con ansia, perchè conosco bene l'autore, perchè ne avevo letto la bozza, perchè la libreria di cui parla descrive, anche solo nella struttura, un luogo in cui ho letteralmente trascorso circa due anni e mezzo della mia vita.
Ora, filo conduttore delle storie che si intrecciano nella storia è un vecchio libro fuori catalogo di Giovanni Arpino, Randagio è l'eroe; per cui, ovviamente incuriosita (anche perchè Arpino mi piace ma questo non l'avevo mai letto), l'ho cercato in diverse librerie che tengono l'usato e il fuori catalogo. Nel mio peregrinare sono finita in questi 3 metri quadri straripanti di carta stampata, un posto che rispecchia esattamente l'idea, nell'immaginario comune, della vecchia libreria che vende usato; e mi sono imbattuta in questo libraio, bello già solo a vedersi, con una barbona bianca e gli occhi azzurri e ridenti, che è stato molto gentile con me e con cui ho chiacchierato un po' di libri e di Randagio è l'eroe. Quel giorno ho deciso di regalargli La libreria dell'armadillo, il libro che mi aveva portata lì.

Sono appunto andata stamattina a portarglielo. La sua reazione iniziale è stata ovviamente di sorpresa: i librai, e ho avuto modo di constatarlo di persona, i libri li vendono, li regalano, li comprano, ma non molto spesso li ricevono in dono. Ovviamente la mia gioia stava già nella decisione di fargli questo regalo, si sa che regalare riempie il cuore almeno quanto ricevere. Ma il culmine lo ha raggiunto quando, dopo aver dato un'occhiata al libro e ascoltato le ragioni del mio gesto, spulcia in una piletta di volumi sul suo banchetto (ché chiamarlo bancone mi pare un po' pretenzioso..) e mi dice: "Beh, il caso vuole che allora io le regali un Arpino appena arrivato!" Un'edizione oscar del 1965 da 350 lire di Un delitto d'onore, che ovviamente inizierò a leggere a brevissimo!
Sono uscita col sorriso stampato, perchè adoro ricevere libri in regalo, perchè le coincidenze (se vogliamo chiamarle così) mi fanno sempre riflettere e sorridere, e soprattutto perchè lo scambio è una delle cose più belle, più gratificanti e più emozionanti che caratterizzino il genere umano.

giovedì 24 maggio 2012

Il pane di Fra

Uno dei miei passi mossi bene verso la felicità l'ho fatto due anni fa,  venendo a vivere con Francesco in questa casa bellissima e ormai "nostra". A tutte le gioie di questa convivenza, da circa un anno se ne è aggiunta una, quella che provo quando Fra fa il pane!


Di solito il motivo principale per cui si comincia a fare il pane è quello del risparmio, soprattutto in città come questa in cui raggiunge prezzi assurdi; ma il mio motivo principale è quel profumo che si espande per tutta la casa quando il pane è in forno, è addentare quelle fette morbide dalla crosta croccante che sanno di farina e di lavoro di braccia e di dedizione...
Ormai, quando si va a cena da amici, non ci viene più chiesto di portare il vino, o il dolce, o niente, ma immancabilmente...il pane!
Ultimamente però il mio bravo grafico web ha tanto lavoro e sta sempre più al pc e sempre meno in cucina, ma ieri mi sono svegliata con un solo pensiero e, prima ancora di uscire dal letto gli ho intimato "prima di cominciare a lavorare, impasta il pane"!
A me piace tanto l'idea che lui faccia il pane per me, quindi non ho mai imparato a farlo, ma forse a voi potrebbe interessare come lo fa...

Francesco mette in una terrina capiente i seguenti ingredienti:
1 kg di farina tipo 0
40 gr di lievito madre di frumento in polvere
600 ml di acqua
30 gr di olio d'oliva
20 gr di sale
un pizzico di bicarbonato o un cucchiaino di miele
A volte, al posto della farina 0, usa farina di grano duro o farina di semola rimacinata (per fare il "pane di Altamura"), o ancora fa il pane integrale sostituendo metà della farina con farina integrale.
A volte, e io sono tanto felice quando lo fa, aggiunge all'impasto qualche manciata di semi di girasole e/o di sesamo.

Mescola tutto e. impasta a lungo, fino a ottenere un impasto elastico e liscio.
Gli da poi la forma di una pagnotta, su cui incide una croce abbastanza profonda, lo ripone sul piatto del forno, su cui ha steso della carta da forno e spruzzato un po' di farina e lo lascia lievitare per 3 o 4 ore, o comunque fino a quando la croce è quasi sparita.





A questo punto tira fuori la pagnotta e accende il forno a 240°,  la spolvera di farina, incide nuovamente e in modo più leggero la croce (anche se questa volta in realtà se ne è dimenticato...) e inforna.


Dopo circa mezzora il risultato è questo:
Dopo qualche ora...non restano che le briciole!

martedì 22 maggio 2012

L'orto sul mio terrazzo

La primavera e l'estate sono per me motivo di infinita gioia, riesco ad essere felice anche quando si suda da fermi e l'afa ti toglie il respiro. Da due anni poi ne traggo una gioia ancora maggiore perchè si può finalmente vivere e godere quel pezzetto di casa che si chiama terrazzo, sul quale passiamo metà della nostra vita da aprile a ottobre, e sul quale anche quest'anno abbiamo piantato il nostro bell'orto!
Adoro seminare e poi scoprire la piantina spuntare, oppure vedere i fiori che pian piano si trasformano in frutti, è una specie di miracolo che mi emoziona ogni volta!
L'anno scorso non ci eravamo spinti oltre i pomodori e un po' di piante aromatiche, ma quest'anno c'è qualche new entry...
Innanzitutto abbiamo scelto i pomodori datterini, che dovrebbero rendere di più rispetto alle qualità di dimensioni maggiori.
Anche per il peperoncino (sì lo so che è una pianta aromatica ma per questioni di esposizione al sole alloggia con gli ortaggi) quest'anno cambiamo qualità e proviamo quella tonda, ché se vengono in quantità faccio i peperoncini ripieni sott'olio :)
Una delle due new entry è la zucchina, che pare si espanda molto in larghezza, per cui le due piante hanno trovato casa in due cassette di legno; proprio stamattina mi ha regalato una grande emozione: non è meraviglioso quell'affarino che sembra una miniatura di zucchina?
L'altra new entry è la melanzana tonda, le cui piante per ora hanno ciascuna un bel fiore viola che promette bene!

Anche la sezione "piante aromatiche" dà abbastanza soddisfazione, a parte la menta che qui, non capisco perchè, stenta sempre un po'.
Quest'anno, tra quelle uscite dal letargo e quelle appena arrivate abbiamo: il timo che sembrava morto e invece è tornato splendente con il primo sole, la salvia idem, il rosmarino, la menta un po' magrina, l'erba cipollina e quella su cui ripongo grandi speranze e che potete ammirare qui sotto: la stevia!

Il basilico l'abbiamo seminato un po' in ritardo e dovrebbe spuntare in questi giorni.
Nutriamo le piante con sole, acqua, concime biologico specifico per piante commestibili e amore; non provenendo da famiglie contadine, per coltivare ci affidiamo a manuali, siti internet e ai consigli di chi ne sa di più...e a questo proposito ogni eventuale appunto o suggerimento è ben accetto!

Con questo post partecipo


C'e' crisi, c'e' crisi! Guida alla Sopravvivenza sul Pianeta Terra...

lunedì 21 maggio 2012

La bomba, il terremoto

Da qualche giorno non scrivo perchè tutti gli eventuali momenti di felicità sono stati impediti da due giorni di angoscia. Sabato è esploso un ordigno piazzato davanti a una scuola di Brindisi. Una ragazza di sedici anni è rimasta uccisa. Al di là dello shock, della rabbia, delle colpe, delle ipotesi, quello che davvero ha paralizzato la mia mente è stato pensare al dolore della sua famiglia e di chi le voleva bene.
Da quando ero piccola mi succede a volte di avere questa sorta di empatia per chi soffre, anche se sono persone che non conosco, anche se sono esperienze che non ho mai vissuto; è come se riuscissi a sentire il loro dolore. Mi piace pensare che forse in questo modo "assorbo" un po' della loro sofferenza, alleggerendo i loro cuori anche di una microscopica parte, ma poi, quando la razionalità riprende il sopravvento, mi pare altamente improbabile che io possa fare la differenza sull'immensità della loro angoscia...
Sabato notte il terremoto. Dalle 4.05 di notte un'angoscia ben più concreta si è impossessata di me. Qui da noi non ci sono stati danni ma io credo di non aver mai avuto tanta paura in vita mia. Non so se sia stato il frastuono a svegliarci, la porta che sbatteva all'impazzata o il letto che tremava sempre di più, sempre più forte...ma 20 secondi sono stati infiniti. Ho vegliato per il resto della notte, il cuore ha continuato a battere forte per molto tempo, il nodo d'ansia sul petto è sparito solo ieri sera, quando sono finalmente crollata dal sonno e dalla stanchezza della tensione.
E oggi, che sono più calma, penso a quelli per cui il terremoto non ha significato solo paura e ansia ma perdita di un familiare o di un amico, perdita della propria casa, o della propria attività, perdita di pezzi di vita.
Se credessi andrei in chiesa a pregare per loro. Lo farò a modo mio, semplicemente con il cuore.

giovedì 17 maggio 2012

Torta di mele e cioccolato

Avendo bandito le merendine confezionate dalla nostra colazione, cerco sempre di preparare qualcosa di buono per cominciare bene la giornata, che siano torte, muffin o ciambelle; quasi mai tengo tutto per noi, di solito ne distribuisco a qualche amico che passa di qua, al mio bravo fruttivendolo di fiducia e spesso alla mia sorellina Silvy, che non si può proprio definire un'amante della cucina.
Entrambe adoriamo le torte di mele, ma la classica torta con le fette di mela non era il massimo da inzuppare nel latte o nel tè...così qualche tempo fa mi sono inventata questa torta con le mele grattugiate e, dopo qualche esperimento per trovare le dosi perfette...eccola qua!
E ormai, a grande richiesta, è quella che faccio più spesso!

Ingredienti
230 gr di farina 00
70 gr di fecola di patate
200 gr di zucchero grezzo di canna
3 uova
125 ml di latte
100 ml di olio di semi
2 mele grandi
80 gr di cioccolato fondente
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
In mancanza di fecola si può usare la farina, la fecola rende solo la torta più soffice.

Procedimento
Montare le uova con lo zucchero finchè non risulteranno spumose, quindi aggiungere il latte e l'olio. Setacciare la farina con la fecola, il lievito e il sale e aggiungere al composto. Grattugiare le mele e incorporarle immediatamente all'impasto; se le si grattugia in precedenza è necessario irrorarle con succo di limone affinché non anneriscano. Unire infine il cioccolato tritato grossolanamente e infornare a 180° in forno già caldo, nel mio forno ventilato basta una mezzora, consiglio come sempre la vecchia "prova stuzzicadenti" per verificare la cottura.


Purtroppo questo pezzo è tutto ciò che resta...

martedì 15 maggio 2012

Stevia, la pianta dolce

Circa un mese fa sono andata a trovare la mia amica Giuliana, girovaga di professione, che però adora rintanarsi quando può nel suo paesino d'origine e riprendere la sua vita sana e frugale collaborando con un agriturismo locale, che voglio segnalare perchè è un posto accogliente, ricco di calore, saggezza rurale, iniziative eco-interessanti e cucina fantastica!
Beh, Giuliana strappa una foglia da una piantina in vaso e mi dice: "masticala." Non sapeva di erba ma semplicemente e intensamente di zucchero! Finalmente stavo "conoscendo di persona" la stevia, di cui avevo solo letto qualcosa. E finalmente, a una mostra mercato che si è tenuta a Bologna nello scorso weekend, l'ho trovata e comprata! In questi giorni la travaserò in un vaso più grande, la nutrirò di sole, di acqua e di concime naturale, in autunno inoltrato taglierò i rami e metterò a seccare le foglie, le ridurrò in polvere e la userò come dolcificante.
Ma vediamo di saperne un po' di più su questa pianta.
La Stevia Rebaudiana è una pianta originaria del Sud America, dove se ne fa largo uso, e si può considerare un dolcificante naturale privo di controindicazioni: può dolcificare fino a 300 volte più dello zucchero pur senza contenere calorie e glucosio, di conseguenza non provoca la formazione di carie né l'insorgenza di malattie legate a un'alimentazione ricca di zuccheri, come il diabete mellito; la stevia piuttosto favorisce la secrezione di insulina, riducendo la quantità di glucosio nel sangue. E, per non farsi mancare niente, svolge un'azione ipotensiva, diuretica e cardiotonica.

Per anni il commercio della stevia è stato vietato tanto negli Stati Uniti quanto in Europa a causa della presunta cancerogenicità di un suo componente, lo stevioside. In realtà non erano mai stati compiuti studi al riguardo fino al 2004, quando un gruppo di studiosi ha organizzato un simposio internazionale sulla sicurezza dello stevioside, in cui è stata smentita la sua cancerogenicità. Oltre infatti ad una pura questione di assenza di fattori cancerogeni, questa sostanza non viene assorbita direttamente dall’intestino, ma degradata dai batteri del colon e eliminata con le urine; inoltre le quantità usate nello studio sono infinitamente superiori alle dosi dell'uso alimentare.
D'altra parte quale interesse poteva esserci da parte della Food and Drugs Administration e dall'intera industria farmaceutica a liberalizzare un dolcificante naturale e che non provocasse alcun danno all'organismo?
Tanta dolcezza (naturale) a tutti!

Con questo post partecipo a:



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domenica 13 maggio 2012

I danni dello zucchero bianco

Da un anno circa ho eliminato definitivamente lo zucchero bianco dalla mia dispensa. Per molto tempo semplicemente preferivo quello integrale, senza comunque farme uso esclusivo (non usandolo, ad esempio, nella preparazione dei dolci). Poi ho deciso di verificare e approfondire quello che sempre più spesso sentivo in giro e non ho potuto che trovarmi d'accordo sul fatto che LO ZUCCHERO BIANCO FA MALE. Ma parecchio male. E vorrei spiegarvi perchè.
La lavorazione che trasforma la barbabietola nel dolcificante che conosciamo lo rende un prodotto che non ha nulla a che fare con la pianta d'origine; è infatti un processo industriale che prevede l'utilizzo del latte di calce, che nella sua opera distrugge sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce in eccesso, il succo ottenuto viene trattato con anidride carbonica e successivamente con acido solforoso, utile ad eliminare il colore scuro; dopodiché viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Ecco ottenuto lo zucchero grezzo. A questo punto lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (derivato dal catrame...). Ed ecco pronto lo zucchero, che non è dannoso solo per il processo industriale da cui viene fuori, ma anche perchè, essendo appunto un prodotto sintetico, sottrae al nostro organismo un enorme quantità di vitamine e sali minerali per poter essere digerito, oltre ad essere la principale causa di diabete e problemi cardiocircolatori.
A livello intestinale non si comporta molto meglio, sostanzialmente alterando la flora batterica, con tutte le infelici conseguenze che questo comporta.
Lo zucchero raffinato ha inoltre una significativa influenza sia sul sistema nervoso che sul metabolismo, creando stati di dipendenza dovuti al rapido assorbimento dello zucchero nel sangue, che fa salire la glicemia.
A lungo andare uno dei sistemi piu' colpiti e' infine il sistema immunitario, poiche' l'esaurimento delle forze e delle energie necessarie alla digestione dello zucchero si traduce in una minore capacita' di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi.
Considerando l'uso planetario che si fa di questa sostanza e quindi gli immensi interessi economici che stanno dietro alla sua commercializzazione e al suo impiego nell'industria alimentare, è facilmente comprensibile come le informazioni sulla sua natura nociva non siano così largamente diffuse.
Inutile dire che di alternative all'uso dello zucchero raffinato ce n'è più di una, eccone alcune: lo zucchero integrale di canna (che sostituisce brillantemente lo zucchero bianco anche nella preparazioni di dolci), il miele, la stevia.
Sperando, se non di aver convinto tutti, almeno di aver acceso la curiosità di qualcuno (ad esempio della mia sorellina Gabry, sempre un po' superficiale su questo argomenti...), cito qualche fonte di documentazione.


Sugarblues – Il Mal di Zucchero, di William Duffy - Macro edizioni

http://www.ricetteecooking.com/view.php/id_598/lingua_0/whoisit_1

http://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/6870-zucchero-tossico-salute



venerdì 11 maggio 2012

Tiramisù di Stefy alle fragole

Stasera siamo invitati a cena: è arrivato a Bologna il papà del nostro amico Andrea, il che rappresenta sempre motivo di gioia: oltre, infatti, a essere simpaticissimo è un bravissimo fornaio, che ci delizierà quindi con pizze, panzerotti e panini napoletani.
Noi siamo addetti al dessert e ne ho approfittato per sperimentare la ricetta del tiramisù di Stefy, la mia amica del cuore dai tempi dell'asilo. Lei racconta che di solito lo fa per la festa della mamma, che come tutte le mamme non chiede mai niente, ma semplicemente dice: "ci sono delle fragole in frigo, se vuoi fare un dolce..." Io a questo aneddoto mi sono commossa.. E comunque, essendo tra due giorni la festa della mamma, potete prendere spunto anche voi!
E ora bando alle ciance!


Ingredienti:
una scatola di pavesini
500 gr di fragole
4 uova
80 gr di zucchero di canna (sia io che Stefy abbiamo bandito lo zucchero bianco dalle nostre cucine)
350 gr di mascarpone (io ho usato 250 gr di mascarpone e 100 gr di ricotta, è un po' più light)
due limoni non trattati
una manciata di foglioline di menta
50 gr di cioccolato bianco e/o fondente
mandorle sfilettate (a piacere)
liquore fragolino o limoncello
un pizzico di sale
il pensiero di qualcuno che ami mentre lo prepari
assaggi continui durante la preparazione

Procedimento:
Lavate e tagliate a pezzetti le fragole, conservando intere quelle più belle per la decorazione. Mettetele in un recipiente con il succo dei limoni e qualche cucchiaio di zucchero, aggiungete il liquore che preferite e mettete in frigo. Separate gli albumi dai tuorli e lavorate questi ultimi con lo zucchero finché la miscela cominci ad essere spumosa, quindi aggiungete il mascarpone e l'eventuale ricotta. Continuate usando una frusta elettrica finché la preparazione non risulti omogenea. Montate gli albumi a neve molto compatta con un pizzico di sale e incorporate delicatamente alla preparazione, facendo attenzione a mescolare dal basso verso l'alto. A piacere si può aggiungere alla crema ottenuta le foglie di menta tagliate a listarelle o la buccia grattugiata di un limone.
Nel frattempo avrete tirato fuori dal frigo le fragole (sarebbe meglio prepararle qualche ora prima) e messe in uno scolapasta su un recipiente in modo da filtrarne il succo.
Potete servire il tiramisù in due modi: in coppette monodose (molto più coreografico e chic!) o in una pirofila di vetro, il procedimento è lo stesso:
ponete sul fondo uno strato sottile di crema, poi uno strato di pavesini imbevuti del succo di fragole (l'immersione deve essere rapida perchè i pavesini sono più sottili dei classici savoiardi), la crema, le fragole a pezzetti e così via fino ad esaurimento.
L'ultimo strato naturalmente sarà di crema. Cospargetelo con scagliette di cioccolato (potete farle con un coltello o con la grattugia a buchi larghi) e decorate a piacere con le fragole messe da parte, qualche fogliolina di menta e le mandorle sfilettate.
Prima di servire lasciate in frigo per almeno tre ore.
Essendo il mio "da asporto" ho dovuto rinunciare alla coreografia delle coppette, ma posto la foto di Stefy perchè fa decisamente il suo effetto!
Come dicevo, lo mangeremo stasera ma, seguendo particolarmente alla lettera la ricetta negli ultimi due punti degli ingredienti, ho assaggiato il tutto e posso garantire: è delizioso!!!


giovedì 10 maggio 2012

Muffin salati senza glutine

Sono di quelle persone per cui ogni scusa è buona per fare una festa e radunare gente, ed essendo anche convinta che bisogni celebrare la meraviglia di esser nati, anche quest'anno, benché all'ultimo minuto, ho deciso che il mio compleanno andava festeggiato!
Il tutto è consistito in una bella serata con gli amici più stretti (una quindicina di persone...); la sfida è stata però considerare che tra queste persone c'erano: una celiaca, due vegetariani, un'intollerante al grano e un'intollerante al lattosio! Beh, che grande soddisfazione riuscire a preparare un aperitivo che fosse mangiabile da tutti! La grande soluzione, a parte altre cosine, è stata sfornare una quarantina di muffin salati a tre diversi gusti, con una ricetta messa a punto dopo varie consultazioni del web e della mia biblioteca culinaria.
La ricetta è per circa 15 muffin.

 Muffin pomodorini, olive e capperi
Ingredienti:
200 gr di farina di riso
2 uova grandi
200 ml di latte di riso o di soia
poco meno di una bustina di lievito per pizze e torte salate
80 gr di olio e.v.o.
una presa di sale
10/15 olive nere snocciolate e spezzettate
4 pomodori datterini
una manciata di capperi sotto sale sciacquati
origano

Procedimento
Sbattere con una frusta le uova con il latte e l'olio, aggiungere la farina, il lievito e il sale continuando a mescolare; quando l'impasto è omogeneo aggiungere gli altri ingredienti. Si dovrebbe ottenere un impasto morbido, che si stacca facilmente dalla frusta.
Versare nei pirottini e mettere in forno a 200 gradi per 20 minuti; magari utilizzare la "prova stuzzicadenti" per verificarne la cottura (stuzzicadenti asciutto = muffin cotto).

La seconda versione era gamberetti e zucchine, nella quale agli ultimi quattro ingredienti si sostituisce  una grossa zucchina precedentemente tagliata a pezzetti e ripassata in padella con poco olio e 150 gr di gamberetti sgusciati e lessati.

La terza versione, funghi e brie (l'unica che l'intollerante al lattosio non ha potuto mangiare, ma avevo del brie da consumare!) prevede, sempre al posto degli ultimi quattro ingredienti 150 gr di funghi sott'olio sgocciolati o funghi freschi o surgelati ripassati in padella (io ho usato questi ultimi) e circa 100 gr di brie. In quest'ultima versione il brie non si mescola all'impasto ma va "nel cuore" del muffin: versare un po' di impasto nel pirottino, sistemare un pezzetto di formaggio e versare ancora un po' di impasto.

Unico neo: non si è fatto in tempo a fotografarli!

Ciao e grazie Maurice

Da libraia e da amante dei libri (con particolare passione per i libri illustrati), mi sono sinceramente rattristata quando ho letto della scomparsa di Maurice Sendak; aveva 83 anni e un po' di bei libri in curriculum. Purtroppo attualmente, almeno in Italia, non si trovano molti suoi titoli, ma di sicuro, insieme alla raccolta di racconti "Storie di orsacchiotto" (Rizzoli) e al libro illustrato "Il lupo ballerino" (Babalibri) c'è il suo capolavoro:
Pubblicato nel 1963, questo libriccino con poche parole e tante bellissime illustrazioni (disegnate dallo stesso Sendak) si apre con un bambino mandato a letto senza cena e si sviluppa in un viaggio fantastico fino al paese dei mostri selvaggi...e ritorno. Parla della rabbia, della fantasia, della diversità senza parlarne, in modo trasversale, intuitivo, ché i bambini non hanno mica bisogno delle parole per capire, a loro spesso bastano le figure e, appunto, il loro incredibile intuito.
Quando ho comprato la mia copia a Londra (ho questa strana tradizione: un viaggio all'estero, un libro illustrato in lingua), in viaggio con le mie sorelle e il mio nipotino Carlo di 4 anni, è stato da parte sua, un continuo chiedermi di leggerlo e rileggerlo per tutta la vacanza, era letteralmente rapito!
E se non avete bambini a cui leggerlo o regalarlo, fossi in voi farei comunque un giro in libreria e gli darei un occhiata. D'altronde, come lo stesso Sendak diceva:
"I don't write for children. I don't write for adults. I just write."

mercoledì 9 maggio 2012

Detersivo per i piatti autoprodotto

Il momento di felicità di oggi è stato quando ho aperto la lavastoviglie per testare il detersivo che avevo preparato ieri, ispirata da questo bello e utile blog: con mia somma soddisfazione, piatti, pentole e bicchieri sono venuti fuori perfettamente puliti!
E se la felicità è anche creare qualcosa di buono con le proprie mani e fare meno danni possibili all'ambiente, capirete che la mia giornata è iniziata in modo decisamente positivo!
Ecco la ricetta del mio nuovo detersivo:

Ingredienti:
3 limoni;
400 ml di acqua;
100 ml di aceto;
200 gr di sale.

Procedimento:
Tagliare i limoni (con la buccia) a pezzetti, privandoli dei semi, e frullarli a lungo con il sale e 1/3 dell'acqua, fino a raggiungere una crema omogenea.
Aggiungere al composto la restante acqua, il sale e l'aceto, portare a ebollizione e far bollire per 10 minuti.
Frullare una seconda volta per accertarsi che non vi siano residui e che il composto risulti fluido; versare il detersivo ancora caldo in vasetti di vetro.

Usare due cucchiai di detersivo per ogni lavaggio.
Per piatti particolarmente sporchi far precedere un ammollo (come d'altronde potrebbe rendersi necessario anche con i detersivi tradizionali).
Ottimo anche per pulire lavandino e fornelli e per togliere i cattivi odori dalle mani.